Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


sabato 5 settembre 2009

Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio

E' arrivato il momento di raccontare le cose così come sono e non come fanno comodo a qualcuno.

Qui di seguito un articolo del Sole 24 Ore riporta un' intervista a Luca Pardi - ASPO Italia – Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio.


«Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio»
di Luca Salvioli



Il «peak oil», momento di massima produzione di petrolio oltre il quale inizia una inesorabile discesa, è un fantasma di cui si discetta da decenni. Già negli anni Cinquanta il geofisico americano Marion King Hubbert allarmò i petrolieri paventando il raggiungimento del picco, sul continente statunitense, negli anni Settanta. Hubbert indovinò e divenne un punto di riferimento. Vent'anni dopo le grandi crisi petrolifere, Colin Campbell riprese in mano i suoi studi diventando uno dei massimi esperti internazionali. Nel 2001, mettendo insieme diversi scienziati e contributi, fondò Aspo, acronimo di Association for the study of peak oil.

A oltre cinquant'anni dalle prime previsioni di Hubbert il mondo si interroga davvero su come andare oltre quel barile di oro nero che ne accompagna lo sviluppo da 150 anni. Luca Pardi, vicepresidente di Aspo Italia e primo ricercatore dell'Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr, prende spunto dall'intervista rilasciata al Sole24ore.com dal direttore del Dipartimento Energia e Trasporti del Cnr, in cui veniva previsto il collasso energetico per il 2065 e il picco del petrolio per il 2030. Pardi contesta sia le previsioni temporali che l'analisi delle soluzioni (il Cnr indicava nella fusione nucleare la maggiore promessa, ndr). «Il metabolismo socio-economico del pianeta dipende dal petrolio - spiega Pardi -. E' la fonte energetica più conveniente, non esiste nulla di paragonabile: è per questo che il momento di picco è un evento critico di dimensioni inaudite. Vediamo una certa semplificazione del problema che rischia di indurre un eccessivo ottimismo nel settore e nei cittadini».

Il Cnr prevede il peak oil per il 2030. Voi?
C'è molta confusione. Nel novembre scorso l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), agenzia intergovernativa dei paesi Ocse, ha presentato, nel suo World energy outlook 2008 (Weo2008) un quadro della situazione e le proiezioni fino al 2030. Ebbene, il picco del petrolio estratto dai giacimenti in attività è già stato raggiunto. Il picco globale potrebbe, secondo l'Aie, essere rimandato a dopo il 2030 solo se si comincerà a produrre petrolio da risorse il cui sviluppo richiederebbe ingenti investimenti: la stima è di ventiseimila miliardi di dollari. Investimenti che, al momento, appaiono fuori dalla portata di qualsiasi compagnia petrolifera pubblica o privata. La produzione globale oggi arriva a 83-85 milioni di barili al giorno. Il livello è lo stesso dal 2004. I modelli secondo noi più attendibili indicano un possibile momento di picco per il 2010.

Quindi l'anno prossimo. Eppure vengono scoperti nuovi giacimenti, come quello di Bp nel Golfo del Messico, definito dalla compagnia «gigantesco»...
Vero, ma il giacimento di Tiber, stando a quanto dice Bp, contiene 3 miliardi di barili che dopo le prime trivellazioni potrebbero arrivare a 6 miliardi. Non è poco, ma nel mondo ne vengono consumati 30 miliardi l'anno. Siamo a un decimo. I giacimenti scoperti negli anni Sessanta, come quello di Ghawar, contenevano 170 miliardi di barili. Dall'inizio degli anni Ottanta consumiamo più di quanto troviamo.

Le nuove tecnologie non possono allontanare la data in cui il petrolio inizierà a diminuire andando a scovarlo in posti un tempo impensabili?
Può incidere ma molto poco. Credo che la nostra previsione sul momento di picco abbia un margine di errore di cinque anni, non venti o trenta.

Passiamo al carbone. Diverse analisi concordano sul fatto che durerà di più.
Sì, ma meno di quanto si pensi: molte delle riserve disponibili non potranno essere sfruttate al 100%. Oltre un certo limite l'estrazione non è più conveniente. Uno studio del 2007 dell'Energy watch group prevede un picco globale del carbone entro la metà del secolo.

