Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


giovedì 20 giugno 2019

I consumi petroliferi a Maggio 2019 scendono del 4%


Stando ai dati provvisori della rilevazione MISE odierna si rileva quanto segue:


MESE DI MAGGIO 2019                                              

I consumi petroliferi italiani sono ammontati a poco più di 5 milioni di tonnellate, con un decremento del 4 % (- 211.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2018.
I consumi di carburanti autotrazione (benzina+gasolio), a parità di giorni lavorativi, sono risultati pari a poco più di 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di benzina e 2 milioni di gasolio, con un decremento del 3,9% (-108.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2018.
In particolare:
la benzina totale ha mostrato un calo del 5,4% (-35.000 tonnellate), mentre la benzina venduta sulla rete del 5,2% rispetto a maggio 2018;
il gasolio autotrazione evidenzia un decremento del 3,4% (-73.000 tonnellate), mentre il gasolio venduto sulla rete dell’1,9% rispetto a maggio 2018.
Tra i prodotti con un segno positivo il bitume, i lubrificanti e i combustibili da riscaldamento a causa di un mese molto più freddo rispetto a maggio 2018

Si ricorda che nel mese di maggio le immatricolazioni di autovetture nuove hanno evidenziato una calo dell’1 %. Quelle diesel, in decisa contrazione, hanno rappresentato il 41,8% del totale (era il 51,5% a maggio 2018), mentre quelle a benzina il 43,8% (era il 35,3 % a maggio 2018).

Quanto alle altre alimentazioni, nel mese considerato il peso delle auto a Gpl è stato del 6,5%, quello delle ibride del 5,4%, quello del metano dell’1,9% e quello delle elettriche dello 0,6%.

PRIMI CINQUE MESI 2019

I consumi petroliferi italiani sono ammontati a 24 milioni di tonnellate, con un decremento del 2 % (-495.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2018.
I consumi di carburanti autotrazione (benzina+gasolio) sono risultati pari a 12,7 milioni di tonnellate, con un decremento dello 0,3% (-38.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2018.
In particolare:
la benzina totale è risultata in calo dell’1,3%
la benzina venduta sulla rete ha mostrato un calo dell’ 1,4%;
il gasolio autotrazione evidenzia una assoluta invarianza e il gasolio venduto sulla rete una crescita dello 0,4% rispetto allo stesso periodo 2018.
Si ricorda che nei primi cinque mesi le immatricolazioni di autovetture nuove hanno evidenziato un calo del 3,8%. Quelle diesel hanno rappresentato il 42,8% del totale (era il 53,9% nei primi cinque mesi 2018), mentre quelle a benzina il 43,5%.

Quanto alle altre alimentazioni, nel periodo considerato il peso delle auto a Gpl è stato del 6,6%, quello delle ibride del 5,3%, quello del metano dell’1,4% e quello delle elettriche dello 0,4%.

Comunicato Unione Petrolifera

I nostri grafici 


Qui di seguito sono i nostri grafici preparati grazie ai dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico riguardanti il consumo di petrolio. Dedicheremo a parte un post sul consumo dei carburanti nei prossimo giorni.

Il petrolio

Il grafico dei consumi di petrolio per anno solare. Il consumo del mese appena trascorso ha un decremento del 4% rispetto allo stesso mese del 2018 collocandosi in basso dei livelli di consumo degli ultimi 14 anni presi in considerazione . Nei primi 5 mesi il decremento è del 2%.



Il grafico dei consumi con i mesi in sequenza dal Gennaio 2006. La curva rivela una tendenza ad una discesa negli ultimi mesi.


Il grafico seguente è relativo ai consumi sommando i 12 mesi precedenti al mese di riferimento partendo dal dicembre 2006. Dopo una risalita partita all'inizio del 2015 si nota un andamento a onda con alti e bassi poco profondi terminanti con una tendenza alla decrescita negli ultimi mesi che tengono conto dei 12 mesi precedenti.


Il grafico delle percentuali mese su mese dell'anno precedente dal Gennaio 2006. Altalenante dalla metà del 2016 quasi sempre positiva in tutto il 2018, prevale il segno meno nel 2019.



