Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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mercoledì 25 settembre 2019

Perché aumenta del 2,6% il costo dell'energia elettrica? E il gas del 3,9%?


E' stato annunciato un  aumento del costo dell'energia per le famiglie e le partite IVA a partire dal prossimo mese di ottobre,del 2,6%  dell'elettricità, del gas del 3,9%. Le ragioni dell'aumento dell'energia elettrica, si dice dall' Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti Ambiente), sono da ricercare nei seguenti motivi "pesano i timori per un possibile calo della produzione francese nei prossimi mesi, a causa dei problemi in alcune centrali nucleari". Traducendo. I problemi sono dovuti alla vetustà delle centrali nucleari francesi che spesso devono essere disattivate per manutenzioni sempre più frequenti.  Per il gas naturale i rincari sono dovuti agli andamenti stagionali, scende in estate sale in autunno inverno. e altro ancora "Andamento stagionale, riduzione della produzione di gas olandese, alcune restrizioni all'accesso ai gasdotti di transito europei sono tra i fenomeni che spingono verso l'alto il prezzo del gas, ancora predominante anche nella produzione elettrica."

Arera aggiunge "Per quanto riguarda una misurazione degli effetti sulle famiglie (al lordo tasse), per l'elettricità la spesa per la famiglia-tipo, nell'anno scorrevole compreso (tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2019) sarà di 559 euro. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.107 euro."

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro quando verranno dismesse tutte le centrali di Francia, Germania e  in genere in tutta Europa e nel mondo? 

E' il momento buono per mettere le mani al quaderno dei compiti da fare oggi (non domani) puntando sulle energie rinnovabili da subito. C'è già chi lo fa. Seguiamo l'esempio, 




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giovedì 25 luglio 2019

L'energia rinnovabile genera il 47,3% dell'energia elettrica in Germania


Primo semestre 2019 
Secondo un articolo online del quotidiano britannico Indipendent  l'energia rinnovabile produce più energia elettrica rispetto al carbone e al nucleare messi insieme in Germania. Solare, eolico, biomasse e idroelettrico generano quasi la metà della produzione del paese.

Solare, eolico, biomasse e la produzione di energia idroelettrica hanno rappresentato il 47,3% della produzione di energia elettrica del Paese nei primi sei mesi del 2019, mentre il 43,4% proveniva da carbone e nucleari centrali elettriche.

Circa il 15% in meno di anidride carbonica è stata prodotta rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo i dati pubblicati dall'Istituto Fraunhofer per i sistemi ad energia solare (ISE) nel mese di luglio.

Tuttavia, alcuni scienziati hanno attribuito l'elevata produzione da fonti rinnovabili grazie a condizioni meteorologiche favorevoli e “eventi orientati al mercato”.

Fabian Hein, think tank Agora Energiewende,  ha detto che l'aumento del 20% nella produzione eolica  è il risultato di condizioni particolarmente ventose nel 2019.

Nel frattempo, la produzione di energia elettrica da pannelli solari è aumentato del 6%, il gas naturale del 10%, mentre la quota del nucleare nella produzione di energia elettrica del Paese è rimasto praticamente invariato. L'uso di carbone nero è diminuito del 30% rispetto alla prima metà del 2018, e lignite è diminuita del 20%.

Quota di energie rinnovabili nella produzione netta di elettricità pubblica 
2002-2019
La Germania sta cercando di eliminare gradualmente le sue centrali nucleari entro il 2022. La sua energia da fonti rinnovabili è aumentata costantemente nel corso degli ultimi due decenni, grazie in parte alla legge sull'energia rinnovabile (EEG), ancora riformata lo scorso anno per ridurre i costi per i consumatori.

Ma la Germania ancora si basa molto sul carbone, gas e lignite per il suo fabbisogno energetico.


La riluttanza della Germania di porre fine alla sua dipendenza dal carbone ha visto centinaia di attivisti del clima assaltare una delle più grandi miniere di carbone a cielo aperto del paese nel mese di giugno per protestare contro l'uso di combustibili fossili.

Fonte Indipendent
Immagini dall'Istituto Fraunhofer


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giovedì 21 settembre 2017

Scende il prezzo dell'uranio, il gigante nucleare russo si butta sul litio e le batterie per VE

Dopo un crollo del prezzo dell'uranio, Rosatom Corp., gigante nucleare russo interessato a tutto quel che riguarda il nucleare,  prevede di iniziare l'estrazione e commercio del Litio , metallo usato per le batterie al fine di trarre profitto dalla rapida ascesa di veicoli elettrici. 
Questo è quello che ci racconta Bloomberg in un articolo online di ieri, 20 Settembre. Rosatom, leggiamo su Wikipedia, è un'impresa statale (no profit) della Russia, nata nel 2007, il corpo organizzativo del complesso nucleare russo avente sede a Mosca. Rosatom è l'unico venditore al mondo capace di offrire tutti i prodotti e servizi del settore industriale nucleare. Gestisce tutti gli asset della federazione russa, sia civili che militari. Insieme alle attività commerciali che favoriscono la crescita dell'energia nucleare e le strutture del ciclo del carburante nucleare, essa agisce come un agente governativo, per lo più nel campo della sicurezza nazionale (deterrenza nucleare),  sicurezza nucleare comprese le radiazioni eventualmente rilasciate, oltre che scienza di base e applicata. 
Orbene, questo colosso ha capito, come dichiarato da  Kirill Komarov, primo vice capo della società, in un'intervista che l'evoluzione del business dell'auto elettrica sta andando molto più veloce del previsto. Aggiunge che l'azienda ha in programma di seguire tutta la linea integrata di tutto quello che sta intorno ai veicoli elettrici a partire dall'estrazione del litio fino alle celle per chiudere il cerchio con i battery pack o anche cercare po' di cooperazione con i produttori di automobili.

