domenica 8 dicembre 2019
Scomparso 1/4 delle campagne in 25 anni
lunedì 15 dicembre 2014
sabato 13 dicembre 2014
Distributori abbandonati trasformati in discariche
L'esempio più eclatante si concretizza in via Forte Marghera. L'ex distributore di benzina, chiuso ormai da tempo, è diventato una specie di discarica, con erbacce e rifiuti sparpagliati ovunque. Una specie di pattumiera a cielo aperto.Ma anche in via Fratelli Bandiera la moria degli impianti "tradizionali" sta creando zone abbandonate all'incuria che possono fermentare per anni, nell'attesa di un nuovo gestore.
Insomma, l'ampio mondo di ciò che ormai rientra nel termine "degrado", si arricchisce di una nuova situazione, che a Mestre, come nel resto della provincia, è ormai sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi tempi in città hanno chiuso molti distributori "tradizionali" di carburanti, ovvero di proprietà di una compagnia petrolifera seppur dati in gestione a privati, sostituiti dalle pompe bianche a marchio Vega (soprattutto), Auchan e Loro. Sono queste che si dividono la più larga fetta di clienti, perché hanno prezzi concorrenziali, anche se tra di loro applicano sempre gli stessi costi al litro.
A fare le spese di tale "invasione", oltre che della crisi, sono stati i gestori con insegna, molti dei quali hanno abbandonato l'impianto. Risultato? "Quei distributori resteranno là per molto tempo, nel più totale degrado", spiega Stefano Finotto, presidente provinciale del Gisc-Confcommercio, che rappresenta la categoria dei benzinai. "Il terreno è di proprietà delle compagnie petrolifere le quali non hanno alcun interesse a chiudere tutto, spendere un sacco di soldi per bonificare l'area e deciderne poi il futuro. Meglio continuare a vendere benzina, aspettando che qualcuno si faccia avanti e lasciando intanto l'impianto nella più totale incuria". "Il problema", continua Finotto, "è che non esiste una normativa che obblighi le compagnie petrolifere a bonificare un distributore chiuso dopo un tot di anni, quindi le pompe restano li".
Insomma, il rischio è di ritrovarsi lungo le strade mestrina e di Marghera con nuove sacche di degrado, andando ad aggravare un contesto già segnato da cantieri aperti e negozi con le serrande abbassate. "Il pericolo è che in questo momento cosi difficile quegli impianti restino abbandonati per anni", avverte Finotto. "Ormai i gestori non campano più con la vendita della benzina e quelli che si arrischiano molto spesso chiudono dopo pochi mesi. È un gatto che si morde la coda".
Le difficili condizioni in cui versa il settore, vengono testimoniate anche da Michele Lacchin della Confesercenti. "A Mestre c'è stata una rapida diffusione delle pompe bianche", spiega il rappresentante di categoria. "Sono concentrate tutte nella stessa zona e gli automobilisti ormai le conoscono. Nei propri distributori molte compagnie petrolifere ormai non si affidano più ai gestori, ma alle pompe ghost, che hanno solo i colonnini della benzina e nessun servizio. Oppure riuniscono in un unico grande impianto più decreti di vendita, perché in questo comparto per fare discreti margini di guadagno bisogna vendere tanto carburante".
martedì 21 febbraio 2012
Crescita contro sviluppo
Ringrazio Massimiliano (Rupo) per la segnalazione.
Vedere anche:
Un mondo finito
Una nuova via per l'evoluzione culturale
I Dilemmi dell'Umanità
qui
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lunedì 9 gennaio 2012
Investire nel futuro - Luca Mercalli
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lunedì 21 novembre 2011
La Terra Svuotata
La Terra Svuotata
di Ugo bardi
Come vi potete immaginare dal titolo, è una storia delle miniere e dei minatori che parte dalle prime miniere di selce di oltre 10.000 anni fa e arriva alla situazione attuale dove la corsa all'estrazione sta svuotando la terra dei tesori minerali che si erano accumulati nel corso di miliardi di anni di attività geologica. Il libro riprende ed espande anche alcuni dei temi del mio primo libro, “La Fine del Petrolio” del 2003. Si parla anche di energia rinnovabile, delle prospettive della sostenibilità in un mondo svuotato delle sue risorse minerali, dell'immancabile “Limiti dello Sviluppo”. Insomma, è un po' un compendio dell’ “UgoBardiPensiero”.
