Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


sabato 8 dicembre 2007

Ma l’energia nucleare è davvero "carbon free"?

Mettiamo in rilievo la seguente frase prima di lasciarvi alla lettura dell'intervento: "Ciò significa che ogni 1.000 kWh prodotti occorre spendere 200 kWh di idrocarburi con le relative emissioni inquinanti e climalteranti."


Un rinnovato dibattito sta emergendo sul potenziale dell'energia nucleare per mitigare le emissioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica. La tesi centrale pro-nucleare è che le centrali nucleari non emettono CO2 e, quindi, il ricorso massiccio al nucleare ci consente di contrastare il cambiamento climatico.
In realtà, solo le operazioni nel reattore sono "carbon free" ovvero senza emissioni di CO2. Tutte le altre operazioni della filiera del combustibile - estrazione dalle miniere, frantumazione e macinazione, fabbricazione del combustibile, arricchimento e gestione delle scorie - necessitano di parecchio combustibile fossile e quindi emettono CO2.
Senza entrare nel merito delle operazioni di decommissioning e di trasporto e riprocessamento del combustibile esausto, che necessitano di un'analisi a parte, in questo breve scritto mi focalizzo solo sull'aspetto delle emissioni di CO2 dovute alla produzione del combustibile nucleare.
Queste emissioni sono state quantificate ormai da molti ricercatori indipendenti dall'industria nucleare. I primi lavori sono stati pubblicati da Nigel Mortimer, (1) fino a poco tempo fa capo unità delle ricerche sulle risorse presso l'università Hallam di Sheffield in Gran Bretagna. Nel 2000 uno studio molto dettagliato è stato condotto da Joe Willem Storm Van Leeuwen, (2) docente dell'Università di Groningen, in Olanda e Philip Smith, fisico nucleare in Olanda.
Questi studi rivelano che le emissioni di CO2 dipendono fondamentalmente dalla concentrazione di Ossido di Uranio (U3O8 - detto anche "yellowcake") nel minerale estratto. Se consideriamo il minerale "high grade" con un minimo di 0,1% di ossido di uranio, da ogni tonnellata di minerale grezzo si ricava un kg di ossido di uranio. Se prendiamo in esame il più diffuso "low grade", ossia con concentrazioni non inferiori allo 0,01% di ossido di uranio, per ottenere un kg di yellocake occorre trattare 10 tonnellate di minerale.
Se poi consideriamo che nello "yellocake" la concentrazione di Uranio fissile (235) rispetto l'Uranio naturale (238) è intorno allo 0,5% e che per alimentare i comuni reattori di potenza nel mondo occorre operare un processo di arricchimento che porti l'isotopo fissile 235 tra il 3% e il 5%, Van Leeuwen e Smith hanno calcolato che il consumo di energia fossile per questi processi di fabbricazione è così grande che le quantità di CO2 emessa è comparabile con quella emessa da un equivalente ciclo combinato alimentato a gas naturale.
Secondo D. T. Spreng, (3) (Net-Energy Analysis, 1988) la Richiesta di energia per la vita operativa di un reattore ad acqua pressurizzata (PWR) da 1000 MWe che produce 200.000.000 MWh è di 5 Milioni di tep di energia fossile, dei quali 4 Mtep sono consacrati alle fasi di estrazione del minerale, macinatura, conversione, arricchimento e produzione del combustibile. Ciò significa che ogni 1.000 kWh prodotti occorre spendere 200 kWh di idrocarburi con le relative emissioni inquinanti e climalteranti.
Occorre rilevare poi che le quantità conosciute di riserve di uranio con "grado" superiore allo 0,01% sono molto limitate e che la maggior parte delle risorse sono "low grade". Con il contributo attuale alla produzione elettrica mondiale di circa il 16%, le riserve di "high grade uranium ores" possono durare pochi decenni con prezzi sempre più crescenti. Non dimentichiamo che negli ultimi anni il prezzo dello "yellowcake" è sestuplicato, passando dai 20 $ per libbra nel 2000 a 120 $ per libbra nel 2007.
La quantità di CO2 che viene emessa nel processo di lavorazione dell'uranio è quindi considerevole e le analisi dettagliate sono ancora limitate. Sebbene queste analisi siano fondamentali per poter condurre un dibattito serio sul "ritorno al nucleare", esse non vengono mai menzionate. Un altro aspetto critico nel processo di produzione di uranio è la grande quantità di acqua necessaria, anche questo sempre taciuto. Ma questo merita un approfondimento a parte.
di Sergio Zabot del Settore Energia della Provincia di Milano

