Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


mercoledì 22 novembre 2017

Differenza prezzi dei carburanti tra Italia e USA

Nel proprio sito web l'EIA ('US Energy Information Agency ) ha fornito ieri l'analisi dei costi al dettaglio dei carburanti per autotrazione, benzina e gasolio, prezzi medi per il mese di Settembre. Un utile occasione per confrontarli con i prezzi registrati in Italia nello stesso mese.


Questo è lo screenshot della pagina EIA di ieri.





Al cambio la valuta americana USD valeva ieri  0,8530 euro alle ore 14.00 in Italia. 
Riportando il costo in Euro la benzina costava a Settembre 2,260 al gallone quindi € 0,597 al litro (1 gallone è pari a 3,7854118 litri) mentre il gasolio costava 2,79 USD al gallone ovvero € 2,38 quindi € 0,629 al litro. Questo è il costo che l'automobilista statunitense paga con il rifornimento alla pompa.
Il costo effettivo del carburante nella sua componente quale derivato del petrolio è rispettivamente il 45% per la benzina e il 42% per il gasolio, ovvero, considerando il costo del carburante con i costi di raffinazione e distribuzione pesa sull'utente finale per l'88% la benzina e 89% per il gasolio, pesando le tasse per il 12% e l'11% rispettivamente. 
Di conseguenza il costo della materia prima, espressa in Euro è 0,269 per la benzina e 0,283 per il gasolio.

Prendiamo adesso dal sito ufficiale della Unione petrolifera il costo del carburante alla pompa e le varie suddivisioni.





La prima cosa che salta agli occhi nostrani è il divario con nostri prezzi alla pompa misurabili in circa 2,5/3 volte soprattutto imputabile alle tasse considerate come IVA e accise che insieme pesano per il 65% nella benzina e il 62% nel gasolio.
Ma non basta. Anche il costo della materia prima è alta, 55% in più per la benzina  e il 52% per il gasolio, rispettivamente 0,417 euro e 430 euro.

Ritornando ai dati visibili nel sito EIA vediamo una discrepanza notevole tra i prezzi alla pompa di uno stato rispetto all'altro. Per esempio, il 13 Novembre la California ha registrato, come sempre del resto, il prezzo medio più alto per la benzina con 3,275 USD al gallone, mentre si sono pagati 2,302 USD al gallone sulla costa meridionale del Golfo del Messico. Idem per il gasolio. Prezzo più alto in California, 3,610 USD, prezzo più basso sul Golfo, 2,697. Un dollaro a gallone, il che non è poco.




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martedì 21 novembre 2017

Il business del riciclo delle batterie delle auto elettriche

Le imprese del riciclo stanno affinando i processi per recuperare i metalli che sono stati utilizzati nelle batterie nel modo più economico ed efficiente possibile affinchè possano essere riutilizzati per produrre nuove batterie. Lo scopo è duplice sia di fare affari sia affrontare un decifit di  materiali come il cobalto e il litio nel momento in cui le vendite di auto elettriche decolleranno tra il 2020 e il 2025. 

Il principale ostacolo che le aziende del riciclo devono affrontare oggi è la carenza di batterie esauste da riciclare per rendere la loro tecnologia ottimale dal punto di vista costo-efficacia, in mancanza ancora di grandi numeri necessari nelle vendite di auto elettriche e della necessità di riciclare i materiali. 

I profitti? I profitti possono venire anche nell'immediato per il fatto che il prezzo del carbonato di litio e la grafite naturale o sintetica è raddoppiato o triplicato negli ultimi tre/quattro anni. La domanda di cobalto e litio già nel 2021 sono calcolati per 30 mila e 81 mila tonnellate all'anno, parte delle quali potrebbero essere fornire dalle aziende del riciclo con una percentuale che va  dal 10% al 18% con un bel guadagno considerando i costi del materiale, ma anche una necessità fatta virtù  soprattutto per il cobalto che ha attualmente il Congo come fornitore fondamentale mentre le riserve di litio e miniere da sfruttare sono ancora numerose, sparse tra la Cina a alcuni paesi andini per quantità considerevoli.