Cosa c'è oltre?
Crediamo molto nelle rinnovabili. La critica che viene mossa storicamente a questo tipo di energia è che il suo contributo rimane marginale nella torta complessiva e intermittente (il fotovoltaico non funziona di notte, l'eolico quando non c'è vento, ndr). La crescita degli ultimi anni è stata rilevante in assoluto, meno in relazione al fabbisogno energetico. Guardando avanti bisogna puntare sulle grandi centrali, non solo alla microgenerazione. Arrivare alla produzione di centinaia di Megawatt. Per uscire dalla nicchia. Io stesso sono tra i piccoli investitori del progetto Kitegen per l'eolico d'alta quota che può fornire notevole potenza e risolvere il problema dell'intermittenza, visto che in quota i venti sono più abbondanti.

E il nucleare?
Le tecnologie da fissione nucleare sono affidabili e mature. Il punto è che le circa 450 centrali attualmente in esercizio dipendono per circa il 40% dall'Uranio di riserve strategiche accumulate in passato e certamente finite. Anche qui ci sarà un picco, previsto per metà secolo.

In cinquant'anni potrebbero però vedere la luce le centrali di quarta generazione e quelle a fusione nucleare.
Ha detto bene, "potrebbero". Sono tecnologie estremamente complicate, diffido di appuntamenti così lontani nel tempo.

Anche le vostre previsioni sul picco del carbone e dell'uranio arrivano a metà secolo.
Fare previsioni non è mai semplici. I modelli servono per ragionare con un set di variabili sulle direzioni future, non per indovinare l'anno preciso. Il problema è che le politiche vengono scelte su modelli mentali, mentre quelli di cui parlo sono fisico-matematici. Spesso si fanno paralleli con il passato, pensando che all'era del petrolio ne seguirà un'altra, fucina di ulteriore sviluppo.

Non è così?
Chi l'ha detto? Io credo che ci sarà un cambio di paradigma. La crescita economica continua ed infinita finirà. Non si tornerà alla stessa abbondanza. Gli ecosistemi terrestri non possono reggere questi ritmi, lo sviluppo ha dei limiti. Dovremo abituarci.

L'articolo si trova - qui -

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venerdì 4 settembre 2009

9,5 milioni di dollari per la tecnologia adatta a riciclare le batterie al litio


Questa significativa cifra, 9,5 milioni di dollari, è stata elargita dal DOE (US Department of Energy) alla Toxco Inc. per aumentare la capacità di riciclare i pacchi batterie al litio delle auto elettriche al termine della loro vita operativa.

Già attualmente la Toxco Inc., che ha sede in California, è in grado di riciclare le batterie al piombo acido e NiMH nel proprio impianto di Lancaster nell' Ohio ed è l'unica nel nord America in grado di riciclare le batterie al litio, di tutte le diverse tecnologie conosciute, presso l'impianto situato a Trail, British Columbia.

Fonte: toxco.com

... questi investimenti portano alla creazione di posti di lavoro ...

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giovedì 3 settembre 2009

Aggiornamento: Qasedak-e-Nasir

Questa a fianco è la vera Qasedak-e-Nasir (Dandelion of Nasir - Dente di leone di Nasir).

Aggiungiamo altre informazioni:

The car weighs 700 kg and it could reach a velocity of 80 kph, which is acceptable for an urban vehicle.

"Once Qasedak-e-Nasir is charged, it could cover a 50 km distance in a city and if its speed does not surpass 25 kph, the distance could increase to 80 km," Asghar-Mohammadi, a member of the team said.
Fonte: presstv.ir

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Auto elettrica. E' prodotta in Iran

Martedì scorso è stato annunciato che giovedì (oggi) sarebbe stata presentata la prima auto elettrica prodotta in Iran. Per adesso non conosciamo le caratteristiche se non che è elettrica, biposto, con batterie ricaricabili.

Quattordici studenti dell'Università di Teheran insieme ad altri esperti hanno lavorato al progetto per 10 mesi.

La nuova vettura, che è stato concepita esattamente alla Khaje Nasire Toosi University, è stata chiamata Qasedak-e-Nasir, Dandelion of Nasir, dente di leone di Nasir.

Fonti: tehrantimes.com e islamidavet.com

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mercoledì 2 settembre 2009

La ricarica 'furba'

Ford sta sperimentando un sistema di ricarica che dialoga con la rete elettrica per ottimizzare le modalità ed i costi della ricarica delle batterie di un veicolo elettrico.

