Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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sabato 15 gennaio 2011

Un nuovo concetto di torre eolica

Sono arrivato al sito internet di un'azienda giapponese che ha intenzione di mettere in funzione un complesso impianto in grado di catturare il vento per produrre energia elettrica.

Il progetto include la realizzazione di una torre eolica, la produzione di energia, un impianto di desalinizzazione dell'acqua marina, un sistema di accumulo di energia ed infine l'organizzazione per accogliere i futuri visitatori dell'impianto. Immagino che strada facendo apriranno negozi e bancarelle per la vendita di souvenir, vari gadget, torri eoliche in miniatura, ciondoli ed orecchini in oro e argento per le signore, portachiavi ecc..

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La torre esagonale alta 50 metri è il fulcro del sistema. Secondo i progettisti è in grado di raccogliere i venti da qualunque direzione essi provengano a prescindere dalle intensità soffino. I venti entrano attraverso spiragli della superficie esterna della torre per essere raccolti, compressi e accelerati in un tubo centrale che li incanala  per arrivare ai generatori posizionati a fianco la struttura.

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L'azienda produttrice dichiara che il loro sistema ha un'efficienza superiore di due volte e mezza nei confronti delle torri tradizionali a pale. Può essere, ma il sistema Stem basato sulla tecnologia KiteGen (made in Italy, diciamolo chiaramente)  mi appare più promettente e concreto sotto molti punti di vista.

Fonte: Zena

Leggere anche:

- Buone notizie dal kitegen
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mercoledì 6 ottobre 2010

Buone notizie dal kitegen

Copio ed incollo l'articolo del Prof. Bardi pubblicato su "Nuove Tecnologie Energetiche" il Blog di ASPO Italia. Si va avanti ... incrociando le dita.




Buone notizie dal kitegen: tutto è pronto per il primo prototipo in grado di produrre energia

Di Ugo Bardi


Sono di ritorno dal Piemonte e vi posso portare ottime notizie. Il kitegen è in pieno decollo. Ero un po’ preoccupato dopo le notizie sull’abbandono del sito di Berzano, ma mi sono potuto rassicurare in pieno dopo aver visitato il nuovo sito. Tutti i pezzi necessari sono disponibili; il sito è assicurato – senza rompiscatole nel raggio di qualche km dall’impianto, il permesso di volo anche. In sostanza, non ci sono più ostacoli alla costruzione del primo prototipo in dimensioni reali di una macchina capace di produrre energia su scala industriale. C’è anche un accordo sulla vendita di energia a un produttore locale.

L’impressione che da lo stabilimento è veramente particolare: i pezzi e i materiali sono allo stesso tempo estremamente semplici e sofisticati. Il kitegen è una tecnologia reale, di avanguardia, che sfrutta in pieno quel modo di costruire modernissimo che usa il software per ottimizzare la gestione dei materiali. Questo minimizza le spese e rende possibili cose una volta impensabili. Questa è l’alta tecnologia che sta creando una vera rivoluzione nel modo di costruire oggetti meccanici. Qualche decina di anni fa, il kitegen non sarebbe stato possibile – oggi lo è.

Ed ecco qui il “ragno” (nota di ME: foto in alto) dove saranno localizzati tutti i componenti. In posa, il modesto sottoscritto (UB) insieme a Mario Marchitti

venerdì 24 settembre 2010

4 chiacchiere sul kitegen e sul kitves

Capto con la tecnica del copia / incolla un post di Pietro Cambi dal Blog Crisis, Crisis è tenuto validamente da Pietro e Debora Billi . Leggete.


Finalmente è disponibile on line una intervista al sottoscritto ed a Carlo Perassi, di WOW, sul Kitegen e sul Kitves, ovvero la sua versione marina.

E' andata in onda su Radio 24, per il programma Archimede.

L'intervistatore, Maurizio Melis, mi ha fatto una ottima impressione. Preparato, scrupoloso e competente. Se i giornalisti fossero tutti come lui l'informazione farebbe un bel balzo nel nostro paese e con lei la consapevolezza dei cittadini.