Gli impianti pilota del riciclo ci sono già ma sono in attesa delle batterie esauste in quantità e della grande partenza del mercato.

Questi sono i temi affrontati da un interessante articolo dell'agenzia Reuters, Metal recyclers prepare for electric car revolution, di qualche giorno fa.





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lunedì 20 novembre 2017

Il consumo di carburanti per autotrazione a Ottobre 2017

L'altro giorno abbiamo visto il consumo di petrolio nel mese di Ottobre 2017 con i relativi grafici, adesso ci concentriamo sul consumo di carburante per autotrazione aiutandoci sempre con i grafici da noi realizzati per evidenziare l'evoluzione dei consumi.
Nel mese di Settembre la domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) è risultata pari a circa 2,5 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di benzina e 1,9 milioni di gasolio, con un decremento dell’8,7% (-237.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2016.


prodotti autotrazione, con un giorno lavorativo in più, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso è diminuita dello 0,6% (-4.000 tonnellate) rispetto a ottobre 2016, mentre il gasolio autotrazione è aumentato del 2,3% (+45.000 tonnellate).
Nei primi dieci mesi del 2017  la benzina ha mostrato una flessione del 3,8% (-242.000 tonnellate) e il gasolio dello 0,4% (-77.000 tonnellate).

Nei primi dieci mesi del 2017 la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), pari a poco più di 25 milioni di tonnellate, ha evidenziato un calo dell’1,2% (-319.000 tonnellate).
Passiamo ai grafici


Il consumo dei carburanti per autotrazione

Vediamo i grafici da noi realizzati suddivisi per anno solare a partire dal 2007.

Il consumo della benzina a Ottobre è al livello più basso degli ultimi 11 anni presi in considerazione.


... mentre il consumo di gasolio è nella penultima posizione più in alto solo rispetto all'anno passato.



Qui sotto vediamo l'andamento del gasolio più la benzina. Al livello più basso dopo il 2016.



Adesso vediamo i grafici che prendono in considerazione i consumi sommando gli ultimi 12 mesi includendo il mese di riferimento. Non fanno altro che confermare quanto detto sopra.

Per la benzina continua a diminuire nei consumi.



Il gasolio è nin una curva discendente.




Il grafico che mette insieme la benzina e il gasolio disegna una curva che ha intrapreso una direzione verso il basso.



GPL

Diamo un'occhiata anche al consumo del gpl da trazione, essendo anch'esso un derivato del petrolio. Una leggera risalita mensile dello 0,7 % ma dopo un crollo del 6,2% del mese di settembre. 142 mila mila tonnellate, stabile nei consumi del 2017, ma in fase di discesa considerando i 12 mesi precedenti.









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domenica 19 novembre 2017

Gas e petrolio in una crisi prossima ventura

Due notizie per cogliere  i segnali del crollo dell'impero del petrolio e gas dietro l'angolo. Che siano segnali è evidente, quanto il crollo dell'impero sia imminente non è dato sapere al momento.

La prima riguarda la poderosa Siemens AG,  la conglomerata tedesca, la maggiore d'Europa per fatturato e dipendenti con quartieri generali tra Berlino, Monaco di Baviera, Erlangen e Milano, suddivisa in 4 settori, Infrastructures and Cities, Industry, Energy, Healthcare. A livello mondiale conta circa 360.000 dipendenti in 190 Paesi,  con un fatturato  nel 2016 di 1.901 milioni di euro. In questi giorni, la Siemens ha dichiarato l'intenzione di mandare a casa 6.900 persone, la metà delle quali in Germania, e chiudere 2 stabilimenti prossimamente. "Siemens risponde alla rapida accelerazione dei cambiamenti strutturali nella produzione delle energie fossili e nel settore delle materie prime", spiega un comunicato del colosso industriale tedesco che sottolinea in particolare la riduzione della domanda di turbine a gas.