Rosatom è l'ultima società ad intraprendere la corsa con progetti sul litio per la fornitura del metallo a fronte di una domanda crescente di batterie utilizzate nelle auto elettriche. I prezzi del carbonato di litio sono più che raddoppiati negli ultimi due anni fino a toccare i 14.000 dollari tonnellata, secondo un rapporto UBS AG pubblicato la scorsa settimana. In confronto, i prezzi dell'uranio sono scesi di circa il 40% dalla fine del 2014, un crollo dei prezzi dovuto al disastro di Fukushima del 2011 in Giappone. Gli attuali prezzi bassi di uranio sono insostenibili, dichiara l'azienda col suo portavoce. Il prezzo spot dell'uranio di riferimento di  20,70 dollari al chilogrammo della settimana scorsa è meno di un terzo del suo livello prima di Fukushima, secondo i dati di Ux Consulting Co.
Quindi? Rosatom sta virando verso un nuovo programma pensando di ricavare il 30% delle sue entrate dalle imprese al di fuori l'energia nucleare entro il 2030. 

Possiamo dire che il nucleare inteso come energia, produzione, è finito? A intuizione, nostra (solo?), pare proprio di sì avendo intrapreso la strada del lento declino.




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mercoledì 7 dicembre 2016

Cresce il consumo di gas in Italia a Novembre + 13,9% (perchè? colpa del nucleare) mentre continua il crollo della produzione

Crescono i consumi di gas a Novembre del 13,9 % secondo i dati Snam. Una crescita importante rispetto allo stesso mese dell'anno passato, e c'è una ragione importante e sconosciuta. La riveleremo alla fine.

Intanto vediamo con i grafici che il consumo si pone al livello più alto degli ultimi 5 anni e a metà strada rispetto agli ultimi 11 anni.
Controlliamo il vero andamento dei consumi con i consueti nostri grafici mettendo in fila i dati pubblicati dalla Snam nel proprio sito web, dati sia pur provvisori ma sempre molto vicini a quelli che il Ministero dello Sviluppo Economico fornirà dopo poche settimane, discostando di poco o nulla, qualche decimale di % al massimo. Dati e grafici che prendono in esame gli ultimi 11 anni, dati che ci permetteranno di fare autonomamente le nostre valutazioni sull'attuale situazione.

Dunque, nel mese di Novembre il consumo cresce del 13,9%, tanto, rispetto allo stesso mese del 2015.

Quantitativamente a Novembre abbiamo bruciato per 7.432,06 milioni di m3 Standard  (dato provvisorio Snam) contro i 6.489,33 milioni di metri cubi (dato ufficiale del Ministero) dello stesso mese del 2015.



I nostri grafici

I grafici, da noi realizzati con i dati ufficiali del Ministero e gli ultimi della Snam e quelli provvisori del mese appena trascorso, servono per dare una chiara visione, con una sola occhiata, della situazione al di là delle parole e delle interpretazioni più o meno puntuali o addomesticate da interessi vari.

Il primo grafico mostra l'andamento dei mesi suddivisi per anno solare dal Gennaio 2006 ad oggi. Il consumo di gas di Novembre è lì nel mezzo degli ultimi 11 anni.


Lo stesso grafico con gli ultimi 6 anni per evidenziare l'andamento.


Il grafico successivo delle percentuali mette in luce la predominanza del segno negativo dei mesi dal 2012 fino al 2014 e il segno positivo dal 2015 con una prevalenza blu.



Il grafico sottostante dà la misura della quantità di gas consumato la somma nei 12 mesi precedenti partendo dalla data dell'ultimo rilevamento. E' evidente sia il crollo costante dal 2007 sia una risalita costante a partire dalla fine del 2014 e la faticosa lenta risalita, ondeggiante.



Vediamo adesso la produzione nazionale di gas .

Continua a diminuire la produzione nazionale anche a Novembre che risulta essere di 496,24 milioni di metri cubi (dato provvisorio) rispetto ai 532,14 milioni di metri cubi (dati definitivi) dello stesso mese dell'anno passato, con una contrazione di poco meno del 7% .




Il grafico della quantità di gas prodotto la somma nei 12 mesi precedenti partendo dalla data dell'ultima rilevazione testimonia inequivocabilmente il precipitare della quantità estratta.




Allora, controllando i dati Snam possiamo affermare con una certa sicurezza che il consumo molto alto delle centrali di turbogas ha inciso sul consumo totale, quasi il 30% in più rispetto allo stesso mese dell'anno passato. A Ottobre il consumo delle turbogas è stato del 33% e del 27% a Settembre improvvisamente più alti rispetto ai mesi precedenti quando addirittura si erano registrati dati negativi. Come mai questa eccezionale richiesta di energia elettrica? Probabilmente non abbiamo avuto necessità interne superiori alla media ma la causa è da rintracciare al di fuori dell'Italia, ovvero abbiamo prodotto energia per la Francia che ultimamente ha chiuso (temporaneamente) alcune centrali nucleari. Lo veniamo a sapere da alcuni articoli pubblicati alla fine del mese scorso. Questo articolo è de La Repubblica del 23 Novembre:

Centrali nucleari, l'Authority francese ai media: "Siamo molto preoccupati"
Pierre-Franck Chevet, presidente dell'Asn, in una intervista a le Figaro: "Scenario peggiorato dal 2015, al momento 12 reattori sono fermi o stanno per essere fermati per controlli". Trovati 400 dossier volontariamente nascosti, su anomalie e documenti falsificati

Poi un altro articolo del Sole 24 Ore del 22 Novembre che paventa un rincaro del costo dell'energia nella nostra bolletta per la regola della domanda e dell'offerta indotta dalle centrali nucleari chiuse in Francia:

Rischio di rincari sulle bollette per i guai del nucleare francese
Una concentrazione di causa ed effetto. Il primo evento è che molte centrali nucleari francesi sono state spente per guai i tecnici davvero seri. Così - secondo evento - in Francia la corrente elettrica scarseggia. Quindi la Francia deve importare energia elettrica dai paesi vicini. Così l'aumento della domanda fa salire le quotazioni del chilowattora ...