La tecnologia permetterà all'operatore del veicolo elettrico di programmare quando ricaricare le batterie, quanto a lungo e il momento nel quale (per esempio) la rete sta utilizzando energia prodotta da fonte rinnovabile.

A questo scopo Ford ha ottenuto fondi per 30 milioni di dollari che si aggiungono ai 62,7 milioni che il DOE ha erogato per lo sviluppo di nuovi motori elettrici con elettronica di controllo integrata di cui abbiamo già parlato qui .

Fontre: media.ford.com
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martedì 1 settembre 2009

Aggiornamento



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Adesso sono cavoli amari per tutti - 2a puntata

I più attenti ricorderanno il contenuto del post del Luglio di quest'anno intitolato appunto "Adesso sono cavoli amari per tutti ". Chi ha bisogno di una rinfrescata o non lo ha letto due mesi fa vada pure a leggerlo - qui - . Beh non scrivevo molto. Ma adesso ci sono notizie diverse, più 'cattive' che fanno tremare i polsi di chi ama i veicoli elettrici per il fatto che si sente odore di grandi rivolgimenti strategici e impostazione di  riequilibri addirittura continentali. Forse potrebbe accadere quello che immaginavamo e 'profetizzat'o nel post "Il Settimo Sigillo e lo Zar" del Dicembre 2008.
La partita a scacchi è iniziata, ma la partita è giocata da altri che hanno una strategia vincente. Ci sarà presto una resa dei conti?

Gli interpreti: l'americana Berkshire Hathaway con la cinese BYD. Questi sono con ogni probababilità i vencenti. I perdenti? Chi saranno? Azzardiamo? Tutti gli altri.

Descriviamo lo scenario in modo schematico.

Berkshire Hathaway. La Berkshire Hathaway è una holding americana ed in assoluto una delle più grandi del mondo; il suo amministratore delegato nonché presidente è Warren Buffett il secondo uomo più ricco del mondo nel 2009 secondo Forbes . Warren Edward Buffett (Omaha, 30 agosto 1930) è soprannominato l'oracolo di Omaha  con un patrimonio stimato di 37 miliardi di dollari (Wikipedia).

BYD Auto (Build your Dream). Il più importante produttore di batterie al litio, veicoli elettrici ed ibridi seriali e paralleli, plug-in. Il governo cinese incentiva la produzione di batterie al litio e veicoli elettrici con contributi fino all'80%.

Leggiamo su The Montreal Gazette (Canada):
... it will start selling its small all-electric models in the U.S. market next year a full year ahead of schedule.

BYD is a world leader in new-generation battery technology. It also makes cars with conventional power trains.

BYD sold its first branded car in China in 2006. Its sales target for 2009 is 400,000 cars, all-electric and gasoline -powered, helped by government subsidies for small cars.


Se sono rose fioriranno, ma credo che molti altri fiori appassiranno in due o tre continenti.

Leggere anche: - qui -, - qui -
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lunedì 31 agosto 2009

Pininfarina: auto elettriche e cessione

Per salvare il salvabile l'amministratore delegato della Pininfarina Silvio Angori punta sull'auto elettrica che è attualmente in sviluppo presso di loro in simbiosi col magnate francese Bollore'. Aggrapparsi a qualcosa per il futuro ma da sola non basta, neppure trovando un imprenditore o gruppo disposto a farsi carico dell'operazione. Questo è quanto si legge in un intervista su espresso. repubblica.it. Per produrre l'auto elettrica occorrono 500/600 dipendenti ma sono pochi in confronto a quelli che sono i dipendenti Pininfarina nel mondo considerando i sono 1600 posti di lavoro distribuiti in tre stabilimenti (Bario, San Giorgio e Grugliasco) oltre ai 180 dipendenti del Centro Stile, che diventano 2300 se si aggiungono i dipendenti all´estero del gruppo Pininfarina a cominciare dallo stabilimento svedese e quello francese della Matra a cui ci sono da aggiungere quelli dello stabilimento in Germania e il centro di progettazione in Marocco. Un pensierino (pensierone) nella mente dell'AD è rivolto (unicamente?) a ... Fiat ... che consentirebbe al Lingotto di recuperare il gap che ha con altri concorrenti sui veicoli elettrici. In questo caso si avrebbero tre stabilimenti nella stessa area: Mirafiori e Bertone oltre che Pininfarina. In alternativa alla Fiat l'AD si domanda se non ci possa essere qualche azienda del comparto energia interessata a rilevare un'impresa come la Pininfarina, per sviluppare davvero l'auto del futuro. E Bollorè? L'imprenditore bretone Vincent Bolloré è il fornitore delle batterie per l'auto elettrica di Pininfarina. Cinquemila fino al 2011. Ma poi bisogna anche trovare chi compra questi veicoli. Però bisogna capire fino a che punto sia davvero suo interesse rilevare la Pininfarina e diventare dunque un costruttore d'auto. Forse gli conveniente cedere le sue batterie anche ad altri concorrenti. L'Ad sintetizza: Fiat è in ritardo sulla produzione elettrica anche se il bimotore messo a punto dal Centro ricerche è un passo avanti verso quella strada, ma un'eventuale acquisizione ingigantirebbe ancora di più il punto interrogativo sul futuro.