Prossimamente con i grafici il consumo dei carburanti con un post dedicato.




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mercoledì 19 giugno 2019

Le “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2019-2040” secondo l'Unione Petrolifera


All’indirizzo https://www.unionepetrolifera.it/pubblicazioni/ è disponibile la nuova edizione del volume “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2019-2040”, curato dall’Ufficio Rilevazioni e Analisi dell’Unione Petrolifera.

L’edizione di quest’anno allunga l’orizzonte previsivo al 2040 per tenere conto non solo degli orientamenti al 2030 delineati nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), che dovrà essere reso definitivo entro il 2019, ma anche degli obiettivi di decarbonizzazione europei di più lungo termine.

Le analisi sono state sviluppate per valutare, alla luce di questi orientamenti, la possibile evoluzione del settore dei trasporti e il ruolo che i prodotti petroliferi potranno avere a quelle date, in coerenza con ipotesi di miglioramento dell’efficienza energetica, di ulteriore e notevole sviluppo delle energie rinnovabili e del potenziale avanzamento dei diversi settori.

Le indicazioni che emergono scontano però il verificarsi di tutta una serie di ipotesi che al momento non è possibile valutare più compiutamente. Tra queste, la diffusione su ampia scala, nel breve termine, di un numero consistente di vetture elettriche (BEV e PHEV) che presuppone avere costi e prestazioni equivalenti alle auto con motori a combustione interna, onde evitare la necessità di consistenti sostegni economici.

In tale quadro, la consistenza del parco auto nelle diverse alimentazioni è stata elaborata tenendo conto delle prospettive per le immatricolazioni attese dall’industria automobilistica, vincolata a traguardare nel 2021 i 95 g/km medi di CO2 emessa e successivamente 81 g/km nel 2025 e 59,4 g/km nel 2030.

Non sono invece stati invece presi in considerazione i possibili effetti di modifiche della tassazione fra i diversi carburanti, né le potenzialità offerte dallo sviluppo dei cosiddetti “e-fuel”, che implicano una diversa contabilizzazione delle emissioni non solo allo scarico ma anche in fase di produzione e che porteranno i motori a combustione interna ad essere totalmente decarbonizzati nel lungo termine.

Il perseguimento di tali obiettivi richiederà tuttavia un rilevante impegno in termini di investimenti e pertanto sarà essenziale un quadro normativo chiaro e certo per programmarli, in modo da valorizzare al meglio le infrastrutture e le filiere nazionali promuovendo la loro evoluzione.



In sintesi, i principali risultati possono essere riassunti come segue:

