Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


sabato 19 gennaio 2019

Produzione industriale a Novembre 2018, scende, ma ...


A novembre 2018 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,6% rispetto a ottobre. Nella media del trimestre settembre–novembre 2018 il livello della produzione registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo nel comparto dell’energia (+1,0%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-2,4%), i beni strumentali (-1,7%) e i beni di consumo (-0,9%).

Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2018 l’indice è diminuito in termini tendenziali del 2,6% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2017). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,2% rispetto all’anno precedente.

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a novembre 2018 una moderata crescita tendenziale solo per i beni di consumo (+0,7%); diminuzioni rilevanti si osservano, invece, per i beni intermedi (-5,3%), per l’energia (-4,2%) e, in misura più contenuta, per i beni strumentali (-2,0%).

I settori di attività economica con variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,7%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+1,3%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%). Le maggiori flessioni si rilevano, viceversa, nell’industria del legno, della carta e stampa (-10,4%), nell’attività estrattiva (-9,7%) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-6,7%).


Comunicato stampa Istat


I nostri grafici.

Indice generale della produzione industriale: destagionalizzato, corretto per gli effetti di calendario (base 2015=100) a partire dal Gennaio 2016.


Quello che che segue è il grafico che riguarda il solo andamento della produzione industriale dell'energia, indicatore dello stato di salute dell'economia nazionale.




Per una visione storica dell'andamento della produzione vediamo il nostro vecchio grafico su base trimestrale dal 2004 al 2013 con l'indice base 2005=100.


...e l'altro che utilizza la base 2010=100 nel periodo Gennaio 2011 / Dicembre 2017.




Due annotazioni finali.

La contrazione dell'indice di produzione industriale non riguarda solo l'Italia anzi, sembra tra le meno cattive.

Il titolo Ansa del 14 Gennaio è esemplificativo della situazione.

Ue-19: crolla la produzione industriale a novembre, -1,7%Record in Irlanda (-7,5%), male Germania (-1,9%), Italia -1,6%Crollo della produzione industriale a novembre rispetto a ottobre: nella zona euro è scesa dell'1,7%, nella Ue-28 dell'1,3%. Lo comunica Eurostat. A ottobre era aumentata di 0,1% in entrambe le aree. Su base annuale è crollata del 3,3% nell'area euro e del 2,2% nella Ue-28. Il calo più ampio si registra in Irlanda (-7,5%), Portogallo (-2,5%), Germania e Lituania (-1,9%). In Italia confermato il calo di 1,6%, dato già pubblicato dall'Istat venerdì scorso.



Altra annotazione. Abbiamo visto recentemente la situazione dell'occupazione e disoccupazione in Italia nello stesso mese di Novembre nella quale si aveva una stabilizzazione degli occupati e una discesa dei disoccupati. Vedremo se confermata dalle rilevazioni di Dicembre 2019.




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venerdì 18 gennaio 2019

I consumi petroliferi a Dicembre 2018 a +2,3% e un incremento del 3,7% nell'intero 2018


Stando ai dati provvisori della rilevazione MISE odierna si rileva quanto segue:

MESE DI DICEMBRE 2018                                             
I consumi petroliferi italiani sono ammontati a 5 milioni di tonnellate, con un incremento pari al 2,3% (+113.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2017. 
I consumi di carburanti autotrazione (benzina+gasolio), con un giorno lavorativo in più, sono risultati pari a quasi 2,6 milioni di tonnellate, di cui 0,6 milioni di benzina e 2 milioni di gasolio, con un incremento del 5,4% (+131.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2017. Nel confronto occorre tenere però conto che nel 2018 è stato ampliato il campione della rilevazione.

In particolare:
la benzina totale ha mostrato un incremento del 3,2% (+19.000 tonnellate) con un incremento della benzina venduta sulla rete del 3,1% rispetto a dicembre 2017;
il gasolio autotrazione evidenzia un incremento del 6,1% (+112.000 tonnellate) con un incremento del gasolio venduto sulla rete del 4,6% rispetto a dicembre 2017.
Da segnalare la performance molto positiva dei bitumi (+48,1%) che, a partire dall’inizio dell’estate, hanno invertito un trend per lungo tempo negativo.

