Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.
sabato 10 marzo 2018
venerdì 9 marzo 2018
Le auto metano continuano a perdere terreno nei confronti delle auto ibride anche a Febbraio 2018
Gli ultimi dati del mese di Febbraio 2018 che riguardano le immatricolazioni delle auto in Italia mostrano una ripresa delle immatricolazioni delle auto a metano dopo mesi e mesi di crisi profonda che ha portato le auto alimentate a gas a più che dimezzare quei numeri che una volta erano relativamente buoni.
D'altra parte le auto ibride continuano sempre a crescere e ciò permette loro di non invertire il confronto con le auto a metano che risulta a loro favorevole dal settembre di due anni fa.
A Febbraio le immatricolazioni delle auto ibride anno registrato ancora un aumento con +19,9% raggiungendo la ragguardevole quota di mercato pari al 3,5% complessivo, mentre le auto a metano segnano un +62% continuando però a perdere terreno aumentando il gap, 4.287 unità contro le 6.494 del metano, e perdendo quote di mercato, 2,3%.L'equilibrio delle vendite tra le due differenti alimentazioni è avvenuto nel mese di Agosto del 2015 e il sorpasso è avvenuto nel mese successivo, a Settembre 2015. Da allora le ibride continuano ad essere davanti aumentando il divario di mese in mese a loro favore, quindi da 17 mesi.
Vediamo i nostri grafici realizzati con i dati ministeriali e Unrae (ultimo mese).
I numeri delle immatricolazioni considerando la sommatoria dei 12 mesi dall'ultimo rilevamento mensile mostrando più chiaramente la crescita più che lineare delle ibride e la debacle delle auto a metano che da più di 70 mila scendono a meno di 34.060 unità mentre le auto ibride viaggiano speditamente oltre 69 mila e 316 unità.
giovedì 8 marzo 2018
Allo studio un progetto per il primo treno a idrogeno per i pendolari dell'Ontario
Kathryn McGarry, Ministro dei Trasporti canadese, a Toronto ha presentato alcuni giorni fa lo studio di fattibilità per il primo treno ad idrogeno, Hydrail, che si prefigge l'obiettivo di avere un costo comparabile a quello dei treni con elettrificazione convenzionale composta da fili aerei. Il progetto impegnerà i produttori di treni Alstom e Siemens per la produzione di concept design di sistemi e treni che monteranno celle a combustibile simili a quelli attualmente utilizzati da GO Transit.
Il sistema di trasporto rapido dedicato ai passeggeri pendolari avrà un un numero crescente di viaggi settimanali su tutta la rete ferroviaria GO passando da circa 1.500 a circa 6.000 entro il 2025, ogni giorno e ogni 15 minuti.
La regione dell'Ontario sta investendo 21,3 miliardi di dollari per trasformare il GO Transit in un sistema regionale di trasporto rapido, con treni alimentati da celle a combustibile idrogeno per sostituire le locomotive con motori diesel locomotive passando così ad un combustibile pulito. Quindi i treni alimentati a idrogeno funzioneranno con energia elettrica senza la necessità di essere alimentati dalle catenarie aeree.
L'idrogeno può essere prodotto in surplus nelle ore di minor consumo della rete elettrica generale utilizzando energia rinnovabile conservata e riutilizzata a necessità ad un costo, questo è l'obiettivo dello studio, comparabile a quello dei sistemi ferroviari con rete elettrica convenzionale.
Lo studio di fattibilità si basa sul modello di servizio ferroviario e sul mix che costituisce la flotta di veicoli ferroviari per arrivare ad essere operativa dal ... 2025.
mercoledì 7 marzo 2018
Le immatricolazioni in Italia delle auto elettriche e ibride a Febbraio 2018
All'inizio del mese abbiamo visto la situazione del mercato delle auto in Italia a Febbraio 2018 rilevando un'inversione dopo tanti mesi di dati positivi, con una discesa delle immatricolazioni pari all' 1,4%.