Per questo libro, devo ringraziare moltissime persone per il loro contributo. In particolare, il titolo mi era costato lunghe elucubrazioni che non mi avevano portato a niente, finché Toufic El Asmar non è venuto fuori con il suggerimento giusto. Ringrazio anche Luca Mercalli per la prefazione come pure tutti i membri di ASPO-Italia.
Di seguito qui, la descrizione sul sito di Editori Riuniti.
[...] Le preoccupazioni sull'esaurimento del petrolio sono all'ordine del giorno, ma sono solo una parte di un problema molto più grande. Quando si esauriranno i minerali? Partendo da questa domanda, Ugo Bardi costruisce un racconto di tutta la storia dell'attività mineraria umana, dall'età della pietra fino al petrolio ai nostri giorni. Abbiamo ancora tante cose da scavare e tanto petrolio da estrarre ma, in tempi non lunghissimi, ci troveremo di fronte al limite della capacità umana di sfruttare il nostro pianeta per le sue risorse minerali. Sarà la “fine del popolo dei minatori” che ci porterà a percorrere strade nuove e sconosciute per tenere in piedi la nostra civiltà. [...]
[...] I cambiamenti causati dall'attività estrattiva umana sono qualcosa che non si era mai verificata con la rapidità attuale in centinaia di milioni di anni di storia planetaria. Questi cambiamenti stanno trasformando la Terra in un pianeta completamente diverso. Non è detto che questo nuovo pianeta che noi stessi stiamo creando non si riveli ostile alla vita umana. Che ci piaccia o no, l'ambiente non è un giocattolo per gli ambientalisti. L'ambiente è quella cosa che ci fa vivere. E noi stiamo giocando con questa cosa che ci fa vivere come se non avesse nessuna importanza. In questo libro troverete una descrizione della situazione petrolifera e di tutte le risorse naturali, minerali e rinnovabili. Ci troverete le ragioni che ci spingono a dipendere così totalmente da risorse insostituibili e non rinnovabili. Ci troverete come la nostra fissazione con il petrolio ci stia conducendo a uno scontro con l’ecosistema causato dall’esaurimento e dall’inquinamento; uno scontro che non possiamo vincere, comunque vada. E, infine, ci troverete qualche nota sul futuro che forse vi potrà essere utile. Come si sa, il futuro non si può prevedere, ma riguardo al futuro si può essere preparati. [...]
(Dall'introduzione dell'autore)
Ugo Bardi, è docente dal 1990 presso il Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze. La sua carriera precedente include periodi di studio e insegnamento presso le università di New York, Marsiglia, Berkeley e Tokyo. Attualmente si occupa di nuove tecnologie energetiche e di politica dell'energia È membro dell'associazione ASPO, un gruppo di scienziati indipendenti che studiano le riserve di petrolio mondiali e il loro esaurimento. Ha pubblicato: La fine del petrolio, Editori Riuniti, 2003; Il libro della Chimera, Edizioni Polistampa Firenze, 2008; con Giovanni Pancani, Storia petrolifera del bel paese, Edizioni Le Balze, 2006; The Limits to Growth Revisited, Springer Briefs in Energy, 2011.
INDICE
9 Prefazione di Luca Mercalli
11 Introduzione
Parte prima. Minerali
19 Il popolo dei minatori
59 Il regalo di Gaia: l’origine dei minerali
83 La macchina mineraria universale: energia ed estrazione
Parte seconda. Energia
113 L’ankus del re: la storia dei combustibili fossili
143 Il genio dell’energia: uranio e l’ultima speranza per la crescita
173 L’oca nella bottiglia: le energie rinnovabili
Parte terza. Sostenibilità
217 Balene e barili: come si esauriscono le risorse
242 L’isola degli angeli: modelli del mondo
267 Il cuculo che non voleva cantare; oltre il collasso
287 Conclusione
domenica 24 luglio 2011
Caldo e siccità nel Midwest degli Stati Uniti
L'area comprende lo Iowa e l'Illinois, i primi due stati per la produzione di mais e soia che producono ogni anno circa un terzo del raccolto del mais degli Stati Uniti. Inoltre sono stati colpiti il sud del Wisconsin, l'Indiana nord-est, il nord-ovest dell'Ohio e il sud-est del Michigan.