(1) Mortimer,N 1991,'Nuclear power and global warming ',Energy Policy 19:76-8,Jan-Feb.
(2) Van Leeuwen,Jan Willem Storm and Smith,Philip 2005,Can nuclear power provide energy for the uture; should it solve the CO2-emission problem? www.stormsmith.nl
(3) http://italy2.peacelink.org/mosaico/docs/1923.rtf
per la contabilità del ciclo di produzione dell'uranio, vedi anche:
Sustainability Aspects of Uranium Mining : Towards Accurate Accounting ?
Gavin M Mudd, Mark Diesendorf
http://nzsses.auckland.ac.nz/conference/2007/papers/MUDD-Uranium-Mining.pdf

venerdì 7 dicembre 2007

Nucleare: Conti, ci vorrebbero 7-8 anni per realizzare un impianto

L'intervista di seguito riporta le dichiarazioni di Fulvio Conti, Amministratore delegato dell’Enel. Sono due i punti da rimarcare circa il suo "pensiero nucleare": la velocità di realizzazione degli impianti e l'economicità. Vediamo di approfondire successivamente questi due aspetti con voci che affermano tutto l'opposto.

Prezzo a MWh sarebbe la meta' del petrolio e molto sotto gas L'intervista riportata sotto Il costo di generazione del nucleare varia, a seconda dei costi di investimento, da 41 a 52 euro a MWh, in linea con i costi del carbone e molto sotto al gas (intorno a 70 euro a MWh) e all'olio combustibile (circa 90 euro). "Sono costi verificabili e convenienti - ha detto Conti - lo sappiamo bene perche' stiamo investendo all'estero e vi prego di credere che lo stiamo facendo con la massima oculatezza". Grazie alle acquisizioni all'estero di Slovenske Elektrarne (1.760 MW) e di Endesa (2.676 MW), e, piu' recentemente, alla firma per l'ingresso nel progetto Epr, oggi il nucleare rappresenta il 10,5% del mix di combustibili di Enel, a fronte del 59% di termoelettrico (di cui 27% carbone, 13,4% ciclo combinato, 18,6% olio) e del 30,5% di rinnovabili. Su quest'ultimo fronte, ha rivendicato Conti, Enel e' in prima linea: "Per favore si smetta di additarci come nemici dell'ambiente. Noi siamo i piu' sensibili all'ambiente". Rispondendo alle domande dei deputati, Conti ha rilanciato la proposta di un patto per gli investimenti. "E' dal 1992 che Enel cerca di fare un rigassificatore - ha detto - per favore facciamone almeno uno, altrimenti l'Italia come puo' diventare un hub per l'Europa".

