Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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venerdì 7 febbraio 2020

La Gran Bretagna vieta le vendite di auto diesel e benzina dal 2035


La Gran Bretagna vieterà le vendite delle auto a benzina e diesel dal 2035 cioè cinque anni anticipo del previsto e per la prima volta anche i veicoli ibridi saranno colpiti dal divieto.

Il governo britannico ha spiegati che il provvedimento si rende necessario in funzione di un  approccio più aggressivo  per combattere la crisi climatica e contribuire all'obiettivo del taglio delle emissioni di biossido di carbonio per arrivare entro il 2050 a emissioni zero.

Con le nuove regole impegnative pone  il Regno Unito in  quel gruppo di paesi che contrastano l'uso di auto alimentate a combustibili fossili. La Norvegia vuole che tutte le nuove autovetture e furgoni venduti nel paese debbano essere veicoli a emissioni zero entro il 2025, e l'India ha chiesto che entro il 2030 tutte  le auto nuove vendute siano alimentate a energia elettrica .


L'articolo completo della CNN Affari è qui



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sabato 11 gennaio 2020

Allarme smog dopo il dicembre più caldo dal 1800


A pesare sui livelli di inquinamento è l’alta pressione che staziona sulle regioni del nord con l’ultimo mese di dicembre che è risultato il secondo più caldo dal 1800. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr, in relazione al nuovo allarme inquinamento nelle principali città italiane dove sono scattate le misure di limitazione del traffico. Il mese di dicembre – sottolinea la Coldiretti – ha fatto registrare in Italia una temperatura superiore addirittura di 1,9 gradi rispetto alla media del periodo di riferimento 1981-2010 con effetti rilevanti sull’ambiente dove sono stati sconvolti i normali cicli stagionali con le viole sbocciate nei prati al nord mentre al sud gli alberi di pero a causa del clima pazzo sono fioriti con gli agricoltori che hanno raccolto broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente.

L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – sostiene Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. A favorire lo smog nelle città – sottolinea la Coldiretti – è proprio l’effetto combinato dei cambiamenti climatici, del traffico e della ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi.

Ma in Italia – precisa la Coldiretti – ogni abitante dispone in città di appena 31 metri quadrati di verde urbano, e la situazione peggiora per le metropoli con valori che vanno dai 6,3 di Genova ai 17,9 di Milano, dai 22 di Torino fino ai 29 metri quadrati a Bologna. Non si può quindi continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato considerato che – conclude la Coldiretti – una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno.

Fonte: Coldiretti 

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domenica 15 dicembre 2019

Clima, campagne a secco con Marmolada ko


Con la scomparsa del ghiacciaio della Marmolada e le difficoltà in cui versano gli altri bacini glaciali delle Alpi le campagne del nord rischiano di trovarsi a secco senza importanti riserve di acqua per l’irrigazione della food valley italiana dove nasce oltre 1/3 della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento Made in Italy. E’ quanto afferma la Coldiretti in relazione al restringimento di uno dei più importanti ghiacciai italiani.

Con un 2019 bollente che si classifica fino ad ora al quinto posto tra i più caldi dal 1800 con una temperatura superiore di 0,83 gradi rispetto alla media secondo i dati Isac Cnr, i cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature medie incidono sulla salute dei ghiacciai italiani la cui superficie – spiega Coldiretti – in 60 anni è scesa da 519 a 368 chilometri quadrati e il numero dei bacini gelati è diminuito del 34% arrivando a poco più di 900 su tutto l’arco alpino.

L’andamento anomalo conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano – continua la Coldiretti – con una marcata tendenza al surriscaldamento e con la più elevata frequenza di fenomeni estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo alla siccità con una evidente tendenza alla tropicalizzazione.

I ghiacciai – evidenzia la Coldiretti – sono una parte fondamentale del ciclo dell’acqua e dell’irrigazione garantendo le risorse per affrontare stagioni estive sempre più torride dove la disponibilità di acqua risulta strategica per continuare a garantire la produzione di cibo made in Italy. L’agricoltura – conclude la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con danni per oltre 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.