Per quanto mi riguarda sono moderatamente soddisfatto.

Avrei potuto fare meglio, ma enormi bischerate non ne ho dette*.

La potete ascoltare qui.

Ed il Kitegen?

Riassunto dei recenti sviluppi.

Qui troverete le ultime news ufficiali.

Di seguito quelle "ufficiose".

Ora vi sono due installazioni in atto, una a Berzano San Pietro ed una a Sommariva Perno, sempre in piemonte.

Quella di Berzano è ANCORA in mezzo alla palude amministrativa. Quella di Sommariva no.

Molti pezzi sono stati duplicati, con alcune differenze nei materiali e nella forma.

In pratica vi sono pezzi per una macchina e mezzo, più o meno.

Li ho visti personalmente, tre giorni fa.

Cosi stando le cose si tratta solo di decidere dove finire di realizzare la prima macchina.

Per motivi affettivi e di puntiglio Massimo preferirebbe installare vicino a casa sua a Berzano.

Dato il prolungarsi dello stallo, tuttavia, è probabile che la prima macchina funzionante sarà, alla fine, quella di Sommariva.

Una volta deciso di installare macchine, rulli, tamburi pulegge e pezzi vari si potrà cominciare con le prove entro un paio di settimane.

Allo stato, pare che la decisione avverrà entro Settembre.

entro Ottobre, alla buon'ora, si dovrebbe/potrebbe partire.

*almeno una si, però: oltre a Sequoia ( e non Kitegen) i partners sono NOVE e non otto, di SETTE e non di cinque paesi.

sabato 31 luglio 2010

Il KiteGen a Superquark

Nella settima puntata di Superquark in onda giovedì 29 luglio su Rai1 è stata presentata la più interessante tecnologia per produrre energia elettrica da fonte rinnovabile (e pulita) nata e sviluppata dall'ingegno italiano (una volta tanto abbiamo di che vantarci). Noi di ME appoggiamo questo tipo di tecnologiai. E' una tecnologia pulita, economica, scalabile, democratica, con impatto ambientale irrisorio, i cui benefici sono immediati, non costi nascosti, non lascia problemi irrisolti a carico delle future generazioni.


Cliccare sull'immagine per aprire il video

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giovedì 29 luglio 2010

La tecnologia Kite Gen a Superquark

Nella settima puntata di Superquark in onda stasera giovedì 29 luglio su Rai1 dopo le 21.20 sarà presentata la più interessante tecnologia per produrre energia elettrica da fonte rinnovabile e pulita nata e sviluppata dall'ingegno italiano (una volta tanto abbiamo di che vantarci). Noi di ME appoggiamo questo tipo di tecnologia senza tentennamenti. E' una tecnologia pulita, economica, scalabile, democratica, con impatto ambientale irrisorio, i cui benefici sono immediati, non costi nascosti, non lascia problemi irrisolti a carico delle future generazioni.



La tecnologia Kite Gen® costituisce una evoluzione, o meglio un superamento, del modo attuale di sfruttamento dell’energia eolica. Si tratta di un progetto radicalmente innovativo, che potrà dimostrarsi in grado di battere, qualitativamente e quantitativamente, le prestazioni ottenibili dalle altre fonti rinnovabili, rendendo queste ultime competitive e concretamente sufficienti a risolvere la crisi energetica mondiale.


Consumo di elettricità per Paese in GWh (fonte: CIA factbook)
(Cliccare sull'immagine per ingrandire)

Grazie alla disponibilità di vento in alta quota ed attraverso il Kite Gen®, sarà possibile fornire, in ogni territorio, quantità di energia anche superiori a quelle di fonte fossile o nucleare attualmente utilizzate e ciò senza grandi strutture, senza creare pericoli per l’uomo, senza creare danni ambientali, senza danneggiare l’avifauna e ad un costo competitivo con quelli attuali di mercato.