La seconda riguarda   i fondi sovrani norvegesi gestiti dalla Norges Bank (1.000 miliardi di dollari in beni) che verranno progressivamente disimpegnarsi dalle compagnie petrolifere e del gas. Norges Bank gestisce il più grande fondo sovrano del mondo e ha appunto dichiarato che vuole limitare la vulnerabilità del regno di Norvegia ai rapidi cambiamenti dei prezzi degli idrocarburi.

Segnali.




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sabato 18 novembre 2017

Maltempo dalla siccità all’alluvione per i cambiamenti climatici

Maltempo. Mancano 60 miliardi di metri cubi d’acqua per la siccità
Mancano almeno 60 miliardi di metri cubi di acqua per effetto di un 2017 straordinariamente siccitoso in cui è caduto in Italia circa 1/3 di pioggia in meno dall’inizio dell’anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’ondata di maltempo con vento, pioggia e neve, sulla base dei dati Ucea relativi ai primi dieci mesi dell’anno. Non solo disagi e danni, l’arrivo della pioggia e della neve è importante per dissetare i campi resi aridi dalla siccità e ripristinare le scorte idriche nei terreni, nelle montagne, negli invasi, nei laghi e nei fiumi a secco. Le precipitazioni pero’ – sottolinea la Coldiretti – per poter essere assorbite dal terreno devono cadere in modo continuo e non violento, mentre gli acquazzoni aggravano i danni provocati dagli allagamenti con frane e smottamenti. Il repentino abbassamento della colonna di mercurio e i violenti temporali confermano i cambiamenti climatici in atto che in Italia – continua la Coldiretti – si manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate da bombe d’acqua con effetti sulle coltivazioni e sulla stabilità idrogeologica del territorio. A causa delle frane e delle alluvioni provocate dai cambiamenti climatici l’agricoltura italiana – conclude la Coldiretti – ha perso piu’ di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio, tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. (13 Novembre)

Maltempo: +38% precipitazioni a novembre, Italia in tilt
Tra pioggia e neve a novembre è caduto il 38% in più di precipitazioni che hanno mandato in tilt l’Italia tra blocchi stradali, frane, allagamenti e black out elettrici che hanno coinvolto le campagne dove, con l’emergenza per pulire le strade, sono stati mobilitati migliaia di agricoltori con trattori utilizzati come spalaneve e spandiconcime adattati per la distribuzione del sale contro il gelo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade di novembre. Gli effetti – sottolinea la Coldiretti – si fanno sentire sull’agricoltura con allagamenti dei campi, difficoltà di circolazione soprattutto nelle aree interne, ma anche mancanza di elettricità nelle stalle che impedisce di mungere le mucche e di refrigerare il latte che rischia cosi’ di essere gettato. Non solo disagi e danni, l’arrivo della pioggia e della neve – continua la Coldiretti – è importante per dissetare i campi resi aridi dalla siccità e ripristinare le scorte idriche nei terreni, nelle montagne, negli invasi, nei laghi e nei fiumi a secco. 
Mancano infatti – precisa la Coldiretti – almeno 60 miliardi di metri cubi di acqua per effetto di un 2017 straordinariamente siccitoso in cui è caduto in Italia circa 1/3 di pioggia in meno nei primi dieci mesi dell’anno. Le precipitazioni pero’ – sottolinea la Coldiretti – per poter essere assorbite dal terreno devono cadere in modo continuo e non violento, mentre gli acquazzoni aggravano i danni provocati dagli allagamenti con frane e smottamenti. Il repentino abbassamento della colonnina di mercurio e i violenti temporali confermano i cambiamenti climatici in atto che in Italia – continua la Coldiretti – si manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate da bombe d’acqua con effetti sulle coltivazioni e sulla stabilità idrogeologica del territorio. A causa delle frane e delle alluvioni provocate dai cambiamenti climatici l’agricoltura italiana – conclude la Coldiretti – ha perso piu’ di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio, tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. (16 Novembre)

Dal sito web della Coldiretti


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venerdì 17 novembre 2017

I consumi petroliferi ad ottobre 2017 in Italia

Stando a dati ancora provvisori, nel mese di ottobre 2017 i consumi petroliferi italiani sono ammontati a 5,1 milioni di tonnellate, con un incremento dello 0,9% (+47.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2016.