Fonte Coldiretti


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domenica 8 dicembre 2019

Scomparso 1/4 delle campagne in 25 anni


Giornata del suolo, scomparso 1/4 campagne in 25 anni.
L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti (www.coldiretti.it) divulgata in occasione della Giornata mondiale del suolo che si celebra il 5 dicembre. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono – sottolinea la Coldiretti – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato – sostiene la Coldiretti – è che sono saliti a 7252 i comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – continua la Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola.

“Se non poniamo un argine al consumo di suolo perdiamo un’opportunità in termini di sviluppo economico e occupazionale per l’intero Paese oltre al fatto che c’è un tema che riguarda l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

Fonte Coldiretti


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sabato 30 novembre 2019

Maltempo, dopo la piena è corsa alla semine nel bacino del Po


Con il passaggio dell’onda di piena e la pausa dalla pioggia è corsa alle semine nel bacino del Po dove nasce oltre 1/3 della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. E’ quanto afferma la Coldiretti nell'evidenziare gli effetti di un mese di novembre anomalo estremamente piovoso in molte regioni con gli agricoltori che non sono riusciti neppure a entrare nei campi per effettuare le necessarie operazioni colturali e attendono ora che i terreni si asciughino per fare le lavorazioni urgenti.

Nelle aziende segnate dalla pioggia senza tregua l’acqua – sottolinea la Coldiretti –   sta compromettendo le tradizionali semine autunnali come quelle del grano per il pane e per la pasta con quasi la metà delle operazioni ancora da completare in Piemonte, Lombardia ed Emilia. Ci sono ancora poche settimane di tempo – precisa la Coldiretti – per concludere le operazioni colturali prima che arrivi il grande freddo e gli agricoltori guardano con apprensione il cielo. Una situazione che – conclude la Coldiretti – rischia di aggravare il già pesante bilancio dei danni stimati in oltre 100 milioni di euro con colture asfissiate, serre divelte, ortaggi perduti, vigneti distrutti ed anche frane e smottamenti.

Fonte Coldiretti


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venerdì 22 novembre 2019

Bloccati gli acquisti di auto con motore termico in California


Lo Stato della California ha annunciato che si terrà conto dell'alimentazione dei veicoli da inserire nella flotta dello Stato con lo scopo di ridurre le emissioni di gas serra. In questo modo la California continua a essere di esempio a tutti sulle politiche verdi e a tal fine il California Department of General Services (DGS) sta intraprendendo passi coraggiosi per ridurre al minimo l'impronta di carbonio del governo statale.

Con effetto immediato, DGS impedirà gli acquisti da da parte delle agenzie statali di qualsiasi berlina che sia alimentata esclusivamente da un motore a combustione interna, con esenzioni solo per taluni veicoli di pubblica sicurezza. Una seconda politica, che è attualmente in fase di sviluppo da DGS, richiederà alle agenzie statali, a partire dal 1 ° gennaio 2020, gli acquisti solo di veicoli riconosciuti come Original Equipment Manufacturers (OEM) dal California Air Resources Board (CARB)  e l'impegno a continuare gli obiettivi di riduzioni  rigorose delle emissioni per le loro flotte.

“DGS è impegnata a garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici della California”, ha detto Daniel C. Kim Direttore del DGS “Il nostro stato continua a dare l'esempio  riducendo il numero di berline alimentate esclusivamente a carburante. Questo è uno dei molti passi che la California  ha preso, e continuerà a prendere, per l'introduzione di auto verdi “.

Questo è uno dei molti passi DGS adottati per ridurre o spostare il  consumo di prodotti petroliferi dalla flotta Stato. La flotta di stato ha incontrato e  superato del 20% l'obiettivo di riduzione di petrolio contenuto nella legge Assembly Bill 236 (2007), cioè tre anni prima di quanto previsto per il 2020.