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giovedì 6 dicembre 2007

Giù dal picco

Secondo l’ultimo rapporto dell’Energy Watch Group ci troviamo già nel momento di massima produzione mondiale
D’ora in poi la quantità di petrolio disponibile a livello mondiale comincerà a diminuire, perché nel 2007 abbiamo raggiunto il picco massimo di estrazione. Ad affermarlo è il rapporto “Oil Report” dei ricercatori tedeschi dell’Energy Watch Group (Ewg). Questo non significa che il petrolio sia già esaurito ma, per dirla con l’Association Study for Peak Oil&Gas (Aspo), vuol dire “solo” che è finita l’era del petrolio facile. Le storie dei giacimenti minerari dimostrano che l’attività estrattiva segue sempre una curva a campana (curva di Hubbert), con una prima fase di crescita rapida del tasso di estrazione, cui seguono un rallentamento e una fase di calo: da un certo momento in poi, cioè, se ne comincia a prelevare sempre meno, fino all’esaurimento della risorsa. Il massimo di produzione si ha approssimativamente nel momento in cui la metà del minerale è stato estratto. Ed è a questo punto che, secondo l’Ewg, ci troviamo per quanto riguarda il petrolio. Per chi segue il problema energetico il rapporto non dice molto di nuovo, ma anticipa di qualche anno l’inevitabile raggiungimento del picco, previsto dai ricercatori dell’Aspo per il 2011, e calcola che il calo di produzione sarà del sette per cento annuo. Molto più rapido, quindi di quello della curva di Hubbert, che prevede una diminuzione iniziale del due per cento. Praticamente un collasso. Al momento si estraggono infatti circa 86 milioni di barili al giorno e il rapporto dell’Ewg prevede che scenderanno a 58 nel 2020 e a 39 nel 2030. La curva di Hubbert si basa sulla cosiddetta “produzione cumulativa” del petrolio, ovvero sulla produzione passata e presente e su una stima della quantità ancora estraibile. La curva dell'Ewg invece si basa sulla dinamica di estrazione attuale, senza azzardare stime di quanto petrolio ci sia ancora. La quantità di petrolio estratta è infatti in stallo dal 2005 e, secondo i dati dell’International Energy Agency (Iea), negli ultimi mesi del 2007 la produzione è già iniziata a diminuire. Le proiezioni come quelle di Ewg e Aspo erano (e da alcuni ancora oggi sono) considerate pessimiste. Secondo Luca Pardi, dell’Istituto per i processi chimico-fisici del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Aspo, semplicemente sono eseguite con rigore scientifico: “Sembra difficile riuscire a trovare un linguaggio comune su cui intendersi, perché il punto di vista economico è diverso da quello geologico: l’Iea, per esempio, nelle sue stime presuppone che l’offerta segua la domanda senza limitazioni e ha previsto che nel 2030 si estrarranno 116 milioni di barili al giorno. Una quantità secondo l’Aspo irraggiungibile. Probabilmente non arriveremo mai neanche a 100”. Al problema principale della limitazione fisica della risorsa va aggiunto quello della difficoltà di estrazione, che si traduce in un minor ritorno energetico con ripercussioni enormi sul mercato. Per quale motivo, per esempio, un peggioramento del tempo in determinate aree petrolifere provoca un innalzamento del prezzo del petrolio? E perché compagnie petrolifere come l’Eni guardano sempre più a bacini in cui operare è molto complicato a causa delle condizioni ambientali estreme? Estrarre da piattaforme in mare aperto (offshore) è sicuramente più dispendioso che non da terraferma, eppure sembra non esserci molta scelta. Accettare di operare in condizioni tanto difficili, cosa che si verifica sempre più di frequente, è probabilmente una manifestazione della crisi petrolifera in cui ci troviamo. I grandi pozzi che hanno fornito il 60 per cento del consumo petrolifero sono in declino e anche le sabbie bituminose sono sì una riserva, ma al momento non si riesce a ricavarne più di due milioni di barili al giorno: sforzi in questa direzione sono stati già fatti e, secondo stime Aspo, non si riuscirà a estrarne più di sei milioni di barili al giorno”. Attualmente si consuma un barile di petrolio per ricavarne cinque mentre, all’inizio della storia estrattiva, il rapporto era di uno a cento. Poiché l’estrazione è comunque guidata dal mercato, per un certo prezzo non conviene estrarre dove costa di più: “In molte aree petrolifere non ci sono ancora stati investimenti perché non ci sarebbe un ritorno economico”, spiega Pardi: “Una cosa che le industrie petrolifere non dicono, perché devono difendere il proprio azionariato. Non vanno a produrre dove non conviene, ma non vengono certo a dichiarare che ormai sono un’industria matura”. Se è vero, come dicono gli economisti, che alzando il prezzo diventano competitivi bacini che prima non lo erano, a monte c’è sempre l’aspetto termodinamico: quando per estrarre un barile di petrolio occorre un barile di petrolio, il ritorno energetico è azzerato e non si può più parlare di risorsa energetica, semmai una risorsa di plastica, materiali organici, o fertilizzanti. È anche vero, inoltre, che un prezzo sopra i 60 dollari al barile esclude dal mercato intere popolazioni e paesi, tipicamente quelli africani e di alcune zone depresse dell’Asia, in cui il 90 per cento del consumo energetico è coperto da biomassa (fondamentalmente legna). “Questo significa uccidere la domanda”, commenta Pardi. Secondo i ricercatori dell’Aspo e dell’Ewg, al di là dei numeri e delle date, (che il picco sia avvenuto nel 2007 o che ci sarà tra qualche anno è del tutto irrilevante per il metabolismo socio-economico), siamo già in grave ritardo rispetto a qualsiasi piano di mitigazione degli effetti, soprattutto considerando che la popolazione mondiale sta crescendo in modo quasi esponenziale e che i nostri sistemi di produzione, primo tra tutti quello agricolo, è legato all’oro nero.
Tiziana Moriconi, galileonet.it QUI
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mercoledì 5 dicembre 2007

'Carbone pulito' o 'idrogeno sporco'?

