Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


lunedì 31 dicembre 2007

Cicap: 2007 i maghi hanno indovinato solo l'aumento del prezzo del petrolio

Ecco le previsioni 'sbagliate' del 2007. Come è ormai tradizione, con l'approssimarsi della notte di San Silvestro il Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, è andato a fare le pulci a maghi e affini, scoprendo che nei loro «vaticini» c'è molta approssimazione e più di un errore grossolano.
Segolene Royale vincente nella corsa all'Eliseo, mancata nascita del Partito democratico, pace tra Israele e Palestina, caduta di Ahamdinejad. Sono solo alcune delle (tante) previsioni sbagliate da astrologi e veggenti per l'anno che sta vivendo le sue ultime ore. Ma quali sono, nel dettaglio, gli abbagli più clamorosi presi nel 2007? A vaticinare la sconfitta di Sarkozy, tra gli altri, era stata l'astrologa Horus, che ad onor del vero aveva anche previsto - azzeccandoci - un non proprio imprevedibile aumento del prezzo del petrolio. Per l'Almanacco di Barbanera, l'anno si sarebbe aperto all'insegna del «rinnovamento, soprattutto di televisione e giornalismo», con il «sistema televisivo in crisi che si solleva da settembre in poi». Nessun cenno da nessuno allo scandalo delle presunte combine tra le dirigenze di Rai e Mediaset, o alle infinite grane del governo: secondo Grazia Bordoni, Romano Prodi avrebbe potuto contare su un 2007 più facile da gestire, grazie soprattutto ad «un transito di Giove in Sagittario». Non sembra aver miglior fortuna il sempreverde Nostradamus, nelle interpretazioni di Renucio Boscolo e Luciano Sampietro: per il primo il 2007 sarebbe stato l'anno di «una guerra negli Urali, con conseguente esodo biblico delle popolazioni per sfuggire alla guerra» mentre per il secondo nel 2007 sarebbe proseguita la guerra iniziata nel 2006, con tanto di morte (a cavallo) della regina (o di Camilla Parker Bowles). Uno dei cavalli di battaglia degli astrologi di tutto il mondo è, come sempre, il Medio Oriente: intesa di pace in Palestina a gennaio per l'astrologa Costanza Caraglio, una nuova «proposta di soluzione» nella seconda metà dell'anno per Oroscopofree.it, periodo di grande turbolenza, specialmente in agosto e settembre, secondo Grazia Mirti. Quest'anno però, attacca il Cicap, «c'è un atout: il celebratissimo astrologo francese Andrè Barbault ha dichiarato al Nouvel Observateur che, grazie all'incrocio armonico di tre cicli planetari, il 2007 sarebbe dovuto essere l'anno della pace tra israeliani e palestinesi». Qualora qualcosa dovesse interferire con il corso della storia, aggiunse però il saggio Barbault, se ne riparlerà nel 2010. Per rimanere nell'ambito della politica internazionale, quest'anno avrebbe anche dovuto vedere la «caduta di Ahmadinejad in Iran» (sensitiva Stefanova dixit). Sconsigliabile anche affidare le proprie finanze alle congiunture degli astri: secondo Grazia Mirti, esperta di queste questioni, «le borse avrebbero dovuto continuare a tenere per tutto il 2007», con febbraio-marzo e luglio-agosto particolarmente favorevoli agli investimenti: peccato - osservano Polidoro & C. - che la bolla dei mutui subprime in Usa sia esplosa proprio tra l'8 ed il 9 agosto, con ricaduta sugli altri palcoscenici economici mondiali. Il Cicap, come al solito, è andato oltre, puntando l'indice anche contro quel che «non è stato previsto», un mix di eventi in parte addirittura epocali. Qualche esempio? La liberalizzazione della proprietà privata in Cina, la caduta dei socialdemocratici di Shinzo Abe in Giappone dopo 52 anni al potere, i roghi in Grecia e California, la salita al potere in Turchia del primo governo islamico-conservatore, le manifestazioni di piazza in Myanmar con la sanguinosa repressione dei monaci buddisti, il calcio in lutto per la morte del poliziotto Raciti e del tifoso laziale Sandri, la richiesta di risarcimento di 260 milioni dei Savoia, i guai fiscali di Valentino Rossi, lo scandalo McLaren in Formula 1, la querelle Visco-Speciale, l'annuncio del nuovo partito di Berlusconi, l'addio di Valentino dalla moda dopo 45 anni, o anche solo la scomparsa di personaggi del calibro di Luciano Pavarotti, Enzo Biagi, Gianfranco Ferrè, Carlo Ponti, Boris Eltsin, Ingmar Bergman, Michelangelo Antonioni, Luigi Comencini, Niels Liedholm e Marcel Marceau.

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domenica 30 dicembre 2007

Tindo: l'autobus elettrico-fotovoltaico

Tindo è l'autobus pubblico di Adelaide in Australia, che funziona soltanto a elettricità da fotovoltaico. Il principio è simile ad un concetto precedentemente realizzato dalla città di Minneapolis, ma va più lontano, con questo primo autobus completamente elettrico, ricaricato grazie alla produzione di una centrale solare.
Tindo (parola indigena che sta per sole) è un vero autobus, che può imbarcare 45 passeggeri di cui 2 con sedia a rotelle. È stato concepito da Designline internazionale, progettista neozelandese. Il bus ha un'autonomia di 200 km e una velocità di 76 km/h. Un minuto di ricarica permette di acquisire un'autonomia di un chilometro. La centrale fotovoltaica in costruzione è sulla stratale di Adelaide. Produrrà annualmente 70.000 kWh. Quest'autobus che serve a brevi collegamenti sarà completamente gratuito per i suoi passeggeri. Questo non fa che aumentare l'interesse delle soluzioni di produzione fotovoltaica combinata al funzionamento di veicoli elettrici, a maggior ragione con pannelli solari sempre più efficienti, al bilancio ecologico complessivo soddisfacente ed a costi sempre più bassi.

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sabato 29 dicembre 2007

Auto tra lobby e harakiri

Sconti e incentivi per chi rottama auto e elettrodomestici. Rottamazione, si cambia ed è una rivoluzione. Forse, però. E c'è il giallo. Il cuore del decreto milleproroghe al centro di una riunione fiume del Consiglio dei ministri, iniziata alle 9 e 30 e terminata alle 15 e 30, era proprio il capitolo rottamazione. Che quest'anno ha avuto come sponsor ufficiali i Verdi che avevano vincolato il programma delle rottamazioni di auto e elettodomestici a precisi standard ambientali.Sono cinque i punti del "piano" rottamazione. Il primo punto prevede un contributo di 150 euro e tre anni di abbonamento gratis sui mezzi pubblici per chi rottama senza acquistare. In alternativa lo Stato garantisce 800 euro per il servizio car-sharing. Il secondo punto prevede un contributo di 500 euro in più per chi rottama due auto e ne acquista una sola. Sono previsti 700 euro di incentivi se si acquista una nuova auto euro 4 o 5 con emissioni di Co2 inferiori a 140 grammi per chilometri se l'auto è a benzina o inferiori a 130 gr. se l'auto è diesel. Incentivi anche per le auto elettriche e ibride. Infine, al sesto punto, 350 euro per chi trasforma la propria auto da benzina a gpl e 500 euro da benzina a metano.Il decreto milleproroghe conta 56 articoli. E' il contenitore omnibus dove i ministeri infilano quello che in genere è rimasto fuori dalla Finanziaria. Subito dopo il voto in Consiglio dei ministri, è rimbalzata la voce che non ci sarebbe la copertura finanziaria per i primi due punti del piano, quelli più rivoluzionari.

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Legambiente su nucleare

Nucleare, Legambiente: “l’atomo è pericoloso ma soprattutto antieconomico”
«Per competere sul mercato, il costo di un Kwh di elettricità da nucleare deve necessariamente comprendere anche la chiusura del ciclo del combustibile, lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento delle centrali»
“Il nucleare non conviene perché è antieconomico, insicuro e ambientalmente non sostenibile, e chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire” così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, commenta le dichiarazioni odierne di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini sul nucleare.
“Chi continua a spacciare l’atomo come una tra le fonti meno care fa solo falsa propaganda – dice il presidente di Legambiente -, per competere sul mercato, il costo di un Kwh di elettricità da nucleare deve necessariamente comprendere anche la chiusura del ciclo del combustibile, lo smaltimento delle scorie e lo smantellamento delle centrali. Non è, quindi, una soluzione percorribile per risolvere i problemi di approvvigionamento energetico legati al caro-petrolio e alla necessità di ridurre l’uso delle fonti fossili per combattere i cambiamenti climatici”.
“Per altro, - aggiunge Cogliati Dezza - nessuno dei problemi che spinsero gli italiani a bocciare il nucleare è stato risolto: non il rischio d’incidenti, non l’impossibilità di smaltire in sicurezza le scorie. Il futuro energetico è fatto di efficienza energetica, fonti rinnovabili, ricerca sulle tecnologie innovative veramente sostenibili e sicure”.