Altre realizzazioni chiave includono:
- Una riduzione del 22,3% nel consumo di carburante se confrontato alla linea di base del 2003.
- Una riduzione del consumo di combustibili derivati dal petrolio annuale di 8,6 milioni di galloni.
- Un aumento di circa il 2.685 % nel consumo di carburante alternativo dal 2003.
- Una riduzione supplementare di più di 4 milioni di galloni di petrolio  rispetto al 2016 attraverso l' uso di carburante rinnovabile.
- Una nuova flotta di stato per la riduzione del 50% del petrolio come obiettivo stabilito entro il 2030 .

Le riduzioni sono state compiute attraverso una combinazione di sforzi  tra cui: riduzione della flotta di veicoli; l' obbligo del  consumo di carburante di nuovo tipo; iniziative di educazione dipartimentali e di informazione; l'adozione di veicoli efficienti e  nuove politiche di utilizzo di combustibile con l'acquisto di veicoli a zero emissioni e ibridi per la  flotta di Stato.

Queste nuove politiche si applicano a tutte le categorie di veicoli eccetto quelli di sicurezza non pubbliche, dove  i dipartimenti hanno una scelta tra i veicoli prodotti conformi al CARB e gli OEM non conformi.

L'implementazione dell' EO N-19-19 si configura come un notevole ulteriore sforzo verso i nuovi obiettivi per  la flotta dello Stato - in particolare, gli obiettivi che richiedono alla flotta di Stato di ridurre il suo  consumo di petrolio del 50% (dai livelli del 2015) entro il 2030 e la riduzione delle  emissioni di gas serra del 40%  (rispetto al 1990).

DGS continuerà ad andare avanti con lo sviluppo e l'attuazione di  politiche di acquisto sostenibili come priorità per la mitigazione dei cambiamenti climatici.


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martedì 19 novembre 2019

In sei mesi è ridotto il traffico e l'inquinamento nel centro di Londra


Da quando  è entrata in funzione la "Ultra Low Emission Zone" sono entrate 13.500 macchine in meno  nella capitale inglese ogni giorno riducendo traffico e inquinamento.
Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, che ha imposto la Ulez, o Ultra Low Emission Zone, nel centro di Londra e in sei mesi dall’8 aprile, infatti, solo i mezzi che rispettano alcuni standard ecologici possono entrare nel cuore di Londra gratis, mentre gli altri devono sborsare minimo 12,50 sterline (14,5 Euro) se vogliono avere l’accesso, che diventano anche 100 sterline (116 Euro) per i camion. Una tassa pesante che ha costretto tanti a cambiare abitudini.

Nell’arco di sei mesi sono passate per Londra 13.500 macchine in meno ogni giorno. Un taglio non indifferente. Cui va aggiunto il fatto che il 77 % dei veicoli che si muovono nella zona della Ulez ormai sono ecologici.

Quanto ai livelli di inquinamento, ci sono stati progressi significativi. Il tasso biossido di azoto è sceso del 36% nella zona interessata. Da quando è partito il nuovo regime, questo paramento è sempre stato sotto il livello di guardia, come quello degli ossidi di azoto, che è arrivato ad abbassarsi del 31% rispetto a prima, il che significa 200 tonnellate in meno di emissioni. Un risultato in sei mesi che è più positivo delle aspettative, dal momento che le proiezioni erano di una riduzione del 45% nell’arco del primo anno.

In generale il traffico nel centro di Londra si è ridotto in una percentuale che è oscillata tra il 3 e il 9% negli ultimi sei mesi, raffrontata con lo stesso periodo del 2018. Ciò significa che per non pagare la tassa la gente ha scelto sistemi di mobilità alternativa, affidandosi ai mezzi pubblici oppure preferendo camminare o andare in bicicletta. Anche il biossido di carbonio si è ridotto del 4% in sei mesi e la prospettiva è di arrivare a un 13% in meno nell’arco di un anno.

Secondo il sindaco Sadiq Khan, questi dati dimostrano che la Ulez limita l’inquinamento dovuto alle auto e consente di avere un’aria più pulita. Secondo lui politiche di questo tipo vanno sviluppate e estese anche ad altre aree, se davvero si vogliono proteggere i polmoni dei londinesi e soprattutto quelli delle nuove generazioni.