Fonte: Home Page di Kite Gen.com
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lunedì 28 giugno 2010

Kitegen contro nucleare

Tratto dal sito web Nuove Tecnologie Energetiche di ASPO Italia. Premessa del Prof. Ugo Bardi Presidente di ASPO Italia.


La promessa del kitegen, energia eolica di alta quota, è di avere energia elettrica a basso costo, senza problemi di intermittenza e in abbondanza tale da soddisfare in pieno le nostre esigenze. Il kitegen potrebbe essere molto meno costoso, meno pericoloso e più pratico dell’energia nucleare. Il problema è che ancora il kitegen rimane un progetto, mentre l’energia nucleare, bene o male, esiste da cinquant’anni. Su questo punto, c’è un commento di Massimo Ippolito, inventore del kitegen, che pubblichiamo qui con il suo consenso.


Sono certamente consapevole, ed è comunque un grande onore, quando il KiteGen viene opposto idealmente al nucleare. Ma sarebbe sufficiente, anzi sarebbe una grande conquista che il KiteGen venisse opposto o meglio confrontato in concretezza con il CCS, la Fusione nucleare, i reattori di IV Generazione, l’idrogeno, le foglie artificiali, il solare termodinamico, lo sfruttamento di maree onde e correnti e per finire con il “risparmio” energetico.

Sono tutti presidi che non hanno ancora prodotto nulla di convincente a livello teorico o ideale e tantomeno pratico, ma tutti hanno i rispettivi “bandwagon”, e tanto denaro pubblico per la sperimentazione ed il sostegno. In quanto concetti e tecnologie, essi sono ad un livello di sviluppo inferiore al KiteGen, e spesso hanno già dimostrato a caro prezzo di non essere praticabili.

Il “risparmio” energetico, che con il buonsenso sembra essere incontestabile, viene puntualmente opposto al KiteGen, con la triste locuzione che NON bisogna produrre altra energia ma risparmiarla. In questo periodo storico stiamo risparmiando energia, a causa del prezzo insostenibile, ma le aziende chiudono, la gente perde le case oppressa dai debiti e gli affamati terminali del mondo sono improvvisamente aumentati di centinaia di milioni.

La critica consapevole e i distinguo al concetto di risparmio energetico non è condotta praticamente da nessuno, a parte Franco Battaglia e Carlo Stagnaro sembra in modo quantomeno indigesto. Bisognerebbe impegnarsi a sostiture idealmente il concetto ambiguo e foriero di sciagure del risparmio energetico con il limpido, preciso ed onesto concetto di drastica limitazione delle emissioni antropiche di CO2, con il l’intento di non ammettere ulteriori confusioni.

Tornando al nucleare le proiezioni economiche, sebbene molto cautelative suggeriscono un costo dell’energia prodotta dal KiteGen di almeno 5 volte inferiore al nucleare, e tempi di realizzazione inferiori. Trovo incomprensibile che non sia ancora partita una iniziativa governativa seria, per verificare la consistenza di queste affermazioni.

Massimo Ippolito

sabato 5 settembre 2009

Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio

E' arrivato il momento di raccontare le cose così come sono e non come fanno comodo a qualcuno.

Qui di seguito un articolo del Sole 24 Ore riporta un' intervista a Luca Pardi - ASPO Italia – Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio.


«Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio»
di Luca Salvioli



Il «peak oil», momento di massima produzione di petrolio oltre il quale inizia una inesorabile discesa, è un fantasma di cui si discetta da decenni. Già negli anni Cinquanta il geofisico americano Marion King Hubbert allarmò i petrolieri paventando il raggiungimento del picco, sul continente statunitense, negli anni Settanta. Hubbert indovinò e divenne un punto di riferimento. Vent'anni dopo le grandi crisi petrolifere, Colin Campbell riprese in mano i suoi studi diventando uno dei massimi esperti internazionali. Nel 2001, mettendo insieme diversi scienziati e contributi, fondò Aspo, acronimo di Association for the study of peak oil.