Si ricorda che nel mese di dicembre le immatricolazioni di autovetture nuove hanno evidenziato un aumento del 2%. Quelle diesel hanno rappresentato il 45,9% del totale (era il 56,6% a dicembre 2017), mentre quelle a benzina il 41,9% (era il 30,4% a dicembre 2017).

Quanto alle altre alimentazioni, nel mese considerato il peso del Gpl è stato del 6,1%, quello delle ibride del 4,7%, quello del metano dell’1,1% e quello delle elettriche dello 0,3%.

ANNO 2018
I consumi petroliferi italiani sono stati pari a 60,8 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,7% (+2.153.000 tonnellate) rispetto al 2017.
I consumi di carburanti autotrazione (benzina + gasolio), sono stati pari a circa 31,4 milioni di tonnellate, con un incremento del 3,4% (+1.033.000 tonnellate) rispetto al 2017. Tali dati sono ancora provvisori essendo consolidati solo i primi nove mesi dell’anno.

In particolare:
la benzina totale nel periodo considerato ha mostrato una lieve crescita dello 0,5% (+36.000 tonnellate) con un aumento della benzina venduta sulla rete dello 0,8%;
il gasolio autotrazione totale segna un aumento del 4,3% (+997.000 tonnellate) con un incremento del gasolio venduto sulla rete del +3,5%.
Da segnalare il trend in continua crescita del carboturbo (jet fuel) che, rispetto al 2017, cresce del 7,3% (320.000 tonnellate in più) e dei bitumi che grazie ad una seconda parte dell’anno molto positiva crescono del 4,8% rispetto al 2017.

Si ricorda che nel 2018 le immatricolazioni di autovetture nuove sono risultate in calo del 3,1% rispetto al 2017, con quelle diesel a coprire il 51,2% del totale (era il 56,5% nel 2017) e quelle a benzina il 35,5%.

Le auto alimentate a GPL hanno coperto il 6,5% delle nuove immatricolazioni, le ibride il 4,5%, quelle a metano il 2% e le elettriche lo 0,3%.

Comunicato stampa Unione Petrolifera




I nostri grafici 


Qui di seguito sono i nostri grafici preparati grazie ai dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico riguardanti il consumo di petrolio. Dedicheremo a parte un post sul consumo dei carburanti nei prossimo giorni.

Il petrolio

Il grafico dei consumi di petrolio per anno solare. Il consumo del mese appena trascorso ha una crescita del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2017 ma si colloca ancora in basso dei livelli di consumo degli ultimi 13 anni presi in considerazione . Nel 12 mesi dell'anno l'incremento del consumo è del 3,7%.




Il grafico dei consumi con i mesi in sequenza dal Gennaio 2006. La curva rivela una tendenza ad una leggera crescita degli ultimi mesi.


Il grafico seguente è relativo ai consumi sommando i 12 mesi precedenti al mese di riferimento partendo dal dicembre 2006. Dopo una risalita partita all'inizio del 2015 si nota una transitoria stasi, una fase di decrescita e una successiva risalita dei consumi dal 2018.



Il grafico delle percentuali mese su mese dell'anno precedente dal Gennaio 2006. Altalenante dalla metà del 2016 quasi sempre positiva in tutto il 2018.


L'ultimo grafico riguarda i consumi del petrolio negli ultimi 13 anni. Una diminuzione dal 2016 al 2014 e una risalita altalenante dal 2015 al 2018, con un consumo dell'anno appena trascorso equiparabile al 2013.






Prossimamente con i grafici il consumo dei carburanti con un post dedicato.







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giovedì 17 gennaio 2019

Immatricolazioni di autovetture in Europa in Dicembre -8,4%, male anche in Cina dopo tanto tempo


A dicembre 2018, il mercato delle autovetture dell'UE è diminuito per il quarto mese consecutivo. Le immatricolazioni del mese scorso sono diminuite dell'8,4%, continuando la tendenza al ribasso iniziata con l'introduzione di WLTP (*) a settembre. Ad eccezione dell'Italia (+ 2,0%), tutti i principali mercati dell'UE hanno visto la domanda di automobili contrarsi nell'ultimo mese dell'anno.