Una valutazione cui ha fatto eco anche Alex Williams, che ha seguito il progetto per conto di Transport for London. “L’introduzione della Ulez quest’anno è stato un momento significativo per la salute della gente di Londra – ha detto – e i dati semestrali lo dimostrano. Quattro su cinque veicoli che entrano nella zona centrale della città adesso sono ecologici e comportano un inquinamento minimo e le emissioni si sono ridotte di un terzo”.

Un passo importante anche nella guerra ormai in corso per combattere il cambiamento del clima che ha come primario beneficio quello di ridurre le emissioni pericolose che portano a migliaia di morti premature ogni anno a Londra e all’aumento del rischio di contrarre malattie come asma, Alzheimer o cancro.

Articolo di londraitalia.com
Foto @City of London

I cittadini possono controllare online se il loro mezzo può circolare o meno liberamente nell’area interessata. I veicoli ammessi sono:
– i motocicli che rispettano gli standard Euro 3;
– le auto e i furgoni a benzina che rispettano gli standard Euro 4 (veicoli con meno di 14 anni);
– le auto e i furgoni che rispettano gli standard Euro 6 (auto con meno di 5 anni e furgoni con meno di 4 anni);
– I camion, autobus e pullman che rispettano lo standard Euro 6.

L’esenzione dei Diesel Euro 6 è uno degli elementi che rende questa misura all’avanguardia rispetto ad altre.
Le restrizioni introdotte dalla ULEZ prevedono delle eccezioni, come nel caso dei residenti o dei disabili. Se non si rientra nelle categorie previste per l’esenzione e non si paga la tariffa sono previste delle multe piuttosto salate: 185 euro (160 sterline) per le auto e dai 1150 euro in su per camion e pullman.


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sabato 16 novembre 2019

La vendemmia chiude con addio a 1 bottiglia su 5 per il maltempo


Con l’arrivo del maltempo si conclude la vendemmia 2019 che per effetto del clima anomalo registra un taglio della produzione del 20% rispetto allo scorso anno, che significa addio ad una bottiglia di vino Made in Italy su cinque, anche se l’Italia mantiene comunque il primato mondiale tra i produttori. E’ quanto emerge dal bilancio della Coldiretti presentato per la Giornata del Ringraziamento festeggiata a partire dal week end di San Martino dell’11 novembre e promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per rendere grazie per il raccolto dei campi e chiedere la benedizione sulla nuova annata.

La vendemmia 2019 è iniziata quest’anno il 7 agosto, tra le più anticipate dell’ultimo decennio, e dopo poco più tre mesi di raccolta lungo la Penisola ora – sottolinea la Coldiretti – restano da completare pochissime vigne di varietà tardive come l’Aglianico nelle aree interne di Basilicata e Campania o il Nebbiolo in altitudine del Piemonte e della Valtellina.

Si è dunque praticamente conclusa una annata di buona/ottima qualità con una stima di circa 44,3 milioni di ettolitri di produzione Made in Italy destinata – precisa la Coldiretti – per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt – sottolinea la Coldiretti – con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola.

Se l’Italia – sottolinea la Coldiretti – si conferma al primo posto nel mondo, la Francia insidia da vicino con un quantitativo di poco inferiore di 42,2 milioni di ettolitri, mentre in Spagna si ferma a 37 milioni di ettolitri. La vendemmia è stata difficile in tutta Europa dove si stima una produzione in 155 milioni di ettolitri, inferiore del 18% rispetto allo scorso anno, a causa principalmente, degli eventi climatici estremi, secondo la Commissione Europea.

Con la fine delle operazioni vendemmiali l’Italia festeggia anche il record storico delle esportazioni di vino Made in Italy che nei primi sette mesi del 2019 fanno registrare un aumento in valore del 4% rispetto allo scorso anno quando avevano raggiunto su base annuale circa 6,2 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale, secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat. Lo spumante è stato il prodotto che ha fatto registrare la migliore performance di crescita all’estero con le esportazioni che, con un aumento del 11% rispetto all’anno precedente.

