Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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domenica 8 dicembre 2019

Scomparso 1/4 delle campagne in 25 anni


Giornata del suolo, scomparso 1/4 campagne in 25 anni.
L’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti (www.coldiretti.it) divulgata in occasione della Giornata mondiale del suolo che si celebra il 5 dicembre. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono – sottolinea la Coldiretti – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato – sostiene la Coldiretti – è che sono saliti a 7252 i comuni italiani, ovvero il 91,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – continua la Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola.

“Se non poniamo un argine al consumo di suolo perdiamo un’opportunità in termini di sviluppo economico e occupazionale per l’intero Paese oltre al fatto che c’è un tema che riguarda l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da anni ferma in Parlamento, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

Fonte Coldiretti


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lunedì 15 dicembre 2014

Tra gli immensi oceani di rifiuti e povertà

Bangladesh, una donna cerca nel vasto mare di una discarica a Dhaka plastica che possa essere venduta per essere riciclata. Circa un terzo dei 15 milioni di abitanti della città vive in povertà.
Fonte: The 20 photographs of the week - The Guardian




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sabato 13 dicembre 2014

Distributori abbandonati trasformati in discariche

Niente di più emblematico del (nostro) mondo in disfacimento di quelli che un tempo erano considerati edifici,  apparati, attrezzature, impianti, macchinari, sistemi, strumentazioni, macchine, strumenti dello sviluppo infinito ed ora, a pochi anni dall'abbandono, diventano monumenti alla decadenza e un monito  per capire finalmente che è arrivato il momento di cambiare paradigma. Niente sviluppo infinito, uso razionale delle risorse. Ma forse ancora non lo abbiamo capito fino in fondo. Prendo questo articolo dal sito web dei 'Gestori di carburante', ripreso a sua volta dal quotidiano La nuova Venezia.

L'esempio più eclatante si concretizza in via Forte Marghera. L'ex distributore di benzina, chiuso ormai da tempo, è diventato una specie di discarica, con erbacce e rifiuti sparpagliati ovunque. Una specie di pattumiera a cielo aperto.Ma anche in via Fratelli Bandiera la moria degli impianti "tradizionali" sta creando zone abbandonate all'incuria che possono fermentare per anni, nell'attesa di un nuovo gestore.
Insomma, l'ampio mondo di ciò che ormai rientra nel termine "degrado", si arricchisce di una nuova situazione, che a Mestre, come nel resto della provincia, è ormai sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi tempi in città hanno chiuso molti distributori "tradizionali" di carburanti, ovvero di proprietà di una compagnia petrolifera seppur dati in gestione a privati, sostituiti dalle pompe bianche a marchio Vega (soprattutto), Auchan e Loro. Sono queste che si dividono la più larga fetta di clienti, perché hanno prezzi concorrenziali, anche se tra di loro applicano sempre gli stessi costi al litro.
A fare le spese di tale "invasione", oltre che della crisi, sono stati i gestori con insegna, molti dei quali hanno abbandonato l'impianto. Risultato? "Quei distributori resteranno là per molto tempo, nel più totale degrado", spiega Stefano Finotto, presidente provinciale del Gisc-Confcommercio, che rappresenta la categoria dei benzinai. "Il terreno è di proprietà delle compagnie petrolifere le quali non hanno alcun interesse a chiudere tutto, spendere un sacco di soldi per bonificare l'area e deciderne poi il futuro. Meglio continuare a vendere benzina, aspettando che qualcuno si faccia avanti e lasciando intanto l'impianto nella più totale incuria". "Il problema", continua Finotto, "è che non esiste una normativa che obblighi le compagnie petrolifere a bonificare un distributore chiuso dopo un tot di anni, quindi le pompe restano li".
Insomma, il rischio è di ritrovarsi lungo le strade mestrina e di Marghera con nuove sacche di degrado, andando ad aggravare un contesto già segnato da cantieri aperti e negozi con le serrande abbassate. "Il pericolo è che in questo momento cosi difficile quegli impianti restino abbandonati per anni", avverte Finotto. "Ormai i gestori non campano più con la vendita della benzina e quelli che si arrischiano molto spesso chiudono dopo pochi mesi. È un gatto che si morde la coda".
Le difficili condizioni in cui versa il settore, vengono testimoniate anche da Michele Lacchin della Confesercenti. "A Mestre c'è stata una rapida diffusione delle pompe bianche", spiega il rappresentante di categoria. "Sono concentrate tutte nella stessa zona e gli automobilisti ormai le conoscono. Nei propri distributori molte compagnie petrolifere ormai non si affidano più ai gestori, ma alle pompe ghost, che hanno solo i colonnini della benzina e nessun servizio. Oppure riuniscono in un unico grande impianto più decreti di vendita, perché in questo comparto per fare discreti margini di guadagno bisogna vendere tanto carburante".