Complessivamente nel 2018, le immatricolazioni di autoveicoli nell'UE sono rimaste più o meno stabili rispetto all'anno precedente. A causa della domanda in calo negli ultimi quattro mesi del 2018, la crescita annuale è stata dello 0,1%. Sebbene questo aumento sia molto modesto, segna comunque il quinto anno consecutivo di crescita, con quasi 15,2 milioni di auto immatricolate nell'Unione europea.

La domanda è stata guidata principalmente dai paesi dell'Europa centrale, dove le immatricolazioni di nuove automobili sono cresciute dell'8,0% nel 2018. I risultati sono stati diversi tra i cinque principali mercati dell'UE, con la Spagna (+ 7,0%) e la Francia (+ 3,0%) in crescita, le immatricolazioni sono leggermente calate in Germania (-0,2%) e la domanda si è contratta in Italia (-3,1%) e nel Regno Unito (-6,8%) lo scorso anno.

Fonte  https://www.acea.be

 (*) WLTP (Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure) è la nuova procedura di omologazione europea  per le automobili, un test su consumi ed emissioni consumi effettivi su strada e non più in laboratorio,  più severa e attinente all’uso reale rispetto al precedente NEDC. Vedi scandalo delle emissioni del diesel.




Intanto in Cina si è vista la prima contrazione del mercato nelle vendite di auto dal 1990.
Secondo i dati comunicati lunedì dalla China Association of Automobile Manufacturers, infatti, lo scorso anno le immatricolazioni di auto sono calate del 4,1% a 23,71 milioni di unità.




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mercoledì 16 gennaio 2019

Il mercato in espansione dei bus elettrici toccherà le 148 mila unità nel 2025



Una analisi del crescente mercato degli eBus intitolato Il  "Global Electric Bus Market Opportunity Analysis, 2017-2025" è stato pubblicato recentissimamente, il 14 gennaio del c.a., da Research And Markets. Il report di 126 pagine che tradotto significa 'Analisi delle opportunità del mercato degli autobus elettrici a livello globale globale, 2017-2025' evidenzia che il crescente impulso alle normative sulle emissioni di gas a effetto serra (GHG), il calo dei prezzi delle batterie e i sussidi all'acquisto per i veicoli elettrici costituiscono una accelerazione alla crescita all'introduzione di autobus elettrici in tutto il mondo. 

I rapidi sviluppi tecnologici relativi alla chimica delle batterie, all'architettura del powertrain e ai motori stanno promuovendo il mercato, che vedrà la collaborazione tra le case automobilistiche, le start-up e i nuovi competitors

Gli autobus elettrici a batteria dovrebbero avere una quota di mercato più ampia, seguita da autobus elettrici a celle a combustibile entro il 2025. La riduzione del costo totale degli autobus elettrici rispetto agli autobus diesel, insieme alla spinta per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica, renderà gli autobus elettrici un'opzione ancora più vantaggiosa entro il 2025. 

La dimensione del mercato globale degli autobus elettrici è stata circa 81.968 unità nel 2017. Si prevede che questo numero cresca fino a circa 148.080 unità nel 2025 con un tasso di crescita annuale composto del 7,7% . La Cina da sola ha venduto circa 80.615 unità nel 2017. L'India e l'America Latina saranno i mercati in più rapida crescita tra il 2017 e il 2025 con una crescita del 132% e del 139,4% rispettivamente

L'adozione più alta di propulsori elettrici è evidente nel segmento degli autobus di trasporto pubblico locale in cui le stazioni di ricarica sono più facili da installare in postazioni fisse prefissate. Tuttavia, con batterie avanzate e tecnologie di ricarica ad alta potenza che riducono i tempi di ricarica, anche i bus turistici avranno una quota significativa di propulsori elettrici a lungo termine dopo il 2020. Gli autobus a celle a combustibile troveranno il loro spazio dopo il 2022. 

La crescita nel mercato degli autobus elettrici è influenzato da sussidi e incentivi da parte dei governi nazionali e locali - una ragione fondamentale per la supremazia della Cina in questo mercato. Altri fattori chiave sono la creazione di un'infrastruttura di ricarica rapida e lo sviluppo di batterie ad alta capacità.