Bah! Speriamo che non sia la chiamata del prete per l'estrema unzione.

Altri post su Pininfarina : - qui - qui - qui - qui -

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domenica 30 agosto 2009

Sei milioni di profughi per cambiamenti ambientali ogni anno

Sei milioni di persone ogni anno sono costrette a lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici. Un dato che per il 2050, secondo le stime dell’Unhcr (*) , potrebbe riguardare 200/250 milioni di persone. È questo il profilo dell’emergenza umanitaria degli ecoprofughi, i nuovi migranti costretti a fuggire da desertificazione, inondazioni ed effetti del riscaldamento globale. Lo ha comunicato Legambiente in occasione di Festambiente (7-16 Agosto), festival di ecologia e solidarietà organizzato a Rispescia .

Secondo le nostre stime - sottolinea l’associazione - la metà dell’onda migratoria sarà causata da catastrofi naturali. Altri 3 milioni di persone saranno costrette ad emigrare in seguito ai progressivi cambiamenti ambientali, come l’innalzamento del livello del mare e la desertificazione. Fino ad ora sono state le guerre la principale causa delle migrazioni di massa. Oggi, il riscaldamento globale rappresenta il fattore determinante. Sono circa due anni che il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra, eppure non si riesce a dar loro assistenza in maniera adeguata, perché giuridicamente non sono riconosciuti ’rifugiati' dalla Convenzione di Ginevra. Oltre all’immediata necessità di uno status giuridico per i profughi ambientali la vera urgenza consiste nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti paesi, che hanno pagato un prezzo alto per vittime e sfollati. In Brasile quest’anno sono state 1 milione le persone colpite dalle inondazioni con un numero di sfollati tra 400.000 e 600.000, mentre in 350 mila sono stati colpiti in Namibia dalla recente inondazione dovuta alle piogge torrenziali iniziate dal mese di gennaio scorso. Il 50% delle strade e il 63% dei raccolti è a rischio, con anche gravi danni all’economia e per la sussistenza: secondo l’Onu 544 mila persone potrebbero confrontarsi con un’insufficienza di cibo tra il 2009 e il 2010. Dati poco confortanti anche in Angola dove 160 mila persone hanno subito inondazioni, ma è un numero destinato a crescere. E ancora, in Myanmar il ciclone Nargis nel maggio 2008 ha fatto 140 mila vittime, colpendo anche altri 2-3 milioni di persone e costringendo 800 mila persone a sfollare.

Anche l’Italia ha iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale a più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiversità marino-costierà. Legambiente stima che saranno sommersi circa 4.500 chilometri quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. A maggior rischio secondo il rapporto Enea è la Sardegna con il 52% del territorio esposto al pericolo della desertificazione.