La domanda totale di carburanti (benzina + gasolio) nel mese di ottobre è risultata pari a circa 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di benzina e 2 milioni di gasolio, con un incremento dell’1,6% (+41.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2016, un dato più in linea con l’andamento dell’anno dopo il dato di settembre anomalo.

I prodotti autotrazione, con un giorno lavorativo in più, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso è diminuita dello 0,6% (-4.000 tonnellate) rispetto a ottobre 2016, mentre il gasolio autotrazione è aumentato del 2,3% (+45.000 tonnellate).

Le vendite sulla rete di benzina e gasolio nel mese di ottobre hanno segnato, rispettivamente, un incremento dello 0,2% e dell’1,4%.

Nel mese considerato le immatricolazioni di autovetture nuove sono aumentate del 7,3%, con quelle diesel che hanno rappresentato il 55,1% del totale (era il 58,4% a ottobre 2016), e quelle di benzina al 31,7%.

Quanto alle altre alimentazioni, nel mese considerato, continua la crescita delle ibride arrivate al 4,2% (rispetto al 2,3% di ottobre 2016); stabile quello delle elettriche allo 0,1% e del metano al 2%. Il gpl sale al 6,9%.

Nei primi dieci mesi del 2017 i consumi sono stati invece pari a poco meno di 49 milioni di tonnellate, con un decremento dell’1,1% (-545.000 tonnellate) rispetto allo stesso periodo del 2016.

La benzina nel periodo considerato ha mostrato una flessione del 3,8% (-242.000 tonnellate) e il gasolio dello 0,4% (-77.000 tonnellate).

Nei primi dieci mesi del 2017 la somma dei soli carburanti (benzina + gasolio), pari a poco più di 25 milioni di tonnellate, ha evidenziato un calo dell’1,2% (-319.000 tonnellate).

Nello stesso periodo le nuove immatricolazioni di autovetture sono risultate in crescita dell’8,9% con quelle diesel a coprire il 56,5% del totale e quelle a benzina il 32,1%.

Le auto ibride hanno coperto il 3,2% delle nuove immatricolazioni (rispetto al 2% del 2016), le elettriche si confermano allo 0,1%, quelle alimentate a GPL e a metano rispettivamente al 6,5 % e all’1,6%.

Comunicato stampa Unione Petrolifera





 I nostri grafici 

Qui di seguito sono i nostri grafici preparati grazie ai dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico riguardanti il consumo di petrolio. Dedicheremo a parte un post sul consumo dei carburanti nei prossimo giorni.

Il petrolio


Il grafico con i consumi di petrolio per anno solare. Il consumo del mese appena trascorso  naviga ai livelli più bassi degli ultimi 12 anni presi in considerazione pur salendo, sia pur di poco, 0,6%, ma continua a scendere nei primi 10 mesi  del 2017 con l'1,1%.


Il grafico dei consumi con i mesi in sequenza dal Gennaio 2006.

Il grafico seguente è relativo ai consumi sommando i 12 mesi precedenti al mese di riferimento partendo dal dicembre 2006. Dopo una risalita partita all'inizio del 2012 e una stabilizzazione nei mesi del 2016 la tendenza alla diminuzione risulta essere evidente, lenta e costante.

Il grafico delle percentuali mese su mese dell'anno precedente dal Gennaio 2006. A Settembre si è vista una caduta dei consumi e una leggera ripresa a ottobre ma non si inverte la curva della tendenza.


Prossimamente osserveremo graficamente il consumo dei carburanti con un post dedicato.