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martedì 15 gennaio 2019

C'è correlazione tra inquinamento da PM2,5 e produttività


Uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Economia dell'Università Nazionale di Singapore (NUS Economics) ha trovato una correlazione tra inquinamento e produttività dei dipendenti. I ricercatori, guidati dal professore associato Alberto Salvo, hanno raccolto informazioni da varie fabbriche in Cina e hanno scoperto che l'esposizione all'inquinamento atmosferico nell'arco di diverse settimane può ridurre la produttività dei dipendenti.

Lo studio, il primo del suo genere a esaminare l'esposizione prolungata all'inquinamento atmosferico, è stato pubblicato sull'American Journal: Applied Economics. 

Sebbene la maggior parte delle persone abbia familiarità con l'impatto negativo dell'inquinamento atmosferico sulla salute, gli economisti del ​​team erano interessati a cercare altri risvolti socioeconomici.

Il Prof Salvo, ricercatore associato, ha precisato che l'obiettivo di questa ricerca era di ampliare la comprensione dell'inquinamento atmosferico con modalità non ancora esplorate fino ad oggi. Qui è documentato l'effetto negativo sulla produttività della forza lavoro. 
Il team, che comprendeva il professore associato Liu Haoming e il dottor He Jiaxiu, ha prima intervistato manager di una dozzina di aziende in quattro province differenti prima di ottenere l'accesso ai dati in due stabilimenti tessili, uno in Henan e uno in Jiangsu. 
Poiché gli operai delle fabbriche tessili venivano pagati in base a ciascun pezzo di tessuto prodotto, si potevano esaminare le registrazioni giornaliere della produttività per i lavoratori di ciascun turno. La gravità dell'inquinamento è stata determinata misurando quante particelle fini con diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM2,5) erano presenti nell'aria. Confrontando entrambi i valori, hanno rilevato che mentre le fluttuazioni giornaliere dell'inquinamento non hanno immediatamente influito sulla produttività dei lavoratori, un'esposizione prolungata fino a 30 giorni ha portato a un netto calo della produzione. 

E' stato riscontrato che un aumento di PM2,5 di 10 microgrammi per metro cubo sostenuto in 25 giorni riduce la produzione giornaliera dell'1%, danneggiando imprese e lavoratori. Gli effetti sono piccoli ma molto significativi su larga scala. Si ritiene che le imprese traggano vantaggio dalle normative sull'inquinamento a fronte di un effetto negativo sulla produttività della forza lavoro. 

Le PM2,5, oltre ad entrare attraverso i polmoni e nel sangue - portando a ictus, infarti e malattie varie - potrebbero afferire anche elementi a livello psicologico. Lavorare in un ambiente altamente inquinato per lunghi periodi di tempo potrebbe influenzare lo stato d'animo o la disposizione al lavoro.





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lunedì 14 gennaio 2019

Il consumo di gas nei settori industriale ed elettrico a Dicembre 2018



All'inizio del mese abbiamo visto, con un post dedicato, quale sia stato il consumo di gas di Dicembre in Italia. Adesso andiamo a verificare quanto di questo gas sia stato consumato per produrre energia elettrica (settore termoelettrico) e nel settore industriale, quei due comparti che meglio di altri ci aiutano a capire a quale velocità si muova la nostra economia e il suo stato di salute. 

Nel post appena ricordato abbiamo visto i dati (provvisori) del consumo complessivo del gas nel mese Dicembre 2018 pubblicati dalla Snam, constatando una diminuzione di circa il l'8% rispetto allo stesso mese dell'anno passato, con 8.899,77 milioni di m3.

Più interessanti diventano i grafici che riescono a spiegare più delle parole lo svolgersi dell'espansione o la contrazione dei consumi, asetticamente e inequivocabilmente.
I numeri forniti dal Ministero e dalla Snam sono il nostro punto di partenza per i grafici da noi realizzati e questi ci aiuteranno a vedere e capire quale sia il progredire dei consumi nei due settori che insieme ad altri indicano una ripresa o una contrazione della crescita produttiva. 



I nostri grafici

Se il consumo complessivo è sceso di quasi l'8% vediamo quale dei due comparti ne ha risentito di più.