La contrazione non riguarda le immatricolazioni delle auto elettriche che ha avuto una crescita più che raddoppiando i numeri dello stesso mese dell'anno passato e neppure delle auto ibride che sono cresciute di quasi il 20%
Le immatricolazioni delle auto elettriche e ibride nel secondo mese del nuovo anno sono da considerare quindi ottimi i risultati con le auto ibride che salgono del 19,9 con 6.409 unità toccando il 3,5% di quota di mercato totale di Febbraio e buoni quelli delle auto elettriche con un + 105% con 246 unità.
Continuano a cadere in profondo rosso le auto a metano il cui mercato e immatricolazioni vedremo successivamente in post dedicato.
Con i dati forniti dalla 'UNRAE (l'Associazione che rappresenta le Case estere operanti sul mercato italiano delle autovetture, dei veicoli commerciali e industriali, dei bus e dei caravan e autocaravan) provenienti dal Ministero dei Trasporti, possiamo verificare quale sia la situazione dei 12 mesi riguardanti le immatricolazioni delle auto elettriche e ibride, aiutandoci con i nostri grafici per rendere più semplice la visione.
I nostri grafici delineano l'andamento delle vendite mese per mese nell'anno solare a partire dal 2010.
Le auto elettriche pure
A Febbraio le immatricolazioni delle auto totalmente elettriche sono state in numero di 246 (+105%), +64,3 nei 2 mesi del 2018. Al livello massimo del mese.
Le auto ibride
Nel mese di Febbraio sono state immatricolate 6. 494 (+19,9 %) +34,9% a livello annuale. Record del mese.
Ulteriore novità introdotta nella suddivisione delle auto ibride dei dati forniti dal Ministero è quella che conta le auto elettriche ibride con alimentazione a benzina e diesel e le altre a percorrenza estesa plug-in benzina è diesel.
L'ultimo grafico è la progressione mensile delle immatricolazioni delle auto elettriche e ibride a partire da Febbraio 2009.
L'introduzione delle auto elettriche e ibride nel mercato complessivo delle auto è al 3,5% a livello mensile e del 3,8% a livello annuale, soprattutto grazie alle auto ibride mentre le elettriche restano in uno stazionario 0,1%.
Vediamo adesso la classifica delle auto elettriche e ibride più vendute a Febbraio 2018
Sui gradini del podio delle elettriche pure troviamo :
A Febbraio
1 SMART FORTWO 125,
2 CITROEN C-ZERO 26,
3 NISSAN LEAF 22.
Nei primi 2 mesi del 2018
1 SMART FORTWO 256,
2 RENAULT ZOE 52,
3 BMW I3 36.
Sui gradini del podio delle ibride troviamo :
A Febbraio
1 TOYOTA YARIS 2.118,
2 TOYOTA C-HR 1.230,
3 TOYOTA RAV4 502.
Nei primi 2 mesi del 2018
1 TOYOTA YARIS 4.543,
2 TOYOTA C-HR 3.038
3 TOYOTA RAV4 1.503.
martedì 6 marzo 2018
Occupati e disoccupati a gennaio 2018
Dopo il calo del mese scorso a gennaio 2018 la stima degli occupati torna a crescere (+0,1%, pari a +25 mila rispetto a dicembre). Il tasso di occupazione sale al 58,1% (+0,1 punti percentuali).
L'aumento dell'occupazione nell’ultimo mese è determinato dalla componente femminile e, con riferimento all’età, dalla forte crescita dei giovani di 15-24 anni e da quella più lieve degli ultracinquantenni, a fronte di un calo tra gli uomini e nelle classi di età centrali tra 25 e 49 anni. Crescono in misura consistente i dipendenti a tempo determinato, mentre calano i permanenti e gli indipendenti.
Nel trimestre novembre-gennaio l'occupazione rimane sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. Segnali positivi si registrano tra le donne (+0,1%), gli over 50 (+1,0%) e soprattutto i giovani di 15-24 anni (+2,4%), a fronte di un calo tra gli uomini e nelle classi comprese tra 25 e 49 anni. Crescono nel trimestre i dipendenti a termine (+2,4%), mentre calano i permanenti (-0,3%) e gli indipendenti (-0,5%).
La stima delle persone in cerca di occupazione torna a crescere a gennaio (+2,3%, +64 mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo. L'aumento della disoccupazione interessa donne e uomini e si distribuisce tra tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione sale all’11,1% (+0,2 punti percentuali rispetto a dicembre), mentre quello giovanile scende al 31,5% (-1,2 punti).