Da notare le due espressioni "...avrà un'alimentazione al 100% a idrogeno...zero emissioni di CO2" e "...integrato con i gruppi a carbone...". Da capire se si vuole realizzare impianti a 'carbone pulito' o a 'idrogeno sporco'. Una delle due o tutt'e due.

Tecnologie di produzione di idrogeno. In Veneto la centrale a idrogeno più grande del mondo Fusina rappresenterà il polo di sviluppo dei progetti Enel. Due gli importanti traguardi che la società si appresta a raggiungere nei prossimi anni. Avvio nel 2009 della più grande centrale a idrogeno del mondo. Lo fa sapere Enel in un recente comunicato stampa. E sarà Fusina la sede di questo importante centro di sperimentazione italiano. Con un investimento di 40 milioni di euro, l'azienda elettrica realizzerà un impianto che avrà un'alimentazione al 100% a idrogeno, una potenza installata di 12 MW e zero emissioni di CO2. Un impianto ad alto rendimento, integrato con i gruppi a carbone, che produrrà energia elettrica pari al consumo medio annuo di 20.000 famiglie.

Qui

martedì 4 dicembre 2007

Conferenza Bali, due settimane per il clima del pianeta

Da ieri a Bali sono riuniti i delegati e scienziati per due settimane per la più grande conferenza sul clima della storia, alla ricerca di un nuovo patto internazionale che entro il 2009 consenta di combattere i cambiamenti climatici. Intanto la prima notizia riguarda il vecchio patto, gli accordi di Kyoto: il neogoverno laburista australiano del premier Kevin Rudd ha, come annunciato, invertito la tendenza del predecessore John Howard e il delegato australiano, Howard Bamsey, ha proclamato la prossima firma del protocollo fra gli applausi dei presenti a Bali. La scomparsa del supporto dell'Australia lascerà isolati alla conferenza gli Stati Uniti dove il governo del presidente George W. Bush ha finora evitato di accettare le premesse del protocollo, ovvero l'esistenza effettiva di una minaccia creata dal riscaldamento globale, e l'utilità delle misure preconizzate a Kyoto con il taglio delle emissioni di gas nocivi. Sono circa diecimila i convenuti da 190 paesi a Bali, per discutere di una serie di rapporti sempre più minacciosi emersi dalla comunità scientifica. La questione prende sempre più peso nella coscienza collettiva - come dimostra anche l'assegnazione del premio Nobel per la pace 2007 all'americano Al Gore e all'IPCC, la commissione Onu per l'ambiente, per il loro lavoro sui cambiamenti climatici. "Gli occhi del mondo sono su di voi" ha detto ai delegati Yvo de Boer, segretario esecutivo della conferenza. "Il mondo si aspetta un balzo in avanti". In che direzione? Scopo immediato a Bali è varare un negoziato verso un accordo che sostituisca, entro il 2009, il protocollo di Kyoto (in scadenza nel 2012). Il problema più grosso resta coinvolgere gli Stati Uniti, la nazione che emette più gas a effetto serra, e che insiste per un accordo in cui i tagli alle emissioni restino su base volontaria e non obbligatoria. Il protocollo di Kyoto, dieci anni fa, chiedeva a 36 paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas nocivi prodotte dalle fabbriche e da altre fonti (agricoltura, trasporti) e indicava come obbiettivo, entro il 2012, la riduzione delle emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990.