Il settore industriale 

Il settore industriale ha risentito della diminuzione, perde infatti circa il 7,3% rispetto al corrispondente mese del 2017, con una quantità consumata di 1.149,0 milioni di metri cubi (dati provvisori). Il grafico mostra il posizionamento mediano rispetto agli ultimi 14 anni.



Il successivo grafico traccia i consumi sommando i 12 mesi precedenti rispetto all'ultimo mese di rilevamento. Esso mostra una contrazione da metà anno.


Il grafico successivo mostra l'andamento dei consumi di gas annuali a partire dal 2005 fino ad oggi.





Il settore termoelettrico

Il consumo di gas per la generazione di energia elettrica scende  rispetto allo stesso mese 2017 del 8,3circa, assestandosi nella zona medio bassa degli ultimi 14 anni. Si sono consumati circa 2.137,85 milioni di metri cubi (dati provvisori).



Con il grafico che segue si evidenzia l'ultimo picco parziale della fine estate 2017 e la discesa dei consumi poi una risalita fino a Settembre 2017 per poi riprendere la discesa quasi costante, sempre considerando la somma dei 12 mesi precedenti al mese appena trascorso.


 Ancora un grafico per mostrare l'andamento dei consumi di gas annuali a partire dal 2005 fino ad oggi nel comparto industriale







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sabato 12 gennaio 2019

Made in Italy, record di 42 mld sulle tavole mondiali nel 2018


Mai cosi tanto cibo e vino italiano sono stati consumati sulle tavole mondiali con il record storico per le esportazioni agroalimentari Made in Italy che nel 2018 hanno raggiunto per la prima volta il valore di 42 miliardi di euro grazie all’aumento del 3%. E’ la Coldiretti a tracciare il bilancio dell’anno appena concluso, sulla base delle proiezioni su dati Istat. Si tratta di un ottimo risultato che – sottolinea la Coldiretti – conferma le potenzialità del Made in Italy a tavola per la ripresa economica ed occupazionale del Paese. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentari – precisa la Coldiretti – interessano i Paesi dell’Unione Europea dove il principale partner è la Germania mentre fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il mercato di riferimento dell’italian food.

A spingere la crescita – sottolinea la Coldiretti – sono i prodotti base della dieta mediterranea a partire dal vino che è il prodotto italiano piu’ esportato e fa segnare un aumento del 3% in valore ma la vera star è la categoria degli spumanti che balzano del 13% e raggiungono un valore delle vendite all’estero superiore a 1,5 miliardi durante l’anno. A seguire – continua la Coldiretti -l’ortofrutta fresca che in valore fa segnare pero’ una leggera frenata del 4%, mentre buone performance vedono protagonisti i salumi, i formaggi con un incremento del 3% in valore e la pasta che aumenta del 2%.

Si tratta di un risultato ottenuto grazie ai primati qualitativi e di sicurezza conquistati dell’agroalimentare nazionale che secondo la Coldiretti chiude il 2018 con un bilancio di 5056 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni, 294 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership europea nel biologico con oltre 60mila aziende agricole bio, 40mila aziende agricole impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione, la piu’ vasta rete mondiale di mercati degli agricoltori sotto l’unica insegna con Campagna Amica e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il maggior numero di prodotti agroalimentari con residui chimici regolari (99,4%).

Sul successo del Made in Italy agroalimentare all’estero – continua la Coldiretti – pesano in futuro i cambiamenti in atto nella politica internazionale che potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche che riguardano i principali mercati di sbocco. Sul rapporto con la Gran Bretagna c’è l’incognita della Brexit ma a rischio sono anche le altalenanti relazioni commerciali con gli Stati Uniti di Donald Trump mentre il settore continua a subire gli effetti negativi dell’embargo in Russia con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, appena rinnovato sino alla fine del 2019.