E il Fatto Quotidiano del 16 Novembre

Bollette, arriva il conto della serrata delle centrali nucleari francesi: volano domanda e prezzi. Anche in Italia
La Francia ha iniziato ad avere un deficit crescente di produzione fino a non riuscire più a far fronte ai propri bisogni. E, ovviamente, non è neanche in grado di esportare l’elettricità come ha sempre fatto.
Come se non bastassero le tante distorsioni tutte italiane che pesano sulle nostre bollette, ora ci si mettono anche quelle dei Paesi oltreconfine. E’ infatti in arrivo l’ennesima stangata per i consumatori ma questa volta, paradosso dei paradossi, la causa è da ricercarsi in Francia. “E’ atteso un effetto” sui costi dell’elettricità in Italia per il fermo di un terzo delle centrali nucleari francesi, ha detto all’Ansa il presidente dell’Autorità per l’Energia Guido Bortoni, che ha poi aggiunto: “i mercati sono collegati” quindi “ci stupiremmo del contrario”.


In un prossimo post prenderemo in esame il consumo del gas nei settori industriale e termoelettrico con i relativi grafici esplicativi. 





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martedì 29 novembre 2016

I diamanti sono i migliori amici delle donne e ... delle batterie

Marilyn Monroe cantava qualche decennio fa 'Diamonds Are a Girl's Best Friend', 'I diamanti sono i migliori amici delle donne', ma vuoi vedere che i diamanti possono essere i migliori amici anche delle batterie? Secondo una ricerca di un team di fisici e chimici dell'Università di Bristol sembra proprio di sì. In particolare i diamanti artificiali che hanno la caratteristica di generare una corrente elettrica quando sono immessi in un campo radioattivo.
Lo sviluppo di questa nuova applicazione potrebbe risolvere -dicono - anche alcuni dei problemi di scorie nucleari, produzione di energia elettrica pulita e di lunga, lunghissima vita delle batterie.
A differenza della maggior parte delle tecnologie per la generazione di energia elettrica, che utilizzano energia esterna per muovere un magnete attraverso una bobina di filo per generare una corrente, il diamante artificiale è in grado di produrre una carica semplicemente essendo in prossimità di una sorgente radioattiva.
Dopo avere effettuato test su un prototipo di 'batteria diamante'   utilizzando nichel-63 come sorgente di radiazione, ora a Bristol stanno lavorando per migliorare significativamente l'efficienza utilizzando carbonio-14, una versione radioattiva di carbonio, che è prodotto nei blocchi di grafite utilizzati per moderare la reazione nelle centrali nucleari. La ricerca di Bristol ha dimostrato che il carbonio-14  radioattivo è concentrato sulla superficie di questi blocchi quindi il carbonio-14 viene estratto  e incorporato in un diamante per produrre una batteria a energia nucleare.
Il Regno Unito possiede attualmente quasi 95.000 tonnellate di blocchi di grafite e estraendo carbonio-14 da essi, la loro radioattività diminuisce, riducendo il costo connessi ai problemi della conservazione di questi rifiuti nucleari  in modo sicuro.
Il carbonio 14 è stato scelto come materiale di base perché emette una radiazione a corto raggio, che viene rapidamente assorbito da qualsiasi materiale solido. Ciò lo renderebbe pericoloso se ingerito  o messo in contatto con la pelle nuda, ma con la massima sicurezza all'interno di diamante, in quanto nessuna radiazione a corto raggio può sfuggire. In realtà, il diamante è la sostanza più dura conosciuta dall'uomo, non c'è letteralmente nulla che potremmo usare in grado di offrire maggiore protezione.
Nonostante la loro bassa potenza, rispetto a tecnologie di batterie attuali, il tempo di vita di queste batterie al diamante potrebbe rivoluzionare l'alimentazione di dispositivi su tempi lunghi. L'utilizzo del carbonio-14 della batteria impiegherebbe 5.730 anni per raggiungere il 50 per cento di energia iniziale (tempo di dimezzamento).
Queste batterie potranno essere utilizzate in situazioni in cui non è possibile ricaricare o sostituire le batterie convenzionali ovvero in dispositivi elettrici a bassa potenza in cui è necessaria una lunga durata della fonte di energia, come i pacemaker,. satelliti, droni alta quota o anche veicoli spaziali.

  (fonte Phys.org)



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venerdì 25 novembre 2016

Giorni contati per le centrali nucleari in Svizzera?

Vietare la costruzione di nuove centrali atomiche e limitare a 45 anni la durata di esercizio degli impianti esistenti: lo chiede l’iniziativa popolare "Per l’abbandono del nucleare" in votazione il 27 novembre. La proposta del Partito ecologista svizzero non convince però governo e parlamento, che temono un’uscita dall’atomo troppo precipitosa.

Leggiamo il resto qui

Oltretutto in Francia cominciano ad essere sempre più appariscenti i problemi del nucleare:

La crepa nella "corazza" della centrale di Flamanville. E il nucleare francese si scopre meno sicuro

L'articolo è qui.