A oltre cinquant'anni dalle prime previsioni di Hubbert il mondo si interroga davvero su come andare oltre quel barile di oro nero che ne accompagna lo sviluppo da 150 anni. Luca Pardi, vicepresidente di Aspo Italia e primo ricercatore dell'Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr, prende spunto dall'intervista rilasciata al Sole24ore.com dal direttore del Dipartimento Energia e Trasporti del Cnr, in cui veniva previsto il collasso energetico per il 2065 e il picco del petrolio per il 2030. Pardi contesta sia le previsioni temporali che l'analisi delle soluzioni (il Cnr indicava nella fusione nucleare la maggiore promessa, ndr). «Il metabolismo socio-economico del pianeta dipende dal petrolio - spiega Pardi -. E' la fonte energetica più conveniente, non esiste nulla di paragonabile: è per questo che il momento di picco è un evento critico di dimensioni inaudite. Vediamo una certa semplificazione del problema che rischia di indurre un eccessivo ottimismo nel settore e nei cittadini».

Il Cnr prevede il peak oil per il 2030. Voi?
C'è molta confusione. Nel novembre scorso l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), agenzia intergovernativa dei paesi Ocse, ha presentato, nel suo World energy outlook 2008 (Weo2008) un quadro della situazione e le proiezioni fino al 2030. Ebbene, il picco del petrolio estratto dai giacimenti in attività è già stato raggiunto. Il picco globale potrebbe, secondo l'Aie, essere rimandato a dopo il 2030 solo se si comincerà a produrre petrolio da risorse il cui sviluppo richiederebbe ingenti investimenti: la stima è di ventiseimila miliardi di dollari. Investimenti che, al momento, appaiono fuori dalla portata di qualsiasi compagnia petrolifera pubblica o privata. La produzione globale oggi arriva a 83-85 milioni di barili al giorno. Il livello è lo stesso dal 2004. I modelli secondo noi più attendibili indicano un possibile momento di picco per il 2010.

Quindi l'anno prossimo. Eppure vengono scoperti nuovi giacimenti, come quello di Bp nel Golfo del Messico, definito dalla compagnia «gigantesco»...
Vero, ma il giacimento di Tiber, stando a quanto dice Bp, contiene 3 miliardi di barili che dopo le prime trivellazioni potrebbero arrivare a 6 miliardi. Non è poco, ma nel mondo ne vengono consumati 30 miliardi l'anno. Siamo a un decimo. I giacimenti scoperti negli anni Sessanta, come quello di Ghawar, contenevano 170 miliardi di barili. Dall'inizio degli anni Ottanta consumiamo più di quanto troviamo.

Le nuove tecnologie non possono allontanare la data in cui il petrolio inizierà a diminuire andando a scovarlo in posti un tempo impensabili?
Può incidere ma molto poco. Credo che la nostra previsione sul momento di picco abbia un margine di errore di cinque anni, non venti o trenta.

Passiamo al carbone. Diverse analisi concordano sul fatto che durerà di più.
Sì, ma meno di quanto si pensi: molte delle riserve disponibili non potranno essere sfruttate al 100%. Oltre un certo limite l'estrazione non è più conveniente. Uno studio del 2007 dell'Energy watch group prevede un picco globale del carbone entro la metà del secolo.

Cosa c'è oltre?
Crediamo molto nelle rinnovabili. La critica che viene mossa storicamente a questo tipo di energia è che il suo contributo rimane marginale nella torta complessiva e intermittente (il fotovoltaico non funziona di notte, l'eolico quando non c'è vento, ndr). La crescita degli ultimi anni è stata rilevante in assoluto, meno in relazione al fabbisogno energetico. Guardando avanti bisogna puntare sulle grandi centrali, non solo alla microgenerazione. Arrivare alla produzione di centinaia di Megawatt. Per uscire dalla nicchia. Io stesso sono tra i piccoli investitori del progetto Kitegen per l'eolico d'alta quota che può fornire notevole potenza e risolvere il problema dell'intermittenza, visto che in quota i venti sono più abbondanti.