  • la domanda di energia primaria complessiva nel 2040 dovrebbe attestarsi a 149,5 Mtep, un volume quasi equivalente a quello della fine degli anni ‘70, con una notevole crescita delle rinnovabili che a quella data dovrebbero coprire circa il 31% della domanda totale, rispetto al 34% del gas naturale e a poco più del 30% del petrolio;
  •  le emissioni di CO2 al 2040 dovrebbero risultare più basse del 49% rispetto al 2005, mentre quelle derivanti dai prodotti petroliferi, grazie al contributo dei biocarburanti, saranno inferiori di oltre il 59% rispetto a quelle del 1990;
  •  la domanda petrolifera risentirà naturalmente del progressivo affermarsi di veicoli più efficienti e di forme di mobilità alternative, con un volume al 2040 intorno ai 47,6 MTonn, ossia 13,3 MTonn in meno rispetto al 2018;
  • nella domanda di trasporto il peso dei prodotti petroliferi passerà dal 92% attuale all’84% circa nel periodo 2030-2040;
  • i consumi di raffineria sono previsti ridursi in conseguenza della tendenziale contrazione della domanda finale di prodotti, ma nel breve-medio termine si assesteranno per adeguare i prodotti alle nuove norme sui bunker;
  • nella composizione del barile raffinato il peso dei distillati medi, per effetto delle norme sui bunker che diverranno operative dal 1° gennaio 2020, è previsto in deciso incremento: dal 55% attuale arriverà al 60% nel 2020, per poi scendere al 58% nel 2040 per l’affermarsi di prodotti più leggeri;
  • il peso dei biocarburanti al 2030-2040 si stima rispettivamente all’1,7% e all’1,8% sulla domanda totale di energia, comprendendo il biometano e l’introduzione di biocarburanti di seconda generazione;
  • la domanda complessiva di gasoli, e in particolare quella di gasolio autotrazione, si assesterà sui volumi attuali fino al 2022, mentre nel lungo termine subirà una contrazione;
  • il parco auto nel 2030 si stima a 34,3 milioni di unità per scendere a 33 milioni nel 2040, rispetto ai circa 35 milioni attuali;
  • le vetture alimentate a gasolio nel 2030 si attesteranno intorno a 11,8 milioni di unità, più 350 mila ibride, e a 7,3 milioni nel 2040, più 800 mila ibride;
  • le vetture alimentate a benzina nel 2030 saranno intorno a 12,2 milioni di unità, più 1,9 milioni ibride, e a 7 milioni nel 2040, più 3,5 milioni ibride;
  • le vetture con alimentazione gpl al 2040 mostrano una leggera contrazione (dai 2,4 milioni attuali a 1,7 milioni), mentre quelle a metano un recupero (da 940 mila a 2,9 milioni);
  •  le auto elettriche pure, sostenute non tanto da salti tecnologici determinanti quanto piuttosto da iniziative a livello locale e da incentivi pubblici, dovrebbero passare dalle 10.000 unità attuali a 2,4 milioni nel 2040, mentre le plug-in benzina dalle 8.000 attuali a 7,4 milioni.


 Comunicato stampa dell'Unione Petrolifera del 6 giugno 2019 


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martedì 18 giugno 2019

Le immatricolazioni delle auto elettriche e ibride negli Stati Uniti ad Maggio 2019



Sono stati pubblicati nel sito dell' EDTA, l'Associazione statunitense dei veicoli elettrici, i numeri relativi alle vendite delle auto elettriche e ibride negli Stati Uniti  di Maggio 2019.  Al fine di fornire tempestivi e affidabili dati di vendita, EDTA ha implementato una nuova metodologia per la classificazione dei veicoli venduti plug-in (ricarica a rete delle batterie) nel suo rapporto mensile. Si classificano ibridi plug-in, dove resta un motore termico oltre a quello elettrico, e i veicoli elettrici puri a batteria. Questi numeri forniti da EDTA sono controllati regolarmente e aggiornati per formare i nostri grafici.


I nostri grafici


Vediamo che nel mese di  Maggio 2019 le auto elettriche pure a batteria (BEV) immatricolate sono state  21.248 il  che rappresenta il record del mese confrontando le vendite degli  ultimi 11 anni, con un +62,4% rispetto allo stesso mese dell'anno passato. Nei primi 5 mesi de 2019 sono state immatricolate 76.815  auto elettriche pure.



Le immatricolazioni delle auto Ibride Plug-in  (PHEV) sono state inferiori a quelle del 2018 e si collocano al secondo posto mese sui 12 anni precedenti, con 7.138 unità, -36,3%. Complessivamente nei primi 5 mesi si sono vendute 34.071 ibride plug-in.




Il totale delle auto Plug-in, elettriche pure e ibride con batteria ricaricabile a rete, sono risultate essere superiori rispetto all'anno passato del 14,4% con 28.669 unità, nonostante il forte decremento delle ibride bilanciato dal ben superiore incremento delle elettriche, per un totale nei primi 5 mesi del 2019 pari a  111.069 vetture plug-in.


Con il seguente grafico vediamo la progressione mese per mese delle immatricolazione dal 2010 ad oggi. 

Progressione mensile



Aggiungiamo un nuovo grafico, quello delle auto alimentate da fuel-cell ovvero quel dispositivo elettrochimico che produce energia elettrica combinando l'idrogeno immagazzinato a bordo con l'ossigeno atmosferico, energia che alimenta un motore elettrico. 