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lunedì 30 maggio 2016

Continuano testardamente a percorrere la strada perversa del nucleare

La prima centrale nucleare del mondo AP1000 a freddo (CHT) ha mosso un passo in avanti con il completamento delle prove idraulica presso l'Unità 1 a Sanmen nella provincia cinese di Zhejiang. Il completamento del CHT conferma che i sistemi dei reattori sono in grado di sopportare pressioni in condizioni di funzionamento standard e di possibili incidenti portando al termine i programmi di progettazione per la costruzione finale dell'impianto. La centrale nucleare AP1000 (Westinghouse)  ha un reattore pressurizzato due loop PWR (in inglese: Pressurized Water Reactor)) che utilizza un approccio semplificato, innovativo ed efficace per la sicurezza. Il reattore AP1000 ha una potenza di 3.415 megawatt termici (MW t) e una potenza nominale di rete elettrica di 1.110 megawatt elettrici (MW e).
Le lezioni apprese nei test e l'ottimizzazione di pratiche corrette per ogni CHT verranno applicate alle prove successive condotte in altri progetti di costruzione di impianti AP1000 tra cui a Sanmen Unità 2 e Haiyang la Unit 2, nonché le quattro unità in costruzione negli Stati Uniti, due presso l'impianto di Vogtle in Waynesboro, Ga., e due presso l'impianto di VC Estate a Jenkinsville, Carolina del Sud



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domenica 24 aprile 2016

La vita media dei reattori nucleari disattivati è 24,7 anni

E' una sorpresa per molti. Le analisi di un gruppo di studiosi indipendenti, Mycle Schneider, Antony Froggatt et al., pubblicate nel giugno dell'anno passato col titolo The World Nuclear Industry Status Report 2015 (scaricabile qui)  sono drastiche. La vita media dei reattori nucleari disattivati è 24,7 anni. A fronte di investimenti enormi e costi di decommissioning ancora non ben precisati che si aggiungono alla localizzazione dei siti di stoccaggio del materiale esausto, dopo averlo ciclato, da qualche parte (dove?) ci si trova di fronte ad una realtà sconcertante cioè che  sicuramente il nucleare non è economicamente sostenibile.


La stessa analisi pubblica un grafico che riguarda l'età dei reattori nucleari ancora in funzione.



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lunedì 22 febbraio 2016

Nel 2015 per la prima volta la produzione eolica ha superato l'energia nucleare

Fa piacere legge un articolo su Japan Times online sul superamento dell'eolico nella produzione di energia elettrica sul nucleare di cui riportiamo alcuni passi insieme alle nostre considerazioni. In sostanza la produzione di energia eolica in tutto il mondo ha raggiunto 432,42 gigawatt (GW) di potenza installata alla fine del 2015, in crescita del 17 per cento rispetto all'anno precedente e superando l'energia nucleare per la prima volta, secondo i dati diffusi da organismi del settore a livello mondiale. Gli impianti eolici di nuova costruzione nel 2015 ha raggiunto il record di 63,01 GW, equivalenti a circa 60 reattori nucleari, secondo il Global Wind Energy Council con sede a Bruxelles. Le installazioni per la produzione di energia nucleare globale è 382,55 GW nel 1 gennaio 2016, come dichiarato dalla World Nuclear Association con sede a Londra.
Sia l'energia eolica e l'energia nucleare sono propagandato come alternative ai combustibili fossili in quanto producono meno gas ad effetto serra ma le conseguenza sull'inquinamento e sui costi di dismissione degli impianto sono assolutamente imparagonabili.
Inoltre l'energia eolica ha catturato rinnovata attenzione in quanto l'innovazione tecnologica ha ridotto notevolmente i suoi costi di produzione, mentre l'energia nucleare continua a soffrire una ragionevole reazione dopo i disastri di   Fukushima  del 2011 .
Secondo il  Global Wind Energy Council l'energia eolica è la fonte di energia principale nel passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e probabilmente lo è insieme alle altri fonti rinnovabili.
La Cina ha superato tutti gli altri paesi in capacità di generazione di energia eolica con 145,10 GW. Pechino sta promuovendo l'energia eolica per passare dal carbone e altri combustibili fossili per la lotta contro l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale. Dietro la Cina ci sono gli Stati Uniti con 74,47 GW, seguiti dalla Germania con 44,95 GW, quindi l'India con 25,09 GW e poi la Spagna con 23,03 GW. Il Giappone ha  3,04 GW.




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martedì 25 agosto 2015

La sapete l'ultima? Le rinnovabili abbassano il costo dell'energia elettrica in Germania buttando fuori mercato il nucleare

Proprio così. Lo scrive Bloomberg  riportando una realtà che viene  non addirittura dalla progredita Germania.

Quello che si racconta nell'articolo di ieri 24 Agosto a firma di Rachel Morison , German Electricity Falls Below 30 Euros for First Time Since ’03, riguarda i contratti di riferimento a un anno per l'energia elettrica tedesca che vengono fissati  sotto 30 euro a megawattora per la prima volta dall'ottobre 2003 sotto l'influsso del crollo dei prezzi dell'energia.

I contratti sono scesi a partire da 29,99 euro alla European Energy Exchange (Borsa europea dell'energia), secondo i dati compilati da Bloomberg. dove la consegna della German electricity per il 2017 è calata del 2 per cento a 29.35 euro al MWh nel trading broker,  record di un minimo per i contratti.
....
Le rinnovabili sono in crescita
La quota di energie rinnovabili sul consumo potenza tedesca lorda è aumentato di 2,4 punti percentuali l'anno scorso salendo al 27,8 per cento, come confermato dal Ministero dell'Economia e dell'Energia il 5 Marzo scorso, mentre nel 2014 il carbone, lignite e nucleare avevano rappresentato il 59 per cento della produzione tedesca, secondo AG Energiebilanzen e. V., l'associazione di lobby energetiche e istituti di ricerca economica.