Positivi anche i segnali nei consumi degli italiani che aumentano gli acquisti del 3,7% nei primi nove mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

“Il vino italiano con un fatturato di oltre 11 miliardi di euro è cresciuto scommettendo sulla sua identità, con una decisa svolta verso la qualità che rappresentano un modello di riferimento per la crescita dell’intero agroalimentare nazionale” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “distintività e legame con il territorio sono i fattori competitivi vincenti per l’intero Made in Italy”.

Il vigneto Italia – sottolinea la Coldiretti – con i suoi 658mila ettari coltivati offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio. L’esercito del vino – conclude Coldiretti – spazia dai viticoltori agli addetti nelle cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacce e raspi).

Fonte: Coldiretti


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sabato 9 novembre 2019

Maltempo, 3 nubifragi al giorno da inizio autunno


Più di 3 nubifragi al giorno si sono verificati in Italia dall'inizio dell’autunno con tempeste di pioggia, vento, trombe d’aria e grandine che hanno colpito a macchia di leopardo la Penisola. E’ quanto emerge da un’elaborazione di Coldiretti su dati ESWD in relazione all'ultima ondata di maltempo con l’allerta della protezione civile per buona parte del territorio nazionale a partire da quella arancione in settori di Liguria, Campania, su gran parte del Lazio e su Basilicata, Molise e Sardegna.

La nuova perturbazione – sottolinea la Coldiretti – si abbatte sulle regioni fragili della Penisola dove sono saliti a 7275 i comuni con parte del territorio in pericolo idrogeologico, il 91,3% del totale ma la percentuale sale al 100% per Liguria e Toscana mentre e al 90% per il Piemonte sulla base dei dati Ispra. Una realtà aggravata dai cambiamenti climatici con l’eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – evidenzia la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo.

Il maltempo – sottolinea la Coldiretti – arriva infatti in un autunno che era stato bollente nella fase iniziale senza la caduta delle foglie perché le piante per il caldo non sono entrate nella fase di riposo vegetativo caratteristico della stagione con il pericolo di esporle ai danni per il forte abbassamento delle temperature. Il settore agricolo – conclude la Coldiretti – è quello più impegnato a contrastare i cambiamenti climatici ma anche quello più colpito con danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e alle infrastrutture nelle campagne.

Comunicato Coldiretti


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sabato 28 settembre 2019

Clima, addio a 2 milioni di mucche, pecore e capre


Due milioni di mucche, maiali, pecore e capre sono scomparsi dalle fattorie italiane negli ultimi dieci anni anche per effetto del surriscaldamento che ha inaridito i pascoli, ridotto la disponibilità di foraggio, tagliato la produzione di latte nelle stalle colpite dal moltiplicarsi dei colpi di calore estivi e aumentato i costi per garantire il benessere degli animali in condizioni climatiche più difficili. E’ quanto emerge dal Rapporto Coldiretti su “Sos Clima per l’agricoltura italiana” diffuso al Villaggio Contadino di Bologna dove è stata inaugurata l’Arca di Noè dell’agricoltura italiana con gli animali, le piante e i prodotti della fattoria Italia minacciati dai cambiamenti climatici in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, con giovani agricoltori giovani e studenti assieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini. 

Stalle, ricoveri e ovili si sono svuotati con la Fattoria Italia che nell’ultimo decennio ha perso – sottolinea la Coldiretti – solo tra gli animali più grandi, circa un milione di pecore, agnelli e capre, oltre a 600mila maiali e più di 100mila bovini e bufale. Un addio che – precisa la Coldiretti – ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori.

Con gli animali sono scomparsi anche i pascoli e i prati e il risultato è che negli ultimi 25 anni è andato perso oltre ¼ della superficie agricola (-28%), secondo un’analisi Coldiretti su dati Ispra, e, con esso, la capacità di assorbire le emissioni inquinanti. Basti dire che a causa del consumo di suolo agricolo si perde ogni anno la possibilità di assorbire quasi 300mila tonnellate di carbonio. L’addio ai terreni causa poi l’infiltrazione di milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori. Ma con la chiusura delle stalle cala anche la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e alla base dell’agricoltura biologica con l’Italia che – riferisce la Coldiretti – detiene la leadership europea in termini di numero di aziende.