E il nucleare?
Le tecnologie da fissione nucleare sono affidabili e mature. Il punto è che le circa 450 centrali attualmente in esercizio dipendono per circa il 40% dall'Uranio di riserve strategiche accumulate in passato e certamente finite. Anche qui ci sarà un picco, previsto per metà secolo.

In cinquant'anni potrebbero però vedere la luce le centrali di quarta generazione e quelle a fusione nucleare.
Ha detto bene, "potrebbero". Sono tecnologie estremamente complicate, diffido di appuntamenti così lontani nel tempo.

Anche le vostre previsioni sul picco del carbone e dell'uranio arrivano a metà secolo.
Fare previsioni non è mai semplici. I modelli servono per ragionare con un set di variabili sulle direzioni future, non per indovinare l'anno preciso. Il problema è che le politiche vengono scelte su modelli mentali, mentre quelli di cui parlo sono fisico-matematici. Spesso si fanno paralleli con il passato, pensando che all'era del petrolio ne seguirà un'altra, fucina di ulteriore sviluppo.

Non è così?
Chi l'ha detto? Io credo che ci sarà un cambio di paradigma. La crescita economica continua ed infinita finirà. Non si tornerà alla stessa abbondanza. Gli ecosistemi terrestri non possono reggere questi ritmi, lo sviluppo ha dei limiti. Dovremo abituarci.

L'articolo si trova - qui -

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domenica 26 aprile 2009

Energia eolica, Windpower 2009 Conference & Exhibition a Chicago

Steve e Sue Kirkham hanno trovato casa in cima ad una collina dove il vento può essere abbastanza forte da dare in fastidio in certe occasioni. Invece di lamentarsi, la coppia ha deciso di sfruttare la forza del vento installando una piccola moderna turbina eolica di 10 metri d'altezza sul loro proprietà che dovrebbe renderli autonomi nella produzione di energia e far risparmiare loro del denaro. "In primo luogo il nostro fine è quello di ridurre le nostre bollette elettriche a lungo termine e di fare qualcosa di buono per l'ambiente" dice Steve Kirkham, 52 anni "Abbiamo tutto questo vento qui da utilizzare".

Dal 4 al 7 Maggio Chicago ospiterà la Windpower 2009 Conference & Exhibition, che è il più grande evento annuale di energia eolica ed è sponsorizzato da American Wind Energy Association, in uno Stato, l' Illinois che si piazza all' ottavo posto tra gli Stati della confederazione per il numero di turbine eoliche installate.

Esistono nuovi incentivi federali che stanno stimolando l'interesse verso questa fonte pulita di energia.

Per il 2008, i proprietari di immobili potrebbe avvalersi di un credito d'imposta federale del 30 per cento del costo di una turbina a vento, anche se con un tetto massimo di 4.000 dollari grazie alla volontà del presidente Barack Obama che ha firmato una legge nel febbraio di quest'anno.

Fonte: chicagotribune.com

Alta Tecnologia: generatore eolico d'alta quota Kite Gen
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giovedì 12 giugno 2008

KiteGen: una centrale elettrica che sfida l'energia nucleare

Obiettivo del progetto italiano KiteGen è produrre quanto un generatore atomico
Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt
Una centrale elettrica ad aquiloni
l'ultima sfida all'energia nucleare
Il sistema funziona a un'altezza di 800-1000 metri dal suolo
Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano.
A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica.
Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini.
KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California.
E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare.
A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo".
Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo.
In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto.
In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte".
Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica.
Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".

qui

Per un approfondimento dlla tecnologia: QUI
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sabato 21 luglio 2007

Energia pulita e sicura. Il KiteWindGenerator può sostituire le centrali nucleari e termiche