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lunedì 17 giugno 2019

Le rinnovabili e la produzione nazionale di energia elettrica nel mese di Maggio 2019, -2,7%



Qualche giorno fa abbiamo visto i dati relativi al consumo di energia elettrica in Italia nel mese di Maggio 2019 seguendo il comunicato stampa emesso da Terna in cui si certifica, sia pure provvisori. E' stata riscontrata una diminuzione del 3% rispetto allo stesso mese dell'anno passato, con 25.172 GWh.

Adesso prendiamo in esame la produzione nazionale di energia con particolare attenzione verso le energie rinnovabili.

Nel mese di Maggio 2019 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’87,6% con produzione nazionale e per la quota restante (12,4%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. 

In dettaglio, la produzione nazionale netta (22,3 miliardi di kWh) è risultata in diminuzione rispetto a maggio 2018 (-2,7%)

Prosegue la forte crescita della fonte di produzione eolica (+81,3%). In aumento anche la produzione da fonte termica (+5,4%) e da fonte geotermica (+0,8%). In calo, invece, la produzione idroelettrica (-29%) e quella fotovoltaica (-5,4%).


I nostri grafici

Per comprendere facilmente con un semplice sguardo abbiamo realizzato come al solito alcuni grafici con i dati forniti da Terna.

La produzione nazionale dal 2009

Nel mese di Maggio si registra una diminuzione della produzione nazionale del 3,7% rispetto ad Maggio 2018. La quota di produzione delle centrali termiche è cresciuta del 5,7% mentre, tra le rinnovabili, si ha un  forte  aumento dell'eolico dell'81,3%, una forte diminuzione della fonte idroelettrica -29%, sale leggermente il  per  il geotermico con un +0,8%, mentre cala il fotovoltaico del -5,4%.

Il grafico per anno solare ci rivela che ad Maggio 2019 la produzione nazionale risulta essere collocata ad un livello medio, negli ultimi 11 anni presi in considerazione nei nostri grafici con 22.258 miliardi di kWh , ovvero -3,7% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente .



... vediamo la sequenza mensile.


Il grafico seguente rappresenta l'andamento della produzione nazionale come sommatoria dei 12 mesi precedenti alla rilevazione del mese di riferimento. 


Adesso prendiamo in considerazione le singole componenti delle rinnovabili.

La produzione fotovoltaica negli ultimi anni suddivisa per anno solare. Vediamo una diminuzione del fotovoltaico con un -5,4% rispetto all'anno passato con 2.305 GWh.


La produzione eolica negli ultimi anni suddivisa per anno solare, seconda solo al 2010 tocca  1.648 GWh , con una alta percentuale di crescita +81,3% .


Ciascuna delle rinnovabili in un solo grafico.


Qui sotto vediamo la quantità di energia prodotta da fonte idroelettrica separata dalle altre componenti rinnovabili sommate insieme.



Qui sotto è la quantità di energia termoelettrica rapportata a tutte le rinnovabili.



Il grafico seguente mostra il ruolo di tutte le componenti nella produzione nazionale di energia, le rinnovabili (idroelettrica + geotermica/eolica/fotovoltaica) 32,81% e la termica 67,19%.

Nota: nella nostra torta e in tutti i grafici del post abbiamo escluso le biomasse non facenti parte della quota rinnovabile a differenza di Terna che le considera fonti rinnovabili.


Continuiamo con una novità inserita nei post da qualche mese a questa parte per i nostri grafici avendo avuto delle sollecitazioni da parte di lettori del nostro blog.

Il grafico delle rinnovabili come sommatoria dei 12 mesi precedenti al rilevamento ultimo, il primo con il solare, eolico, geotermico, a parte l'idroelettrico.


Negli ultimissimi mesi si rileva una risalita della produzione idroelettrica.




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sabato 15 giugno 2019

Triciclo elettrico di Schuckert, Germania, 1901






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venerdì 14 giugno 2019

Consumi di energia elettrica in Italia: a maggio -3%


In forte crescita la produzione di energia eolica (+81,3%). Nel mese di maggio 2019, secondo quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, la domanda di elettricità in Italia è stata di 25,2 miliardi di kWh, in flessione del 3% rispetto allo stesso mese del 2018. Tale risultato è stato ottenuto a parità di giorni lavorativi (22) ma con una temperatura media mensile inferiore di ben circa 3,6°C rispetto a maggio 2018. Il dato destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura porta a una variazione negativa della domanda elettrica di maggio pari a -1,8%.