In pericolo – denuncia la Coldiretti – c’è inoltre la straordinaria biodiversità delle stalle italiane dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. Un patrimonio composto da veri e propri tesori della natura e della storia arrivati per l’occasione al Villaggio Coldiretti di Bologna che va dalle preziose mucche rosse di razza Reggiana dalle quali si otteneva storicamente il latte per la produzione del primo Parmigiano alla vacca Modenese, inserita dalla Fao tra gli animali a rischio estinzione, dalla capra Camosciata, che prende il nome dal fatto che il mantello ricorda la colorazione di quello del camoscio alpino e garantisce il latte per la produzione di formaggi tipici, alla pecora Cornigliese che arriva a pesare fino a 100 chili ed è stata vicinissima alla completa scomparsa, tanto che oggi ne esistono appena 190 esemplari. Ma nell’Arca di Noè allestita dalla Coldiretti ci sono anche la mucca Bruna che fornisce il latte per numerosi formaggi tipici come il Bagòss, il Garda Tremosine, lo Strachitùnt e il Silter Camuno Sebino, la Romagnola che fa parte della pregiata IGP (indicazione geografica protetta) Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, l’asino Sardo, un tempo allevato per svolgimento dei lavori della famiglia contadina (girare  la macina, che frantumava i chicchi del grano per la produzione della farina), l’asino Romagnolo usato nell’onoterapia e quello bianco dell’Asinara, il maiale Nero di Parma e la Mora Romagnola ricercata per la preparazione di salumi tradizionali, il piccolo cavallo Bardigiano tipico dell’Appennino emiliano al pollo Romagnolo, insieme a molte altre razze di oche, anatre, conigli e galline che animano la campagna italiana.

Un indicatore sensibile dello stato di salute dell’ambiente sono le api con la raccolta di miele in Italia che è praticamente dimezzata in Italia nel 2019 per effetto dell’andamento climatico anomalo che ha sconvolto la vita dei preziosi insetti. Vere e proprie sentinelle dell’equilibrio naturale globale e della biodiversità con l’alimentazione che – sottolinea la Coldiretti – dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80%.

Insieme al rischio di scomparsa del miele, il surriscaldamento ha anche cambiato – continua Coldiretti – le condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto – continua la Coldiretti – mette in pericolo il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di questi. In gioco c’è il primato europeo nelle produzioni tipiche con 299 specialità Dop/Igp ed STG riconosciute a livello comunitario e 523 vini Doc/Docg e Igt.

Gli animali custoditi negli allevamenti italiani – sottolinea la Coldiretti – rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali.

“Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni”, ricorda il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità di  “creare le condizioni affinché si contrasti la scomparsa delle campagne, garantendo un giusto reddito agli agricoltori e valorizzandone il ruolo ambientale, anche attraverso la nuova legge sul consumo di suolo, approvata da un ramo del Parlamento nella scorsa legislatura ma finita su un binario morto in attesa della discussione in Senato. Dobbiamo togliere dalla palude questa norma importante per il futuro dell’Italia e vararla prima possibile”.

 Comunicato Coldiretti
Fonte immagine: animalglamour.net

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mercoledì 10 luglio 2019

Maltempo, già 117 eventi estremi nell’estate 2019



Dall’inizio dell’estate sono già 117 gli eventi climatici estremi che hanno flagellato l’Italia con tempeste di grandine, nubifragi, trombe d’aria, fulmini, pioggia violenta e forte vento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati della banca dati europea ESWD sugli eventi estremi. Il maltempo – sottolinea la Coldiretti – ha colpito a macchia di leopardo provocando gravi danni in un momento particolarmente delicato per l’agricoltura con le coltivazioni di cereali e, verdura e frutta prossime alla raccolta.

Si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che – precisa la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

La nuova ondata di maltempo tra l’altro – conclude la Coldiretti –  ha provocato allagamenti nelle campagne e danneggiato pesantemente mais e cereali in campo aggravando il conto dei danni nelle campagne in un 2019 segnato da forti anomalie con i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato ed un mese di giugno tra i piu’ caldi di sempre.