La risorsa Vento a fini energetici
Il Sole illumina il pianeta terra con una potenza pari a 10.000 volte quella primaria necessaria al genere umano, l’equivalente di 200 milioni di centrali nucleari (200.000 TW). Buona parte di questa energia viene riflessa o assorbita dall'atmosfera e non arriva al suolo: il 30% viene assorbito nelle giornate terse e il 99% nelle giornate plumbee. L'atmosfera trasforma una parte di quest’energia assorbita in energia meccanica, in altre parole, in vento. L’atmosfera si comporta come il più grande ed efficiente collettore d’energia solare. Gli studi di valutazione della risorsa vento stimano un contenuto energetico dell’atmosfera pari a 270 volte il fabbisogno primario dell’uomo, l’equivalente di 7 milioni di centrali nucleari. L'atmosfera ci fa anche il favore di concentrare parte di quest’energia in uno spazio relativamente limitato: due nastri di vento avvolgono completamente la terra sopra al parallelo che passa sulla terra del fuoco nell'emisfero australe e l'altro che passa sull'Europa. La sezione di questo nastro va da circa 500 metri fino a 10000 metri di altitudine e si estende per 4 – 5000 chilometri in larghezza, con una potenza media di 2 kW al metro quadrato. L’ordine di grandezza è facilmente ottenibile: 5.000 km * 9,5 km = A (area del rettangolo immaginario, sezione di un nastro di vento) A * 2.000 w/metroquadrato = 95.000.000 MW. Se ne deduce che sopra l’Europa passa un flusso di vento che mediamente ha una potenza pari a 100.000 centrali nucleari. Come si può fare per andare a prendere e sfruttare questa grande energia totalmente rinnovabile, rappresentata dal vento in altitudine?
KiteGen è una macchina che produce energia in modo proporzionale alla sua dimensione. L’incremento di diametro incide sull’energia che il sistema riesce a raccogliere con una funzione quadratica, incrementata ulteriormente dalla maggiore quota, e quindi maggiore forza del vento, che i power kites possono raggiungere. Valori indicativi, considerando un vento nella media europea, possono essere:

Diametro (m) Potenza generata
100 equivale ad un generatore da 0.5 MW
200 equivale ad un generatore da 5.0MW
300 equivale ad un generatore da 18.0MW
1.000 equivale ad un generatore da 500.0MW

La dimensione massima raggiungibile da un Kite Wind Generator è oggetto di studio di questo progetto, ma da delle prime stime sembra possibile superare i 5.000MW senza incorrere in gravi problemi di resistenza strutturale e con un diametro complessivo di poco superiore ai 2.000 metri. E’ opportuno considerare che 5.000MW sono l’equivalente tipico di 5 centrali nucleari, il cui costo di realizzazione è di 12.5 miliardi di euro. E’ possibile dimostrare che il KiteGen di tale taglia ha un costo di impianto che è una minima frazione di questa cifra.
Tratto dal documento di presentazione del KWG
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martedì 3 luglio 2007

Kite Wind Generator

Eolico di Alta Quota
un nuovo concetto di energia rinnovabile

progetto

Kite Wind Generator



Ulteriori informazioni qui
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lunedì 2 luglio 2007

Massimo Ippolito scrive su KiteGen ...e idrogeno

Cara redazione ANSA,
Mi riferisco al vostro lancio dal titolo:

"Eco-energia: Ippolito, idrogeno non ce la fa a vincere " ( ANSA)

Siamo soddisfatti del lancio Ansa apparso in seguito al convegno barese, ma ci chiediamo perché avete scritto e titolato principalmente di idrogeno, mentre con la regione Puglia e l'Universitá di Bari abbiamo gettato solide basi per la verifica sul campo e la successiva realizzazione di un sistema eolico innovativo.

Il KiteGen

Il KiteGen con poche unitá di generazione avrá la potenzialitá di risolvere il problema della generazione elettrica Pugliese basata massicciamente sul carbone, che incide cosí negativamente sulla salute dei cittadini.
Il KiteGen sfrutta una risorsa localmente molto abbondante ed é una novitá nello scenario energetico che dovrebbe suscitare il vostro interesse e quello dei lettori. La gentile inviata ANSA che ha seguito la presentazione del KiteGen mi ha chiesto a margine del convegno se esso é migliore dell'idrogeno. Ora mi sento in dovere di esprimere meglio la mia singola battuta sull'idrogeno in mezzo a due ore di relazione esclusivamente focalizzate sul KiteGen.