notizie.alice.it

lunedì 3 dicembre 2007

Un kit per il risparmio energetico gratis alle famiglie capannoresi

Venerdì 30 Novembre una mongolfiera davanti al palazzo comunale ha lanciato una nuova iniziativa per il risparmio energetico. Nei prossimi giorni 17.409 nuclei familiari del Comune di Capannori riceveranno gratuitamente a casa un kit composto da sei lampade a basso consumo e da due riduttori di flusso da applicare ai rubinetti. L'iniziativa, che si colloca all'interno del progetto PILA (Progetto Integrato Luce Acqua Ambiente), promosso da Acque spa, Publiacqua spa in collaborazione con le associazioni di volontariato alcuni Comuni, tra i quali Capannori e patrocinato dalla Regione Toscana, è stata presentata nella sede comunale. L'obiettivo di PILA è il risparmio energetico, perseguito attraverso l'utilizzo delle lampade a basso consumo energetico e altri dispositivi di risparmio, al fine di fare diventare il loro utilizzo un comportamento abituale. Il valore atteso dal risparmio energetico di questa operazione è pari a 520 mila tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Il frangi getto, inoltre, permette una riduzione del consumo idrico stimato nel 30% dell'acqua erogata da ogni singolo rubinetto. Ciascuna famiglia riceverà a casa sei lampade di classe A (6 mila ore) e due riduttori di flusso (frangi getto) da applicare ai rubinetti di casa che garantiranno, se usati interamente, un risparmio annuale stimato in 50 euro

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domenica 2 dicembre 2007

GEM ha venduto più di 35.000 veicoli elettrici

Global Electric Motors (GEM), Gruppo Daimler-Chrysler, ha esposto due piccole automobili elettriche al salone di Los Angeles: la GEM e2 a due posti e la GEM e4 a quattro posti.
GEM produce veicoli elettrici da dieci anni e ne ha venduti più di 35.000 nel mondo. Il suo principale sbocco è negli Stati Uniti, dove conta più di 150 concessionari. Sono disponibili sette modelli diversi da due a sei posti. I veicoli sono leggeri, non superano i 40 km/h e la loro autonomia è compresa tra 50 e 70 km.
GEM è anche presente sul mercato europeo
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sabato 1 dicembre 2007

Olio di palma, 49 miliardi di tonnellate di CO2. Un disastro senza precedenti

Ecobomba Indonesia
La corsa a disboscare Sumatra libererà 49 miliardi di tonnellate di CO2. Un disastro senza precedenti. Per produrre olio di palma destinato anche all'Italia .
Riau è un puntino sulla carta geografica, una provincia dell'Indonesia laggiù, in mezzo all'isola di Sumatra. Dovremmo abituarci a familiarizzare con quel nome esotico e non per immaginarci vacanze in un Paradiso. Quando si degrada, il Paradiso perduto diventa minaccia globale, nel Pianeta interdipendente. Se si distrugge, come sta succedendo, la torbiera di Riau, poco più di 4 milioni di ettari, la stessa estensione della Svizzera, si liberano nell'aria 49 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, cioè l'equivalente di emissioni di gas serra di tutta la Terra per un anno. Il dato, clamoroso, è di Greenpeace. Se si teme possa essere di parte, è confermato dagli scienziati indipendenti dell'Ipcc (Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico), un organismo delle Nazioni Unite. Cosa possiamo fare qui per quello che succede là? Semplice: ridurre l'uso dell'olio di palma. O non usare olio di palma che arriva dall'Indonesia. Quale connessione c'è tra la torbiera e l'olio di palma è domanda che merita una spiegazione larga. Le foreste che ancora esistono trattengono 500 miliardi di carbonio.
Gigi Riva continua QUI
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venerdì 30 novembre 2007

Il consorzio Cobat,14,6 milioni pezzi raccolti 2006

Il Consorzio delle batterie esauste (Cobat) recupera quasi il 100% nel 2006, è da record, di quanto immesso al consumo dall'Italia in batterie e pile al piombo, facendone il Paese leader mondiale nella raccolta di questi rifiuti pericolosi. Lo afferma il Rapporto presentato oggi dal Cobat, per un totale di 191.000 tonnellate di batterie raccolte, pari a 14,6 milioni di pezzi e circa 110 milioni di euro risparmiati sulla bilancia commerciale nazionale nell'acquisto di piombo. La raccolta pro-capite è di 3,2 kg/abitante, con un costo per i cittadini di 76 centesimi di euro per ogni nuova batteria al piombo venduta. Inoltre, in vista della nuova direttiva europea per la raccolta di tutti i tipi di pile, batterie e accumulatori elettrici, il Cobat annuncia il via di un progetto pilota nella provincia di Lecco, nell'ambito di un accordo di programma con la Regione Lombardia. L'iniziativa si occuperà del recupero di accumulatori industriali e per veicoli elettrici, batterie per telefoni cellulari, computer portatili, utensili elettrici senza fili, giocattoli e piccoli elettrodomestici di uso quotidiano, per i quali non esiste un sistema di raccolta organizzato.