Fonte: La Stampa online


(*) L'UNHCR è l’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati). L’agenzia fu creata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1950 e di fatto, incominciò ad operare il 1° gennaio 1951. Stati che ancora si stavano riprendendo dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale volevano accertarsi di avere un’organizzazione forte ed efficace che badasse agli interessi dei rifugiati – o li 'proteggesse' nei paesi in cui avevano cercato asilo. L’UNHCR fu anche incaricata di aiutare i governi a trovare "soluzioni permanenti" per i rifugiati. Il mandato originario dell’UNHCR era limitato ad un programma di tre anni destinato ad aiutare coloro che erano ancora rifugiati della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, gli esodi non solo non cessarono, ma si trasformarono in un fenomeno persistente su scala mondiale. Nel dicembre del 2003, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abolì l’obbligo per l’agenzia di rinnovare il proprio mandato ogni pochi anni. Lo statuto dell’UNHCR fu redatto praticamente in simultanea con la Convenzione del 1951 sui Rifugiati; ne consegue che lo strumento chiave del diritto internazionale e l’organizzazione designata al suo monitoraggio sono particolarmente ben sincronizzati. L’Articolo 35 della Convenzione del 1951 rende esplicita la relazione e richiede agli stati di cooperare con l’UNHCR sulle questioni relative alla messa in vigore della Convenzione stessa e ad eventuali leggi, regolamenti o decreti che gli stati possono redigere e che possono avere un effetto sui rifugiati.
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Ultimi post sull'argomento: - qui - qui - qui - qui - qui -

sabato 29 agosto 2009

Il nucleare messo in discussione

I recenti aumenti dei costi per la realizzazione degli impianti nucleari, i continui ritardi che allungano i tempi per metterli in produzione stanno mettendo sulla difensiva il nucleare e in discussione il futuro del settore nel Canada, in Germania e in altre nazioni.

Un articolo comparso sul National Post dal titolo "Is it time to press reset on nuclear?" e sottotitolo "Cost overruns, delays in building reactors are sapping a nuclear revival" fa il punto della situazione.

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I costi ed i prezzi dell'energia elettrica prodotta dal nucleare vengono ridimensionati sensibilmente come si legge sul Corriere della Sera di Sabato 15/08/2009 .
E Parigi aumenta le tariffe elettriche

Per i francesi la buona notizia era arrivata solo 24 ore prima: l'economia d'oltralpe è ripartita insieme a quella tedesca. Ad annunciarlo il 13 agosto era stato lo stesso ministro dell'Economia di Saikozy, Christine Lagarde (foto a sinistra). Peccato che insieme all'economia, come ha scritto ieri la versione online di Le Monde, siano ripartite anche le tariffe elettriche. L'incremento medio da oggi stesso sarà dell'1,9% ha calcolato la stessa Edf, la società elettrica guidata da Pierre Gadonneìx (foto a destra). Il progetto di rialzo della bolletta era stato chiesto al governo dallo stesso Gadonneix solo un mese fa. La società elettrica punta a un rincaro per i francesi del 20% in tre anni e forse anche per questo ha definito il rialzo operativo da oggi «moderato». Bisognerà vedere cosa ne pensano i francesi.

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venerdì 28 agosto 2009

Il solitario destino della Honda sulle fuel cell

La giapponese Honda Motor resta forse l'unica azienda che crede ancora nelle fuel cell nonostante il fatto che Obama abbia azzerato ogni contributo governativo per lo studio e lo sviluppo dell'idrogeno nella trazione automobilistica, favorendo al contrario unicamente la ricerca e la produzione (2,4 miliardi di dollari ) di auto elettriche e di batterie .

Honda ha aperto una linea di produzione l'anno scorso nella prefettura di Tochigi in grado di produrre 200 berline modello FCX Clarity (nell'immagine) alimentate da celle a combustibile. Una decina di queste vetture sono state offerte in leasing a Los Angeles a 10 driver per capire come funziona il sistema con una quota mensile è di 600 dollari. In California, l'idrogeno prodotto principalmente per uso industriale a partire dal gas naturale, costa da 5 a 10 dollari al chilogrammo per essere utilizzato nella trazione, più del doppio rispetto alla benzina. Il Dipartimento dell'Energia (DOE) stima che il prezzo futuro per l'idrogeno possa scendere a 2 - 3 dollari al chilogrammo. La berlina a 5 posti ha una velocità massima di 160 chilometri l'ora per un'autonomia di 380 km, più del doppio rispetto compatta auto elettrica della Nissan.
Secondo Honda i vantaggi delle auto elettriche a fuel cell risiedono nella ricarica in pochi minuti e nell'autonomia di 240 miglia contro i 30 minuti per la ricarica della Leaf, l'auto tutta elettrica a batteria della Nissan, e le 100 miglia di percorrenza.