Dopo l'aumento del mese scorso, a gennaio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni cala dello 0,6% (-83 mila). La diminuzione interessa prevalentemente le donne e i giovani 15-24enni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2 punti percentuali).
Nel trimestre novembre-gennaio, rispetto ai tre mesi precedenti, alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-1,1%, -33 mila) e l'aumento degli inattivi (+0,1%, +14 mila).
Su base annua si conferma l'aumento degli occupati (+0,7%, +156 mila) determinato esclusivamente dalle donne. La crescita si concentra solo tra i lavoratori a termine (+409 mila) mentre calano gli indipendenti (-191 mila) e i permanenti (-62 mila). Aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+335 mila) ma anche i 15-24enni (+106 mila), mentre calano i 25-49enni (-285 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-4,9%, -147 mila) sia gli inattivi (-0,6%, -75 mila).
Al netto dell'effetto della componente demografica, l'incidenza degli occupati sulla popolazione cresce su base annua tra i 15-34enni e i 50-64enni, mentre è in calo tra i 35-49enni.
I nostri grafici, realizzati grazie ai dati forniti dall'Istat parlano da soli.
In valori assoluti.
Forze lavoro
Forze lavoro
Il consumo di gas in Italia a Febbraio 2018, sale del 10,8% (aggiornamento con correzioni)
Il consumo di gas ha ripreso a crescere nel mese di Febbraio 2018 dopo una forte caduta avvenuta nel primo mese dell'anno nuovo. Le cause si possono riassumere in un concetto chiaro, il mese freddo (?!). Ma sarà davvero questa la causa? Lo possiamo capire solo andando a vedere i consumi di gas nei due settori essenziali, quello relativo all'uso nelle centrali termiche e quello industriale.
Come dicevamo il secondo mese dell'anno fa registrare una crescita a due cifre 10,8% confrontata allo stesso mese dell'anno passato così come possiamo riscontrare dai dati forniti puntualmente dalla Snam e pubblicati nel proprio sito web.
Utilizzando questi dati siamo in grado di realizzare i nostri consueti grafici, dati della Snam che sono ufficiosi per gli ultimi due mesi, e quelli ufficiali, fino a Dicembre 2017, forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico aggiornati. I dati Snam, per nostra esperienza, differiranno poco da quelli che il Ministero fornirà tra qualche settimana, discostando di poco o nulla, forse appena qualche decimale di % al massimo. Dati e grafici che prendono in esame gli ultimi 13 anni, dati che ci permetteranno di fare autonomamente le nostre valutazioni sull'attuale situazione guardando quelli che pubblichiamo qui sotto.
Dunque rileviamo che nel mese di Febbraio il consumo sale del 10,8% (era del +20,8% a Gennao 2018) rispetto allo stesso mese del 2017. Quantitativamente a Febbraio abbiamo bruciato e messo in rete 8,954,296 milioni di m3 Standard (dato provvisorio Snam) contro i 6.491 milioni di metri cubi (dato ufficiale del Ministero) dello stesso mese del 2017.
I nostri grafici
I grafici, da noi realizzati con i dati ufficiali del Ministero e gli ultimi della Snam e quelli provvisori del mese appena trascorso, servono per dare una chiara visione, con una sola occhiata, della situazione al di là delle parole e delle interpretazioni più o meno puntuali o addomesticate da interessi vari.
Il primo grafico mostra l'andamento dei mesi suddivisi per anno solare dal Gennaio 2006 ad oggi. Il consumo di gas di Febbraio 2018 è superiore al consumo dello stesso mese dell'anno passato, +10,8%, un po' sopra la media degli ultimi 13 anni.
Lo stesso grafico con gli ultimi 8 anni per evidenziare l'andamento recente e individuarne la posizione .
Il grafico successivo delle percentuali mette in luce la predominanza del segno negativo dei mesi dal 2012 fino al 2014 e il segno positivo dal 2015 con una prevalenza blu interrotta saltuariamente.