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venerdì 28 dicembre 2007

Monbiot : Lasciamo i combustibili fossili dove sono

Signore e signori, Ho trovato la risposta! Per quanto incredibile possa sembrare, sono inciampato per caso nell'unica tecnica che ci salverà da un cambiamento climatico fuori controllo! Per pura bontà di cuore, ve la offro gratis. Nessun brevetto, nessuna condizione particolare stampata in caratteri illeggibili, nessuna clausola nascosta.
Si tratta di una tecnologia legata a un nuovo metodo radicalmente innovativo di captazione e immagazzinamento del carbonio, che sta già provocando forti reazioni nel mondo scientifico. É economica, efficiente, e può essere sfruttata da subito. Si chiama: lasciamo i combustibili fossili nel sottosuolo.
Una sporca giornata della scorsa settimana, mentre i governi erano riuniti a Bali a prevaricarsi sul cambiamento climatico, con un piccolo gruppo abbiamo cercato di mettere in pratica questa strategia. Siamo piombati nella miniera di carbone a cielo aperto in attività a Ffos-y-fran nel Galles meridionale e abbiamo occupato gli impianti di escavazione, impedendo per un giorno le attività. Eravamo spinti da un fatto, che i saggi di Bali hanno in qualche modo tralasciato: se si estraggono, i combustibili fossili, poi saranno utilizzati.
Gran parte dei governi nel mondo ricco ora esortano i propri cittadini a usare meno carbonio. Ci spingono a cambiare lampadine, isolare i tetti, spegnere la televisione. In altre parole, utilizzano una strategia orientate alla domanda per affrontare il cambiamento climatico. Ma per quanto ne so io, nessuno di loro ha adottato una politica dell'offerta. Nessuno cerca di ridurre la disponibilità di combustibili fossili. Così lavorare sull'offerta non funzionerà. Ogni barile di petrolio, tonnellata di carbone, portata in superficie, verranno bruciate.
O forse dovrei dire che ce l'hanno, una politica sul versante dell'offerta: estrarre il massimo possibile. A partire dal 2000, il governo britannico ha versato alle compagnie carbonifere 220 milioni di sterline per contribuire all'apertura di nuove miniere o mantenere in attività quelle esistenti. Secondo il documento di orientamento sull'energia, il governo intende “ sfruttare economicamente al massimo ... le riserve di carbone rimanenti ”.
Il pozzo di Ffos-y-fran ha ottenuto autorizzazione dopo che due inviati del governo di Westminster avevano fatto andirivieni con Rhodri Morgan, primo ministro per l'assemblea gallese. Stephen Timms del ministero delle attività produttive ha elencato i vantaggi del piano chiedendo che la domanda “ sia evasa col minimo di ulteriore rinvio ”. Il suo successore, Mike O'Brien, ha avvisato delle gravi conseguenze nel caso il pozzo non avesse avuto l'autorizzazione. Il solo carbone estratto da Ffos-y-fran produce 29,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica: secondo le ultime cifre dello Intergovernmental Panel on Climate Ch'ange, l'equivalente delle emissioni sostenibili di 55 milioni di persone per un anno.
L'anno scorso le autorità britanniche hanno preso in considerazione 12 nuove domande per miniere di carbone a cielo aperto. Le hanno approvate tutte, tranne due. Due settimane fa, Hazel Blears, la ministra responsabile per le autorizzazioni alle trasformazioni territoriali, ha scavalcato il governo di contea del Northumberland per dare il permesso a un impianto a cielo aperto a Shotton, sulla base del fatto che il progetto – che produrrà 9,3 milioni di tonnellate di CO2 – è “ambientalmente accettabile ”.
Il governo britannico ha anche una strategia di “massimo sfruttamento delle riserve nazionali esistenti di gas e petrolio”. Per sostenere nuova produzione, ha concesso alle imprese uno sconto del 90% sugli oneri di autorizzazione che si pagano per i sondaggi nella piattaforma continentale. Si spera che queste prospezioni aprano nuove frontiere per quanto riguarda i mari a ovest delle isole Shetland. Ci sono anche due piani per “spingere di nuovo in gioco le quote non sfruttate”. Se le compagnie petrolifere non utilizzano le proprie licenze, esse vengono revocate, e girate ad altri. In altre parole, si è pronti ad essere spietati interventisti quando si spinge al cambiamento climatico, non quando si tratta di prevenirlo: non c'è un ministro che parli di “obbligare” le compagnie a ridurre le proprie emissioni. Tutti sperano che il settore riuscirà ad estrarre sino a 28 miliardi di barili fra petrolio e gas dalla piattaforma continentale.
La scorsa settimana il governo ha annunciato nuove agevolazioni fiscali per le imprese che operano nel Mare del Nord. La ministra del Tesoro, Angela Eagle, spiega che l'obiettivo è “ assicurarsi di non lasciare non sfruttato il petrolio estraibile ”. Funziona così, la strategia per il cambiamento climatico: estraiamo sino all'ultima goccia di combustibile fossile, e poi preghiamo Dio perché nessuno lo usi.
E anche a livello mondiale si applica la medesima fede. Il nuovo rapporto della International Energy Agency avverte che “ è necessaria un'azione urgente ” per tagliare le emissioni. Poi l'azione che raccomanda è di investire 22 trilioni in nuove infrastrutture energetiche, gran parte dei quali verranno spesi a estrarre, trasportare, bruciare combustibili fossili.
Aha, direte voi, ma che ne è dei progetti di trattenere e immagazzinare carbonio? Ufficialmente quando si usano questi termini, si vuol significare captare e seppellire l'anidride carbonica prodotta quando si bruciano combustibili fossili. Cosa fattibile, ma ci sono tre problemi. Il primo è che questi combustibili vengono estratti e bruciati oggi, mentre non esistono ancora programmi per captare alcunché. Il secondo è che questa tecnologia funziona solo per le centrali energetiche e i grandi processi produttivi: non c'è modo possibile di misurarsi con le auto, aeroplani, sistemi di riscaldamento. Il terzo, come ha anche ammesso ai Comuni lo scorso maggio l'allora responsabile per l'energia Alistair Darling, è che le tecnologie necessarie “ potrebbero non essere disponibili ”(il governo è pronto ad ammetterlo quando si tratta, come in questo specifico caso, dell'energia nucleare, non quando si tratta di carbone).
Quasi tutte le settimane mi arriva qualche e-mail dove mi chiedono di cosa diavolo io stia parlando. Ma non la capisco, che l'esaurimento del petrolio risolverà il problema per noi? I combustibili fossili finiranno, torneremo a vivere nelle caverne e nessuno dovrà più preoccuparsi del cambiamento climatico. Queste persone che mi scrivono, fanno l'errore di mescolare le normali scorte di petrolio con l'insieme dei combustibili fossili. Certo, il petrolio raggiungerà un picco e poi la produzione calerà. Non so quando possa avvenire, e avvertirei gli ambientalisti a ricordare come se abbiamo avuto ragione sulla gran parte delle cose, abbiamo invece sicuramente sbagliato per quanto riguarda gli esaurimenti dei minerali. Ma molto prima del picco petrolifero, probabilmente la domanda supererà l'offerta e il prezzo lieviterà. Di conseguenza le compagnie petrolifere avranno incentive anche maggiori ad estrarre.
Già, spinti dai prezzi attuali, gli inquinatocrati stanno riversando miliardi sui carburanti non convenzionali. La scorsa settimana la Bp ha annunciate enormi investimenti nelle sabbie catramose canadesi. Il carburante prodotto in questo modo crea emissioni maggiori di quelle dall'estrazione petrolifera. In Nord America ci sono catrame e bitume a sufficienza per far bollire il pianeta varie volte.
E se finisce questo, passeranno al carbone, di cui esistono scorte sufficienti per centinaia di anni. Sasol, compagnia sudafricana creata nel periodo dell' apartheid – quando c'era l'embargo sul petrolio – per trasformare il carbone in carburante liquido per i trasporti, sta conducendo studi di fattibilità per nuovi impianti in India, Cina e Usa. Né la geologia, né le forze del mercato, ci salveranno dal cambiamento climatico.
Quando si guardano i programmi per l'estrazione di combustibili fossili, emerge l'orribile verità, che qualunque piano di taglio è un imbroglio. Senza strategie sul versante dell'offerta, non si può evitare un cambiamento climatico incontrollabile, per quanto drasticamente si cerchi di ridurre la domanda. Le discussioni di Bali non hanno senso se non producono un piano per lasciare i combustibili fossili dove stanno.
di George Monbiot - da The Guardian

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giovedì 27 dicembre 2007

Il Regno Unito accelera per due grandi progetti di campi eolici

Una luce verde importante oggi per i windfarms considerati come il più grande nel mondo, ma i progetti non sono ancora approvati al 100%. Il governo del Regno Unito ha dato il segnale di partenza affinchè due campi eolici in mare aperto sia costruito nell'estuario del Tamigi per un ammontare a 1,3 GW di elettricità verde, abbastanza per alimentare un terzo delle tre milioni di famiglie a Londra una volta completamente operativi. I politici dicono che daranno un contributo significativo all'obiettivo del governo per quadruplicare la risorsa energetica rinnovabile del Regno Unito entro 2020. La Gran-Bretagna è seconda soltanto alla Danimarca nel settore e nei progetti eolici in mare, ma che una volta completati quello di Thanet a Londra sarà il più grande nel mondo, consisterà di 341 turbine - ciascuno capace di generazione fra 3 e 7 MW - cinque sottostazioni in mare aperto e quattro impianti meteorologici. Il governo britannico detto ritiene che i due progetti possano portare occasioni economiche significative alle Comunità locali ed ai commercio.