La domanda dei primi cinque mesi del 2019 risulta in flessione dell’1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2018. In termini rettificati la variazione diventa -1%.

 A livello territoriale la variazione tendenziale di maggio 2019 è risultata ovunque negativa: -4% al Nord, -1,9% al Centro e -1,4% al Sud.

In termini congiunturali, il valore destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura dell’energia elettrica richiesta a maggio 2019 ha fatto registrare una variazione negativa (-0,6%) rispetto al mese precedente (aprile 2019). Il profilo del trend resta su un andamento decrescente.

Nel mese di maggio 2019 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’87,6% con produzione nazionale e per la quota restante (12,4%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (22,3 miliardi di kWh) è risultata in diminuzione rispetto a maggio 2018 (-2,7%). Prosegue la forte crescita della fonte di produzione eolica (+81,3%). In aumento anche la produzione da fonte termica (+5,4%) e da fonte geotermica (+0,8%). In calo, invece, la produzione idroelettrica (-29%) e quella fotovoltaica (-5,4%).

Dal Comunicato stampa Terna



I nostri grafici
Di seguito vediamo i grafici da noi realizzati prendendo i dati ufficiali pubblicati da Terna a partire dal Gennaio 2006 ad oggi.

Per anno solare. Il consumo del mese si pone in basso tra i livelli di consumo degli ultimi 14 anni,  più in alto solo rispetto al 2016 e 2017.


Per una migliore lettura degli ultimi 9 anni vediamo il grafico sottostante che permette di localizzare il consumo negli anni recenti.


Qui vediamo, dal Gennaio 2006 ad oggi, i mesi in sequenza che rivelano una linea che negli ultimi mesi segna comunque una tendenza ondeggiante con una forte discesa a partire da metà dello scorso anno.



Nel prossimo grafico si evidenzia una sequenza di barre negative relative alle percentuali degli ultimi 73 mesi, ciascuno dei quali si confronta con lo stesso mese dell'anno precedente. Essendo percentuali che si riferiscono allo stesso mese dell'anno precedente il grafico mostra bene la progressione positiva e negativa di anno in anno. Dopo la significativa crescita della maggior parte dei mesi estivi del 2015, si nota un forte calo nell'anno successivo, 2016,  per poi invertire nuovamente con un rialzo nel 2017 mentre nel 2018 vediamo alti e bassi e la predominanza negativa nel 2019 

Adesso prendiamo visione del grafico, significativo e chiaro, che rappresenta l'andamento dei consumi come sommatoria dei 12 mesi precedenti alla rilevazione del mese trascorso. Esso disegna il crollo progressivo. Negli ultimi mesi la silouette disegna alti e bassi con i picchi sempre meno elevati e valli più profonde. Un paio di anomalie vengono dalle crescite dei consumi nei mesi estivi degli ultimi due anni a causa delle condizioni climatiche contingenti, dovuti al riscaldamento globale, a cui si è aggiunta la chiusura francese per le 12 centrali nucleari in revisione a cavallo del 2016/2017, energia da noi prodotta e non importata per i nostri bisogni. In generale si vedono curve con picchi sempre più bassi e minimi più profondi. Ultimamente siamo in una fase di curva che volge verso la discesa.



Per un aggiornamento della produzione nazionale di energia elettrica derivata da fonti rinnovabili rimandiamo la lettura ad un prossimo post dedicato.



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giovedì 13 giugno 2019

Le terre rare cinesi e la criticità degli armamenti statunitensi


Gli armamenti statunitensi, le armi avanzate, dipendono quasi interamente dall'utilizzo di materiali realizzati con le terre rare provenienti in massima parte dalla Cina, per cui, un embargo avrebbe una ricaduta diretta sulla qualità del sistema difensivo americano. Gli USA potrebbero diventare vittima di se stessi nella guerra commerciale intrapresa dal presidente Donald Trump. Questo è il succo del discorso di un articolo online leggibile nel sito Foreign Policy dal titolo How China Could Shut Down America’s Defenses.