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martedì 21 febbraio 2012

Crescita contro sviluppo

Dennis Meadows - Crescita vs. sviluppo


Cliccare su CC per attivare i sottotitoli in italiano.

Ringrazio Massimiliano (Rupo)  per la segnalazione.

Vedere anche:
Un mondo finito
Una nuova via per l'evoluzione culturale
I Dilemmi dell'Umanità

qui

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lunedì 9 gennaio 2012

Investire nel futuro - Luca Mercalli



Come riflessione sul futuro che abbiamo nell'anno nuovo appena iniziato,  con la crisi in atto, con gli obiettivi da porsi, con lo sviluppo di cui spesso sentiamo parlare, Luca Mercalli parla della crescita economica descritta da Aurelio Peccei, grande manager e intellettuale, che 40 anni fa si poneva la domanda se il nostro pianeta, finito, potesse sopportare una crescita infinita. Per questa ragione Peccei dette incarico al MIT di fare una ricerca approfondita che poi scaturì in un rapporto dal titolo 'I limiti dello Sviluppo' . Era il 1972. Sentiamo Luca Mercalli.





Durata: 00:06:28

Andato in onda il 08/01/2012 a Chtempochefa.
http://www.youtube.com/watch?v=1Wi1b6kFTW0

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lunedì 21 novembre 2011

La Terra Svuotata

Dal sito web Nuove Tecnologie Energetiche
La Terra Svuotata
di Ugo bardi

Esce in questi giorni il mio nuovo libro “La Terra Svuotata“. Un bel po' di sangue, sudore e lacrime che il libro mi è costato in questa torrida estate. Ora, per fortuna, è finito

Come vi potete immaginare dal titolo, è una storia delle miniere e dei minatori che parte dalle prime miniere di selce di oltre 10.000 anni fa e arriva alla situazione attuale dove la corsa all'estrazione sta svuotando la terra dei tesori minerali che si erano accumulati nel corso di miliardi di anni di attività geologica. Il libro riprende ed espande anche alcuni dei temi del mio primo libro, “La Fine del Petrolio” del 2003. Si parla anche di energia rinnovabile, delle prospettive della sostenibilità in un mondo svuotato delle sue risorse minerali, dell'immancabile “Limiti dello Sviluppo”. Insomma, è un po' un compendio dell’ “UgoBardiPensiero”.

Per questo libro, devo ringraziare moltissime persone per il loro contributo. In particolare, il titolo mi era costato lunghe elucubrazioni che non mi avevano portato a niente, finché Toufic El Asmar non è venuto fuori con il suggerimento giusto. Ringrazio anche Luca Mercalli per la prefazione come pure tutti i membri di ASPO-Italia.

Di seguito qui, la descrizione sul sito di Editori Riuniti.

[...] Le preoccupazioni sull'esaurimento del petrolio sono all'ordine del giorno, ma sono solo una parte di un problema molto più grande. Quando si esauriranno i minerali? Partendo da questa domanda, Ugo Bardi costruisce un racconto di tutta la storia dell'attività mineraria umana, dall'età della pietra fino al petrolio ai nostri giorni. Abbiamo ancora tante cose da scavare e tanto petrolio da estrarre ma, in tempi non lunghissimi, ci troveremo di fronte al limite della capacità umana di sfruttare il nostro pianeta per le sue risorse minerali. Sarà la “fine del popolo dei minatori” che ci porterà a percorrere strade nuove e sconosciute per tenere in piedi la nostra civiltà. [...]