U.K. approves two massive windpower projects

mercoledì 26 dicembre 2007

Aptera Electric & Gasoline Hybrid.

The Typ-1 uses a commoditized, 'ruggedized' 3-phase motor controller designed for vehicular applications, and a 3-phase motor made for us by a company here in Southern California. The rear drive suspension, and the drive reduction, are all designed and made by Aptera. Since the Typ-1e (electric) and the Typ-1h (series plug in hybrid) have different battery needs, this may result in different battery manufacturers for the two models. The Typ-1e is designed to use a 10 KWh pack, while the Typ-1h uses a smaller pack. The cycles and DOD are different for both applications. The real deal about Aptera's Mileage. With the All Electric Aptera, it is very easy to figure out the mileage range. The mileage is determined by the distance you can drive, under normal circumstances, until the batteries are effectively drained. In the case of the first Aptera typ-1e, we have calculated the range to be about 120miles. With the Plug-in Electric Hybrid version of the Aptera(typ-1h) the mileage of the vehicle is difficult to describe with one number. For example, the Typ-1h can drive 40 to 60 miles on electric power alone. Perhaps for such a trip, the engine may only be duty-cycled for a few seconds or minutes. An asymptotic decaying exponential is an accurate way to describe the fuel mileage of the Typ-1h. For example driving say, 50 miles, one might calculate a MPG number that's 2 or 3 times higher, say, 1000 MPG. As battery energy is depleted, the frequency of the engine duty cycle is increased.

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martedì 25 dicembre 2007

La Nuova Zelanda accelera i progetti per la geotermia ed eolico

Gli obiettivi stabiliti dal governo è avere il 90 % della elettricità generata dalle fonti rinnovabili entro 2025.
Il ministro dell'ambiente della Nuova Zelanda Trevor Mallard ha annunciato i programmi per accelerare il processo di attuazione per i due progetti di energia rinnovabile nel paese, un impianto geotermico o da 225 megawatt ed in un impianto eolico da 102 MW. "L'aspirazione della Nuova Zelanda deve essere CO2 zero. Per ottenere l'obiettivo il governo si prefigge di avere 90 per cento della nostra elettricità generata dalle fonti rinnovabili entro 2025 e quindi queste proposte sono di importanza nazionale, "ha detto Mallard. Lo sviluppo dell'impianto geotermico è vicino a Taupo ed il campo eolico sarà situato nella baia del Hawke con 34 . I due progetti di energia rinnovabile si pensa che generino abbastanza elettricità per alimentare più di 235.000 abitazioni.

New Zealand fast tracks geothermal, wind project
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lunedì 24 dicembre 2007

Oslo, quel ticket per l’ambiente

E’ dal 1990 che la città di Oslo combatte l’inquinamento urbano con un ticket d’ingresso. Sono, dunque, passati diciassette anni da allora. Ogni auto che entra in città, oggi paga 2 euro e 50. E l’inquinamento è calato sensibilmente.
L’arteria principale della capitale, che collega la vicina Svezia con l’Oceano Atlantico, era un ingorgo continuo.
E, secondo Fernando De Simone, l’architetto italiano che firmò il progetto, anche una vera e propria “camera a gas”.
I proventi sono serviti e serviranno a finanziare progetti alternativi, rilanciando l’immagine della città e del suo aplomb culturale. Ragion per cui l’opinione pubblica norvegese, inizialmente contraria al ticket, è, ad oggi, per tre quarti favorevole. La costruzione di un’autostrada subacquea, ad esempio, è coperta totalmente dai denari racimolati. I ricavi sono pari a 75 milioni di euro circa l’anno. E Oslo promette di reinvestire l’intera somma in ponti, strade ed energia alternativa. Proseguendo la politica iniziata diciassette anni fa, per mantenere gli impegni.

di Gabriel Tibaldi - ilreporter.it

domenica 23 dicembre 2007

A Milano l'Ecopass: chi non inquina non paga

I proprietari di veicoli benzina e diesel pre – euro e diesel Euro 1 non potranno circolare fino al 15 aprile 2008 nei gironi feriali in ottemperanza alla delibera regionale.
Chi non inquina non paga. È questo il principio base su cui si appoggia l’Ecopass. Le classi di inquinamento sono cinque, ma solo gli appartenenti alle ultime tre dovranno pagare. Non paga invece chi possiede veicoli Gpl, metano, elettrici e ibridi (Classe I), benzina Euro 3, 4 o più recenti; diesel Euro 4 o più recenti con filtro antiparticolato omologato (FAP) (Classe II).
I diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato sono esentati per tre mesi dal 2 gennaio 2008, dopodiché se non si metteranno in regola saranno inseriti nella classe di inquinamento IV.
Pagano i benzina Euro 1 e 2 (classe III); i benzina pre-Euro, i diesel Euro 1,2 e 3, i veicoli merci diesel Euro 3 e gli autobus diesel Euro 4 e 5 (Classe IV); e i veicoli pre-Euro, i veicoli diesel Euro 1 e 2, e gli autobus pre-Euro ed Euro 1, 2 e 3 (classe V).

Come calcolare le tariffe

sabato 22 dicembre 2007

venerdì 21 dicembre 2007

Clima: i punti fondamentali dell'accordo di Bali


L'accordo di Bali traccia il percorso che porterà a un sostanziale superamento del Protocollo di Kyoto e impegna i Paesi firmatari a un negoziato che comincerà il prossimo anno e culminerà in un accordo globale a Copenaghen nel 2009. Ecco, di seguito, i punti chiave dell'intesa raggiunta nell'isola indonesiana: - Aiuti ai Paesi Emergenti I firmatari dell'accordo riconoscono la necessita' di finanziamenti dai Paesi ricchi a quelli poveri e in Via di sviluppo perché questi siano messi in grado di fare fronte ai disastri naturali e agli effetti del riscaldamento globale. Il Fondo di adattamento stabilito da Kyoto (oggi di 37 milioni di euro) comincerà a funzionare dal prossimo anno. La sfida e' arrivare a un fondo di 207 milioni di euro.
- Tecnologia C'èl'impegno a trasferire tecnologie ai Paesi emergenti perché questi possano rispondere al cambiamento climatico; - Deforestazione Per la prima volta saranno concessi aiuti ai Paesi in via di sviluppo per la conservazione e protezione dei boschi e delle giungle. Inoltre, si riconosce la "necessita' urgente" di lavorare per la riduzione delle emissioni di carbonio provenienti dalla deforestazione e che sono responsabili del 20 per cento dei gas; - Riforestazione I Paesi si impegnano a raddoppiare le foreste fino ad arrivare a 16 chilotoni trattenuti di biossido di carbonio.
Emissioni L'accordo di Bali assume come punto di riferimento fondamentale l'ultimo rapporto dell'Onu sul cambiamento climatico. Implicitamente gli Stati Uniti riconoscono la necessita' di un taglio delle emissioni di gas tra il 25 e il 40 per cento, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020.

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mercoledì 19 dicembre 2007

La festa è finita

L’internazionalizzazione dei mercati ci sta accanto come uno spettro cui non sappiamo ancora dare un nome perché il suo volto è ambiguo e le menti non sono esercitate a pensare in grande: la globalizzazione promette ai poveri l’uscita dalla miseria, e ai ricchi promette ottimi affari di alcuni industriali ma un impoverimento generale delle società. Le cose si fanno più chiare quando si guarda al nostro pianeta malato, alla possibile bancarotta dell’abitare umano sulla terra: 2 gradi di riscaldamento in più sono rovinosi, il livello del mare che si alza pure. Se continua lo scioglimento dei ghiacciai antartici e della Groenlandia scompaiono Londra, New York, Miami, Olanda, Bangladesh, Venezia. Qui veramente siamo di fronte a un tutto che rende vana ogni illusione di poter vivere da soli, difendendo il proprio particolare.

Qui i più svariati eventi nazionali e mondiali s’intrecciano come mai in passato, e obsoleta è ogni distinzione tra vicino e lontano.
La Conferenza che si è conclusa a Bali è un piccolo passo avanti, anche se parziale. Prevale la resistenza di dirigenti intrisi d’inerzia, contrari a obiettivi cifrati di riduzione del gas serra, ed è straordinario come gli Stati Uniti, icona del moderno, appaiano la più inerte, retrograda delle potenze. A Bali hanno però suscitato ira, e alle spalle di Bush c’è un’America che vuole agire sul clima (500 sindaci e la metà degli Stati): l’amministrazione può sprezzarla, non ignorarla.