Più a sud il Texas è rimasto l'epicentro della crisi, con una "siccità eccezionale", la categoria di siccità più alta, che colpisce il 75 % dello Stato. Il climatologo texano John Nielsen-Gammon afferma che questa è la terza peggiore siccità dal 1895.
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| Corn Belt |
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| Midwest |
Ci si aspetta che le 'macchie' secche nel Midwest si espandano nei prossimi giorni e si fondano, creando una zona più ampia che va dallo Iowa orientale e nord dell'Illinois, fino all'Ohio.
Quella cupola di aria calda su Missouri e Kansas è così forte che sembra travolgere tutti gli Stati Uniti ora. E' molto vasta.
Il caldo ha colpito il bestiame nel Minnesota, Nebraska e South Dakota, nel South Dakota vengono segnalati circa 1.500 capi di bestiame morti. Fonti stimano che i capi di bestiame morti nel Nebraska siano da 1.200 a 1.400. Il Nebraska è al secondo posto negli US per l'allevamento dei bovini per l'alimentazione dietro il Texas, con oltre 2 milioni di capi.
Nel Minnesota molti degli animali morti devono essere sepolti per l'incapacità da parte delle strutture di trasformazione di lavorare le carni dei bovini e ovini.
Leggere anche:
- Il caldo e il sistema elettrico nello Iowa. Record di richiesta
- La povertà energetica delle famiglie inglesi
- 1.900.000.000.000 di dollari per salvare la Terra
- Elettricità. La Cina è con l'acqua alla gola, anzi, alle caviglie
- Difendere l'acqua. L'impatto ambientale dei cambiamenti climatici grava sulle risorse idriche cinesi
- Cambiamenti climatici. L'Eurasia sta peggio del Nord America, ma ...
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domenica 21 novembre 2010
2086. Il compleanno di Kat
Kat era veramente stanca, non voleva alzarsi, le mancavano le forze, ed anche il desiderio di farlo.venerdì 5 novembre 2010
Il IV congresso di Aspo‐Italia
A Trento, presso la Facoltà di Ingegneria, nei giorni 5 e 6 Novembre 2010 si terrà il quarto congresso di ASPO Italia. Il congresso è aperto a tutti gli interessati.Il IV congresso di Aspo‐Italia si svolgerà a Trento, Facoltà di Ingegneria, Via Mesiano 77, 38050 il 5/6 Novembre 2010, aula R2, 2° piano ed avrà un tema sintetizzabile nello slogan: “Terra 3.1”.Nel 500° numero de “Le Scienze” si sosteneva, che dopo una fase 1, nella quale l'uomo primitivo si è sforzato di sopravvivere sfruttando le risorse dell'ambiente, durata fino al Neolitico ed una seconda negli ultimi 10.000 anni in cui ha modellato il mondo che lo circondava piegandolo alle proprie esigenze, oggi siapre una terza fase in cui una crescita indiscriminata come quella dei 200 anni precedenti non è più possibile.
Molti processi ambientali sono arrivati ad un punto di non ritorno come dimostrato dalla questione climatica, dalla crisi di alcune risorse, ma anche dalla distruzione parossistica degli ambienti naturali; questo avviene proprio mentre lo sviluppo economico tradizionale sembrerebbe consentire anche a molti paesi poveri di aumentare il livello di vita delle loro popolazioni. In questa terza fase, Terra 3, occorrerà comunque conciliare la presenza umana e la impossibilità di ottenere risorse illimitate dal pianeta.