Sito web COBAT
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giovedì 29 novembre 2007

L'idrogeno e la pizza

Non è una rivelazione dell'ultimo minuto quello che affermiamo: l'idrogeno non è una 'fonte' di energia quanto piuttosto un 'vettore' di energia. Esempio, se in dispensa ci accorgiamo che è finita la 'farina per fare il pane' non è possibile dare una risposta alle nostre necessità dicendo: "Bene, facciamo la pizza!" Oppure: "Facciamo le tagliatelle!" Il problema sta nel fatto che è finita la farina che produce il pane, la pasta per la pizza e le tagliatelle. L'idrogeno è come la pizza. Senza 'farina' cioè energia non ottengo l'idrogeno. Se la gente non ha chiara l'immagine di un mondo che si avvia verso una carenza di approvvigionamento di energia non percepirà mai che l'idrogeno non è LA SOLUZIONE ma nemmeno UNA soluzione tra le tante. Che cosa ce ne facciamo poi in definitiva dell'idrogeno? Inoltre, che vale porsi il problema se l'idrogeno sia pulito o no? E' del tutto irrilevante. Meglio l'idrogeno in un motore o simbioticamente sposatoo nella fuel cell? Tutti discorsi irrilevanti come superfluo discorrere se si debba fare la pizza quando manca la farina.

Altri post sull' idrogeno qui
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mercoledì 28 novembre 2007

Solar Impulse, volare giorno e notte senza carburante!

In un mondo che dipende dalle energie fossili, il progetto Solar Impulse è un paradosso, quasi una provocazione: esso mira a far decollare un aereo e volare autonomamente, giorno e notte, mosso unicamente da energia solare, in giro per il mondo senza carburante o inquinamento . Un obiettivo irrealizzabile senza spingere indietro gli attuali limiti tecnologici in tutti i campi . Il 12. 000 celle fotovoltaiche sono in 130 micron silicio monocristallino, selezionato per la sua capacità di coniugare leggerezza e di efficienza. La loro efficienza avrebbero potuto essere più elevati, seguendo l'esempio dei pannelli utilizzati nello spazio, ma il loro peso avrebbe penalizzato l'aereo durante il volo notturno. Con una densità di energia di 200W/kg, accumulatori necessari per il volo notturno pesare 400kg, o più di ¼ della massa totale del piano.
Sotto le ali sono quattro protuberanze, ciascuna contenente un motore, un pacco batteria al litio polimero da 70 celle, un sistema di gestione e controllo carica / scarica e temperatura. Ogni motore ha una potenza massima di 10 CV. Una scatola del cambio limiti la rotazione di ogni 3,5 metri di diametro, a doppio taglio, elica a 200-400 giri / minuto.
La questione inerente l'energia lega l'intero progetto, dalla struttura di dimensioni alle estreme peso vincoli. A mezzogiorno, ogni m2 di superficie terrestre riceve l'equivalente di 1000 Watts, o 1,3 cavalli di potenza della luce. Più di 24 ore, questo mediamente vale 250W/m2. Con 200 m2 di cellule fotovoltaiche e di un 12% in totale efficienza della catena di propulsione, i motori raggiungono non più di 8 HP o 6kW - all'incirca la potenza che avevano a disposizione i fratelli Wright nel 1903, quando hanno fatto il loro primo volo. Ed è con tale energia, ottimizzato dal pannello solare per il propulsore su cui sta lavorando il team di Solar Impulse, cercando di volare giorno e notte senza carburante!

Scarica le specifiche tecniche (PDF)

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martedì 27 novembre 2007

A Viterbo il terzo scalo aereo del Lazio

Ancora non ci si è resi conto che esiste un problema energia che viene prima di tutto dal costo sempre più alto del petrolio e quindi di ogni fonte energetica destinata alla sua sostituzione. Il costo del petrolio non è dovuto alle speculazioni internazionali quanto piuttosto al fatto incontrovertibile che i pozzi di petrolio si stanno esaurendo e nuovi pozzi non riescono a sostituire la quantità non più estratta. I primi a risentire in modo drammatico della crisi energetica saranno proprio gli aerei particolarmente quelli dei voli destinati al trasporto passeggeri per turismo. Inevitabilmente scenderà il numero dei passeggeri, i voli, il traffico aereo in generale. Costruire nuovi aeroporti è uno spreco che non possiamo più permetterci.