L’Europa non ha strappato obiettivi cifrati ma è percepita come avanguardia e può sperare che la conferenza di Copenaghen nel 2009 riconosca i fallimenti di Kyoto e fissi più severi traguardi. Ha anche ottenuto che i Paesi poveri e in sviluppo partecipino allo sforzo, ma che i ricchi contribuiscano di più e aiutino, avendo ridotto il pianeta a quello che è.
Una cosa comunque è chiara: c’è un legame tra l’evento di Bali e quel che viviamo ogni giorno; non sono sconnessi i negoziati sul clima, la collera dei camionisti per l’aumento del gasolio, gli aumenti di pasta, latte, grano, carne. Siamo assuefatti all’energia a buon prezzo che emette anidride carbonica, e toccherà disintossicarsi. Abbiamo alle spalle un trentennio di cibo poco caro (1974-2005), e anch’esso appartiene al passato, come ha scritto l’Economist. «La festa è finita!», afferma l’accademico Richard Heinberg in un libro omonimo (ed. Fazi, 2004). Secondo alcuni il punto critico, di non ritorno, è imminente e forse già passato. È tempo di cessare le dispute e di agire. È tempo di cambiare parole cui eravamo avvezzi, dottrine che sembravano sicure, abitudini.
Una delle prime conseguenze è il ritorno della politica, dopo anni di perentoria certezza liberista. I governi sono diventati comitati d’affari di lobby industriali, sulla scia di quest’ideologica certezza: ma sono industrie che dovranno trasformarsi, e sono sindacati che non hanno minimamente pensato il clima mutato. Anche la festa liberista è finita, perché le virtù d’un mercato senza regole né interferenze si son rivelate illusorie. Lasciato a se stesso, esso ha generato catastrofi. «Siamo davanti al più grande fallimento del mercato che il mondo abbia mai visto», ha detto in una conferenza a Manchester del 29 novembre l’economista Nicholas Stern, che nel 2006 aveva presentato a Blair un rapporto sul clima. E si è spiegato così: «Coloro che danneggiano gli altri emettendo gas serra generalmente non pagano». Nessuna mano invisibile ha permesso che le condotte irresponsabili, sommandosi, producessero vantaggi. Per questo c’è di nuovo bisogno di Stato, di forza della politica. Solo la politica può frenare il precipizio, perché frenarlo vuol dire pagare prezzi ben salati, tassare la gente in nome del pianeta, spendere meno, consumare diversamente, tener conto del mondo e non solo di se stessi. D’un tratto, alla luce del naufragio terrestre, la politica liberista sembra vecchissima, pre-moderna. È prigioniera di lobby che hanno tuttora un potere soverchiante ma destinato all’anacronismo: lobby petrolifere e di vario tipo. È significativo che Obama, candidato democratico alla presidenza Usa, riscuota sempre più successo con un discorso tutto incentrato sull’autonomia del politico da lobby e sondaggi.
Smarriti davanti a quel che accade, ci mancano le parole e quelle che usiamo sono false e diseducative. Dovranno sparire parole come manovra, perché dire manovra anziché risanamento rimanda a loschi affari di corridoio, che screditano il governante. Sparirà la certezza di poter ridurre le tasse facilmente. Sparirà anche la retorica sulla libertà (del popolo, dell’individuo) contrapposta allo Stato: i margini di libertà si restringono, non è vero che possiamo produrre, consumare come vogliamo. Sparirà, si spera, lo sguardo solo nazionale sulla politica: la fine del cibo a buon mercato è mondiale. I produttori ci guadagneranno, e non bisogna dimenticare che tre quarti dei poveri sulla terra abitano zone rurali; che il nefasto divario cinese tra campagne e città sarà mitigato. I prezzi alti sono per i poveri una dannazione quando consumano, una manna se producono. Anche la fine del petrolio a buon mercato aiuta a cercare fonti alternative. In fondo lo Stato dovrà organizzare un impoverimento costruttivo, mirato. Solo lo Stato può accingersi a sì ciclopica impresa.
Il ritorno della politica è colmo di pericoli autoritari e pur essendo ineluttabile non avverrà senza traumi. Perché sarà difficilissimo per tutti: per gli stati, i sindacati, gli industriali e per ogni cittadino, soprattutto nei Paesi ricchi. È un processo che comporta importanti metamorfosi del modo di pensare la politica.
La prima metamorfosi riguarda il rapporto tra politica, mezzi di comunicazione e scienza: rapporto torbido, distorto. La politica sa che esiste ormai una verità scientifica sul destino terrestre, ma per inerzia continua a disputare come se il clima fosse una discriminante fra destra e sinistra: è una cecità condivisa dalla stampa. Nelle riviste scientifiche esiste oggi un consenso pressoché totale sul clima. Non nei giornali generici, dove contano più le lobby e i politici reticenti che gli scienziati. I politici temono di apparire impotenti, impopolari: per questo si concentrano su fatti contingenti (i camionisti, in Italia) pur di non spiegare come il rincaro degli alimentari sia ormai strutturale e duraturo. Perché non dire il vero? Il cibo costa ovunque di più, per precisi motivi. I raccolti in alcune regioni del mondo sono più vulnerabili al clima (Australia, Africa, Brasile, Kazakistan). C’è poi negli Stati Uniti la spregiudicata corsa all’etanolo, unita al solipsistico sogno d’indipendenza energetica. L’etanolo ha ingigantito i prezzi del mais con cui è prodotto, e spinge al rialzo tutti i cereali. La corsa è spregiudicata perché l’America è intervenuta con sovvenzioni pubbliche per coltivare più mais (7 miliardi di dollari l’anno), e questo ha decurtato le scorte cerealicole mondiali, scoraggiato il più pulito etanolo brasiliano (estratto da zucchero), esteso la deforestazione.
Nel rapporto con la scienza i politici si comportano come il cardinale Bellarmino con Galileo: non vogliono vedere il reale, invitano gli scienziati a parlare ex suppositione, «per ipotesi», purché sia salva la Sacra Scrittura. Per il politico sono sacri i sondaggi, ma il rifiuto di guardare nel cannocchiale di Galileo è lo stesso. Non stupisce la doppia dipendenza di Bush dalle lobby e dai fondamentalisti cristiani.
La seconda metamorfosi, legata alla prima, riguarda i costi di riparazione del pianeta. Anche qui, il politico dovrebbe sapere che essi infinitamente minori rispetto ai benefici futuri. Secondo Stern, urge tagliare l’1 per cento del prodotto lordo nel mondo, ogni anno, per decenni, se si vuol evitare che i costi dell’inazione si quintuplichino. Ma quell’1 per cento resta pur sempre gravoso: 600 miliardi di dollari. Significa più tasse, e posti di lavoro perduti. Le misure dovranno esser «radicali, urgenti e costosissime», scrive John Lanchester sul London Review of Books del 22 marzo scorso. Tutte le invettive contro tasse e stato converrà rimeditarle, davanti all’enormità dei prezzi da pagare per riparare il clima.
La terza metamorfosi riguarda ciascuno di noi: produttori o consumatori. Anche il nostro rapporto con la scienza è religioso: ci crediamo ma senza conoscere, dunque crediamo male. Immaginiamo di poter fare a meno della politica, dello Stato, convinti magari che i forti vinceranno. Non è così. I forti di oggi domani s’indeboliranno. Alcune nostre abitudini diverranno talmente costose, a causa del carbonio emesso, che un giorno saranno proibitive. Avremo case meno scaldate, pagheremo alte imposte, saremo un po’ più poveri. Prima o poi smetteremo la costruzione frenetica di aeroporti, visto che gli aerei emettono quantità gigantesche di anidride carbonica. Verrà il giorno in cui si rinuncerà ai Suv, queste auto assassine del clima. La situazione non cambia se dalla benzina si passa all’etanolo e si garantisce un’«energia più efficiente»: secondo la Banca Mondiale, il mais che serve per un Suv può nutrire una persona per un anno.
I prezzi alimentari sono la cosa che capiamo di meno, perché è colpito il nostro quotidiano, e per questo è essenziale che la pedagogia occupi il centro della politica e estrometta il voler compiacere sempre. Se i prezzi aumentano è perché il mondo, meno iniquo, ha cominciato a divenire più ricco. Un’ingente parte dell’umanità - Cina, India - mangia carne oltre a cereali. Lamentarsene è insensato oltre che scandaloso moralmente. C’è bisogno di molto più grano per alimentare gli animali che per fabbricare pane: ci vogliono tre chili di cereali per un chilo di carne di maiale, 8 per un chilo di carne di bue. Questo è tutto.
La tentazione è grande di parlare di apocalisse. Ma nell’apocalisse sono due le vie. Una è quella del tutto è permesso: festeggiamo, visto che non avremo discendenti. L’altra prepara il futuro, trattiene il disastro con l’azione. Nel secondo capitolo della Seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi, si parla del katèchon che trattiene la venuta del Male con mezzi terreni, in attesa di interventi divini. Il katèchon per gli stoici è qualcosa di più semplice: è fare il proprio dovere, rispettando l’altro e la natura anche se la terra viaggia verso la conflagrazione.

BARBARA SPINELLI qui
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martedì 18 dicembre 2007

Luca Mercalli, una domanda a Prodi

Luca Mercalli (*), su invito di Fabrizio Fazio a Machetempochefa" ha posto una domanda al Prodi che qui riportiamo.
"Al presidente del consiglio chiedo di occuparsi meno di crescita economica e più della crescita di resilienza della società.
La resilienza è quella proprietà di un sistema di attutire i colpi, di limitare i danni. Potremmo dire che è il contrario della fragilità.
E la società italiana ha dimostrato di essere molto fragile durante lo sciopero degli autotrasportatori, in due giorni di blocco siamo quasi rimasti senza benzina e senza viveri.
Poichè in futuro, tra clima e crisi energetica quese situazioni sono destinate a diventare più frequenti, il compito della politica è provvederci di paracadute.
Quindi priorità assoluta al risparmio e all'efficienza energetica, produzione alimentare di filiera corta, arresto della cementificazione dei suoli agrari che sono la nostra assicurazione sul futuro, meno grandi opere e più manutenzione diffusa del territorio. La festa è finita, scriveva oggi Barbara Spinelli su La Stampa, ma almeno procuriamoci un'uscita di sicurezza."

