Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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sabato 17 gennaio 2015

Tralicci elettrici come suggestive sculture

Leggendo le news di Terna siamo venuti a conoscenza di un progetto islandese per rendere più gradevoli esteticamente i tralicci delle linee ad alta tensione. La  Boston Society of Architects Unbuilt Architecture è risultata vincente del concorso denominato  "2008 Icelandic alta tensione elettrica Pylon International Design Competition" .

Questa proposta trasforma i tralicci elettrici banali in statue che si integrano nel paesaggio islandese, facendo solo piccole modifiche al design dei piloni esistenti,  solo modifiche minori al consolidato design a torre in acciaio e muratura, con figure iconiche che potrebbero diventare monumenti integrati nel paesaggio.


Le figure possono essere configurate per rispondere alle loro finalità sposandosi col paesaggio come le linee elettriche realizzate per salire in collina, cambiando postura, imitando una persona che si arrampica o sulle lunghe campate, dove la  figura  del pilone  tende ad acquisire una maggiore altezza.


Nonostante il grande numero di possibili forme, ciascun pilone-figura è realizzata con gli stessi moduli da assemblare (torso, avambraccio, coscia, mano etc.) e utilizza una serie di giunti preassemblati tra queste parti per creare le opportune figure. Questo design permette molte variazioni di forma e altezza, mentre il costo del pilone-figura 'è mantenuto basso attraverso la produzione di parti standard, semplice il montaggio e la costruzione. i piloni possono avere sia figure femminili che maschili.

Purtroppo questo progetto del 2008 è rimasto sulla carta quasi sicuramente per mancanza di finanziamenti ma l'idea resta funzionale e gradevole allo stesso tempo.


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mercoledì 25 agosto 2010

Islanda, le auto elettriche sostituiscono la chimera idrogeno

Chimera o bufala? L'idrogeno, interpretato come vettore di energia nei trasporti si è dimostrato essere un buco nero nel quale energia e capitali spariscono oltre l'orizzonte degli eventi. Non ne esce fuori niente. Al di là delle critiche e delle formule scritte su carta, che possono lasciare il tempo che trovano, sono le esperienze passate che lo hanno dimostrato, lo dimostrano e lo dimostreranno tutte le volte che qualcuno vorrà riprendere in mano la questione della cosiddetta economia basata sull'idrogeno.

L'Islanda.

La faccenda è nota.

Nel 1999 dal Parlamento islandese si impegnò con un atto legislativo a svincolarsi dalla dipendenza estera del petrolio con un progetto che avrebbe dovuto rivoluzionare il concetto stesso di energia, fonti, applicazioni. II governo decise di utilizzare l'idrogeno per far marciare la propria economia e contemporaneamente diventare leader mondiale nella produzione dell'idrogeno, esportarlo. Il progetto fu cofinanziato dalla Unione Europea per 2,7 milioni di euro su un totale di 7 milioni.
Già due terzi dell'energia prodotta nell'isola veniva da energia rinnovabile, idroelettrica e geotermica, pulita, pronta, utilizzabile per generare l'idrogeno dall'elettrolisi dell'acqua, separando l'idrogeno dall'ossigeno. L'idrogeno sarebbe stato utilizzato per la riconversione dei bus esistenti nell'isola e subito dopo per la vitale flotta dei pescherecci che garantisce il 70-75 % della ricchezza nazionale. In tal modo l'Islanda si sarebbe resa totalmente indipendente nella produzione di energia ed anche dall'obbligo dell'importazione dei carburanti fossili per i propri mezzi di trasporto terrestri e navali. I primi autobus dovevano entrare in funzione nel 2002, ma in realtà iniziarono a percorrere le strade solo nell'agosto del 2003 dopo la realizzazione in aprile del primo distributore pubblico di idrogeno. I primi tre autobus navetta furono messi in servizio all’aeroporto di Reykjavik. Poi si sarebbe passati ai veicoli privati ad idrogeno (180.000) e alla flotta da pesca (2.500 imbarcazioni). Un consorzio, composto dalle maggiori imprese nazionali, la Shell (sua sarà la prima stazione di servizio di Reykjavik per i bus ad idrogeno) e la casa automobilistica Daimler Chrysler per i bus elettrici alimentati dall'elettricità prodotta dalle pile a combustibile. Idrogeno con l'ossigeno atmosferico, catalizzati nelle fuel cell generano elettricità emettendo solo vapore acqueo come unico prodotto di scarto. Nel 2005 gli autobus avrebbero dovuto essere 30, tutti a inquinamento zero e privi di rumore. Il secondo obiettivo, entro il 2007, delle autorità islandesi, era quello di creare un mercato di auto ad idrogeno, sostituendo l’intero parco di auto a benzina e gasolio. Terzo obiettivo, entro il 2015, era quello di alimentare con l'idrogeno l’intera flotta dei pescherecci che genera la ricchezza locale (con l’esportazione dei prodotti ittici che incide con un 70-75 % dell’export) ma che produce sfortunatamente anche un terzo dell’inquinamento nel paese. Quarto obiettivo, entro il 2030, era vendere all’Europa l’idrogeno prodotto in Islanda. L'idrogeno doveva essere utilizzato anche per produrre energia per tutti i servizi cittadini.