Adesso alcune centrali a carbone e nucleari faranno fatica a coprire i costi fissi con prezzi dell'energia inferiori a 30 euro.

Quindi la Germania ha previsto di chiudere i suoi otto reattori nucleari ancora funzionanti entro il 2022. Già EON SE Grafenrheinfeld ha chiuso il suo impianto il 27 giugno, prima della scadenza della sua licenza di esercizio, a causa della redditività calante tra l'aumento della produzione da fonti rinnovabili e una tassa sul combustibile nucleare.
I prezzi dell'energia inferiori a 30 euro in Germania, a lungo termine "creerebbero la necessità di richiedere più incentivi per restare nel nucleare che mandarli in pensione prima degli date stabilite". Bene!



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mercoledì 25 giugno 2014

Francia, più auto elettriche e meno nucleare

Un articolo piuttosto interessante è stato pubblicato dal Sole24Ore qualche giorno fa  mette in connessione il nucleare francese con le auto elettriche. Niente di strano, lo sappiamo da sempre che l'interesse francese riguardo le auto elettriche viene ed è nato dall'abbondanza (in passato) di energia elettrica prodotta dal nucleare, energia che non può essere modulata e che viene prodotto in egual misura anche di notte e per certi versi sprecata o venduta sottocosto ai paesi limitrofi. Quale miglior soluzione che utilizzare l'energia prodotta di notte per ricaricare milioni di vetture elettriche? La singolarità della notizia del quotidiano 'in rosa' viene da una inversione di tendenza che non riguarda le auto elettriche bensì la scelta nucleare.

Il titolo è eloquente "La Francia mette un tetto al nucleare: dal 75 al 50% della produzione di energia entro il 2025 " come pure sono significative le prime righe dell'articolo "Nucleare, adieu, la Francia volta pagina. Riduce il nucleare e punta sull'auto elettrica. ...La Francia vuole mettere un 'tetto' alla produzione di energia atomica, in cui è leader in Europa, riducendolo dall'attuale 75% al 50% entro il 2025. "
La scelta del Governo francese è quella di un passo indietro riguardo lo sviluppo del nucleare, in effetti è da considerare una conversione a 'U', che dovrebbe far riflettere chi ancora da noi sventola la bandiera sfilacciata del nucleare come nostra salvezza energetica (non bastasse Fukushima per una più matura riflessione).
"Il disegno di legge di Parigi è composto da 80 articoli che spaziano dall'auto elettrica alla ristrutturazione di edifici, passando per l'inquinamento dell'aria e lo sviluppo delle energie rinnovabili.... nuovi incentivi fiscali (tra cui 10mila euro a chi passa dal diesel all'auto elettrica) o ancora l'ambizione di installare sette milioni di punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2030.
Il settore pubblico sarebbe impegnato ad acquistare auto elettriche al 50% dei nuovi acquisti di auto in caso di rinnovamento della flotta. La Renault, uno dei due costruttori di auto francesi con una quota in mano allo Stato, ha pesantemente investito nella costruzione di auto elettriche"


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giovedì 13 marzo 2014

Fukushima, dietro i numeri vi sono delle persone

Secondo quanto riportato dal quotidiano online Asahi Shimbun, la National Police Agency giapponese, 15.884 persone sono morte e 2.633 sono rimaste non identificate causa del Grande Terremoto del Giappone  Orientale, lo tsunami e il disastro nucleare dell'11 Marzo 2011.
Inoltre, 2.973 persone sono morte per altre cause comunque legate al disastro, come il deterioramento della salute derivante dall'evacuazione e il suicidio, in Iwate, Miyagi e Fukushima, le tre prefetture più colpite della regione Tohoku. Nella prefettura di Fukushima, il numero di decessi dovuti a evacuazione dopo l'incidente nucleare ha superato quella del terremoto e dello tsunami.

Circa 267.000 persone a livello nazionale sono ancora sfollate a causa del disastro del 2011.
Circa 104.000 famiglie vivono in alloggi temporanei.
Il tasso di occupazione di alloggi temporanei prefabbricati è di circa 84 %  nelle tre prefetture.
Secondo la Reconstruction Agency, l'agenzia per la ricostruzione, 2.347 unità di edilizia residenziale pubblica per le vittime saranno completate in tre prefetture entro la fine di questo mese. Ma la cifra è solo il 9 % del totale previsto.
La situazione che riguarda le scuole, una parte fondamentale degli sforzi per ricostruire le comunità,  è desolante, molti bambini stanno attendendo alla loro istruzione in scuole di fortuna o "affittando" stanze in altre scuole.
Le località interessate si trovano ad affrontare una serie di sfide. Questi includono uno spopolamento continuo, scarsi progressi nella ricostruzione e la necessità di fornire servizi di assistenza sanitaria mentale.



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giovedì 27 febbraio 2014

Un mondo senza l'uomo

Proviamo ad immaginare una trama di un film catastrofista. Una fuga improvvisa dal pianeta Terra diventato invivibile, inospitale, subdolamente pericoloso la scomparsa dell'uomo per una strage misteriosa  causata da potenti radiazioni sconosciute che vaporizzano l'uomo e gli animali istantaneamente. Se non arrivasse la fantasia e  l'immaginazione degli sceneggiatori del film potrebbe dar loro una mano ed aiutarli a sviluppare la trama  la realtà andando a visitare una città vera, una campagna abbandonata. Esiste oggi ed è così da quasi tre anni. Il suo nome è  Fukushima, la città svuotata dall'uomo che si trova all'ombra della centrale nucleare di Fukushima, una città che è off-limits dalla fatidica, tragica data dell'11 Marzo 2011, giorno in cui ebbe inizio la sua fine, una città che assomiglia ad una Pompei moderna  dell'era nucleare o una di quelle città improvvisamente abbandonate dall'uomo e aggredite, nascoste dalle foreste americane.