(*) Torinese, classe 1966, Luca Mercalli è un climatologo che si occupa principalmente di ricerca sulla storia del clima e dei ghiacciai delle Alpi occidentali. Dopo un periodo di servizio presso l'Ufficio Agrometeorologico della Regione Piemonte, ha assunto la presidenza della Società Meteorologica Italiana, la maggiore associazione nazionale del settore delle scienze dell'atmosfera.

Ha fondato e dirige dal 1993 la rivista di meteorologia Nimbus, è autore di 85 pubblicazioni scientifiche e di oltre 650 articoli di divulgazione comparsi principalmente sul quotidiano La Repubblica con cui collabora dal 1991, e su varie riviste (Alp, L'Alpe, Rivista della Montagna). Ha condotto circa 450 conferenze, in Italia e all’estero, e numerosi interventi televisivi (oltre a RaiTre Che tempo che fa, RaiDue Soprattutto, Radio Due Trame e RepubblicaTV).

Svolge incarichi di docenza in climatologia e glaciologia per università, corsi di specializzazione e formazione professionale. E' responsabile dell'Osservatorio Meteorologico del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, fondato nel 1865. Nel 2003 ha coordinato l'edizione dell'Atlante climatico della Valle d'Aosta. Nel 2004, con prefazione di Fabio Fazio, ha pubblicato per Vivalda CDA I tempi sono maturi - squarci di sereno tra le nebbie dei luoghi comuni e dei pregiudizi atmosferici. Del 2004 è il volume-denuncia Le mucche non mangiano cemento contro la cementificazione del territorio e del 2005 la monografia Climi, acque e ghiacciai tra Gran Paradiso e Canavese.

Abita in Val di Susa, si scalda con legna e pannelli solari, coltiva l'orto e ama le biblioteche.


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lunedì 17 dicembre 2007

Varazze eroga contributi per bicliclette a pedalata assistita

Grazie ad un contributo economico concesso dalla Regione Liguria, il Comune di Varazze mette a disposizione, un fondo di 6000 euro destinato ad erogare contributi per l'acquisto di biciclette elettriche, al fine della promozione e della diffusione dell'uso dei veicoli elettrici per gli spostamenti sistematici in città, con l'obiettivo di ridurre le emissioni in atmosfera ed incrementare i mezzi di trasporto sostenibili. Il contributo di incentivazione è pari ad un finanziamento "una tantum" per un importo pari a 150 euro, utilizzabile da ciascun richiedente per l'acquisto di una bicicletta elettrica. Possono presentare richiesta di contributo solo cittadini residenti nel Comune di Varazze. La domanda di contributo potrà essere presentata fino alle ore 13 del giorno 13 febbraio 2008. Il numero delle domande finanziabili è pari a 40.
L'attribuzione del contributo avviene in base all'ordine cronologico di arrivo delle richieste presso l'Ufficio Protocollo. Per richiedere il contributo occorre compilare apposito modello di richiesta reperibile presso l'UFFICIO AMBIENTE DEL COMUNE DI VARAZZE. "Con tale iniziativa l'amministrazione comunale vuole incentivare l'uso di mezzi ecologici in città per diminuire l'inquinamento da traffico ed i problemi legati a trovare parcheggio soprattutto nei periodi estivi. Inoltre ricordo che a Varazze qualsiasi cittadino può posizionare rastrelliere per biciclette fino ad un massimo di 7 posti disponibili senza pagare il canone di occupazione del suolo pubblico previa comunicazione agli uffici competenti.Anche questa modifica del regolamento sull'utilizzo del suolo pubblico ha come obiettivo quello di incentivare l'uso di mezzi di trasporto eco sostenibili in città" afferma Giulio Alluto assessore ambiente Comune di Varazze.”
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Ventimila watt sotto i mari

Otto grandi turbine, ognuna di 15 metri di altezza e 25 metri di lunghezza, saranno ancorate al fondo del mare per sfruttare l'energia generata dal flusso e riflusso delle maree che sono particolarmente forti nella zona prescelta, al largo della penisola di San Davide nel Pembrokeshire, nel Galles meridionale. Sarà la prima centrale sottomarina al mondo che genererà elettricità utilizzando le correnti marine nel profondo dei mari. L'impianto costerà almeno dieci milioni di sterline, circa 15 milioni di euro, 2,5 milioni dei quali sono stati stanziati dal Governo di Londra, dovrà essere operativo nel 2010 e produrre elettricità sufficiente per 5.000 abitazioni. Il prototipo di turbina per l'impianto è gia in fase di costruzione e dovrebbe essere testato in mare nel settembre 2009, mentre l'impianto dovrebbe diventare operativo nel 2010.

QUI
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domenica 16 dicembre 2007

Retrofit elettrico? No !

Questa è la notizia che ha ancora bisogno di una conferma ufficiale. Tra gli emendamenti votati ieri nell'ambito della Finanziaria 2008 era stato inserito un articolo che riguardava la possibilità di trasformare i veicoli col motore a scoppio in veicoli elettrici. Sembra che sia stato cassato. Appena ne sapremo di più vi informeremo delle motivazioni ... quelle 'vere' le sappiamo.

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sabato 15 dicembre 2007

Auto (2). Maxi multa al mondo dell'auto

La sanzione della UE potrebbe arrivare alla stratosferica cifra di 13 miliardi di euro e colpirebbe un po' tutti i costruttori europei per violazione dei limiti di CO2. I nodi, alla fine, vengono al pettine: la Ue sta per stangare, come non è mai avvenuto nella storia, la più potente industria del mondo, quella automobilistica. Motivo? Starebbe per violare i limiti di emissioni di CO2 stabiliti dalla Commissione europea. Secondo le indiscrezioni che siamo in grado di anticipare - grazie anche ai colleghi del sito Financial Times Deutschland - ci sarebbe infatti un documento interno dell'Unione Europea che punta a far pagare ai costruttori automobilistici multe annuali fino a 13 miliardi di euro. Una cifra altissima che potrebbe fra l'altro far vacillare i bilanci di molte aziende già al limite della sopravvivenza. La maxi multa della UE, in tutti i casi, non è un evento casuale: punta infatti a riportare al tavolo di discussione i big dell'auto, con l'obiettivo finale di arrivare ad avere limiti di emissioni di anidride carbonica più severi. In pratica, la UE vorrebbe costringere le case automobilistiche ad abbassare le emissioni dei loro veicoli dall'attuale livello di circa 160 g/km a 130 entro il 2012. Un limite già definito "inaccettabile" da tutti i colossi del mondo dell'auto che, ora, però, si troverebbero spalle al muro e, soprattutto, difronte alla prospettiva di pagare carissima la loro intransigenza. Prima ancora però di mettere mano al portafogli, per le case automobilistiche di profilerebbe un altro grave obbligo, sancito da una nuova normativa europea collegata alla maxi multa in arrivo: le varie marche saranno obbligate a destinare almeno il 20% del loro spazio pubblicitario all'informazione sulle emissioni di CO2 "in un formato prestabilito". Insomma, una vera rivoluzione.

(QUI)
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venerdì 14 dicembre 2007

Auto verdi ? (1) Finanziaria, rottamazione solo per auto verdi

Gli incentivi da fare ''sarebbero stati quelli sulle auto elettriche e ibride'', in questo senso ''qualche provvedimento in Finanziaria andava messo''. Cosi' il ministro dell'Ambiente e leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, commenta l'ipotesi saltata sulla rottamazione di auto e moto in Finanziaria. Secondo Pecoraro ''se dobbiamo fare investimenti siano per salvaguardare la riduzione dello smog nelle citta' italiane'', per questo ''abbiamo chiarito che vorremmo un sostegno al trasporto pubblico locale e al taglio di smog e CO2, anche perche' l'Italia ha la percentuale pro capite di auto piu' alta d'Europa''. Il sistema degli incentivi alla rottamazione ''rischia di creare assuefazione - afferma il ministro - ma non credo che le lobby si arrenderanno cosi' facilmente''. Quindi ''come ministero vigileremo sulle misure della Finanziaria con una rilevanza dal punto di vista ambientale - ha concluso Pecoraro - altrimenti e' inutile andare alla conferenza di Bali sul clima per cercare di fare un nuovo protocollo, quando da noi non facciamo la riduzione dei gas serra''.

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giovedì 13 dicembre 2007

'Leonardo' si occupa del cinquino elettrico

Continua l'interesse da parte dei media per la cinquecento del '70 trasformata in elettrica. Ieri è stata la volta del giornale tecnologico del terzo canale televisivo RAI 'Leonardo'. Ecco qui di seguito il servizio diffuso su You Tube.