''Comincia da ora il lavoro per determinare tempi, costi e modi delle infrastrutture necessarie - ha detto il ministro (Bianchi) - tenendo conto della sollecitazione del sindaco di Roma Veltroni a garantire la massimo l'accessibilità su ferro''. ''Entro il 2020 - ha detto il ministro - lo scalo dovrà essere in grado di assorbire sei milioni di passeggeri l'anno''. L'entrata in esercizio, secondo Bianchi, avverrà entro i prossimi tre anni. . Per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, la priorità è quella di ridurre al massimo l'attività dello scalo di Ciampino, quindi bisogna fare il terzo scalo perché voglio chiudere Ciampino''.

Qui la notizia

lunedì 26 novembre 2007

Convegno ASPO-Italia 2008 a Torino

Si farà il 3 Maggio 2008 a Torino il secondo convegno nazionale di ASPO-Italia. Dopo il successo del primo convegno che si è tenuto a Firenze a Marzo del 2006, ASPO-Italia si ripresenta con un nuovo incontro il cui soggetto, energia, materie prime e ambiente, diventa sempre più importante per la situazione attuale.
Gli aumenti recenti dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime e le preoccupazioni sempre più forti per il clima rendono addirittura cruciale discutere dell'esaurimento delle risorse minerali e delle soluzioni che abbiamo per rimpiazzare il petrolio con altre fonti energetiche.
Come l'anno scorso, anche per ASPO-Italia 2 ci saranno ospiti internazionali e nazionali di alto livello. Il convegno avrà luogo nella sala convegni del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, in connessione con la mostra sul cambiamento climatico che si terrà in quel periodo. Ringraziamo il museo, come pure l'associazione NIMBUS per l'appoggio.
Ullteriori dettagli saranno comunicati appena disponibili.
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domenica 25 novembre 2007

E' morto Ali Morteza Samsam Bakhtiari



Una triste notizia ha colpito chi conosceva direttamente o indirettamente Ali Morteza Samsam Bakhtiari. Bakhtiari è mancato nell'ottobre di quest'anno in Iran. Lasciamo al Prof. Ugo Bardi (Presidente di ASPO-Italia) e a Debora Billi (Blog Petrolio.blogosfere) il ricordo e la commemorazione.

Ali Morteza Samsam Bakhtiari: 1946-2007

E' morto Ali Bakhtiaril

Ali Bakhtiari parla di Iran - Esclusiva Petrolio

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La 500 elettrica convertita

Qui di seguito l'indirizzo del sito web The Oil Drum: Europe dove potrete leggere in inglese un articolo interessante sulla famosa realizzazione del famoso 'cinquino' nato col motore a scoppio nel '70 e tornato a nuova vita col motore elettrico all'inizio del 2007.
E' possibile anche vedere due filmati (uno è quello che abbiamo inserito ieri) che descrivono l'impresa.





The Post Peak Car

www.youtube.com/watch?v=KjIOb5m-DDU
www.youtube.com/watch?v=Ee4v7nlUM9M

See the site of the non-profit association called “Eurozev” www.eurozev.org
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sabato 24 novembre 2007

Salviamo le Euro 0! trasformiamole in auto elettriche



Il filmato in YouTube è anche QUI

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Idrogeno per autotrazione: Regola tecnica


Ringraziamo l'Ing. Robur che ci ha segnalato il Decreto 31 agosto 2006 uscito in Gazzetta Ufficiale N. 213 del 13 Settembre 2006 dal titolo: "Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione." IL MINISTRO DELL'INTERNO.

Il testo completo al seguante indirizzo:

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venerdì 23 novembre 2007

Petrolio: il prezzo sale ... ma non si sente grazie all'euro forte

La bolletta petrolifera 2007 si attesterà a «26-26,5 miliardi di euro», contro i 27,6 miliardi dello scorso anno, ha detto ieri Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera (Up), all’agenzia Agi. «Fino a qualche tempo fa prevedevamo la bolletta abbastanza più contenuta rispetto a quella dell’anno scorso - ha aggiunto - ora prevediamo che resti ancora contenuta, grazie anche al paracadute dell’euro, ma arriveremo a 26-26,5 miliardi di euro. Tuttavia, se non ci fosse stato l’euro forte a far da paracadute, saremmo arrivati a 28-28,5 miliardi. La valuta europea ci ha così fatto risparmiare un paio di miliardi». E ieri l’euro ha dato ragione al presidente dell’Up, raggiungendo la quota record di 1,4874 contro il dollaro (per poi ripiegare), mentre il prezzo del greggio è rimasto sostanzialmente stabile, appena sotto la soglia dei cento dollari.