La Clarity è disponibile negli Stati Uniti solo a Los Angeles, dove i conducenti possono fare il pieno di idrogeno in 16 stazioni.
Ma qui sta il problema secondo la Honda: l'urgenza di creare una rete di stazioni di rifornimento di idrogeno." Noi non possiamo fare da soli le infrastrutture senza il sostegno del governo".

Altro problema puntualizzato dalla Honda. E' necessario ridurre i costi di produzione per conquistare i consumatori. Le celle a combustibile hanno bisogno di molto platino, un metallo prezioso che costa più di 1.200 dollari all'oncia, un problema che si aggiunge alla durata attuale delle fuel cell che è la metà rispetto ai comuni motori a benzina.

Fonte: New Jersey Business News
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giovedì 27 agosto 2009

Auto elettriche. Arriva anche il Messico.

Ecco che si aggiunge il Messico alle nazioni interessate a produrre auto elettriche.

Un impianto di assemblaggio di vetture cinesi sarà eretto nella città di Tapachula nel Chiapas, lo stato più a sud del Messico, con una capacità produttiva di 2.500 vetture all'anno.

Le auto Zilent saranno le prime vetture elettriche plug-in messicane vendute a circa 9.000 dollari (6.300 euro).

Si parla di un entry-level modello, il Dream, insieme al Courant, lo Zivo, un minivan Yayi ed un pickup, Lawis.

Le Zilent saranno vetture con batterie al litio, 160 km di percorrenza ed un centinaio di chilometri orari di velocità.

Pisolo, svegliati!

Fonte: insideline
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mercoledì 26 agosto 2009

Marietta lo fa ...


... senza tanti fronzoli e senza bastoni fra le ruote. Il retrofit. Il giornale locale di Marietta nell'Ohio, il Marietta Times, lo riporta con orgoglio il fatto che un residente abbia convertito la sua vecchia Plymouth Neon blu del 1996 a bnzina in auto elettrica. Mr. John Mitchell (nella foto) ha calcolato di avere dedicato 400 ore del suo tempo per smontare il vecchio ambaradan termico per sostituirlo col motore elettrico, annessi e connessi, le 12 batterie al piombo per costituire un pacco da 144 Volt. 7.000 dollari in tutto, lavoro escluso. 80 km di percorrenza a ricarica.

Mr. Mitchel è ben orgoglioso della sua realizzazione considerando che ha speso un bel po' del suo tempo per realizzare un'auto che rientra nei parametri delle percorrenze del 78% dei comuni guidatori statunitensi i quali percorrono meno di 40 miglia (65 km) al giorno, così come è ripostato dal sito web della famosa Volt della General Motors, ma ha risparmiato 40 mila sdollari cioè il costo della Volt quando uscirà nel 2010.

Fonte: Mariettatimes online

Congratulazioni Mr . Mitchel!

Speriamo che poterlo fare anche in Italia.

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martedì 25 agosto 2009

Per la Daihatsu (e non solo) il punto cruciale sono le batterie

La Daihatsu potrebbe essere alimentata da energia elettrica se avesse delle buone batterie (Daihatsu May Go Elec If It Can Get Good Batteries).

Il Presidente Teruyuki Minoura ha dichiarato che la Daihatsu Motor Co potrebbe iniziare a produrre piccoli veicoli elettrici se riuscisse ad avere delle batterie adatte allo scopo.

Ha aggiunto che non sarebbe 'efficiente' per loro produrre delle batterie per proprio conto per questo motivo hanno inviato loro ingegneri alla Toyota Motor Corp. per acquisire il know-how necessario.

Fonte: Nikkei.co.jp

Ci riusciranno?

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lunedì 24 agosto 2009

Anniversario. 150 anni fa nasceva l'industria del petrolio

L'industria petrolifera nacque il 27 agosto 1859 negli Stati Uniti nei pressi di Titusville, Pennsylvania, per l'iniziativa di Edwin Drake ((29 Marzo 1819 – 9 Novembre1880)) quando venne aperto il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo.

Centocinquanta anni dopo celebriamo una data altrettanto fondamentale anche se non ben definita nel giorno e nel mese e l'anno ma che solo tra qualche tempo riusciremo a fissare.