Il grafico sottostante dà la misura della quantità di gas consumato la somma nei 12 mesi precedenti partendo a ritroso dalla data dell'ultimo rilevamento. E' evidente sia il crollo costante dal 2007 sia una risalita costante a partire dalla fine del 2014 e le impennate dei mesi a cavallo 2016/2017 dovute al consumo per fornire di energia la Francia che aveva 12 centrali nucleari in stand by. Probabilmente il forte incremento del consumo di gas dei mesi estivi e autunnali sono dovuti alle condizioni climatiche con temperature alte, da record il ricorso prima ai climatizzatori in estate e quindi consumo di energia elettrica prodotta dalle centrali elettriche di turbogas e la ritardata accensione delle stufe a gas in autunno. Nonostante le temperature l'inversione nella crescita dei consumi è cominciata dall'estate del 2017 come vediamo nella curva del grafico.
Vediamo adesso la produzione nazionale di gas .
Continua la tendenza alla diminuzione costante della produzione nazionale anche a Febbraio con una riduzione del 9,8% circa rispetto allo stesso mese del 2017 con 409,87 milioni di metri cubi (dato provvisorio), contro 454,44 milioni di m3 di un anno fa. Molto meno della metà rispetto a quanto si produceva nel 2006.
Di conseguenza la curva riprende il crinale discendente evidenziata dal grafico qui sotto riportato della quantità di gas prodotto con la somma nei 12 mesi precedenti partendo a ritroso dalla data dell'ultima rilevazione. Il grafico testimonia la caduta produttiva inesorabile.
Vedremo prossimamente se i consumi generali sono legati a una richiesta inferiore da parte dell'industria o delle centrali a turbogas per la generazione dell'energia elettrica. Lo vedremo in Post dedicato.
domenica 4 marzo 2018
Clima impazzito, il Pil nel 2017 crolla nei campi, ai minimi da 5 anni
L’agricoltura è l’unico settore a fare registrare un calo del valore aggiunto (-4,4%) a causa del clima impazzito che ha avuto effetti devastanti nelle campagne con una storica siccita’ su cui si sono abbattuti violenti nubifragi a macchia di leopardo, per danni stimati nei campi superiori ai 2 miliardi di euro nel 2017.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei conti trimestrali del Pil a valori concatenati. Il valore aggiunto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca – sottolinea la Coldiretti – è sceso a 28,017 miliardi di euro il valore piu’ basso degli ultimi cinque anni. Si tratta di un crollo – continua la Coldiretti – dovuto agli effetti delle condizioni climatiche sulle principali produzioni del Paese, dalla riduzione del 23% della produzione di mele all’addio ad una bottiglia di vino su quattro, anche se la qualità è risultata buona, ma anche una produzione di olio in calo dell’11% rispetto alla media produttiva dell’ultimo decennio.
In questa situazione di crisi – precisa la Coldiretti – si sono inserite anche manovre speculative per sottopagare i prodotti agli agricoltori con effetti negativi sul valore aggiunto. Un rischio che riguarda anche la recente ondata di maltempo che, con neve e gelo, ha colpito duramente le produzioni orticole nazionali.
sabato 3 marzo 2018
venerdì 2 marzo 2018
Le immatricolazioni delle auto in Italia a Febbraio: -1,4%

Rallenta il mercato di febbraio: -1,4%. Km0 e nuove formule di possesso spostano il mix di vendita.
Nel mese di febbraio il mercato dell’auto non riesce a ripetere il risultato positivo di gennaio. Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, le immatricolazioni di auto nuove a febbraio sono state 181.734, un -1,4% rispetto alle 184.350 unità dello stesso mese dello scorso anno. Con questo risultato, il cumulato dei primi due mesi del 2018 si porta a 359.907 immatricolazioni, un +1% a fronte delle 356.384 registrate nel periodo gennaio-febbraio 2017.
“Il risultato di febbraio - ha commentato Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case Automobilistiche Estere – e in particolare la flessione dei privati, conferma il bisogno di diverse reti di vendita di far ruotare più velocemente le giacenze di vetture già autoimmatricolate che vengono prevalentemente vendute ai privati, drenando così parte della vendita di auto nuove”.
Infatti, un’analisi condotta dal nostro Centro Studi su dati consolidati dei primi 6 mesi 2017 e relativi a 185.000 autoimmatricolazioni, dimostra che queste sono state acquistate per il 40,7% da clienti privati, un 28% è andato a dealer e rivenditori che a loro volta alimenteranno il canale privati.