Come ci racconta il quotidiano nipponico online Ashai Shimbun di ieri ciò che vede il suo cronista è emblematico, tragico, irreale, crudo, drammatico, in un territorio post nucleare.
Un calendario fermo al marzo 2011 è ancora appeso su una parete, mentre un orologio appeso al soffitto rimane bloccato alle ore 2 e 50. Documenti e altri oggetti sono sparsi sul pavimento sotto le scrivanie e gli scaffali disordinati. Piante  appassite  nei vasi   morte molto tempo fa.

 All'esterno, sul tetto della sede cittadina di  Futaba (circa 6.400 abitanti prima del 2011), si può vedere chiaramente la situazione di isolamento e la desolazione di questa città che muore lentamente come se  il tempo della vita si fosse fermato.  Tutti i 6.400 residenti hanno dovuto  abbandonare la città.

Su un avviso incollato sul lato interno della porta d'ingresso di un edificio, sottolineato in rosso, si legge: "Dal momento che questo ufficio si trova a 10 chilometri dalla centrale nucleare, bisogna rimanere in casa. Si prega di non uscire. "

Al secondo piano, fogli di carta incollata recita una informazione che la Tokyo Electric Power Co. aveva diffuso sulle condizioni presso l'impianto nucleare. "La pressione nel serbatoio di contenimento è aumentata in modo anomalo", si legge come se informazione fossero arrivate ​​prima dell'alba del 12 marzo 2011. I funzionari di  Futaba sono dovuti andare via abbandonando l'ufficio del comune per ordine del governo centrale, quel giorno, un giorno dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima n ° 1.

Circa il 96 % di Futaba, comprese le aree intorno alla sede cittadina, è stata definita come zona di difficile ritorno a causa dei livelli di radiazioni, oltre i 50 millisievert.

La zona è circondata da barricate, rendendo impossibile l'ingresso libero alle persone.

 Per entrare in città il cronista deve indossare una maschera e un equipaggiamento protettivo bianco che copre tutto il corpo, portando con sé un dosimetro, dopo aver ottenuto il permesso dall'ufficio competente della città. Lo stesso equipaggiamento  del funzionario della città, che lo guida nel giro all'interno di Futaba. Dopo aver lasciato l'ufficio, si sono diretti verso il quartiere Nagatsuka nella parte centrale di Futaba, dove non ci sono segni di vita e residenti. Solo il passaggio di camion per il lavoro di decontaminazione e il gracchiare dei corvi rompe  il silenzio. Là una finestra rotta sbatte per una ventata. Una casa crollata a causa del Grande  Terremoto del  Giappone  Oriente (così chiamano i giapponesi quell'evento) copre ancora parte della strada. Il santuario Shohatsujinja sul lato opposto della casa è inclinato, rotto a 3 metri di altezza rimasto rovesciato e spezzato a metà. In quel periodo la TEPCO affermava che 'La centrale nucleare era assolutamente sicura.' Nessuno avrebbe mai immaginato che si sarebbe creta  una situazione così disastrosa come questa " ricorda l'accompagnatore, Hiraiwa, guardando una strada vuota.

La spiaggia di Futaba era affollata con circa 85.000 persone nel 2010. La struttura balneare gestita dall'ufficio metropolitano fu danneggiato dallo  tsunami del 2011. Da un piano alto della struttura, si vede l'Oceano Pacifico fino all'orizzonte lontano e le dolci onde che si infrangono sulla spiaggia.

Anche se i livelli di radiazione sono relativamente bassi nella parte nord-orientale di Futaba, e la zona è stata designata come zona in fase di preparazione per la revoca del provvedimento di evacuazione dal maggio 2013, scrutando oltre la barricata si vedono solo distese di erba secca in luoghi dove le case sono state spazzate via dallo tsunami. Messe in sicurezza, riparazioni delle infrastrutture e lavori di decontaminazione non se ne vedono.


Ben tornati nel mondo reale !


P.S. - aggiungo l'informazione di ijk (commento) per consigliarvi di andare a verificare quale era la situazione nel giugno 2013 con Google Map, Street view, identica, secondo l'articolo dell'Asahi S. a quella di oggi.



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martedì 21 gennaio 2014

Giapponesi non ficcate il naso nella politica energetica nucleare

L'Asahi Shimbun online del 19 gennaio riferiva che 455 assemblee locali giapponesi hanno approvato e confermato in dichiarazioni scritte di essere contrarie al nucleare e chiedevano l'abolizione della produzione di energia nucleare.  Le richieste non hanno un valore giuridicamente vincolanti, né i destinatari (Governo) sono obbligati a rispondere, ma i politici devono accettare il fatto che quasi il 30% delle amministrazioni locali hanno intenzione di sfidare la volontà politica e di ficcare il naso nella politica energetica anche se è una questione nazionale.  Il governo potrà ignorare queste richieste?