[...] I cambiamenti causati dall'attività estrattiva umana sono qualcosa che non si era mai verificata con la rapidità attuale in centinaia di milioni di anni di storia planetaria. Questi cambiamenti stanno trasformando la Terra in un pianeta completamente diverso. Non è detto che questo nuovo pianeta che noi stessi stiamo creando non si riveli ostile alla vita umana. Che ci piaccia o no, l'ambiente non è un giocattolo per gli ambientalisti. L'ambiente è quella cosa che ci fa vivere. E noi stiamo giocando con questa cosa che ci fa vivere come se non avesse nessuna importanza. In questo libro troverete una descrizione della situazione petrolifera e di tutte le risorse naturali, minerali e rinnovabili. Ci troverete le ragioni che ci spingono a dipendere così totalmente da risorse insostituibili e non rinnovabili. Ci troverete come la nostra fissazione con il petrolio ci stia conducendo a uno scontro con l’ecosistema causato dall’esaurimento e dall’inquinamento; uno scontro che non possiamo vincere, comunque vada. E, infine, ci troverete qualche nota sul futuro che forse vi potrà essere utile. Come si sa, il futuro non si può prevedere, ma riguardo al futuro si può essere preparati. [...]

(Dall'introduzione dell'autore)

Ugo Bardi, è docente dal 1990 presso il Dipartimento di Chimica dell'Università di Firenze. La sua carriera precedente include periodi di studio e insegnamento presso le università di New York, Marsiglia, Berkeley e Tokyo. Attualmente si occupa di nuove tecnologie energetiche e di politica dell'energia È membro dell'associazione ASPO, un gruppo di scienziati indipendenti che studiano le riserve di petrolio mondiali e il loro esaurimento. Ha pubblicato: La fine del petrolio, Editori Riuniti, 2003; Il libro della Chimera, Edizioni Polistampa Firenze, 2008; con Giovanni Pancani, Storia petrolifera del bel paese, Edizioni Le Balze, 2006; The Limits to Growth Revisited, Springer Briefs in Energy, 2011.

INDICE

9 Prefazione di Luca Mercalli

11 Introduzione

Parte prima. Minerali

19 Il popolo dei minatori
59 Il regalo di Gaia: l’origine dei minerali
83 La macchina mineraria universale: energia ed estrazione

Parte seconda. Energia

113 L’ankus del re: la storia dei combustibili fossili
143 Il genio dell’energia: uranio e l’ultima speranza per la crescita
173 L’oca nella bottiglia: le energie rinnovabili

Parte terza. Sostenibilità

217 Balene e barili: come si esauriscono le risorse
242 L’isola degli angeli: modelli del mondo
267 Il cuculo che non voleva cantare; oltre il collasso

287 Conclusione

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domenica 24 luglio 2011

Caldo e siccità nel Midwest degli Stati Uniti

Caldo e siccità non colpiscono solo il Texas (come scrivevo ieri) negli Stati Uniti. Viene definita addirittura una  siccità storica dell'Agenzia Reuters. Nelle pianure nel cuore della 'cintura' nel  Midwest  si intensifica la congiuntura secca, accresciuta nell'ultima settimana.

Il settimanale U.S. Drought Monitor, prodotto da un consorzio di esperti nazionali sul clima, ha rilevato l'insolita siccità nell'area del Midwest  di questa estate.

 L'area comprende lo Iowa e l'Illinois, i primi due stati per la produzione di mais e soia che producono ogni anno circa un terzo del raccolto del mais degli Stati Uniti. Inoltre sono stati colpiti il sud del Wisconsin, l'Indiana nord-est, il nord-ovest dell'Ohio e il sud-est  del Michigan.

