Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


lunedì 6 ottobre 2008

Veicolo elettrico polifunzionale per usi agricoli

Comunicato stampa

Il 30 settembre 2008 è stato finalmente provato con successo e su strada il primo veicolo elettrico polifunzionale per uso agricolo. Il veicolo è prodotto del progetto RAMseS finanziato dalla Commissione Europea (Ottobre 2006), che punta allo sviluppo di un sistema innovativo capace di escludere completamente tutti i problemi relativi alla crescita esponenziale dei costi dei carburanti derivanti dalle riserve fossili, permettendo alle aziende agrarie, in particolare quelle vivaistiche o poste in aree particolarmente svantaggiate, una indipendenza totale dalle fonti fossili (gasolio, lubrificanti, additivi, ecc) che incidono fortemente sul bilancio dell’azienda stessa.

Si tratta di un veicolo polifunzionale o multiuso di taglia media azionato da un motore elettrico (12 kW/15,6 CV), con energia fornita da batterie direttamente caricate dalla fonte solare di un tetto fotovoltaico di alta efficienza. Il veicolo RAMseS è inoltre utilizzabile per vari tipi di trasporti (vasi, sacchi, prodotti agricoli, ecc), per l'irrigazione (come pompa solare), per l’applicazione di antiparassitari, e potrebbe funzionare anche come veicolo stradale di bassa velocità per tutti gli usi necessari.

Al progetto partecipano 11 partners appartenenti a 7 paesi (4 dell’Unione Europea: Italia, Irlanda del Nord, Polonia e Spagna e 3 del sud del Mediterraneo: Libano, Marocco e Giordania).

Il veicolo RAMseS è stato ideato dal Prof. Bardi e dal Dr. Toufic El Asmar dell’Università di Firenze che hanno guidato in Italia il team che ha progettato e costruito il mezzo, ossia lo Studio Paolo Pasquini di Bologna e la ditta OELLE Costruzioni Meccaniche di Torre Orsaia. Mentre la messa a punto dell’apparato di controllo elettronico è stato eseguito dalla Elektrosistem a Cento (provincia di Ferrara).

Toufic El Asmar
Coordinatore Internazionale del Progetto RAMseS
Firenze, 03/10/2008

2 commenti:

Silvano Robur ha detto...

Negli anni venti in Italia si incominciò a parlare di "aratura elettrica" e vennero eseguiti i primi esperimenti all'interno dei primo consorzi di bonifica.
All'epoca i consorzi, oltre ad eseguire le opere di bonifica vere e proprie, avevano il compito di servire i vari poderi di una rete di acquedotti e di elettricità.
L'aratura elettrica veniva praticata mediante il tiro degli aratri a mezzo di argani mossi da motori elettrici asincroni con rotori ad anelli.
Gli argano venivano posti ai bordi a valle del fondo da lavorare.
L'iniziativa era incoraggiata dal regime fascista che ne vedeva la strada verso l'affrancamento dell'importazione di prodotti petroliferi verso il compimento di una economia autarchica basata sullo sfruttamento delle risorse idroelettriche.
Venne però abbandonata perchè occorrevano due persone, una all'argano elettrico e una all'aratro con conseguente dispendio di spese di personale. Per l'aratura autarchica si preferì usare trattori alimentati a metano (abbondantissimo nella pianura padana) o a gasogeno (un gas prodotto dalla distillazione di carbone ottenuto riscaldando mediante la combustione della legna il carbone stesso in un serbatoio ermeticamente chiuso). Negli altri casi si usarono trattori monocilindrici "a testa calda" che usavano scarti di raffinazione dal costo molto basso.
I più famosi erano i Landini caratterizzati da avere un solo cilindro e ruote in ferro artigliate.

Toufic ha detto...

Correttissimo; infatti nello stesso periodo negli Stati Uniti funzionavano tattori collegati a fili elettrici come i tram.

Tanti saluti

Toufic El Asmar