Continua QUI
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giovedì 22 novembre 2007

Non giochiamo con la Terra

Il Presidente dell'IPCC afferma: «Occorre una nuova etica»
«Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è una nuova etica, che permetta a ogni essere umano di rendersi conto dell'importanza della sfida che abbiamo dinanzi e di iniziare a impegnarsi per affrontarla efficacemente modificando il proprio stile di vita e cambiando atteggiamenti e comportamenti», ha dichiarato Rajendra Pachauri, presidente del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), in occasione della presentazione del quarto rapporto di valutazione dell'IPCC a Valencia (Spagna).
Il nuovo rapporto evidenzia il fatto che il riscaldamento globale potrebbe avere impatti imprevisti o irreversibili, tra cui lo scioglimento delle calotte di ghiaccio, con il conseguente innalzamento del livello del mare, l'estinzione delle specie e cambiamenti delle correnti oceaniche che avranno effetti a catena per la pesca, l'assorbimento del biossido di carbonio da parte degli oceani e la vegetazione terrestre.
Anche qualora lo scioglimento delle calotte di ghiaccio venisse scongiurato, l'innalzamento del livello del mare provocato dalla sola espansione termica degli oceani è ormai inevitabile, avverte il rapporto. «Si tratta di una scoperta estremamente grave, da cui si evince chiaramente che con le nostre azioni [...] abbiamo già condannato il pianeta a subire l'innalzamento del livello del mare a causa della sola espansione termica», ha affermato il dottor Pachauri, aggiungendo che, se a questo fenomeno si somma lo scioglimento delle masse di ghiaccio, «si può avere un'immagine chiara del genere di problemi che saremo probabilmente chiamati ad affrontare».
Il rapporto prende in considerazione anche eventi estremi come la siccità e le tempeste, affermando che la frequenza degli «episodi di precipitazioni intense» è aumentata nella maggior parte delle regioni, così come si è estesa anche l'area colpita dalla siccità.
Il dottor Pachauri ha inoltre sottolineato che «gli effetti dei cambiamenti climatici non saranno avvertiti in maniera uniforme». In Africa, tra i 75 e i 250 milioni di persone potrebbero essere esposti a un aumento dello stress idrico, e in alcune aree le colture pluviali potrebbero ridursi del 50%.
La situazione appare cupa anche in Asia, dove la disponibilità di acqua dolce è destinata a diminuire, mentre le aree costiere densamente popolate saranno probabilmente più esposte al rischio di inondazione. Dal canto loro, i piccoli Stati insulari di tutto il mondo sono minacciati da inondazioni, mareggiate, erosione e altri pericoli costieri.
Tuttavia, il rapporto non contiene solo previsioni pessimistiche. Come ha osservato il dottor Pachauri, «fortunatamente l'umanità ha a disposizione diverse soluzioni», tra cui figurano politiche e strumenti che i governi possono attuare per creare incentivi di mitigazione e nuove tecnologie che attualmente sono già disponibili o che saranno probabilmente commercializzate nei prossimi decenni.
È particolarmente importante creare un efficace segnale del prezzo del carbonio. «Si tratta di una scoperta importante», ha dichiarato il dottor Pachauri. «Se vogliamo intervenire, dobbiamo ovviamente associare al carbonio un prezzo che ci permetta di orientarci verso un'economia a basso contenuto di carbonio».
Il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon si è recentemente recato in Amazzonia e in Antartide per constatare di persona gli effetti del cambiamento climatico. Ha lodato il lavoro svolto dall'IPCC e ha definito l'ultimo rapporto «conciso e di facile comprensione».

Da Europa Cordis
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mercoledì 21 novembre 2007

L'iceberg petrolio: nel mercato asiatico ha toccato 99,29 dollari



Nuovo record del petrolio, che negli scambi elettronici nel mercato asiatico ha toccato 99,29 dollari al barile. Il record precedente risale al 7 novembre scorso, quando il greggio toccò i 98,03 dollari.

Aggiornamento delle 11.40 ore italiane: il prezzo del petrolio Malaysiano (Tapis) ha toccato i 100,37 dollari al barile.

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