Il Picco del Petrolio.

La data comunque può essere all'incirca circoscritta tra il 2005 e 2010 ma per alcuni  il picco è già stato raggiunto ed è alle nostre spalle.

Continua il declino della produzione petrolifera a conferma del fatto che - molto probabilmente - abbiamo raggiunto il picco di produzione globale ("peak oil") nel 2008 (*). Come si vede dalla figura, siamo scesi oggi ai livelli del 2004 e la discesa continua. Non si può ancora dire se saremo in grado di risalire nel futuro, ma al momento stiamo vedendo una clamorosa conferma delle previsioni di ASPO, che già a partire dal 1998 aveva previsto il picco nel periodo 2005-2010.

Continua

Il picco del petrolio (o picco di Hubbert) è un picco di produzione, ovvero il momento in cui si raggiunge il massimo storico di produzione di una risorsa finita. Esaminando i dati storici, si è visto che il picco si verifica approssimativamente quando metà della risorsa estraibile è stata estratta e la forma della curva di produzione è "a campana", questa viene anche detta "curva di Hubbert". Questo comportamento si vede tipicamente per il petrolio ma anche per la maggior parte delle risorse minerali.

Continua

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 Blog Petrolio qui

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sabato 22 agosto 2009

Stretta correlazione tra inquinamento e siccità

In base ad una nuova ricerca del Pacific Northwest National Laboratory (*) con dati degli ultimi 50 anni è stato dimostrato come l'aumento dell'inquinamento dell'aria nella Cina dell'est ha ridotto del 23 % il numero dei giorni in cui avvengono le precipitazioni in almeno la metà delle regioni più orientali del paese.

Questo dato di fatto suggerisce che la qualità dell'aria può avere un effetto diretto sia sulla capacità di crescita del grano che produrre problemi sulla salute e l'ambiente.

Per la prima volta in assoluto questi studi diretti dal ricercatore Yun Qian al Department of Energy's Pacific Northwest National Laboratory (pubblicati il 15 Agosto sul Journal of Geophysical Research-Atmospheres) mettono in diretta correlazione gli alti livelli di inquinamento dell'aria con la forma sottile di pioggia che è critica per l'agricoltura.

"Ci si è chiesti a lungo se ci fosse una correlazione, ma questa è la prima volta che abbiamo avuto l'opportunità di studiare dati a lungo-termine - ha dichiarato Qian - Oltre agli effetti sulla salute, alla pioggia acida e altri problemi che l'inquinamento produce, questo lavoro suggerisce che la riduzione dell'inquinamento atmosferico potrebbe contribuire a ridurre la siccità nella China del nord".


(*) Located in Richland, on the sunny eastern side of Washington state. PNNL is one of the U.S. Department of Energy's (DOE's) ten national laboratories, managed by DOE's Office of Science. PNNL also performs research for other DOE offices as well as government agencies, universities, and industry to deliver breakthrough science and technology to meet today's key national needs.

Siccità in Cina - qui -
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venerdì 21 agosto 2009

Il risveglio dei dinosauri prima dell'estinzione (o contro l'estinzione)

Leggiamo sul Corriere Canadese:

Auto verdi, la svolta in 4 anni
DETROIT - Le case automobilistiche spingono sempre più sull’elettrico e l’ibrido, e tra 4-5 anni "ci sarà una svolta produttiva verso queste trazioni ecologiche". È l’opinione degli esperti di settore, che intravedono nelle tante novità annunciate ultimamente dalle case automobilistiche una tendenza destinata a consolidarsi sempre più. Le risorse di petrolio, infatti, non sono illimitate e i produttori non hanno altra strada che puntare sulla trazione elettrica, pura o ibrida (abbinata con un motore tradizionale) che sia.
È di pochi giorni fa la notizia che Bmw creerà un marchio per le auto elettriche, ma sono tante le case automobilistiche - da Renault a Volvo, Chrysler, Toyota, Honda - che hanno in cantiere nuove uscite per i prossimi mesi. Secondo gli esperti, "c’è un’aria di forte accelerazione verso la trazione elettrica e si può prevedere una svolta produttiva tra 4-5 anni, mentre tra 10-15 anni sarà evidente l’impatto anche sul circolante". Questo periodo di tempo sarà necessario, a loro giudizio, per risolvere i problemi che ostacolano la diffusione delle auto elettriche. Efficienza energetica del veicolo, emissioni inquinanti a monte prodotte dalle centrali, autonomia e stazioni di ricarica sono i principali nodi da sciogliere. I primi tre sono strettamente legati, ma le innovazioni tecnologiche che allungheranno la capacità della batteria saranno in grado di fronteggiarli.