La vulnerabilità degli Stati Uniti risiede nel fatto che Pechino mantiene una potente leva sulla capacità di affrontare un processo bellico del suo principale rivale strategico attraverso il controllo di materiali critici.

Ogni arma avanzata degli Stati Uniti dall'arsenale composto dai missili Tomahawk al caccia F-35 dal  sistema Aegis (un sistema di combattimento integrato per unità navali) alle attrezzate e agli incrociatori e tutto il resto, è assolutamente basato sui componenti realizzati con le terre rare, inclusi i magneti permanenti e le leghe speciali che sono quasi esclusivamente made in Cina. Forse più preoccupante è che la fornitura a lungo termine degli Stati Uniti di bombe intelligenti e munizioni teleguidate che avrebbero dovuto essere aggiornate in fretta in caso di conflitto degli Stati Uniti con la Siria, l'Iran, o altri sono essenzialmente affidate dell'accondiscendenza della Cina con la fornitura di questi materiali strategici.

Le minacce cinesi di tagliare le forniture statunitensi di terre rare  prima venivano fatte filtrare da Pechino già a partire da fine maggio ma non sono diminuite fino ad oggi. Anzi, le limitazioni della export della Cina sulla propria tecnologia  sono una risposta alle pressioni degli Stati Uniti sul gigante delle telecomunicazioni Huawei. “La Cina è in grado di impattare la catena di approvvigionamento degli Stati Uniti attraverso alcuni controlli tecnologici”, come è stato scritto in un editoriale cinese al Global Times che volutamente richiama il discorso delle terre rare.

Le terre rare sono in realtà un trigger egemonico. Quindi se gli Stati Uniti entrano in un conflitto, la Cina è in grado di determinare l'esito del conflitto che potrebbe tradursi in uno spostamento egemonico.

Se gli elementi delle terre rare sono diventati l'ingrediente chiave in tutti i tipi di tecnologia civile avanzata come i telefoni cellulari, auto elettriche e apparecchiature di energia rinnovabile, sono doppiamente importanti per la difesa. Ogni sottomarino d'attacco Classe-Virginia  ha bisogno di 9.200 libbre di materiali delle terre rare, mentre ogni F-35 ne ha bisogno per una quantità di 920 libbre, secondo un rapporto del Congressional Research Service del 2013.

L'industria della difesa, come altri settori, ha bisogno di materiali di terre rare che, differentemente a quanto suggerisce il loro nome, in realtà si trovano comunemente in molti luoghi in tutto il mondo ma non concentrate, diffuse, è necessario muovere grandi quantità di terra per estrarre piccole quantità. La maggior parte delle esigenze dell'industria della difesa sono legate a prodotti altamente elaborati partendo da componenti formati delle terre rare, in particolare i magneti permanenti, che sono costituiti essenzialmente solo in Giappone e in Cina. Mentre il Giappone, che subisce l'embargo di terre rare dal 2010/2011, ha fatto qualche progresso nell'emancipazione dalla dipendenza dai fornitori cinesi, ma ancora  profondamente legati con la Cina, non lasciano speranze nel poter aumentare i propri volumi di produzione per rispondere ai consumi degli Stati Uniti, esportando, continuando a soddisfare le proprie esigenze interne.

I prodotti di fascia più alta sono collegati ai magneti di alta potenza che sono ciò che rende funzionanti i sistemi di guida delle bombe intelligenti e missili da crociera.

Ma ci sono una miriade di altri prodotti delle terre rare su cui l'industria della difesa si basa, ad esempio i rivestimenti resistenti alle alte temperature e leghe dei motori a reazione,  i rivestimenti dello stealth per le fusoliere, tutti i sistemi di targeting avanzate, radar avanzati e sonar  e persino gli occhiali per la visione notturna.