Leonardo - cinquino elettrico 2007-12-12

Per altre informazioni sul 'cinquino' cliccare qui
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martedì 11 dicembre 2007

Al Gore a Bali

-Dear Friend,
In Bali, Indonesia thousands of delegates from nearly 190 countries have gathered at the UN Conference on Climate Change. In ten days, I will address the conference to urge the adoption of a visionary new
treaty to address global warming and I want to bring your voices with me.

Sign my petition today and I will bring your signatures on stage with me as a clear demonstration of our resolve:
http://climateprotect.org/standwithal

Together, we will call on the US government to assume a new leadership role in solving the climate crisis.

World leaders including British Prime Minister Gordon Brown, French President Nicolas Sarkozy, German Chancellor Angela Merkel and newly
elected Australian Prime Minister Kevin Rudd have all agreed to aggressively battle the climate crisis - yet our country still lags behind.

Over the next ten days, I would like you to help me get people from across the country to sign our message to the global community. We can demonstrate that the American people understand the immediacy of the climate crisis and want to work with the nations of the world to solve it. Time is short - we need to mobilize everyone to bring this message to Bali: http://climateprotect.org/standwithal

The American people want a visionary treaty to address climate change and for the US government to play a positive leadership role in its development.

Thank you,

Al Gore

Caro amico,
A Bali, Indonesia, migliaia di delegati provenienti da quasi 190 paesi si sono riuniti per la "UN Conference on Climate Change" (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici). Tra dieci giorni, indirizzerà un messaggio alla conferenza di sollecitazione per l'adozione di un nuovo visionario trattato per affrontare il riscaldamento globale e voglio portare con la tua voce con me.

Firma la mia petizione oggi e porterò le firme sul palco con me come chiara dimostrazione della nostra determinazione:
Http://climateprotect.org/standwithal

Insieme, si invitano il governo degli Stati Uniti ad assumere un nuovo Ruolo di leadership nel risolvere la crisi climatica.

I leader mondiali tra cui il primo ministro britannico, Gordon Brown, il Presidente francese Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Primo Ministro australiano Kevin Rudd recentemente eletto hanno tutti convenuto di aggressivamente combattere la crisi climatica - ancora il nostro paese non riesce ancora ad accettare.

Nel corso dei prossimi dieci giorni, vorrei che lei mi aiutasse ad ottenere dal popolo di tutto il paese a firmare il nostro messaggio per la comunità globale. Siamo in grado di dimostrare che il popolo americano comprende l'immediatezza della crisi climaticai e che vogliamo lavorare con le nazioni del mondo per risolverlo. Il tempo è breve, dobbiamo mobilitarci tutti per portare a destinazione questo messaggio a Bali: http://climateprotect.org/standwithal

Il popolo americano vuole un trattato visionario per affrontare il cambiamento climatico e che il governo degli Stati Uniti svolga un ruolo positivo nel suo ruolo di leadership per il suo sviluppo.

Grazie,

Al Gore
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lunedì 10 dicembre 2007

L'ibrida Volvo ReCharge Concept

Dobbiamo fare una critica alla Volvo e con essa a tutte le grandi e piccole case automoblistiche. Invece di sfornare a ripetizione concept car fine a se stesse perchè non mettono in produzione delle auto elettriche realizzando vere e proprie catene di montaggio? L'era del motore a scoppio è finita. Cominciamo seriamente a guardare il futuro negli occhi invece di baloccarci con le Euro5/6/7/8 ecc. Riportiamo alcune caratteristiche della (ahimè) concept car.


Volvo Cars presenta la Volvo ReCharge Concept, una cosiddetta ibrida “plug-in”, con motori elettrici individuali e batterie che si possono ricaricare collegandole ad una normale presa elettrica, a tutto vantaggio dell’ambiente.
La ricarica consente all’auto di viaggiare per circa 100 chilometri utilizzando la sola alimentazione a batteria, prima che sia necessario avviare il suo motore Flexifuel quattro cilindri per ricaricarla. La Concept Volvo ReCharge fa il suo debutto al Motor Show di Francoforte, sotto forma di una Volvo C30 appositamente progettata. Grazie all’eccellente autonomia elettrica, da un punto di vista dei consumi di carburante la Volvo ReCharge Concept è una vera manna dal cielo per le tasche di chi la possiede. Quando si guida utilizzando solo l’energia elettrica, si prevede che i costi operativi siano circa l’80 percento in meno rispetto ad un’auto a benzina dello stesso tipo. Quando si superano i 100 km con le batterie, il consumo di carburante può variare da 0 a 5,5 litri ogni 100 km a seconda della distanza percorsa utilizzando il motore. “Questa auto ibrida plug-in, se usata a dovere, dovrebbe garantire una riduzione del 66 percento delle emissioni di anidride carbonica rispetto alle migliori ibride attualmente presenti sul mercato. La percentuale può essere addirittura inferiore se gran parte dell’energia elettrica nei mercati di destinazione provenisse da fonti ecologiche come il biogas, l’energia idroelettrica o quella nucleare,” dichiara Magnus Jonsson.

Un motore elettrico per ogni ruota
La Concept Volvo ReCharge combina alcune delle ultime innovazioni tecnologiche in una cosiddetta “ibrida in serie”, in cui non vi è alcun collegamento meccanico tra il motore e le ruote.
• La batteria integrata nel bagagliaio utilizza la tecnologia delle batterie ai polimeri di litio. Le batterie hanno una durata prevista superiore a quella dell’auto stessa.
• Quattro motori elettrici, uno per ogni ruota, forniscono una trazione indipendente.
• Il motore quattro cilindri Flexifuel da 1,6 litri fa funzionare un generatore di tipo avanzato che alimenta i motori delle ruote quando la batteria è esaurita.

Qui
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domenica 9 dicembre 2007

Ricarica rapida o lenta?

I tempi di ricarica delle batterie, non disgiunto dal peso degli accumulatori stessi, ha rappresentato per decenni un ostacolo alla introduzione massiccia dei veicoli elettrici nelle nostre strade. Oggi possiamo dire che le varie tecnologie applicate al litio rendono possibile l'utilizzo del veicolo elettrico in tutti i settori trasportistici. Il peso delle batterie a tecnologia litio polimeri permette di avere a bordo solo un sesto del peso rispetto a ciò che era necessario avere con le batterie al piombo. E' possibile coprire facilmente percorrenze che vanno dai 150 ai 200 km per i bus urbani e dai 200/330 km per le auto. La vita delle batterie si suppone che sia pari a quella delle strutture meccaniche. Neppure i tempi di ricarica rappresentano più un problema poiché la ricarica notturna 'normale' riesce a coprire le normali esigenze quotidiane per il 95% di un automobilista europeo (solo il 10% percorre più di 100 km al giorno), in più potrebbero accettare ricariche complete di solo un'ora. Altra nuova applicazione sulle batterie al litio di recente introduzione è quella delle nanotecnologie. Un paio di produttori cercheranno di accaparrarsi il nuovo interessante mercato. Attualmente le nano-litio-batterie riescono ad avere un terzo del peso rispetto al piombo e il doppio rispetto al litiopolimeri, ma hanno due vantaggi: i tempi di ricarica rapidi (dieci minuti alll'80/90%) e l'aspettativa di vita estremamente più lunga. Naturalmente, per poter ricaricare le nano-batterie, avremo bisogno di impiegare più potenza a monte da cui viene logico pensare che si possa ricaricare le batterie 'a casa' durante la notte per far ricorso alla ricarica rapida presso 'distributori autostradali'. Possibile e facile. Qui sotto il link di un articolo che tratta appunto i tempi di ricarica e la potenza da impiagare negli impianti adatti.

Rapid charging of plug-in electric vehicles

Altro recente articolo sul blog:

Suv elettrico: con un dollaro fa 70 chilometri, si ricarica in dieci minuti

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sabato 8 dicembre 2007

Ma l’energia nucleare è davvero "carbon free"?

Mettiamo in rilievo la seguente frase prima di lasciarvi alla lettura dell'intervento: "Ciò significa che ogni 1.000 kWh prodotti occorre spendere 200 kWh di idrocarburi con le relative emissioni inquinanti e climalteranti."