Non solo siamo d'accordo in linea generale con questa analisi, ma come Aspo‐Italia ci poniamo il problema di come concretamente affrontare le innumerevoli questioni che si aprono sia dal punto di vista tecnologico che economico e sociale. Come conciliare l'esigenza di una maggiore giustizia distributiva e le dimensioni limitate del pianeta? Quali tecnologie e quale organizzazione della produzione, della riproduzione e dello scambio sono maggiormente adeguate?
Questo è l'argomento del nostro congresso che vuole entrare nel merito di alcune almeno di tali questioni. Oltre 40 anni fa fu pubblicato “Limits to growth” che sviluppò per la prima volta il tema; seguiremo la traccia, per quanto possibile aggiornata, di quella grande impresa intellettuale.
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Purtroppo quest'anno non sono in grado di essere presente al congresso, pur essendo socio facente parte immeritatamente del comitato scientifico di ASPO Italia, per ragioni di lavoro e personali, comunque seguirò gli interventi di cui Vi darò un riassunto o il testo non appena sarà possibile . Alcuni titoli degli interventi dei relatori al congresso sono: "Energia per l'astronave Terra", "Picco dei combustibili fossili e dei materiali", "Crescita e decrescita delle merci", "Le risorse per l'industria nucleare", "L'eolico troposferico: la situazione attuale", "Fotovoltaico come fonte di energia: situazione ed obiettivi", "Sessione speciale sui modelli sociali", "Una visione alternativa della grande carestia irlandese: quali insegnamenti?", "Ritorno in Mediocristan", "Economia e gestione del trasporto collettivo", "Auto elettrica: quale futuro?", "Situazione attuale del clima ed accordi internazionali", "I cambiamenti climatici e l'esaurimento delle risorse fossili e minerali, "La questione metano", "Transition town".
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sabato 4 settembre 2010
Il "Peak Oil" visto dai militari tedeschi
Un articolo su Der Spiegel 'Peak Oil' and the German Government - Military Study Warns of a Potentially Drastic Oil Crisis riguarda uno studio dei militari tedeschi think tank su come hanno analizzato il "picco del petrolio" in funzione degli sviluppi del cambiamento inevitabile dell'economia globale. Il progetto - trapelato su internet - mostra per la prima volta con quanta cura il governo tedesco abbia preso in considerazione una crisi di energia potenziale....Parte 2: una sequela di fallimenti del mercato
Secondo il rapporto tedesco, vi è una "qualche probabilità che il picco del petrolio avverrà intorno all'anno 2010 e che l'impatto sulla sicurezza dovrebbe essere sentita 15-30 anni dopo".
....Crisi di legittimità politica: Lo studio Bundeswehr solleva anche il timore per la sopravvivenza della democrazia stessa. Parti della popolazione potrebbero percepire lo sconvolgimento provocato dal picco del petrolio " come una crisi sistemica generale." Questo creerebbe "spazio per ideologica estremista e alternative alle forme attuali di governo". La frammentazione della popolazione colpita è probabile e potrebbe "in casi estremi, portare ad un aperto conflitto".
La Germania dovrebbe essere più flessibile nei confronti della Russia verso obiettivi di politica estera. Inoltre, dovrebbe mostrare maggiore moderazione nella sua politica estera nei confronti di Israele, per evitare di alienarsi le nazioni arabe produttrici di petrolio Un sostegno incondizionato a Israele e del suo diritto di esistere è attualmente uno dei cardini della politica estera tedesca.
...Il rapporto con la Russia, in particolare, è di fondamentale importanza per l'accesso tedesco al petrolio e gas, dice lo studio . "Per la Germania, si tratta di un equilibrio tra le relazioni stabili e privilegiate con la Russia e la sensibilità della Germania nei confronti dei vicini orientali." In altre parole, la Germania, se vuole garantire la propria sicurezza energetica, dovrebbero essere accomodante in relazione agli obiettivi di politica estera di Mosca, anche se questo significa rischiare di danneggiare le sue relazioni con la Polonia e altri stati dell'Europa orientale....
Occhio ...