...ma... cosa leggiamo in un articolo di Forbes * online? Iceland: The Next Electric Car Capital.

L'Islanda originariamente aveva messo gli occhi su una economia energetica basata sull'idrogeno. Shell inaugurò l'apertura di una stazione di servizio d' idrogeno commerciale nel 2003 per alimentare alcuni Citaro, autobus a celle a combustibile della Daimler-Benz. Alla presentazione era presente un Equinox, SUV della General Motors. Nell'isola ci sono attualmente anche un paio Prius ad idrogeno disponibili per il noleggio tramite Hertz. Ma in realtà non c'è ancora nessuna casa automobilistica che stia producendo veicoli a idrogeno in quantità (il 2015 è la data prevista) determinando un ritardo nella realizzazione del sogno.

Nonostante la crisi finanziaria, c'è ancora un sacco di denaro disponibile in quella che fu una delle economie più ricche del mondo. Ecco quindi nascere l'esigenza di provvedere ad una virata netta verso un alto obiettivo più concreto, facilmente realizzabile.

Forbes si chiede: Quale paese sarà il primo a utilizzare le auto elettriche per il trasporto a livello nazionale? Probabilmente sarà il piccolo paese verde d'Islanda, si risponde.

"Circa il 75% della popolazione islandese vive entro un raggio di 37 miglia da Reykjavik, capitale dell'Islanda e le zone rurali, di conseguenza il territorio, probabilmente, potrebbe essere cablato con sole 15 stazioni di ricarica elettrica rapida. Questo, unito al fatto che l'80% di energia rinnovabile è prodotta a basso costo in Islanda (geotermica ed idroelettrica) dovrebbe darvi una buona idea perché questo è il banco di prova ideale per i veicoli elettrici ."

L'Islanda non ha la più grande risorsa geotermica del mondo, ma è la nazione che ha di gran lunga il più alto reddito pro capite. Secondo Popular Science :

"L'evoluzione geologica dell'Islanda la rende particolarmente adatta per la produzione di energia geotermica. L'isola è fondamentalmente uno vulcano grande, formato nel corso di milioni di anni come roccia fusa gorgogliante che risale su dal fondo marino. La roccia porosa sotto le sue pianure senza alberi assorbe come una spugna centinaia di centimetri di pioggia ogni anno e la riscalda sotto terra. Per utilizzare questa energia è semplicemente una questione di scavare un pozzo, portare il fluido caldo alla superficie e attaccare l'impianto di generazione. Poi, come far 'andare' le centrali elettriche è una questione semplice di BAU (business as usual): il vapore fa girare una turbina che aziona un generatore, che produce l'elettricità ".

In Islanda solo il 3% dell'energia proviene dal carbone, ma la nazione ha il potenziale concreto di avvicinarsi alle emissioni zero .

* Forbes è una rivista statunitense di economia e finanza
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mercoledì 8 luglio 2009

L'Islanda ficca nel freezer l' "economia basata sull'idogeno"

Eravamo tentati di titolare il post in modo diverso. Con un gioco di parole: Economia bacata dall'idrogeno. Oppure biblico: Islanda, il ritorno del figliol prodigo. Poi ci è parso più appropriato e, in un certo senso, più tragigamente spiritoso il titolo dato dato dal New Yok Times per l'articolo comparso fra le sue pagine online il primo Luglio: Sinking Finances Throw Iceland's 'Hydrogen-Based Economy' Into the Freezer.

Vi ricordo che il programma dell'Islanda su una economia basata sull'idrogeno era alquanto ambizioso (leggere anche qui) . Sfruttando l'energia geotermica gratuita fornita dal sottosuolo si intendeva produrre l'idrogeno da utilizzare per movimentare il trasporto pubblico e privato dell'isola. Bus ad idrogeno e auto ad idrogeno (fuel cell o termiche). L'aeroporto di Reykjavik vide per un certo tempo navette collegare le piste col centro della città per una fase di sperimentazione e test. Il passaggio successivo nei piani del legislatori era quella di convertire la flotta intera dei percherecci diesel (da cui gli isolani traggono il proprio sostentamento) in navi motori a propulsione H2. Ultima fase era quella di esportare l'idrogeno prodotto in quantità industriale in tutto il mondo.
L'Islanda sarebbe diventata la prima nazione al mondo liberata dal petrolio e carbon free. La prima nazione con una vera economia basata sull'idrogeno. Ma! Dopo la bancarotta avvenuta l'anno passato L'Islanda trae le proprie conclusioni riguardo al il fallimento dell'impresa idrogeno. Il piano non sta in più in piedi e non soltanto per la crisi globale. Il sogno era un sogno la realtà è un'altra cosa.  I bus adesso continuano a viaggiare alimentati da carburanti tradizionali. Le auto con motore o fuel cell si sono dimostrate essere un mezzo fallimento e in alcuni casi non sono ancora propriamente mature. Oggi la flotta di pescherecci ad idrogeno è costituita da una barca che porta i turisti ad osservare le balene che transitano in alto mare. Gli isolani preferiscono acquistare le auto elettriche.