Un rinnovato dibattito sta emergendo sul potenziale dell'energia nucleare per mitigare le emissioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica. La tesi centrale pro-nucleare è che le centrali nucleari non emettono CO2 e, quindi, il ricorso massiccio al nucleare ci consente di contrastare il cambiamento climatico.
In realtà, solo le operazioni nel reattore sono "carbon free" ovvero senza emissioni di CO2. Tutte le altre operazioni della filiera del combustibile - estrazione dalle miniere, frantumazione e macinazione, fabbricazione del combustibile, arricchimento e gestione delle scorie - necessitano di parecchio combustibile fossile e quindi emettono CO2.
Senza entrare nel merito delle operazioni di decommissioning e di trasporto e riprocessamento del combustibile esausto, che necessitano di un'analisi a parte, in questo breve scritto mi focalizzo solo sull'aspetto delle emissioni di CO2 dovute alla produzione del combustibile nucleare.
Queste emissioni sono state quantificate ormai da molti ricercatori indipendenti dall'industria nucleare. I primi lavori sono stati pubblicati da Nigel Mortimer, (1) fino a poco tempo fa capo unità delle ricerche sulle risorse presso l'università Hallam di Sheffield in Gran Bretagna. Nel 2000 uno studio molto dettagliato è stato condotto da Joe Willem Storm Van Leeuwen, (2) docente dell'Università di Groningen, in Olanda e Philip Smith, fisico nucleare in Olanda.
Questi studi rivelano che le emissioni di CO2 dipendono fondamentalmente dalla concentrazione di Ossido di Uranio (U3O8 - detto anche "yellowcake") nel minerale estratto. Se consideriamo il minerale "high grade" con un minimo di 0,1% di ossido di uranio, da ogni tonnellata di minerale grezzo si ricava un kg di ossido di uranio. Se prendiamo in esame il più diffuso "low grade", ossia con concentrazioni non inferiori allo 0,01% di ossido di uranio, per ottenere un kg di yellocake occorre trattare 10 tonnellate di minerale.
Se poi consideriamo che nello "yellocake" la concentrazione di Uranio fissile (235) rispetto l'Uranio naturale (238) è intorno allo 0,5% e che per alimentare i comuni reattori di potenza nel mondo occorre operare un processo di arricchimento che porti l'isotopo fissile 235 tra il 3% e il 5%, Van Leeuwen e Smith hanno calcolato che il consumo di energia fossile per questi processi di fabbricazione è così grande che le quantità di CO2 emessa è comparabile con quella emessa da un equivalente ciclo combinato alimentato a gas naturale.
Secondo D. T. Spreng, (3) (Net-Energy Analysis, 1988) la Richiesta di energia per la vita operativa di un reattore ad acqua pressurizzata (PWR) da 1000 MWe che produce 200.000.000 MWh è di 5 Milioni di tep di energia fossile, dei quali 4 Mtep sono consacrati alle fasi di estrazione del minerale, macinatura, conversione, arricchimento e produzione del combustibile. Ciò significa che ogni 1.000 kWh prodotti occorre spendere 200 kWh di idrocarburi con le relative emissioni inquinanti e climalteranti.
Occorre rilevare poi che le quantità conosciute di riserve di uranio con "grado" superiore allo 0,01% sono molto limitate e che la maggior parte delle risorse sono "low grade". Con il contributo attuale alla produzione elettrica mondiale di circa il 16%, le riserve di "high grade uranium ores" possono durare pochi decenni con prezzi sempre più crescenti. Non dimentichiamo che negli ultimi anni il prezzo dello "yellowcake" è sestuplicato, passando dai 20 $ per libbra nel 2000 a 120 $ per libbra nel 2007.
La quantità di CO2 che viene emessa nel processo di lavorazione dell'uranio è quindi considerevole e le analisi dettagliate sono ancora limitate. Sebbene queste analisi siano fondamentali per poter condurre un dibattito serio sul "ritorno al nucleare", esse non vengono mai menzionate. Un altro aspetto critico nel processo di produzione di uranio è la grande quantità di acqua necessaria, anche questo sempre taciuto. Ma questo merita un approfondimento a parte.
di Sergio Zabot del Settore Energia della Provincia di Milano

(1) Mortimer,N 1991,'Nuclear power and global warming ',Energy Policy 19:76-8,Jan-Feb.
(2) Van Leeuwen,Jan Willem Storm and Smith,Philip 2005,Can nuclear power provide energy for the uture; should it solve the CO2-emission problem? www.stormsmith.nl
(3) http://italy2.peacelink.org/mosaico/docs/1923.rtf
per la contabilità del ciclo di produzione dell'uranio, vedi anche:
Sustainability Aspects of Uranium Mining : Towards Accurate Accounting ?
Gavin M Mudd, Mark Diesendorf
http://nzsses.auckland.ac.nz/conference/2007/papers/MUDD-Uranium-Mining.pdf

venerdì 7 dicembre 2007

Nucleare: Conti, ci vorrebbero 7-8 anni per realizzare un impianto

L'intervista di seguito riporta le dichiarazioni di Fulvio Conti, Amministratore delegato dell’Enel. Sono due i punti da rimarcare circa il suo "pensiero nucleare": la velocità di realizzazione degli impianti e l'economicità. Vediamo di approfondire successivamente questi due aspetti con voci che affermano tutto l'opposto.

Prezzo a MWh sarebbe la meta' del petrolio e molto sotto gas L'intervista riportata sotto Il costo di generazione del nucleare varia, a seconda dei costi di investimento, da 41 a 52 euro a MWh, in linea con i costi del carbone e molto sotto al gas (intorno a 70 euro a MWh) e all'olio combustibile (circa 90 euro). "Sono costi verificabili e convenienti - ha detto Conti - lo sappiamo bene perche' stiamo investendo all'estero e vi prego di credere che lo stiamo facendo con la massima oculatezza". Grazie alle acquisizioni all'estero di Slovenske Elektrarne (1.760 MW) e di Endesa (2.676 MW), e, piu' recentemente, alla firma per l'ingresso nel progetto Epr, oggi il nucleare rappresenta il 10,5% del mix di combustibili di Enel, a fronte del 59% di termoelettrico (di cui 27% carbone, 13,4% ciclo combinato, 18,6% olio) e del 30,5% di rinnovabili. Su quest'ultimo fronte, ha rivendicato Conti, Enel e' in prima linea: "Per favore si smetta di additarci come nemici dell'ambiente. Noi siamo i piu' sensibili all'ambiente". Rispondendo alle domande dei deputati, Conti ha rilanciato la proposta di un patto per gli investimenti. "E' dal 1992 che Enel cerca di fare un rigassificatore - ha detto - per favore facciamone almeno uno, altrimenti l'Italia come puo' diventare un hub per l'Europa".

Qui
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giovedì 6 dicembre 2007

Giù dal picco

Secondo l’ultimo rapporto dell’Energy Watch Group ci troviamo già nel momento di massima produzione mondiale
D’ora in poi la quantità di petrolio disponibile a livello mondiale comincerà a diminuire, perché nel 2007 abbiamo raggiunto il picco massimo di estrazione. Ad affermarlo è il rapporto “Oil Report” dei ricercatori tedeschi dell’Energy Watch Group (Ewg). Questo non significa che il petrolio sia già esaurito ma, per dirla con l’Association Study for Peak Oil&Gas (Aspo), vuol dire “solo” che è finita l’era del petrolio facile. Le storie dei giacimenti minerari dimostrano che l’attività estrattiva segue sempre una curva a campana (curva di Hubbert), con una prima fase di crescita rapida del tasso di estrazione, cui seguono un rallentamento e una fase di calo: da un certo momento in poi, cioè, se ne comincia a prelevare sempre meno, fino all’esaurimento della risorsa. Il massimo di produzione si ha approssimativamente nel momento in cui la metà del minerale è stato estratto. Ed è a questo punto che, secondo l’Ewg, ci troviamo per quanto riguarda il petrolio. Per chi segue il problema energetico il rapporto non dice molto di nuovo, ma anticipa di qualche anno l’inevitabile raggiungimento del picco, previsto dai ricercatori dell’Aspo per il 2011, e calcola che il calo di produzione sarà del sette per cento annuo. Molto più rapido, quindi di quello della curva di Hubbert, che prevede una diminuzione iniziale del due per cento. Praticamente un collasso. Al momento si estraggono infatti circa 86 milioni di barili al giorno e il rapporto dell’Ewg prevede che scenderanno a 58 nel 2020 e a 39 nel 2030. La curva di Hubbert si basa sulla cosiddetta “produzione cumulativa” del petrolio, ovvero sulla produzione passata e presente e su una stima della quantità ancora estraibile. La curva dell'Ewg invece si basa sulla dinamica di estrazione attuale, senza azzardare stime di quanto petrolio ci sia ancora. La quantità di petrolio estratta è infatti in stallo dal 2005 e, secondo i dati dell’International Energy Agency (Iea), negli ultimi mesi del 2007 la produzione è già iniziata a diminuire. Le proiezioni come quelle di Ewg e Aspo erano (e da alcuni ancora oggi sono) considerate pessimiste. Secondo Luca Pardi, dell’Istituto per i processi chimico-fisici del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Aspo, semplicemente sono eseguite con rigore scientifico: “Sembra difficile riuscire a trovare un linguaggio comune su cui intendersi, perché il punto di vista economico è diverso da quello geologico: l’Iea, per esempio, nelle sue stime presuppone che l’offerta segua la domanda senza limitazioni e ha previsto che nel 2030 si estrarranno 116 milioni di barili al giorno. Una quantità secondo l’Aspo irraggiungibile. Probabilmente non arriveremo mai neanche a 100”. Al problema principale della limitazione fisica della risorsa va aggiunto quello della difficoltà di estrazione, che si traduce in un minor ritorno energetico con ripercussioni enormi sul mercato. Per quale motivo, per esempio, un peggioramento del tempo in determinate aree petrolifere provoca un innalzamento del prezzo del petrolio? E perché compagnie petrolifere come l’Eni guardano sempre più a bacini in cui operare è molto complicato a causa delle condizioni ambientali estreme? Estrarre da piattaforme in mare aperto (offshore) è sicuramente più dispendioso che non da terraferma, eppure sembra non esserci molta scelta. Accettare di operare in condizioni tanto difficili, cosa che si verifica sempre più di frequente, è probabilmente una manifestazione della crisi petrolifera in cui ci troviamo. I grandi pozzi che hanno fornito il 60 per cento del consumo petrolifero sono in declino e anche le sabbie bituminose sono sì una riserva, ma al momento non si riesce a ricavarne più di due milioni di barili al giorno: sforzi in questa direzione sono stati già fatti e, secondo stime Aspo, non si riuscirà a estrarne più di sei milioni di barili al giorno”. Attualmente si consuma un barile di petrolio per ricavarne cinque mentre, all’inizio della storia estrattiva, il rapporto era di uno a cento. Poiché l’estrazione è comunque guidata dal mercato, per un certo prezzo non conviene estrarre dove costa di più: “In molte aree petrolifere non ci sono ancora stati investimenti perché non ci sarebbe un ritorno economico”, spiega Pardi: “Una cosa che le industrie petrolifere non dicono, perché devono difendere il proprio azionariato. Non vanno a produrre dove non conviene, ma non vengono certo a dichiarare che ormai sono un’industria matura”. Se è vero, come dicono gli economisti, che alzando il prezzo diventano competitivi bacini che prima non lo erano, a monte c’è sempre l’aspetto termodinamico: quando per estrarre un barile di petrolio occorre un barile di petrolio, il ritorno energetico è azzerato e non si può più parlare di risorsa energetica, semmai una risorsa di plastica, materiali organici, o fertilizzanti. È anche vero, inoltre, che un prezzo sopra i 60 dollari al barile esclude dal mercato intere popolazioni e paesi, tipicamente quelli africani e di alcune zone depresse dell’Asia, in cui il 90 per cento del consumo energetico è coperto da biomassa (fondamentalmente legna). “Questo significa uccidere la domanda”, commenta Pardi. Secondo i ricercatori dell’Aspo e dell’Ewg, al di là dei numeri e delle date, (che il picco sia avvenuto nel 2007 o che ci sarà tra qualche anno è del tutto irrilevante per il metabolismo socio-economico), siamo già in grave ritardo rispetto a qualsiasi piano di mitigazione degli effetti, soprattutto considerando che la popolazione mondiale sta crescendo in modo quasi esponenziale e che i nostri sistemi di produzione, primo tra tutti quello agricolo, è legato all’oro nero.
Tiziana Moriconi, galileonet.it QUI
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mercoledì 5 dicembre 2007