Ad esempio, l'assemblea comunale di Kochi ha agito subito dopo il Grande Terremoto del Giappone orientale e tsunami dell' 11 Marzo 2011 (in particolare Fukushima) chiedendo una drastica revisione della politica energetica nazionale nucleare sulla base del fatto che "la tecnologia non è una di sicurezza", e le centrali nucleari rimangono "vulnerabili ai disastri naturali." L'assemblea della prefettura di Nagasaki ha chiesto di non contare sulla produzione di energia nucleare nel proprio territorio come zona colpita che ha sperimentato gli orrori della radioattività.
Il modo con cui si genera energia elettrica influisce direttamente sulla vita dei residenti e non riguarda solo il pericolo delle radiazioni per le comunità situate vicino alle centrali nucleari.  Ne terrà conto il governo nazionale?

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martedì 12 novembre 2013

L'ex primo ministro giapponese Koizumi spiega i no al nucleare

L'ex primo ministro giapponese Junichiro Koizumi è comparso per la prima volta davanti ai giornalisti da quando si è ritirato dalla politica, dopo le dimissioni da primo ministro nel 2006, e lo ha fatto usando termini decisamente anti-nucleari per fare pressione sull'attuale  primo ministro Shinzo Abe affinché si  abbandoni l'energia nucleare.  Koizumi ha affermato che non ci sono prospettive per la sicurezza dei siti di smaltimento dei rifiuti nucleari prodotti dalle centrali nucleari, aggiungendo di conseguenza che i reattori nucleari non devono essere riavviati, mai più. Essi dovrebbero essere soppressi al più presto. Koizumi  ha anche chiesto l'immediata sospensione del progetto di riciclaggio del combustibile  nucleare.
Altresì ha incoraggiato l'attuale primo  ministro nipponico, Abe, ad usare tutto il suo potere per realizzare un grande progetto per sviluppare le energie alternative.
La sua posizione anti-nucleare, come riporta il quotidiano l'Asahi Shimbun online,  deriva da un tour  effettuato nel mese di agosto presso l'Onkalo repository, il sito di smaltimento finale di rifiuti altamente radioattivi, in Finlandia.  Ne abbiamo parlato in un post precedente.

Onkalo, che significa "grotta", è costituito da una serie di tunnel realizzati ad hoc su un'isola nel Mar Baltico a circa 250 chilometri a nordovest della capitale finlandese, Helsinki. Le scorie nucleari saranno depositate in un sito di forma quadrata di 2 km di lato a circa 400 metri sotto la superficie terrestre. Ci vorranno circa 100.000 anni perché i rifiuti nucleari decadano e diventino innocui. L'alfabeto cambia in 100.000 anni come cambiano le lingue, quindi, è saggio, si chiede, continuare ad accumulare le scorie nucleari per un periodo così lungo? Oltretutto in un paese con un territorio tanto instabile come il Giappone e non esente da terremoti come invece lo è la Finlandia?

Onkalo riceverà i rifiuti provenienti da due soli reattori nucleari. In Giappone, ci sono ben 54 reattori nucleari  ha concluso Koizumi, e il Giappone è un paese ad alto rischio sismico, dove è pressoché impossibile trovare un sito di deposito delle scorie nucleari stabile e sicuro.

Nessuno dovrebbe dimenticare Fukushima, tantomeno il Giappone.


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lunedì 30 settembre 2013

Nucleare, il Giappone stacchi la spina

L'ex primo ministro Junichiro Koizumi ha affermato (secondo il quotidiano online Asahi Shimbun) che il Giappone farebbe bene a staccare immediatamente la spina al nucleare prima che sia troppo tardi e il non prendere questa decisione ricadrà nella responsabilità del subentrato Primo Ministro Shinzo Abe, il quale dovrebbero dare prova di leadership nel porre fine alla produzione di energia nucleare.
Koizumi ha ricordato che nella sua visita in Finlandia nel mese di agosto ha visitato il repository di Onkalo, il sito finale, il deposito in strati geologici profondi in cui vengono smaltite le scorie altamente radioattive del combustibile nucleare esaurito, in grado di conservare  le scorie nucleari per 100 mila anni prima che esse siano neutralizzate.
Koizumi ha sottolineato l'importanza di porre fine alla produzione di energia nucleare in Giappone rapidamente alla luce del problema dello smaltimento finale del combustibile esaurito, soprattutto facendo riferimento al volume generato dai 50 reattori del Giappone, rispetto ai quattro della Finlandia.



Il deposito in strati geologici profondi di Onkalo è attualmente in costruzione presso la centrale nucleare di Olkiluoto sulla costa occidentale della Finlandia a seguito della legge finlandese sull'energia nucleare, modificata nel 1994,  per stabilire che tutti i rifiuti nucleari prodotti in Finlandia devono essere smaltiti in Finlandia.  Olkiluoto è stato scelto nel 2000 come uno dei siti di stoccaggio sotterraneo a lungo termine. L'impianto, denominato "Onkalo" (che significa "grotta" o "cavità") è ricavato scavando nel granito, per una profondità di poco più mezzo chilometro (520 metri). L'immagine mostra la realizzazione del tunnel nella prima fase del progetto, 437 metri sotto il livello del suolo. Al termine dello scavo delle rampe di accesso saranno realizzati tunnel in orizzontale (2015) per seppellire il combustibile nucleare (2020)

L'allarme di  Koizumi è più che giustificato. Il Giappone ha 54 reattori nucleari, una quantità di scorie enorme, un a situazione geologica tra le più pericolose del pianeta, ricordiamo soltanto l'11 marzo del 2011, il terribile terremoto, lo tsunami e il disastro nucleare di Fukushima e l'approssimazione con la quale il Governo giapponese e la TEPCo hanno affrontato le esplosioni dei reattori, la dispersione della radioattività nell'ambiente, il flusso in mare dell'acqua pesantemente contaminata, l'impatto sulla vita marina e le ripercussione sull'uomo... Basta?