Leggere anche - qui - 
L'articolo del New Yok Times è qui 
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martedì 14 novembre 2006

L'Islanda studia i bus elettrici

Ricordate il programma islandese che avrebbe dovuto portare l'Islanda ad esportare idrogeno nel 2015? La
prima fase è partita un paio d'anni fa realizzando bus a fuel cell per la capitale Reykjavik . A leggere questa notizia sembra che abbiano capito che l'ambaradan idrogeno/trasporti non funziona? Che è meglio accumulare energia in batterie che nelle bombole? Resto in attesa di altre notizie.

13 nov 17:34
Torino: Islanda studia i bus elettrici
TORINO - Una delegazione del Parlamento islandese e'
in visita a Torino per studiare le caratteristiche dei
bus elettrici, dodati di un innovativo sistema di
carica. Gli ospiti hanno effettuato oggi un giro a
bordo dei bus elettrici e visionato gli impianti di
ricarica. Torino, con i suoi 23 mezzi elettrici,
possiede la flotta piu' numerosa d'Europa. (Agr)
Qui la notizia

P.s. Firenze ha 26 bussini elettrici.
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venerdì 6 ottobre 2006

L'Islanda e l' idrogeno

Produzione di Idrogeno in Islanda per uso interno 
04 Gennaio 2002 - L'Islanda si appresta a diventare leader mondiale nella produzione dell'idrogeno per liberarsi dalla schiavitù del petrolio importato dall'estero. Già due terzi dell'energia prodotta nell'isola viene da energia rinnovabile, idroelettrica e geotermale, utilizzabile per generare l'idrogeno dall'elettrolisi dell'acqua, che separa l'idrogeno dall'ossigeno. L'idrogeno verrebbe utilizzato per la riconversione dei bus esistenti nell'isola e subito dopo per la flotta dei pescherecci che garantiscono il 70 % degli incassi economici nazionali. In tal modo l'Islanda si renderebbe indipendente nella produzione di energia.
L’Islanda rinuncia al petrolio per favorire l’uso dell’idrogeno da subito 
21 Febbraio 2003 - Utilizzando l’energia elettrica prodotta dalle centrali idroelettriche e geotermiche l’Islanda produrrà l’idrogeno estraendolo per elettrolisi dalla molecola dell’acqua. Già in aprile sarà operativo il primo distributore pubblico di idrogeno per alimentare i primi tre autobus navetta all’aeroporto di Reykjavik. Nel 2005 gli autobus saranno 30, tutti a inquinamento zero e privi di rumore. Il secondo obiettivo, entro il 2007, delle autorità islandesi è quello di creare un mercato di auto a idrogeno, sostituendo l’intero parco di auto a benzina e gasolio. Terzo obiettivo, entro il 2015, è quello di alimentare a idrogeno l’intera flotta dei pescherecci che produce la ricchezza locale con l’esportazione dei prodotti ittici che incide con un 75% dell’export ma che produce un terzo dell’inquinamento nel paese. Quarto obiettivo, entro il 2030, è vendere l’idrogeno prodotto in Islanda all’Europa. L'idrogeno verrà utilizzato anche per produrre energia per tutti i servizi urbani.

Inaugurato il primo distributore d'idrogeno in Islanda 
06 Maggio 2003 - E’ nata la prima stazione di rifornimento di idrogeno pubblica del mondo. E’ il primo atto dell’impegno preso nel 1999 dal Parlamento Islandese per svincolarsi dal petrolio quale fonte energetica. Tre bus a celle a combustibile alimentate ad idrogeno effettueranno ad agosto un regolare servizio passeggeri sulle strade di Reykjavik. Il progetto cofinanziato dalla Unione Europea per 2,7 milioni di euro su un totale di 7 milioni è ancora più importante perché la stessa produzione di idrogeno è totalmente svincolata dal petrolio e avverrà sfruttando l’energia elettrica delle centrali idriche e geotermiche presenti nell’isola. Inoltre, grazie alla legge locale che toglie ogni tassa sull’importazione di auto a emissioni zero, sarà avviato il programma di creazione di un nuovo mercato dell’auto elettrica con pile a combustibile, che sfruttano l’idrogeno, per uso privato. Tutto questo a emissioni zero. 
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