Il KiteGen produce energia elettrica dal vento di alta quota ed é di fatto una fonte primaria, l'idrogeno al limite puó essere prodotto mediante l'energia fornita dal KiteGen diventando una fonte secondaria di energia.

L'idrogeno

Vorrei ricordare che al mondo non esistono giacimenti di idrogeno, a parte qualche traccia mescolata assieme agli idrocarburi, quindi deve essere prodotto partendo dalle fonti primarie come il metano, la idrossidazione del carbone o dalla energia elettrica, quest'ultima utilizzata per dissociare l'acqua con l’elettrolisi.

Il bilancio energetico, in tutti i casi è negativo, ovvero si consuma molta piú energia primaria di quanta poi viene resa disponibile all'utilizzo finale, quindi siamo di fronte ad un mediatore di energia che restituisce solo una parte dell'energia immessa, in questi casi si parla di un vettore di energia, alla stessa categoria, benché con rendimenti molto migliori, appartengono le linee elettriche, le batterie di accumulatori elettrochimici o gli accumuli mediante ripompaggio in bacini idroelettrici.

Anche il bilancio complessivo di emissioni di CO2 non è convincente poiché l’adozione dell’idrogeno aumenta complessivamente le emissioni del gas serra, anche se in luoghi diversi da quelli del consumo diretto.

Continuando a dividere in macrocategorie funzionali, il KiteGen puó essere paragonato con il fotovoltaico, le torri eoliche o l’idroelettrico, ma decisamente non con l'idrogeno.

Si parla molto dell'importanza del risparmio energetico, argomento che ci trova particolarmente allineati, allora ci chiediamo perché la ottima e nobile energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, dovrebbe attivare un processo chimico, quello dell'idrogeno, che alla fine ci lascia con circa un quarto della energia inizialmente investita, questo é uno spreco incompatibile con il concetto del risparmio energetico.

L'energia elettrica e la forma piú evoluta di energia, la piú flessibile, la piú facilmente trasportabile, la piú pulita, ha anche un mercato particolarmente ricettivo e affamato. L'idrogeno non puó competere con la sua fonte generatrice primaria ed ai KiteGen, analogamente al fotovoltaico, converrá sempre vendere direttamente l'energia elettrica.

Esprimo giudizi sulla economia dell'idrogeno propagandata con tanta enfasi e popolaritá da Rifkin perché non ha aiutato la ricerca europea e le iniziative energeticamente oneste, Rifkin ha convinto la commissione europea con i contenuti del suo libro sull'economia dell'idrogeno, molti funzionari e politici ci hanno creduto avallando lo stanziamento di molti, forse troppi soldi per esperimenti improbabili, dalla Panda a idrogeno alla BMW a idrogeno, le cucine a idrogeno, celle a combustibile al platino ecc. negando fondi ad altre iniziative promettenti di produzione energetica e non di consumo e dissipazione.

Siamo riusciti, come comunitá scientifica, dopo anni di martellamenti epistolari e vivaci argomentazioni a convincere Rifkin che stava suggerendo una strada improponibile, ma Rifkin dopo un periodo di silenzio ha recentemente cambiato parzialmente la propria versione, sostenendo che l'idrogeno ha un senso solo se prodotto da fonti rinnovabili e non dal carbone, adottando il concetto di idrogeno verde.

Ecco che in questo modo con il KiteGen siamo di fatto coinvolti, anzi sta diventando un vero tormentone riceviamo numerose telefonate, e-mails di persone che dopo aver ascoltato Rifkin ci "suggeriscono di proporre la produzione di idrogeno con il KiteGen quale potente fonte rinnovabile".