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giovedì 29 agosto 2013

Il fallimento giapponese del riciclaggio del combustibile nucleare esausto

Il Giappone ha attualmente 44 tonnellate di plutonio già separato, abbastanza per produrre più di 5.000 bombe atomiche come quelle che hanno distrutto  Nagasaki, e non ha chiaro quale possa essere un percorso idoneo da intraprendere per il suo smaltimento.   La politica di ritrattamento e conservazione della risorsa è "sempre più disfunzionale, pericolosa e costosa" dal momento rappresenta una  "calamita per aspiranti terroristi nucleari" attirati  da un'arma utilizzabile quale è il plutonio.
Il Giappone spera ancora di iniziare il ritrattamento presso l'impianto Rokkasho Reprocessing Plant nella prefettura di Aomori. Ma l'uso pratico del suo prototipo di reattore autofertilizzante, Monju, non è per niente prossimo.
Il Giappone ha deciso di riciclare la quantità accumulata di plutonio separato in ossidi misti (MOX) di combustibile uranio-plutonio per reattori ad acqua leggera, ma anche questo programma è fallito.
Quindi una delle decisioni che il governo centrale dovrebbe prendere dovrebbe essere finalizzata a convincere i governi locali, prefettizi e cittadini a consentire che le centrali nucleari ospiti sul loro territorio possano stoccare il materiale in contenitori a secco.
Il governo centrale dovrebbe, inoltre, prendersi la responsabilità di smaltire combustibile esaurito per smaltire direttamente le 44 tonnellate di plutonio già separato da seppellire in profondità nel terreno, invece di cercare di forzare l'accettazione pubblica sull'uso di combustibile MOX nelle centrali nucleari.
"Gli Stati Uniti e la maggior parte degli altri paesi che gestiscono centrali nucleari, per evitare i costi e i rischi di ritrattamento, semplicemente spostano il combustibile esaurito in contenitori a secco con raffreddamento ad aria, quando le loro piscine si sono tutte riempite", dice il rapporto riassunto da Asahi Shimbun in un articolo di ieri.
Se  il programma MOX continua ad essere in fase di stallo, le riserve totali di plutonio giapponese saliranno a circa 100 tonnellate nell'arco di 10 anni.

Da ciò capiamo che il nucleare è un problema nel presente ma lo sarà anche nel futuro e cosa più terrificante senza una vera soluzione da considerare sicura. E  non soltanto per il Giappone

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lunedì 22 luglio 2013

Nucleare all'arrembaggio, in una roadmap delle rinnovabili

Gli istituti di ricerca nucleare della Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia (V4) hanno deciso di istituire un Centro  di Eccellenza V4G4 per la realizzazione di ricerche comuni, lo sviluppo e l'innovazione nel campo della  reattori nucleari  di Quarta Generazione (G4). Il nuovo  Centro di Eccellenza V4G4  è stato presentato al pubblico presso l'Accademia Ungherese delle Scienze lo scorso 18 luglio 2013.
Tutto in funzione dell'obiettivo posto dalla Commissione europea, la "Energy Roadmap 2050", in materia di decarbonizzazione dell'economia europea. Tutti gli scenari studiati nella cornice di questa roadmap includono un forte miglioramento dell'efficienza energetica, con un incremento di fonti di energia rinnovabili, una diminuzione dei combustibili fossili, e di un contributo del nucleare (fino al 21%) in base a diversi ipotesi.
Per diminuire questa dipendenza dai combustibili fossili, diversi paesi, tra i quali i paesi del V4, hanno deciso di costruire il loro mix energetico sul nucleare e le rinnovabili, con una riduzione di combustibili fossili nel più breve tempo possibile.

Per preparare il futuro, l'obiettivo principale del V4 è lo sviluppo di reattori nucleari di quarta generazione basati su neutroni veloci, per  un'energia nucleare sostenibile (?!), in base ai più elevati standard di sicurezza. Infatti, tali reattori consentirà:
 - minimizzazione il volume dei rifiuti radioattivi e, attraverso la trasmutazione degli attinidi minori, riduzione della loro radiotossicità del minerale di uranio in circa 3 secoli, rispetto a 100.000 anni con i reattori nucleari attuali;
 - risparmio della risorsa uranio, attraverso  breeding, che moltiplica di un fattore 50, circa, la produzione di energia da una data quantità di combustibile uranio, offrendo risorse per diverse migliaia di anni;
 - non proliferazione nucleare grazie ad adeguati processi di riciclaggio avanzate.

Per indagare sugli aspetti cruciali, in particolare per quanto riguarda la sicurezza, e la generazione di risultati sperimentali per lo sviluppo dei reattori nucleari di  quarta generazione con l'innovativo concetto  GFR (Gas Cooled Fast Reactors), sarà realizzato un prototipo,ALLEGRO, nel 2020.

Per raggiungere questi obiettivi, il V4G4 può contare sul supporto scientifico del CEA francese, che ha una grande esperienza in reattori veloci e ha sviluppato il primo concetto di GFR.

Nei prossimi decenni il progetto ALLEGRO e il  Centro di Eccellenza  V4G4 sarà una forza di coesione per condurre la ricerca e la tecnologia di bordo in questa regione e fornirà un'eccellente opportunità per le industrie ad alto valore aggiunto.



Ho i miei dubbi, ma ci vediamo nel 2020 per leggere le nuove News Release dell'Alpha Galileo Foundation, da cui abbiamo estratto la notizia, e per  trarre le conclusioni in merito. Non so se vi ricordate i reattori di terza generazione che fine hanno fatto. Vedere Flamanville e Olkiluoto.




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