Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


lunedì 14 aprile 2008

Ora il mondo ha fame. La guerra dei cereali

Meditiamo sul fatto che non è eticamente accettabile l'uso dei biocarburanti che mette in competizione la sopravvivenza di parte dell'umanità con i cilindri delle auto.

Il raddoppio dei prezzi di mais, grano e riso ha scatenato rivolte in decine di Paesi.
In Egitto 12 mila persone sono state arrestate perché vendevano farina al mercato nero. Nelle Filippine, in preda a una crisi alimentare gravissima, il governo minaccia di condannare all'ergastolo chi si accaparra il riso per rivenderlo, poi, a prezzi maggiorati. Ovunque — dall'Africa al Pakistan, dalla Thailandia al Messico — i cereali, nuovo oro dei campi, vengono protetti come un bene prezioso: nell'imminenza del raccolto, i terreni sono sorvegliati da guardie armate. Fino a ieri nel nostro ricco Occidente ci siamo occupati quasi solo degli alti prezzi petroliferi, allarmati dal rincaro del pieno di benzina. Certo, continuavano ad aumentare anche pane e pasta, ma il cibo incide solo per il 15-18 per cento sul bilancio di una famiglia europea (10-14% per quelle Usa). Ora, all'improvviso, scopriamo che il raddoppio dei prezzi di grano, mais, riso e soia sta sconvolgendo il mondo: Stati che credevano di aver sconfitto la fame ripiombano nella situazione di qualche decennio fa.
RISCHIO GUERRA CIVILE - La Fao, l'organizzazione alimentare dell'Onu, denuncia che in Africa, Asia e America Latina, 36 Paesi rischiano la guerra civile. Sono nazioni poverissime nelle quali la gente.
MUTAMENTI CLIMATICI - Ma i mutamenti climatici stanno rendendo irregolare questo ciclo. Se il monsone arriverà in forma attenuata, come nel 2002, il raccolto potrebbe ridursi del 20 per cento: 30 milioni di tonnellate di grano in meno. Sarebbe un disastro.

corriere.it


Fame nel mondo: Banca Mondiale, agire immediatamente
L'allarme cibo ha dominato la riunione primaverile della Banca mondiale che ha chiesto un intervento immediato dei Governi per evitare che la crisi accesa dalla corsa dei prezzi dei beni di prima necessita' si trasformi in emergenza. I paesi ricchi si sono impegnati a raccogliere 500 milioni di dollari entro il primo maggio per finanziare i bisogni piu' urgenti identificati dal World food program delle Nazioni unite e coprire le spese aggiuntive determinate dall'inflazione.

repubblica.it
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3 commenti:

Silvano Robur ha detto...

Lo sapevamo già che sarebbe andata a finire così. Potevamo accontentarci di una crescita economica più moderata, auto meno energivore, una vita più modesta.
Invece no. Dobbiamo incrementare il PIL all'infinito. Ma dove prendere l'energia per alimentare una crescita all'infinito ? L'economia segue le stesse leggi della termodinamica. La politica no. Ne abbiamo la dimostrazione.

raimondo ha detto...

La situazione è grave, ma non è la materia prima che scarseggia.
La crisi è una questione di prezzo.
L'aumento del prezzo ha come prima causa la speculazione.
Come per il petrolio e il gas i governi nazionali dovranno pensare di istituire delle riserve strategiche di cibo (cereali) e di energia rinnovabile (boschi).
In Italia si importa cibo mentre ogni anno la superficie agricola utilizzata diminuisce e aumenta quella inutilizzata. Cioè aumentano i terreni che sono troppo costosi da coltivare e vengono lasciati incolti.
La speculazione edilizia infine fa il resto, mangiandosi tutti i terreni inutilizzati che può.
Se la vita nelle metropoli costa troppo bisogna organizzare un deflusso verso centri più piccoli dove le persone possano procurarsi almeno la sussistenza dall'orto di casa.
Chi capisce che l'agricoltura sarà la ricchezza del domani per primo partirà per la nuova corsa all'oro.

MondoElettrico ha detto...

Direi che le cause sono molteplici. Cambiamenti climatici che riducono drasticamente i raccolti in alcuni paesi, popolazione che aumenta, richieste superiori da parte di paesi che una volta erano sottosviluppati e che emergendo il benessere richiedono migliore alimetazione, spostamento a coltivazioni più rediitizie per gli agricoltori verso piante produttrici di biocarburanti.