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martedì 11 maggio 2010
Lettera di Aspo Italia alle amministrazioni
In questi giorni le autorità regionali e provinciali italiane stanno ricevendo una lettera aperta da parte di Aspo Italia, inviata con lo scopo di focalizzare l'attenzione sull'alta probabilità di un imminente crash petrolifero , e di aumentare l'informazione pubblica riguardo all'indissolubile legame tra crisi economica e disponibilità geologica di idrocarburi.Lettera aperta è inviata a tutti gli amministratori delle Regioni e delle Province, allo scopo di contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia energetica, con particolare riferimento alla disponibilità delle fonti fossili.
ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO
www.aspoitalia.it
La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.
La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.
Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.
La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.
L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.
Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l'insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell'AIE sulla domanda da oggi al 2030.
In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione.
Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.
I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l'offerta.
Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).
Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il “vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.
Si rileva che l'attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.
ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO
www.aspoitalia.it
Il documento in formato PDF
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lunedì 7 dicembre 2009
I cambiamenti climatici e gli elefanti di Jay Forrester
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Oggi sulla mail list di ASPO è stato inoltrato un suo messaggio che per la semplicità e la forza con cui colpisce i tabù mai affrontati nel dibattito sul cambiamento climatico, mi ha commosso. Lo traduco e pubblico per intero, per chi preferisce l'originale inglese aggiungo anche quello.
Il cambiamento climatico
In questa discussione sul cambiamento climatico e sulla buona reputazione della scienza (1) vi sono due grossi elefanti nella stanza di cui molto pochi si occupano. E sono 1) la crescita della popolazione e 2) l'aumento della produzione industriale procapite. Il cambiamento climatico è solo un sintomo di queste due forze trainanti. La "gente" in Dinamica dei Sistemi (2) dovrebbe sapere che occuparsi dei sintomi è perdente. Tuttavia i sintomi sono più visibili ed è più facile chiamare a raccolta la gente a lottare contro i sintomi, e, in questa situazione, richiamare l'attenzione sulle reali cause sottostanti non è politically correct. Con le due potenti forze che causano la domanda eccessiva sull'ambiente, trascurate e fuori controllo, non c'è quasi speranza di poter annullare i sintomi. Inoltre, l'attenzione sui sintomi tipo il cambiamento climatico, la fame, la penuria di acqua, le guerre per il territorio, ecc, conduce erroneamente le persone a credere che ci stiamo occupando del futuro. Una delle caratteristiche di un sistema complesso è quello di condurre le persone a combattere su scelte politiche che hanno scarsa influenza nel determinare un cambiamento. Cito alcune righe del mio articolo “Apprendere attraverso la dinamica dei sistemi come preparazione per il 21simo secolo”. Paragrafo 4.2: Politiche di basso-effetto. Azioni inefficaci.“I sistemi complessi differiscono dai sistemi semplici in un altro modo. Nei sistemi semplici le politiche per ottenere risultati migliori sono ovvie e funzionano. Per evitare di bruciarsi le dita su una stufa si tengono le mani lontane dalla stufa. Ma nei sistemi complessi le politiche apparentemente influenti hanno spesso effetti molto scarsi. Quando mi capita di parlare a gruppi di business executive chiedo quanti di loro hanno avuto l'esperienza di affrontare un problema serio, mettendo in atto azioni per correggere la situazione, per scoprire cinque anni dopo che non c'è stato alcun miglioramento. La maggior parte alza la mano. Forse chi legge ha avuto la stessa esperienza nel settore educativo. La qualità dell'educazione è stata severamente criticata, molti insegnanti hanno cercato rimedi, e spesso poco è cambiato. Io credo che una percentuale molto alta, diciamo il 98%, delle politiche in un sistema (complesso NdT) hanno effetti molto scarsi nel determinare un cambiamento. Semplicemente non hanno peso. Ciononostante la maggior parte dei dibattiti in cui ci si accanisce all'interno delle comunità, delle aziende e dei governi sono intorno a politiche che non hanno alcun effetto. Tali dibattiti sono uno spreco di tempo e di energia. I dibattiti intorno a politiche scarsamente efficaci distolgono l'attenzione dalle poche azioni politiche che potrebbero produrre un miglioramento.”
Jay W. Forrester
Professor Emeritus of Management
Al Massachusset Institute of Technology.