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lunedì 1 luglio 2019

La mobilità elettrica per ridurre sia l'inquinamento atmosferico sia le emissioni climalteranti, CO2 e metano.


Senza tanti discorsi andiamo a vedere con esemplificazioni semplici e intuitive in pochi grafici perchè la mobilità elettrica sarà la soluzione ideale se si vorrà ridurre l'inquinamento atmosferico locale combinata con la riduzione delle emissioni climalteranti date dalla CO2 e dal metano. Non c'è bisogno di ricordare che le emissioni locali di un veicolo elettrico siano pressochè nulle quindi è scontato il fatto che utilizzando questi veicoli a batteria si riduca sensibilmente l'inquinamento in città, inquinamento la cui responsabilità resterà a carico quasi esclusivo del riscaldamento e delle varie attività industriali (qualora ve ne fossero).

Altro tema è quella della emissione di CO2 nelle fasi di realizzazione del veicolo e del suo utilizzo durante l'arco della propria vita operativa utilizzando o meno carburante o energia elettrica.
Il primi due grafici vengono da un recente report  di T&E, Transport & Environmen, intitolato Life Cycle Analysis of the Climate Impact of Electric Vehicles (Author: Dr. Maarten Messagie – Vrije Universiteit Brussel - research group MOBI). Si nota l'enorme differenza tra un BEV (battery electric vehicle) e uno equivalente ibrido e ancor più a carburante tradizionale sia nella fase produttiva (figura1) con un mix energetico attuale sia il suo utilizzo su strada. (figura2).






La seconda serie di grafici vengono da Bloomberg NEF,  New Energy Outlook 2019 (NEO), vecchi di poco più di un mesetto, nel quale si mostra l'evoluzione della produzione di energia elettrica secondo le varie fonti conosciuto da qui al 2050.



Come si evince dall'ultimo grafico, l'evoluzione va verso le fonti rinnovabili impiegate massicciamente quali produttrici di energia elettrica con una punta dell'80% in Europa nel 2050. Questo fa capire quanto  l'LCA, visto sopra, si riduca ancor più e quanto drasticamente anno dopo anno nella produzione dei veicoli elettrici. 

Chi non se la sente di ammettere che i veicoli elettrici siano la soluzione della mobilità nell'immediato non avrà ragioni per negare che lo saranno  in modo definitivo nel futuro.





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sabato 29 giugno 2019

Caldo, -10% latte con le mucche stressate


Oltre agli uomini a soffrire il caldo sono anche gli animali nelle case e nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% circa di latte in meno rispetto ai periodi normali. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti sugli effetti dell’innalzamento della colonna di mercurio oltre i 40 gradi nell’ultima settimana con le difficoltà maggiori nella pianura padana dove si concentrano gli allevamenti per la produzione di latte destinato ai più grandi formaggi italiani Dop, dal Grana Padano al Parmigiano Reggiano.

Se per gli animali domestici come cani e gatti è importante garantire sempre l’acqua e fare in modo che stiano sempre al riparo dal sole e in luoghi ben areati, per le mucche – sottolinea la Coldiretti – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. In soccorso – rileva la Coldiretti – sono già scattate le contromisure anti afa nelle stalle dove gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale è arrivato a bere con le alte temperature di questi giorni fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi.

In funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare a sopportare meglio la calura. Al calo delle produzioni di latte si aggiunge dunque anche – continua la Coldiretti – un aumento dei costi alla stalla per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere all’assedio del caldo. Le difficoltà nelle stalle – sottolinea la Coldiretti – si aggiungono ai danni subiti dalle coltivazioni nelle campagne dove per l’afa africana bruciano frutta e verdura pronte per la raccolta.

Le alte temperature hanno provocato perdite dal 10% al 30% del raccolto in alcune aziende della pianura padana dove si registrano i picchi di calore più elevati, dalle angurie che – sottolinea la Coldiretti – mostrano evidenti segni di scottature con sfregi bianchi sulla buccia ai peperoni ustionati con macchie marroni che li rendono invendibili.