“Inoltre – continua il Presidente - si assiste a un graduale passaggio dalla proprietà al possesso, attraverso nuove formule di noleggio a lungo termine a privati”.
Per quanto riguarda le alimentazioni, l’analisi della struttura del mercato evidenzia l’incremento delle vetture ibride elettriche che nel mese crescono del 20% portando la loro quota al 3,5%. Un’analisi più approfondita meritano le motorizzazioni ibride elettriche Plug-in che in febbraio hanno incrementato i volumi del 65,5%.
Informiamo che UNRAE è ora in grado di rilevare in maniera puntuale il loro dettaglio e che esse sono trattate nel Market Insight alla fine di questo comunicato.
Buona la performance delle vetture elettriche che nel mese raddoppiano i propri volumi, grazie soprattutto alla dinamicità del canale noleggio.
In febbraio si assiste a una flessione del diesel più contenuta rispetto al mercato totale con un conseguente marginale recupero di quota al 56,3% (55,8% nei due mesi). Più forte la flessione della benzina che scende al 31,9% del mercato totale (-1,4 p.p.); cresce invece il metano che, grazie alle promozioni commerciali e ad alcuni nuovi modelli, recupera quasi un punto e torna al 2,3% di quota, mentre calano del 10% le immatricolazioni a Gpl (al 5,7% del totale).
“La mobilità è in evoluzione - ha proseguito Michele Crisci commentando i dati – il nuovo corso è già tracciato dalla necessità di rispettare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (COP 21), nonché il Regolamento europeo che fissa a 95 g/km di CO2 il limite delle emissioni entro il 2020”.
“UNRAE insiste sulla necessità di un raccordo con questi obiettivi seguendo le stesse raccomandazioni della Commissione Europea che sta lavorando sugli standard, basandosi sul principio della neutralità tecnologica. Pertanto raccomanda alle forze politiche che vinceranno la tornata elettorale di considerare seriamente il tema della mobilità sostenibile nei loro piani di governo, tenendo conto anche del tessuto economico, produttivo e distributivo italiano”.
“Noi non ci aspettiamo una scossa, piuttosto un processo - conclude Crisci – si tratta di accompagnare la transizione, cioè cominciare a far collaborare il trasporto pubblico con quello privato, pianificare incentivi per le infrastrutture e un sostegno necessario, magari fiscale, per la vita quotidiana di automobilisti che oggi hanno una sensibilità ambientale, ma anche un budget da rispettare, per stimolare il rinnovo del parco anziano, un passaggio obbligato prima ancora dei blocchi alla circolazione”.
Proseguendo nell’analisi delle vendite per tipo di utilizzatore, da sottolineare – come precedentemente anticipato - che le vendite di automobili a persone fisiche hanno cominciato a orientarsi anche verso altre modalità di acquisto: da rilevare, infatti, il calo a doppia cifra delle immatricolazioni nel canale dei privati, che flettono del 13,0%; con la perdita di quasi 7 punti percentuali di quota le vendite a privati rappresentano appena la metà delle vendite totali del mese di febbraio (50,5%). A trarre vantaggio da questo fenomeno, principalmente il canale del noleggio che guadagna 5 punti di rappresentatività, attestandosi su una quota del 29,6% grazie a un aumento del 18,9% con 54.216 immatricolazioni. Da evidenziare gli ottimi risultati, nel mese di febbraio, sia del noleggio a breve termine (+15,1%) che di quello a lungo termine (+22,7%), che si attestano su una rappresentatività del 14,4% e del 15,3%. Aumento di volumi anche per le società (+7,8%), che rappresentano a febbraio il 19,9% delle vendite, grazie all’andamento delle autoimmatricolazioni.
Tra i segmenti, come riflesso della flessione del canale dei privati, si rilevano segni negativi per le piccole del segmento A, che registrano un -20,6% rappresentando il 14,8% delle immatricolazioni (3,6 p.p.) e per le utilitarie del segmento B (-5,5%). Calo sostanziale anche per le vendite di automobili di lusso, con il segmento E che perde il 15,5% dei propri volumi, mentre sempre dinamico il segmento C che, grazie ad una crescita nel mese del 13,5%, insidia il segmento delle utilitarie, avvicinadosi con una quota del 35,1%.