(1) Si fa riferimento al recente scambio di mail fra studiosi del clima hackerati da un sito universitario inglese pubblicati su vari blog e siti internet , che dimostrerebbero la malafede dei climatologi implicati sui dati relativi al riscaldamento globale e sulla loro interpretazione (NdT).
(2) Il messaggio originale è uscito su una mail list di specialisti di dinamica dei sistemi.(NdT)
Da leggere:
I L
imiti Dello Sviluppo Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972
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Leggere anche: - qui - , - qui - , - qui -
sabato 5 settembre 2009
Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio
E' arrivato il momento di raccontare le cose così come sono e non come fanno comodo a qualcuno.
Qui di seguito un articolo del Sole 24 Ore riporta un' intervista a Luca Pardi - ASPO Italia – Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio.
di Luca Salvioli
Il «peak oil», momento di massima produzione di petrolio oltre il quale inizia una inesorabile discesa, è un fantasma di cui si discetta da decenni. Già negli anni Cinquanta il geofisico americano Marion King Hubbert allarmò i petrolieri paventando il raggiungimento del picco, sul continente statunitense, negli anni Settanta. Hubbert indovinò e divenne un punto di riferimento. Vent'anni dopo le grandi crisi petrolifere, Colin Campbell riprese in mano i suoi studi diventando uno dei massimi esperti internazionali. Nel 2001, mettendo insieme diversi scienziati e contributi, fondò Aspo, acronimo di Association for the study of peak oil.A oltre cinquant'anni dalle prime previsioni di Hubbert il mondo si interroga davvero su come andare oltre quel barile di oro nero che ne accompagna lo sviluppo da 150 anni. Luca Pardi, vicepresidente di Aspo Italia e primo ricercatore dell'Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr, prende spunto dall'intervista rilasciata al Sole24ore.com dal direttore del Dipartimento Energia e Trasporti del Cnr, in cui veniva previsto il collasso energetico per il 2065 e il picco del petrolio per il 2030. Pardi contesta sia le previsioni temporali che l'analisi delle soluzioni (il Cnr indicava nella fusione nucleare la maggiore promessa, ndr). «Il metabolismo socio-economico del pianeta dipende dal petrolio - spiega Pardi -. E' la fonte energetica più conveniente, non esiste nulla di paragonabile: è per questo che il momento di picco è un evento critico di dimensioni inaudite. Vediamo una certa semplificazione del problema che rischia di indurre un eccessivo ottimismo nel settore e nei cittadini».
Il Cnr prevede il peak oil per il 2030. Voi?
C'è molta confusione. Nel novembre scorso l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), agenzia intergovernativa dei paesi Ocse, ha presentato, nel suo World energy outlook 2008 (Weo2008) un quadro della situazione e le proiezioni fino al 2030. Ebbene, il picco del petrolio estratto dai giacimenti in attività è già stato raggiunto. Il picco globale potrebbe, secondo l'Aie, essere rimandato a dopo il 2030 solo se si comincerà a produrre petrolio da risorse il cui sviluppo richiederebbe ingenti investimenti: la stima è di ventiseimila miliardi di dollari. Investimenti che, al momento, appaiono fuori dalla portata di qualsiasi compagnia petrolifera pubblica o privata. La produzione globale oggi arriva a 83-85 milioni di barili al giorno. Il livello è lo stesso dal 2004. I modelli secondo noi più attendibili indicano un possibile momento di picco per il 2010.
Quindi l'anno prossimo. Eppure vengono scoperti nuovi giacimenti, come quello di Bp nel Golfo del Messico, definito dalla compagnia «gigantesco»...
Vero, ma il giacimento di Tiber, stando a quanto dice Bp, contiene 3 miliardi di barili che dopo le prime trivellazioni potrebbero arrivare a 6 miliardi. Non è poco, ma nel mondo ne vengono consumati 30 miliardi l'anno. Siamo a un decimo. I giacimenti scoperti negli anni Sessanta, come quello di Ghawar, contenevano 170 miliardi di barili. Dall'inizio degli anni Ottanta consumiamo più di quanto troviamo.
Le nuove tecnologie non possono allontanare la data in cui il petrolio inizierà a diminuire andando a scovarlo in posti un tempo impensabili?