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giovedì 16 novembre 2017

Il metallo raro "nascosto" nelle auto elettriche, disprosio

A seguito di una conversazione privata, ho chiesto all'amico Corrado di riassumere concetti  essenziali riguardanti le 'terre rare', elementi poco conosciuti ai più quanto importanti per la tecnologie più moderne presenti nella nostra vita di tutti i giorni. Qui di seguito l'interessantissima analisi.

Da sempre guardo con sospetto l’abuso di terre rare che, come ricordano i chimici, comprendono anche elementi in realtà abbastanza diffusi ma poco abbondanti, detto alla vecchia maniera.
E’ quasi con dolore che, giorni fa, ho dovuto modificare un processo industriale basato sul cobalto per sostituirlo con il neodimio, prezioso per i magneti, solo perché in alcuni mercati il cobalto è stato bandito, anche laddove sia completamente ossidato. Stessa sorte toccò anni fa al selenio, sostituito necessariamente con l’erbio, altra terra rara indispensabile per esempio nelle fibre ottiche. E già dalla Cina, dove le terre rare costano poco, è partita un’offensiva vestita di ecologia che costringerà a sostituire l’antimonio con il cerio, in modo da accrescere le difficoltà dei produttori occidentali. Alcuni concorrenti usano addirittura il gadolinio, disperdendolo per sempre, solo per non infrangere un brevetto riguardante la semplice produzione di beni voluttuari. Basti pensare che, grazie alla scarsissima interazione coi sistemi biologici, il gadolinio è l’unico mezzo di contrasto ammesso per analisi mediche importanti come la RMN al cervello.

Riguardo al disprosio, non sarà lui a frenare le auto elettriche, basti pensare che i motori elettrici dei veicoli Renault (i Francesi la sanno lunga nella protezione degli interessi nazionali) non fanno uso di magneti permanenti, così non rischiano ricatti da est. Grazie alle moderne tecniche di simulazione e progettazione elettromagnetica, un motore realizzato con acciaio, rame, vernice, cartone ed eventuale carbonio può oggi pagare anche solo uno o due punti percentuali in efficienza, rispetto ad una alternativa basata su terre rare. Il vero svantaggio è il costo di realizzazione, ma anche questo è in corso di riduzione grazie ad una automazione sempre più spinta (l’industria italiana è messa bene su questo punto, anche grandi costruttori come Siemens ed ABB usano spesso macchine avvolgitrici italiane).

Un rischio più concreto riguarda la produzione di energia elettrica da rinnovabili: i generatori eolici ed idroelettrici oggi raggiungono certe efficienze grazie all’innalzamento del punto di Curie ottenuto con l’addizione di terre rare alle normali miscele di samario-cobalto o, nella maggior parte dei casi, di neodimio-ferro-boro, che permette di operare con magneti di dimensioni ridotte.

Magari torneremo indietro come efficienza, ma non dimentichiamoci che tutte le principali macchine elettriche funzionavano piuttosto bene prima della diffusione nell’industria delle terre rare

Quello che mi spaventa sono gli usi in medicina e nelle telecomunicazioni: questi possono davvero mettere in crisi il BAU. Pensate solo che i tubi catodici a colori usati ovunque per mezzo secolo erano basati sull’europio, indispensabile nella produzione del “fosforo” rosso nella terna RGB.

Ing. Corrado Petri







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mercoledì 15 novembre 2017

Produzione industriale a Settembre 2017 scende dopo 4 mesi

A settembre 2017, dopo quattro mesi di continua crescita, l'indice destagionalizzato della produzione industriale registra una diminuzione dell'1,3% rispetto ad agosto.

L'indice destagionalizzato mensile cresce nel comparto dei beni di consumo (+0,4%); diminuzioni segnano invece i raggruppamenti dell'energia (-6,3%), dei beni intermedi (-3,0%) e dei beni strumentali

 (-2,0%). I livelli di attività rimangono comunque elevati ed allineati con quelli di luglio 2017 per tutti i principali raggruppamenti, ad eccezione dell'energia.