Paradossale e profondamente privo di conoscenza tecnica ciò che viene scritto nell'articolo parlando di problema di efficienza energetica del veicolo elettrico. Voto zero spaccato al redattore. Altra banale imprecisione: Nodo da scigliere le stazioni di ricarica? Quale altro 'carburante' ha la possibilità di essere erogato in casa?
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giovedì 20 agosto 2009

Ford sviluppa nuovi motori elettrici

L'impianto per la produzione di trasmissioni per auto di proprietà della Ford di Sterling Heights, nello Stato del Michigan, USA, sta per diventare il leader nel settore delle auto elettriche dopo aver ricevuto 62,7 milioni di dollari in fondi federali per la realizzazione di un nuovo motore elettrico transassiale ed elettronica di potenza integrata.
I fondi per l'impianto produttivo Van Dyke Transmission fanno parte di quegli investimenti voluti da Obama, per un totale di 2,4 miliardi di dollari (leggere qui), dedicati ai veicoli elettrici da cui ci si aspetta la nascita di decine di migliaia di posti di lavoro.
Per inciso, sembra che il Michigan abbia ricevuto la quota maggiore rispetto a qualsiasi altro stato con 66 milioni di dollari, e alcuni dei finanziamenti andranno alle aziende manifatturiere, imprese automobilistiche e le istituzioni educative dello Stato.
Nei fondi sono inclusi aiuti per lo sviluppo delle batterie agli ioni di litio (leggere qui)utili a far nascere prodotti nazionali che permetteranno di abbandonare l'utilizzo di batterie di produzione estera per i propri veicoli elettrici. Senza questo tipo di partenariato pubblico-privato sarebbe stato difficile raggiungere quest'obiettivo.

Un uomo politico locale ha dichiarato: "Il finanziamento contribuirà a garantire che il prossimo grande balzo in avanti nella tecnologia verrà sviluppata da americani e costruito da lavoratori americani".

Fonte: sourcenewspapers.com

Idrogeno
Ricordiamo di sfuggita che il governo di Obama ha azzerato i fondi destinati precedentemente allo studio e sviluppo delle tecnologie legate all'idrogeno per autotrazione. Il SUDOKU non 'funziona' in USA.

Legggere - qui -, - qui-, - qui -,- qui-, - Ford -, - Ford -
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mercoledì 19 agosto 2009

Quando l'idrogeno ha un senso

Quando l'idrogeno ha un senso ovvero quando produrre energia dall'idrogeno ha un senso.

 Questo avviene se non dobbiamo produrre l'idrogeno di proposito con fantasmagorici impianti di idrolisi (a basso rendimento) ma lo abbiamo disponibile 'gratuitamente' come sottoprodotto di alcuni cicli produttivi. 

E' ciò che avviene per la centrale a idrogeno di Fusina, inaugurata pochi giorni fa,  che prende l'idrogeno come by- product dall'adiacente Petrolchimico di Porto Marghera (Venezia). La centrale Enel (47 milioni di euro di investimenti) ad H2 "Andrea Palladio" ha una potenza di 12 MW ai quali se ne aggiungono altri 4 MW generati dall'uso, nell'impianto a carbone esistente, dei gas caldi prodotti dalla turbina alimentata a idrogeno. 

L'energia prodotta, pari a circa 60 milioni di chilowattora l'anno, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 20.000 famiglie. 

Però stiamo attenti che i comunicati stampa non eccedena con l'entusiasmo, infatti si è letto che questo impianto è ad 'emissioni zero'. Lo sarebbe se le turbine prendessero l'ossigeno puro da delle bombole. L'ossigeno utile per la combustione dell'idrogeno viene sottratto dall'atmosfera e sappiamo benissimo che in atmosfera abbiamo azoto in quantità importante ed alcuni altri gas i quali faranno in modo da rendere le emissioni gassose ed i particolati i più vari. 

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