Sul fronte delle carrozzerie si registrano forti crescite per i crossover, che a febbraio aumentano del 34,1% con 51.110 immatricolazioni e guadagnano oltre 7 punti percentuali, e per i fuoristrada (+19,5%). Calo significativo dei monovolume piccoli (-40,1%) e delle cabrio e spider (-38,9%), nonché delle berline che perdono il 12,4% dei volumi.
Tra le aree geografiche, infine, si registrano variazioni negative per tutta l’Italia ad eccezione del Nord Est, che registra un aumento del 5,7% rispetto allo scorso anno.
Il mercato dell’usato, infine, a febbraio 2018 archivia 378.491 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome di un operatore, in attesa della rivendita al cliente), contro i 409.159 di febbraio dello scorso anno, in flessione del 7,5%. Nei primi due mesi del’anno, invece, il calo è del 2,1%, con 770.759 immatricolazioni a fronte delle 787.429 di gennaio-febbraio 2017.
Nel mese di febbraio il mercato dell’auto non riesce a ripetere il risultato positivo di gennaio. Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, le immatricolazioni di auto nuove a febbraio sono state 181.734, un -1,4% rispetto alle 184.350 unità dello stesso mese dello scorso anno. Con questo risultato, il cumulato dei primi due mesi del 2018 si porta a 359.907 immatricolazioni, un +1% a fronte delle 356.384 registrate nel periodo gennaio-febbraio 2017.
“Il risultato di febbraio - ha commentato Michele Crisci, Presidente dell’UNRAE, l’Associazione delle Case Automobilistiche Estere – e in particolare la flessione dei privati, conferma il bisogno di diverse reti di vendita di far ruotare più velocemente le giacenze di vetture già autoimmatricolate che vengono prevalentemente vendute ai privati, drenando così parte della vendita di auto nuove”.
Infatti, un’analisi condotta dal nostro Centro Studi su dati consolidati dei primi 6 mesi 2017 e relativi a 185.000 autoimmatricolazioni, dimostra che queste sono state acquistate per il 40,7% da clienti privati, un 28% è andato a dealer e rivenditori che a loro volta alimenteranno il canale privati.
“Inoltre – continua il Presidente - si assiste a un graduale passaggio dalla proprietà al possesso, attraverso nuove formule di noleggio a lungo termine a privati”.
Per quanto riguarda le alimentazioni, l’analisi della struttura del mercato evidenzia l’incremento delle vetture ibride elettriche che nel mese crescono del 20% portando la loro quota al 3,5%. Un’analisi più approfondita meritano le motorizzazioni ibride elettriche Plug-in che in febbraio hanno incrementato i volumi del 65,5%.
Informiamo che UNRAE è ora in grado di rilevare in maniera puntuale il loro dettaglio e che esse sono trattate nel Market Insight alla fine di questo comunicato.
Buona la performance delle vetture elettriche che nel mese raddoppiano i propri volumi, grazie soprattutto alla dinamicità del canale noleggio.
In febbraio si assiste a una flessione del diesel più contenuta rispetto al mercato totale con un conseguente marginale recupero di quota al 56,3% (55,8% nei due mesi). Più forte la flessione della benzina che scende al 31,9% del mercato totale (-1,4 p.p.); cresce invece il metano che, grazie alle promozioni commerciali e ad alcuni nuovi modelli, recupera quasi un punto e torna al 2,3% di quota, mentre calano del 10% le immatricolazioni a Gpl (al 5,7% del totale).
“La mobilità è in evoluzione - ha proseguito Michele Crisci commentando i dati – il nuovo corso è già tracciato dalla necessità di rispettare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (COP 21), nonché il Regolamento europeo che fissa a 95 g/km di CO2 il limite delle emissioni entro il 2020”.
“UNRAE insiste sulla necessità di un raccordo con questi obiettivi seguendo le stesse raccomandazioni della Commissione Europea che sta lavorando sugli standard, basandosi sul principio della neutralità tecnologica. Pertanto raccomanda alle forze politiche che vinceranno la tornata elettorale di considerare seriamente il tema della mobilità sostenibile nei loro piani di governo, tenendo conto anche del tessuto economico, produttivo e distributivo italiano”.