Ci siamo fatti i conti, ho personalmente seguito gli sviluppi tecnologici sull'argomento, mi sono relazionato a con i protagonisti. Molto laicamente gli scenari che abbiamo analizzato, sono stati la diminuzione del prezzo del petrolio, la stabilitá e il drastico aumento, poiché l'andamento del petrolio si riverbera su tutte le altre fonti. L'energia da idrogeno in tutti questi casi, costerá sempre almeno quattro volte rispetto ad altre soluzioni.

A pensar male ci si azzecca e ormai penso che non si faccia nemmeno piú peccato, ma in questo caso ho una fantasiosa, devo ammettere, teoria personale. Sappiamo che gli americani stanno facendo molte corrette e promettenti ricerche nel campo dell'energia sotto l’egida del potente DOE (Department of Energy), ed hanno paura che gli europei brevettino le soluzioni prima di loro, allora ci inviano il loro agente speciale Rifkin per indurre a puntare la maggior parte dei fondi pubblici, (la parte che avanza dal predominante sostegno alla ricerca sul nucleare) su un unico cavallo di nome idrogeno, ma a guardar bene, forse é solo un ronzino.

Cordialmente,

Massimo Ippolito
1 luglio 2007
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sabato 30 giugno 2007

Il KiteGen per produrre energia, l'idrogeno non ha futuro

''L'idrogeno non è un'energia, è un vettore. Personalmente facendo parte di un network dove si discute molto di queste cose, abbiamo escluso che l'idrogeno avra' un futuro, proprio per calcoli termodinamici''. Non usa mezzi termini lo studioso Massimo Ippolito che oggi a Bari, nel corso di un incontro tenutosi all'Università, ha presentato KiteGen, il progetto da lui ideato che introduce un nuovo concetto nel campo dell'energia eolica che - sostiene lui stesso - potrebbe rivoluzionare la situazione energetica mondiale. Il ''kite wind generator'', proposto da Massimo Ippolito della Sequoia Automation S.r.l. di Chieri (Torino) promette infatti di generare energia in abbondanza, senza forme di inquinamento e a costi molto bassi. Il KiteGen è basato su aquiloni che raccolgono il vento a grande altezza per far girare un carosello connesso a un generatore. ''Il sistema è ancora allo stadio di una proposta, ma se i risultati delle simulazioni saranno confermati, - sostiene Ippolito - avremo un modo concreto di far fronte all'attuale crisi energetica usando una fonte pulita e rinnovabile''. E a proposito delle teorie dell'economista ambientalista Jeremy Rifkin che proprio a Bari, in un incontro svoltosi alla Camera di Commercio qualche giorno fa, ha sostenuto la necessita' di utilizzare l'idrogeno in campo energetico, Ippolito ha detto: ''Rifkin è un economista non è un energetico; è bello far sognare, l'idrogeno è una reazione semplice, che piace a tutti, che fa acqua, ma analizzando seriamente nel dettaglio la tavola periodica di Mendeleev si nota che è molto più estesa, oltre all'idrogeno c'è tanta altra roba. Ci sono delle soluzioni che adesso non sto a enumerare molto più interessanti dell' idrogeno''. ''Quindi come mia previsione personale, ma non voglio con questo imporre niente a nessuno - ha detto Ippolito - l' idrogeno non ce la fara' a vincere la battaglia, perchè l'idrogeno non è una fonte''.
Qui
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sabato 30 settembre 2006

Energia rinnovabile. No petrolio. Il Kite Wind Generator

Il Kite Wind Generator è un prodotto di alta tecnologia made in Italy atto alla funzione di produzione di energia eolica. Il K.W.G. sfrutta i venti di alta quota, che spirano costantemente e con velocità assai maggiori dei venti a terra e che per questo sono in grado di sviluppare potenze che vanno dalle centinaia alle migliaia di MegaWatt e con una costanza non immaginabile per i venti a terra. Un singolo impianto potrebbe in questo modo fornire l'energia di centinaia o migliaia di Torri eoliche tradizionali.

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