'Carbone pulito' o 'idrogeno sporco'?

Da notare le due espressioni "...avrà un'alimentazione al 100% a idrogeno...zero emissioni di CO2" e "...integrato con i gruppi a carbone...". Da capire se si vuole realizzare impianti a 'carbone pulito' o a 'idrogeno sporco'. Una delle due o tutt'e due.

Tecnologie di produzione di idrogeno. In Veneto la centrale a idrogeno più grande del mondo Fusina rappresenterà il polo di sviluppo dei progetti Enel. Due gli importanti traguardi che la società si appresta a raggiungere nei prossimi anni. Avvio nel 2009 della più grande centrale a idrogeno del mondo. Lo fa sapere Enel in un recente comunicato stampa. E sarà Fusina la sede di questo importante centro di sperimentazione italiano. Con un investimento di 40 milioni di euro, l'azienda elettrica realizzerà un impianto che avrà un'alimentazione al 100% a idrogeno, una potenza installata di 12 MW e zero emissioni di CO2. Un impianto ad alto rendimento, integrato con i gruppi a carbone, che produrrà energia elettrica pari al consumo medio annuo di 20.000 famiglie.

Qui

martedì 4 dicembre 2007

Conferenza Bali, due settimane per il clima del pianeta

Da ieri a Bali sono riuniti i delegati e scienziati per due settimane per la più grande conferenza sul clima della storia, alla ricerca di un nuovo patto internazionale che entro il 2009 consenta di combattere i cambiamenti climatici. Intanto la prima notizia riguarda il vecchio patto, gli accordi di Kyoto: il neogoverno laburista australiano del premier Kevin Rudd ha, come annunciato, invertito la tendenza del predecessore John Howard e il delegato australiano, Howard Bamsey, ha proclamato la prossima firma del protocollo fra gli applausi dei presenti a Bali. La scomparsa del supporto dell'Australia lascerà isolati alla conferenza gli Stati Uniti dove il governo del presidente George W. Bush ha finora evitato di accettare le premesse del protocollo, ovvero l'esistenza effettiva di una minaccia creata dal riscaldamento globale, e l'utilità delle misure preconizzate a Kyoto con il taglio delle emissioni di gas nocivi. Sono circa diecimila i convenuti da 190 paesi a Bali, per discutere di una serie di rapporti sempre più minacciosi emersi dalla comunità scientifica. La questione prende sempre più peso nella coscienza collettiva - come dimostra anche l'assegnazione del premio Nobel per la pace 2007 all'americano Al Gore e all'IPCC, la commissione Onu per l'ambiente, per il loro lavoro sui cambiamenti climatici. "Gli occhi del mondo sono su di voi" ha detto ai delegati Yvo de Boer, segretario esecutivo della conferenza. "Il mondo si aspetta un balzo in avanti". In che direzione? Scopo immediato a Bali è varare un negoziato verso un accordo che sostituisca, entro il 2009, il protocollo di Kyoto (in scadenza nel 2012). Il problema più grosso resta coinvolgere gli Stati Uniti, la nazione che emette più gas a effetto serra, e che insiste per un accordo in cui i tagli alle emissioni restino su base volontaria e non obbligatoria. Il protocollo di Kyoto, dieci anni fa, chiedeva a 36 paesi industrializzati di ridurre le emissioni di gas nocivi prodotte dalle fabbriche e da altre fonti (agricoltura, trasporti) e indicava come obbiettivo, entro il 2012, la riduzione delle emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990.

notizie.alice.it

lunedì 3 dicembre 2007

Un kit per il risparmio energetico gratis alle famiglie capannoresi

Venerdì 30 Novembre una mongolfiera davanti al palazzo comunale ha lanciato una nuova iniziativa per il risparmio energetico. Nei prossimi giorni 17.409 nuclei familiari del Comune di Capannori riceveranno gratuitamente a casa un kit composto da sei lampade a basso consumo e da due riduttori di flusso da applicare ai rubinetti. L'iniziativa, che si colloca all'interno del progetto PILA (Progetto Integrato Luce Acqua Ambiente), promosso da Acque spa, Publiacqua spa in collaborazione con le associazioni di volontariato alcuni Comuni, tra i quali Capannori e patrocinato dalla Regione Toscana, è stata presentata nella sede comunale. L'obiettivo di PILA è il risparmio energetico, perseguito attraverso l'utilizzo delle lampade a basso consumo energetico e altri dispositivi di risparmio, al fine di fare diventare il loro utilizzo un comportamento abituale. Il valore atteso dal risparmio energetico di questa operazione è pari a 520 mila tep (tonnellate equivalenti di petrolio). Il frangi getto, inoltre, permette una riduzione del consumo idrico stimato nel 30% dell'acqua erogata da ogni singolo rubinetto. Ciascuna famiglia riceverà a casa sei lampade di classe A (6 mila ore) e due riduttori di flusso (frangi getto) da applicare ai rubinetti di casa che garantiranno, se usati interamente, un risparmio annuale stimato in 50 euro

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domenica 2 dicembre 2007

GEM ha venduto più di 35.000 veicoli elettrici

Global Electric Motors (GEM), Gruppo Daimler-Chrysler, ha esposto due piccole automobili elettriche al salone di Los Angeles: la GEM e2 a due posti e la GEM e4 a quattro posti.
GEM produce veicoli elettrici da dieci anni e ne ha venduti più di 35.000 nel mondo. Il suo principale sbocco è negli Stati Uniti, dove conta più di 150 concessionari. Sono disponibili sette modelli diversi da due a sei posti. I veicoli sono leggeri, non superano i 40 km/h e la loro autonomia è compresa tra 50 e 70 km.
GEM è anche presente sul mercato europeo
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sabato 1 dicembre 2007

Olio di palma, 49 miliardi di tonnellate di CO2. Un disastro senza precedenti

Ecobomba Indonesia
La corsa a disboscare Sumatra libererà 49 miliardi di tonnellate di CO2. Un disastro senza precedenti. Per produrre olio di palma destinato anche all'Italia .
Riau è un puntino sulla carta geografica, una provincia dell'Indonesia laggiù, in mezzo all'isola di Sumatra. Dovremmo abituarci a familiarizzare con quel nome esotico e non per immaginarci vacanze in un Paradiso. Quando si degrada, il Paradiso perduto diventa minaccia globale, nel Pianeta interdipendente. Se si distrugge, come sta succedendo, la torbiera di Riau, poco più di 4 milioni di ettari, la stessa estensione della Svizzera, si liberano nell'aria 49 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, cioè l'equivalente di emissioni di gas serra di tutta la Terra per un anno. Il dato, clamoroso, è di Greenpeace. Se si teme possa essere di parte, è confermato dagli scienziati indipendenti dell'Ipcc (Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico), un organismo delle Nazioni Unite. Cosa possiamo fare qui per quello che succede là? Semplice: ridurre l'uso dell'olio di palma. O non usare olio di palma che arriva dall'Indonesia. Quale connessione c'è tra la torbiera e l'olio di palma è domanda che merita una spiegazione larga. Le foreste che ancora esistono trattengono 500 miliardi di carbonio.
Gigi Riva continua QUI
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