“Noi non ci aspettiamo una scossa, piuttosto un processo - conclude Crisci – si tratta di accompagnare la transizione, cioè cominciare a far collaborare il trasporto pubblico con quello privato, pianificare incentivi per le infrastrutture e un sostegno necessario, magari fiscale, per la vita quotidiana di automobilisti che oggi hanno una sensibilità ambientale, ma anche un budget da rispettare, per stimolare il rinnovo del parco anziano, un passaggio obbligato prima ancora dei blocchi alla circolazione”.
Proseguendo nell’analisi delle vendite per tipo di utilizzatore, da sottolineare – come precedentemente anticipato - che le vendite di automobili a persone fisiche hanno cominciato a orientarsi anche verso altre modalità di acquisto: da rilevare, infatti, il calo a doppia cifra delle immatricolazioni nel canale dei privati, che flettono del 13,0%; con la perdita di quasi 7 punti percentuali di quota le vendite a privati rappresentano appena la metà delle vendite totali del mese di febbraio (50,5%). A trarre vantaggio da questo fenomeno, principalmente il canale del noleggio che guadagna 5 punti di rappresentatività, attestandosi su una quota del 29,6% grazie a un aumento del 18,9% con 54.216 immatricolazioni. Da evidenziare gli ottimi risultati, nel mese di febbraio, sia del noleggio a breve termine (+15,1%) che di quello a lungo termine (+22,7%), che si attestano su una rappresentatività del 14,4% e del 15,3%. Aumento di volumi anche per le società (+7,8%), che rappresentano a febbraio il 19,9% delle vendite, grazie all’andamento delle autoimmatricolazioni.
Tra i segmenti, come riflesso della flessione del canale dei privati, si rilevano segni negativi per le piccole del segmento A, che registrano un -20,6% rappresentando il 14,8% delle immatricolazioni (3,6 p.p.) e per le utilitarie del segmento B (-5,5%). Calo sostanziale anche per le vendite di automobili di lusso, con il segmento E che perde il 15,5% dei propri volumi, mentre sempre dinamico il segmento C che, grazie ad una crescita nel mese del 13,5%, insidia il segmento delle utilitarie, avvicinadosi con una quota del 35,1%.
Sul fronte delle carrozzerie si registrano forti crescite per i crossover, che a febbraio aumentano del 34,1% con 51.110 immatricolazioni e guadagnano oltre 7 punti percentuali, e per i fuoristrada (+19,5%). Calo significativo dei monovolume piccoli (-40,1%) e delle cabrio e spider (-38,9%), nonché delle berline che perdono il 12,4% dei volumi.
Tra le aree geografiche, infine, si registrano variazioni negative per tutta l’Italia ad eccezione del Nord Est, che registra un aumento del 5,7% rispetto allo scorso anno.
Il mercato dell’usato, infine, a febbraio 2018 archivia 378.491 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome di un operatore, in attesa della rivendita al cliente), contro i 409.159 di febbraio dello scorso anno, in flessione del 7,5%. Nei primi due mesi del’anno, invece, il calo è del 2,1%, con 770.759 immatricolazioni a fronte delle 787.429 di gennaio-febbraio 2017.
Comunicato stampa Unrae
I nostri consueti grafici
L'andamento mensile per anno solare negli ultimi 10 anni. Come vediamo, lo scorso mese di Febbraio le immatricolazioni si collocano sotto solo rispetto al lontano 2010 e all'anno da poco trascorso.
L'andamento mensile negli ultimi 10 anni con una sequenza ad onda decrescente.
Le percentuali riferite allo stesso mese dell'anno precedente. Dopo una sfilza di segni meno segue una sequenza di segni positivi ed è evidente tendenza allo zero stabile , almeno negli ultimi mesi.
Col seguente grafico vediamo le immatricolazioni delle auto considerando la somma numerica dei 12 mesi precedenti al mese di riferimento. Dimenticato il picco del 2010 e il minimo dell'Ottobre 2013, le immatricolazioni continuano a crescere in modo costante riconquistando le cifre del 2010 ma si nota anche una stabilizzazione della curva negli ultimi 6 mesi.