Può incidere ma molto poco. Credo che la nostra previsione sul momento di picco abbia un margine di errore di cinque anni, non venti o trenta.
Passiamo al carbone. Diverse analisi concordano sul fatto che durerà di più.
Sì, ma meno di quanto si pensi: molte delle riserve disponibili non potranno essere sfruttate al 100%. Oltre un certo limite l'estrazione non è più conveniente. Uno studio del 2007 dell'Energy watch group prevede un picco globale del carbone entro la metà del secolo.
Cosa c'è oltre?
Crediamo molto nelle rinnovabili. La critica che viene mossa storicamente a questo tipo di energia è che il suo contributo rimane marginale nella torta complessiva e intermittente (il fotovoltaico non funziona di notte, l'eolico quando non c'è vento, ndr). La crescita degli ultimi anni è stata rilevante in assoluto, meno in relazione al fabbisogno energetico. Guardando avanti bisogna puntare sulle grandi centrali, non solo alla microgenerazione. Arrivare alla produzione di centinaia di Megawatt. Per uscire dalla nicchia. Io stesso sono tra i piccoli investitori del progetto Kitegen per l'eolico d'alta quota che può fornire notevole potenza e risolvere il problema dell'intermittenza, visto che in quota i venti sono più abbondanti.
E il nucleare?
Le tecnologie da fissione nucleare sono affidabili e mature. Il punto è che le circa 450 centrali attualmente in esercizio dipendono per circa il 40% dall'Uranio di riserve strategiche accumulate in passato e certamente finite. Anche qui ci sarà un picco, previsto per metà secolo.
In cinquant'anni potrebbero però vedere la luce le centrali di quarta generazione e quelle a fusione nucleare.
Ha detto bene, "potrebbero". Sono tecnologie estremamente complicate, diffido di appuntamenti così lontani nel tempo.
Anche le vostre previsioni sul picco del carbone e dell'uranio arrivano a metà secolo.
Fare previsioni non è mai semplici. I modelli servono per ragionare con un set di variabili sulle direzioni future, non per indovinare l'anno preciso. Il problema è che le politiche vengono scelte su modelli mentali, mentre quelli di cui parlo sono fisico-matematici. Spesso si fanno paralleli con il passato, pensando che all'era del petrolio ne seguirà un'altra, fucina di ulteriore sviluppo.
Non è così?
Chi l'ha detto? Io credo che ci sarà un cambio di paradigma. La crescita economica continua ed infinita finirà. Non si tornerà alla stessa abbondanza. Gli ecosistemi terrestri non possono reggere questi ritmi, lo sviluppo ha dei limiti. Dovremo abituarci.
L'articolo si trova - qui -
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martedì 28 luglio 2009
In questa intervista Mirco Rossi, divulgatore energetico, tratta l'argomento delle risorse non infinite, il 'picco del petrolio', dei crescenti costi economici ed energetici per la sua estrazione, la difficoltà nel soddisfare la richiesta per una crescita continua globale, la necessità di ricorrere a fonti rinnovabili, eolico e solare, il nucleare che non rappresenta una soluzione essendo anche l'uranio un minerale in esaurimento, ne avremo per 50/60 anni ecc..Non si può crescere per sempre, non ai ritmi attuali, non ricorrendo da subito a fonti alternative al petrolio e nucleare.
L'intervista è qui
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sabato 27 giugno 2009
Il picco del petrolio
Quando sei prossimo al punto di mezzo, il tasso a cui puoi estrarre la risorsa raggiunge un picco e dopo quel punto, non importa quanti sforzi fai, non puoi continuare ad estrarre la risorsa allo stesso tasso. Il tasso d'estrazione raggiunge il picco ed inizia a scendere Siamo all'incirca nel mezzo in questo momento. Siamo sul picco, siamo al punto in cui il mondo sta producendo la più alta quantità di petrolio che non riuscirà mai a produrre ed entreremo nella fase di discesa a breve (se non già), e non c'è chiaro se ci siamo già dentro o no. Il picco significa in modo categorico che non cresci più. L'effetto di sorpassare il picco significa in essenza, che ogni barile di petrolio che produci da quel momento in poi sarà più costoso, richiederà più energia per tirarlo fuori di sotto, e sarà di una qualità più bassa.