“L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateriainternazionale che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “a preoccupare è la nuova stagione di accordi bilaterali inaugurata dall’Unione Europea che, dal Ceta con il Canada al Giappone, sta di fatto legittimando il falso Made in Italy”.  “Occorre superare peraltro l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse per la promozione del vero Made in Italy all’estero puntando a un’Agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo sul modello della Sopexa ed investire – ha continuato Prandini – sulle Ambasciate, introducendo nella valutazione principi legati al numero dei contratti commerciali. Mentre a livello nazionale – ha concluso Prandini – servono trasporti efficienti sulla linea ferroviaria e snodi aeroportuali per le merci che ci permetta di portare i nostri prodotti rapidamente da nord a sud del Paese e poi in ogni angolo d’Europa e del mondo.

Fonte Coldiretti 






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venerdì 11 gennaio 2019

Occupati (stabili) e disoccupati (scendono) a Novembre 2018


Occupati e disoccupati (dati provvisori). A novembre 2018 la stima degli occupati risulta sostanzialmente stabile rispetto a ottobre; anche il tasso di occupazione rimane invariato al 58,6%.

Come già accaduto in ottobre, l’andamento degli occupati è sintesi di un lieve aumento dei dipendenti permanenti (+15 mila) e una diminuzione di quelli a termine (-22 mila). Cresce l’occupazione maschile, mentre cala quella femminile.

Torna a calare, dopo due mesi di crescita, la stima delle persone in cerca di occupazione (-0,9%, pari a -25 mila unità). Il calo si concentra prevalentemente tra le donne e le persone da 15 a 34 anni. Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,5% (-0,1 punti percentuali), quello giovanile scende al 31,6% (-0,6 punti).

A novembre si stima un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +26 mila unità). L’aumento si concentra tra le donne e le classi di età estreme dei 15-24enni e degli over50. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,1 punti percentuali).

Nel trimestre settembre-novembre 2018 l’occupazione registra una lieve flessione rispetto al trimestre precedente (-0,1%, pari a -26 mila unità). La diminuzione riguarda le donne e le età centrali tra i 25 e i 49 anni. Nell’arco del periodo crescono i dipendenti a termine (+13 mila) mentre calano i permanenti (-23 mila) e gli indipendenti (-17 mila).

Nel trimestre al calo degli occupati si associa quello degli inattivi (-0,2%, pari a -32 mila) mentre aumentano i disoccupati (+1,3%, +35 mila).

Su base annua, l’occupazione cresce dello 0,4%, pari a +99 mila unità. L’espansione interessa solo gli uomini e i lavoratori a termine (+162 mila); risultano lievemente in crescita gli indipendenti, mentre si registra una flessione dei dipendenti permanenti (-68 mila). Nell’anno aumentano esclusivamente gli occupati ultracinquantenni (+275 mila), mentre si registra una flessione tra i 15-49enni (-175 mila). Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-4,3%, pari a -124 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%, -49 mila).



Dal Comunicato Istat



I nostri grafici, realizzati grazie ai dati forniti dall'Istat parlano da soli.



In percentuale.

Tasso di occupazione.

Tasso di disoccupazione totale e fra i giovani tra i 15 e i 24 anni


In un unico grafico




In valori assoluti.

Forze lavoro 


Occupati


In cerca di lavoro






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giovedì 10 gennaio 2019

Auto ibride vs auto a metano in due grafici la crisi del gas in Italia


Nel grafico  vediamo l'andamento delle immatricolazioni delle auto ibride e metano mese per mese  a partire dall'ottobre del 2014. Si nota che la sovrapposizione numerica delle vendite/immatricolazioni è avvenuta nel mese di agosto 2016 e da allopra le auto ibride hanno sempre sopravanzato le auto a metano.

Il grafico sottostante è il risultato della sommatoria dei dodici mesi precedenti alla rilevazione delle immatricolazioni delle auto ibride e a metano. Si evidenzia il divario che via via cresce.





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mercoledì 9 gennaio 2019

Il boom delle auto elettriche in Norvegia nel 2018


Nel 2018 i veicoli elettrici a batteria (BEV) , con i dati fino a Settembre, hanno raggiunto una quota di mercato del 30%, mentre gli ibridi plug-in (PHEV) hanno una quota di mercato del 19%. Sommati insieme raggiungono quasi la metà dell'intero mercato.



Numero di veicoli elettrici commerciali leggeri e passeggeri registrati in Norvegia a partire dal 2010. * Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2018.

Fonte: Amministrazione norvegese delle strade pubbliche



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