Prossimamente vedremo l'andamento delle immatricolazioni delle auto elettriche ibride e a parte quelle a metano.
giovedì 1 marzo 2018
Dalla Ue una grave colpo all'agricoltura italiana, via libera a Asiago giapponese e Grana carioca
Dal formaggio Asiago made in Japan al Grana carioca, dal Reggianito al Parmesao, dal Provolone al Romano, fino al Sardo e alla Mortadela, l’Unione Europea legalizza, attraverso la firma degli accordi di libero scambio, le imitazioni delle più note specialità del Made in Italy a tavola che hanno raggiunto il valore record di 60 miliardi di euro. A denunciarlo è la Coldiretti in occasione dell’inaugurazione di Fieragricola di Verona, dove sono stati esposti per la prima volta i tarocchi ufficialmente autorizzati dalla Ue nel Padiglione 9 (stand A16-B16), alla presenza degli agricoltori giunti nel capoluogo scaligero per difendere il proprio lavoro dalle scelte scellerate assunte con i negoziati commerciali.
L’ultima trattativa arrivata a minacciare l’agricoltura italiana – spiega la Coldiretti – è quella in corso con i paesi del mercato comune dell’America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (Mercosur). Sulle 291 denominazioni italiane Dop/Igp riconosciute dall’Unione Europea è stata proposta una lista di appena 57 tipicità da tutelare ma su 30 di queste sono state già presentate opposizioni, a partire dal Parmigiano Reggiano. Il risultato è che, di fatto, meno del 10% delle specialità Made in Italy sarà tutelato – continua la Coldiretti -, assicurando così il benestare Ue alle imitazioni di tutti gli altri in una realtà dove la produzione locale del falso è già tra i piu’ fiorenti del mondo. Ma a preoccupare è, tra i vari punti, – aggiunge la Coldiretti – anche l’apertura all’arrivo a dazio zero in Europa di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani. Si parla di un contingente di 70mila tonnellate che potrebbe aumentare a 100/130mila tonnellate. Ciò implica una concorrenza sleale nei confronti degli allevatori italiani e un abbassamento della qualità per i consumatori, considerato che l’86% della carne importata dall’Ue già proviene dalla Paesi Mercosur che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilità oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente. Lo stesso discorso vale per il riso, dove il contingente tariffario sarebbe di 45mila tonnellate, ma anche gli agrumi, specie considerano le problematiche fitosanitarie dei prodotti provenienti dagli stati sudamericani contaminati da Black-spot o Macchia nera.
Ad aprire la strada al Mercosur – sottolinea la Coldiretti – è stato in realtà il Trattato di libero scambio con il Canada dove sono falsi quasi nove formaggi di tipo italiano in vendita su dieci. L’accordo con il Paese Nordamericano (CETA) ha legittimato per la prima volta nella storia dell’Unione Europea le imitazioni del Made in Italy che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele. Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano piu’ esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. Ma rischia di non funzionare neppure il meccanismo delle quote di esportazione in Canada dei formaggi europei e italiani, visto che il sistema, ideato dagli stessi canadesi e accettato dall’Europa, sta portando i costi di “affitto” delle quote a valori stranamente simili a quelli dei dazi formalmente cancellati. L’accordo – spiega la Coldiretti – è già entrato in vigore a livello europeo il 21 settembre 2017, anche se in via provvisoria, ma il nuovo Parlamento italiano che uscirà dalle elezioni ha la possibilità di non ratificarlo.
Un precedente che – denuncia la Coldiretti – è stato subito recepito nell’accordo definitivo tra l’Unione Europea e Giappone che autorizza per i prossimi anni la produzione e vendita di Asiago, Fontina e Gorgonzola Made in Japan ma anche di copie locali con i nomi ”grana”, ”’padano”, ”romano’, “provolone”, “mortadella” e il preoccupante via libera totale al Parmesan dagli occhi a mandorla.
“E’ inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “siamo lieti che anche l’industria alimentare italiana, con Federalimentare, si sia unita al nostro allarme prendendo posizione contro trattati che svendono l’identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori”.
Comunicato Coldiretti
L'Italia ringrazia l'Europa o l'Europa ringrazia l'Italia (per la sua disattenzione)?
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