Nel terzo trimestre la produzione è aumentata in media dell'1,5% nei confronti dei tre mesi precedenti, in accelerazione rispetto alla crescita congiunturale registrata per il trimestre precedente (+1,2%).

Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2017 l'indice è aumentato in termini tendenziali del 2,4% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di settembre 2016). La crescita tendenziale prosegue da febbraio 2017 e nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è aumentata del 2,9%.

In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a settembre 2017 aumenti per i beni strumentali (+4,6%) e i beni di consumo (+3,7%); più limitato è l'aumento dei beni intermedi (+1,8%) mentre una variazione negativa segna il comparto dell'energia (-4,4%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2017 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+11,1%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,9%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+5,9%)

Comunicato Istat



I nostri grafici.

Indice generale della produzione industriale: destagionalizzato, corretto per gli effetti di calendario (base 2010=100).


Quello che che segue è il grafico che riguarda il solo andamento della produzione industriale dell'energia, indicatore secondario dello stato di salute dell'economia nazionale.



Per ultimo vediamo il nostro grafico per ricordare storicamente l'andamento della produzione su base trimestrale dal 2004 al 2013




Intanto l'Istat dà una nuova indicazione sull'andamento del PIL, indice discutibile, ma tant'è.
Stima preliminare del Pil 
Nel terzo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell'1,8% nei confronti del terzo trimestre del 2016.
Il terzo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2016.
La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura e di un aumento nei settori dell'industria e dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia di quella estera (esportazioni al netto delle importazioni). La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,5%.




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martedì 14 novembre 2017

Anche Continental vuole produrre batterie per le auto elettriche

Tutti conosciamo la Continental AG essendo essa uno dei primi produttori mondiali di pneumatici, ma anche di sistemi di frenata, di sistemi di controllo di stabilità del veicolo e di altre parti per automobili e autocarri.

Il vento soffia e si comincia ad annusare un mercato emergente e foriero di grandi affari per i grandi costruttori che vivono nel mondo automotive nella produzione di batterie. Un po' tutti lo hanno capito anche se fanno finta di niente sperando di sbarcare il lunario ancora un po' con le auto tradizionali, anche a metano. L'ultimo refolo tira appunto dalle parti della Continental che ha deciso di inserirsi nel nuovo mercato delle auto elettriche con le batterie di ultima generazione secondo quanto afferma lo stesso Elmar Degenhart,  amministratore delegato delegato dell'azienda, in una intervista alla rivista tedesca Automobilwoche

Sostanzialmente il CEO tedesco afferma che la Continental sta valutando l'ipotesi concreta per la costruzione di unità produttive per la realizzazione di batterie utili per i veicoli elettrici del futuro cercando partner per contrastare statunitensi e asiatici. E' necessario creare un consorzio per distribuire l'onere dei costi che si aggirerebbero intorno ai tre miliardi di euro.

Questo è quanto possiamo leggere dell'articolo online di Automobilwoche, non di più. 
Andando in giro per il web troviamo altri particolari da aggiungere. L'investimento di 3 miliardi di euro sarebbero necessari per uno o più impianti in grado di fornire le batterie per circa 500.000 auto elettriche l'anno, batterie di nuova generazione quelle allo stato solido, che potrebbero entrare in produzione nel 2024 o 2025. Queste batterie allo stato solido promettono un salto tecnologico nella densità di energia e nei costi, ma la logistica resta importante a tal punto che Continenental vorrebbe generare stabilimenti produttivi nei tre continenti, uno in Europa, uno in Nord America e un altro in Asia, in modo da essere vicino ai futuri clienti. Così si vorrebbe contrastare i piani industriali di LG e Samsung che stanno costruendo piccole fabbriche di batterie in Polonia e in Ungheria, dove l'energia elettrica costa il 50% meno.