Il Pentagono è alle prese con i problemi di vulnerabilità collegati alle terre rare alla base, quella  industriale della difesa, da lunghi anni. Le amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi hanno cercato di rivitalizzare l'industria degli Stati Uniti di terre rare, accumulare materiali critici, o allineare fornitori alternativi ma con scarso successo.



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mercoledì 12 giugno 2019

Le auto elettriche e le fonti rinnovabili potranno far risparmiare oltre € 4 miliardi all'anno a quattro paesi europei


Un nuovo studio ha rivelato che i veicoli elettrici sono in grado di far risparmiare  all'Italia, Francia, Spagna e Regno Unito tra € 500 milioni e € 1,3 miliardi di euro all'anno in ciascuno di questi paesi sfruttando le energie rinnovabili. Più precisamente si calcola che il risparmio annuale intelligente sia per il Regno Unito di € 1,3 miliardi; Italia € 1,26 miliardi; Francia € 1,21 miliardi; e Spagna € 560 milioni. Un sistema di ricarica intelligente, ovvero la ricarica delle auto elettriche al momento migliore della giornata per la rete,  contribuirà ad evitare picchi di domanda e fornire capacità di accumulo di energia quando c'è un eccesso di offerta da fonti rinnovabili. Ciò consentirà di ridurre la necessità di costruire impianti di stoccaggio di rete e di produzione aggiuntivi, secondo i ricercatori  che hanno analizzato la diffusione dei veicoli elettrici fino a 2.040. Questo è quanto leggiamo in un articolo pubblicato sul sito di Transport & Invironment.
Transport & Environment (T&E),  che ha commissionato la ricerca insieme con le società energetiche Enel e Iberdrola e la casa automobilistica Renault, afferma che  per sfruttare questa opportunità i governi UE devono garantire che tutte le nuove infrastrutture di e-carica siano a livello di ricarica intelligente. Una forma di regolamentazione con una tassazione intelligente dovrebbe garantire che i veicoli possano essere  ricaricati durante la notte e durante altre fasce orarie di domanda senza implicare la necessità di realizzare ulteriori impianti di generazione elettrica.

Julia Poliscanova, clean vehicles and e-mobility manager di T&E, ha affermato che i veicoli elettrici non metteranno in crash le reti elettriche come alcuni erroneamente credono. Al contrario, le 'batterie su ruote' potranno far risparmiare costosi aggiornamenti alle reti elettriche in Europa e consentire a più fonti rinnovabili di essere messe nelle linee elettriche più velocemente. Tutto ciò che serve è quello di ricaricare le batterie al momento giusto della giornata, ad esempio durante il giorno nei paesi soleggiati.

Lo studio rileva che il riutilizzo dell'energia immagazzinata nelle batterie EV come deposito fa ulteriormente risparmiare alle imprese 42% rispetto al prezzo di installazione di nuove batterie ad uso stazionario. Uno degli usi più promettenti per le batterie proposto è quello di evitare i picchi della domanda da parte degli utenti di veicoli elettrici pesanti come depositi di ricarica delle flotte di autobus elettrici durante la notte.

Inoltre lo studio mette in luce il fatto che attualmente in l'Europa non ci sono impianti atti al riciclo delle batterie dei veicoli elettrici ora presenti sulle sue strade. La maggior parte degli impianti di riciclo in Europa è in grado di lavorare le batterie al piombo acido, ma non quelle agli ioni di litio che sono le più utilizzate nelle auto elettriche moderne. T&E ha ricordato che la nuova direttiva sulle batterie dell'UE, prevista entro la fine dell'anno, deve fissare obiettivi ambiziosi per il riciclo delle batterie agli ioni di litio che fornirà certezza degli investimenti per l'industria del riciclo.

Julia Poliscanova ha concluso: “Il riciclo non è solo un pilastro fondamentale della produzione di batterie sostenibile, ma ha anche un enorme potenziale per salvaguardare i metalli importanti come il cobalto e litio in Europa, la creazione di nuove industrie verdi e posti di lavoro per il futuro. Oggi l'Unione europea non è pronta a riutilizzare questi materiali di valore. La prossima Commissione dovrebbe presentare una strategia industriale verde per la mobilità elettrica e le batterie “.

Fonte Transport & Invironment


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