Con il grande caldo – spiega la Coldiretti – è emergenza nelle campagne dove gli agricoltori sono costretti a ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni in sofferenza per le alte temperature, dagli ortaggi al mais, dalla soia al pomodoro. Con le temperature superiori ai 35 gradi anche le piante – spiega la Coldiretti – sono a rischio stress idrico e colpi di calore che compromettono la crescita dei frutti negli alberi, bruciano gli ortaggi e danneggiano i cereali.

L’intervento con irrigazione di soccorso è importante – conclude la Coldiretti – soprattutto per far sopravvivere le piantine piccole che non avendo radici sviluppate non riescono a raggiungere lo strato umido del terreno poiché lo sbalzo improvviso della temperatura tende a formare una crosta in superficie.

Fonte Coldiretti


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venerdì 28 giugno 2019

Il ciclo di vita delle auto elettriche contro le auto tradizionali e l'impatto sui cambiamenti climatici



Ieri abbiamo pubblicato un nuovo report di T&E, Transport & Environment, nel quale si muove una pesante accusa nei confronti delle case costruttrici automotive, cioè l'accusa che l'aumento delle emissioni di CO2 è colpa loro poiché spingono sulle vendite dei SUV frenando le auto elettriche. In sostanza "le case automobilistiche stanno giocando un gioco ad alto rischio che consiste nel procrastinare deliberatamente le vendite di automobili più pulite per massimizzare i profitti innescati dai SUV. Può soddisfare i loro azionisti, ma è una tragedia per il nostro pianeta ... Quando si parla di ambiente, le case automobilistiche fanno solo ciò che la legge dice loro di fare.


In un precedente report, Life Cycle Analysis of the Climate Impact of ElectricVehicles (Analisi del ciclo di vita dell' Impatto climatico dei veicoli elettrici), la stessa T&T aveva portato cifre, numeri e grafici per provare tali asserzioni. Per brevità e sintesi sono sufficienti due grafici, questi sotto riportati.




Fonte T&E, Transport & Environment

Life Cycle Analysis of the
Climate Impact of Electric
Vehicles
Author: Dr. Maarten Messagie – Vrije Universiteit Brussel - research group
MOBI

Analisi del ciclo di vita del
Impatto climatico di elettrico
veicoli
Autore: Dr. Maarten Messagie - Vrije Universiteit Brussel - gruppo di ricerca
MOBI




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sabato 22 giugno 2019

Caldo, è stata la seconda primavera più bollente di sempre


Arriva l’estate dopo una primavera che si è classificata come la seconda più calda di sempre sul pianeta a livello climatologico facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,96 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti diffuse in occasione del solstizio d’estate sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva i dati dal 1880.

Le maggiori differenze dai valori stagionali – sottolinea la Coldiretti – si sono verificate nell’emisfero nord, dall’Alaska al Nordovest del Canada al centro nord e all’estremo oriente russo dove le temperature sono state superiori fino a tre gradi. In Europa – precisa la Coldiretti – la primavera 2019 si classifica al nono posto tra le piu’ calde mai registrate con una anomalia di + 1,48 gradi rispetto alla media di riferimento.

La tendenza al surriscaldamento – continua la Coldiretti – è evidente anche in Italia dove tuttavia la colonnina di mercurio in primavera è stata in media superiore solo di 0,46 gradi, collocandosi al 38esimo posto tra le piu’ calde dal 1800. In controtendenza – precisa la Coldiretti – è stato l’andamento del mese di maggio particolarmente piovoso e freddo con temperature di ben 1,58 gradi sotto la media.

Sono gli effetti dei cambiamenti climatici in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici – ricorda la Coldiretti – è ormai la norma, tanto da aver condizionato nell’ultimo decennio la redditività del settore agricolo, con le perdite di raccolti dovute a calamità naturali che hanno assunto un carattere ricorrente. Il risultato – conclude la Coldiretti – è una perdita da 14 miliardi di euro in un decennio per l’agricoltura italiana, tra danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne e perdite della produzione agricola nazionale.


Fonte Coldiretti



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