Attualmente il mercato è dominato da imprese giapponesi Panasonic e NEC, le coreane LG e Samsung e le cinesi BYD e CATL, Tesla negli Stati Uniti.

L'Unione europea lo scorso mese ha ospitato dirigenti automotive, chimici e ingegneri per discutere lo sviluppo e la produzione di batterie nel blocco UE, promettendo finanziamenti per sostenere la creazione di un consorzio ma anche lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici nel suo complesso.









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lunedì 13 novembre 2017

Auto elettriche, ibride e fuel cell negli Stati Uniti, le immatricolazioni delle a Ottobre 2017

Con l'introduzione nelle statistiche EDTA delle auto alimentate dalle celle a combustibile abbiamo aggiunto il grafico corrispondente affiancandolo a quelli delle auto elettriche e ibride. 
Le auto alimentate dal sistema di fuel cell, sempre e comunque da considerare auto a trazione elettrica, motore elettrico con elettricità generata dalla combinazione dell'idrogeno immagazzinato con l'ossigeno prelevato dall'atmosfera circostante in grado di emettere solo vapor acqueo come residuo, tanto da considerarle auto a emissioni locali zero.

Il mercato delle auto elettriche e ibride negli USA a Ottobre migliora i propri numeri. Da due mesi crescono le immatricolazioni mensili di tutti i comparti eccetto che in quello delle auto ibride non plug-in dall'inizio della storia delle registrazioni statistiche vecchia di 8 anni. Crescono le immatricolazioni delle  auto elettriche con la batteria, le ibride elettriche a plug-in (a percorrenza estesa con ricarica delle battere alla presa elettrica) continuano a crescere, le auto ibride tradizionali mantengono un numero elevato di immatricolazioni, con  quasi 30 mila unità  nel mese appena trascorso.
I numeri pubblicati dalla EDTA, l'Associazione statunitense dei veicoli elettrici sono a noi utili per realizzare i consueti grafici che chiariscono meglio di qualsiasi altro discorso l'andamento delle vendite mese per mese con il trascorrere degli anni solari.

Altro dato interessante è quello che  nei primi 10 mesi dell'anno in corso, 2017, è stabile se confrontato a quello del mese passato il rapporto tra le immatricolazioni delle auto elettriche e ibride rispetto al mercato totale con un 3,28 (contro il 3.11 di due mesi fa). Percentuali inferiori a quelle del nostro Paese che ha toccato nel mese di Ottobre che salta al 4,3% mentre nei primi 10 mesi e del 3,3% nei primi 10 mesi .


I nostri grafici

Ricordiamo che negli USA si utilizza una classificazione ben precisa in base alle caratteristiche tecniche dei veicoli elettrici suddividendo le auto che hanno un motore elettrico di trazione da quelle che abbinano un motore termico ad uno di supporto parziale o alternativo. Ecco i dati ufficiali relativi al mese di Ottobre secondo le categorie ben precise: le auto elettriche pure, le elettriche plug-in a percorrenza estesa, auto elettriche con il dispositivo a celle a combustibile e le auto ibride.

Seguono qui i nostri grafici esplicativi suddivisi per categorie delle auto elettriche secondo gli anni solari a partire dal 2010 fino ad oggi considerando le immatricolazioni mensili.

Sono state vendute e quindi immatricolate negli USA ad Giugno 2017:

29451 auto ibride (HEV)



6.655 auto  Ibride Plug-in  (PHEV)



6.773 auto elettriche pure a batteria (BEV) ...



... ed eccoci alla novità della auto a fuel cell (idrogeno) Sono state immatricolate a Ottobre 252 auto....



... per un totale, relativamente al mese di Settembre di 43.141  auto elettriche tra HEV, PHEV e BEV e Fuel Cell.







La progressione mensile dal Gennaio 2010 .






L'introduzione delle auto elettriche/ibride è del 3,28%, 463.424 su 14.149.392 auto immatricolate nei primi 10 mesi dell'anno in corso.







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