Senza energia a basso costo finisce lo sviluppo incontrollato e la crescita ipertrofica.
.. vedere anche > qui - il picco <
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lunedì 13 aprile 2009
Pasqua e l'Isola di Pasqua

Due Blog hanno fatto gli auguri di Buona Pasqua ai loro lettori 'et Orbi' ricordando che viviamo tutti in un'Isola, prendendo i Moai come immagini esemplificative dei post .
Marco Pagani di Ecoblog scrive "Buona Pasqua a tutti noi isolani":
"Per restare in tema, vi dedico questa bella foto degli enigmatici Mohai dell' Isola di Pasqua, essendo appena il caso di ricordare che su questo pianeta siamo tutti degli isolani..."
Debora Billi di Petrolio è ancora più sintetica e lascia al lettore l'interpretazione del tema "E tanti auguri di buona... Pasqua." con la sola immagine dei Moai.
Dal canto nostro, noi di MondoElettrico abbiamo realizzato nei giorni passati un paio di video che potete vedere su YouTube, dal titolo 'il Picco' con una versione hard ed una versione soft.
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domenica 5 aprile 2009
Il Picco - seconda versione
.... e verrà il momento in cui non potremo più dire: "Suonala ancora, Sam"
Ilsa: Suona la nostra canzone, Sam. Come ai vecchi tempi.
[Guarda Ilsa. Sam chiude il piano e se ne va]
(Casablanca 1942 diretto da Michael Curtiz)
Si apre qui
Il Picco - prima versione
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domenica 29 marzo 2009
sabato 21 marzo 2009
Un mondo finito
Il problema della produzione di alimenti, quello del consumo di materie prime, quello della crescita dell'inquinamento e della sua neutralizzazione, comportano una serie di scelte molto difficili e impegnative: dovrebbe però essere ormai chiaro che tutte queste difficoltà scaturiscono da una sola, semplice circostanza: la Terra ha dimensioni finite. Quanto più una qualsiasi attività umana si approssima ai limiti naturali, oltre i quali la Terra non è più in grado dì sostenerla, tanto più manifeste e gravi si fanno tali difficoltà.Se c'è abbondanza di terre vergini coltivabili, si può avere una popolazione più numerosa e insieme più alimenti per ogni abitante; ma quando tutta la Terra sia ormai sottoposta a sfruttamento, occorre scegliere tra le due alternative, delle quali l'una esclude l'altra.
In generale, sì può dire che la società moderna non ha ancora imparato a riconoscere la necessità di simili scelte. A quanto sembra, il sistema mondiale attualmente tende a far crescere tanto il numero dì abitanti quanto la disponibilità di cibo, di beni materiali, di aria e acqua pulita per ciascuno di essi; ma, per quanto abbiamo osservato, questa tendenza alla fine porterà a raggiungere uno dei molti limiti naturali della Terra.
Non è possibile anticipare esattamente quale limite verrà raggiunto per primo, e con quali conseguenze, giacché l'umanità potrebbe reagire in molte diverse maniere a una situazione del genere. È possibile, invece, studiare quali condizioni o quali modificazioni del sistema mondiale potrebbero portare la società a scontrarsi con i limiti che pongono un termine alle possibilità di sviluppo in un mondo finito, o a trovare un accomodamento all'interno di essi.
estratto da
I Limiti Dello Sviluppo
Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972
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giovedì 12 marzo 2009
Una nuova via per l'evoluzione culturale
mento; la tecnologia ne ha aumentato ed esteso enormemente il potere materiale, ma sembra averne poco o nulla influenzato il modo di ragionare e il discernimento. L'evoluzione biologica, che impiega millenni per dar vita a nuove specie attraverso le mutazioni, non può più essere applicata alla situazione attuale dell'uomo, giunto a un punto in cui deve costruirsi una nuova via per l'evoluzione culturale.estratto dalla Premessa
I Limiti Dello Sviluppo
Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità
prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972