Più a sud il Texas è rimasto l'epicentro della crisi, con una "siccità eccezionale", la categoria di siccità più alta, che colpisce il 75 % dello Stato.  Il climatologo texano John Nielsen-Gammon afferma che questa è la terza peggiore siccità dal 1895.

Corn Belt
Meno preoccupazione rispetto al Texas desta la situazione nelle pianure del cintura del mais, Corn Belt,  il Southern Illinois e il Missouri hanno ricevuto la loro quota normale di pioggia.

 Ma nell'ultima settimana le temperature della Corn Belt hanno superato i 100 gradi Fahrenheit (38 gradi Celsius), minacciando il raccolto del mais durante l'impollinazione, una fase importante per la crescita. Le foglie delle piante di mais si sono arrotolate su se stesse durante il giorno, un segno visibile di stress.
Gli Stati Uniti sono i più importanti produttori di mais ed esportano in tutto il mondo,  la produzione dovrebbe scendere al livello più basso degli ultimi 16 anni già entro la fine di agosto. Per questa ragione i futures del mais al Chicago Board of Trade hanno raggiunto un massimo storico vicino a 8 dollari al bushel (1 US bushel = 35,24 litri circa)  il mese scorso.

Midwest
La tendenza alla siccità nel Midwest è iniziata 60 giorni fa. Le precipitazioni negli ultimi 30 giorni sono state meno della metà del normale per gran parte della Iowa orientale, nord dell'Illinois, e Indiana. Un cambiamento notevole da questa primavera, quando le piogge persistenti hanno colpito molte parti della Corn Belt, specialmente Indiana e Ohio.

Ci si aspetta che le 'macchie' secche nel Midwest si espandano nei prossimi giorni e si fondano, creando una zona più ampia che va dallo Iowa orientale e nord dell'Illinois, fino all'Ohio.
Quella cupola di aria calda su Missouri e Kansas è così forte che sembra travolgere tutti gli Stati Uniti ora. E' molto vasta.

 Il caldo ha colpito il bestiame nel Minnesota, Nebraska e South Dakota, nel South Dakota vengono segnalati circa 1.500 capi di bestiame morti. Fonti stimano che i capi di bestiame morti nel Nebraska siano da 1.200 a 1.400. Il Nebraska è al secondo posto negli US per l'allevamento dei bovini per l'alimentazione dietro il Texas, con oltre 2 milioni di capi.

Nel Minnesota molti degli animali morti devono essere sepolti per l'incapacità da parte delle strutture di trasformazione di lavorare le carni dei bovini e ovini.

Leggere anche:
- Il caldo e il sistema elettrico nello Iowa. Record di richiesta
- La povertà energetica delle famiglie inglesi
- 1.900.000.000.000 di dollari per salvare la Terra
- Elettricità. La Cina è con l'acqua alla gola, anzi, alle caviglie
- Difendere l'acqua. L'impatto ambientale dei cambiamenti climatici grava sulle risorse idriche cinesi
- Cambiamenti climatici. L'Eurasia sta peggio del Nord America, ma ...

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domenica 21 novembre 2010

2086. Il compleanno di Kat

Kat era veramente stanca, non voleva alzarsi, le mancavano le forze, ed anche il desiderio di farlo.
Alzarsi era un lusso, un gesto che le avrebbe fatto consumare energie, inutilmente.
Sapeva che andando in giro là fuori nel mondo pieno di disperati non sarebbe riuscita a trovare una buccia di patata a pagarla oro, neppure oggi. Perché alzarsi dal giaciglio d'erba secca?
Il monsone autunnale riversava scosci d'acqua dentro la stanza semi buia, appena svelata da una fioca luce che a malapena riusciva a bucare le nuvole spesse. Le catinelle, appoggiate sul davanzale della finestra aperta per raccogliere l'acqua piovana, creavano una melodia innaturale ritmata dalle gocce che colpivano la grigia lamiera.
Kat pensava.

Ripensava. Aveva letto con fatica poche righe di un vecchio giornale, ritrovato per caso tra le vecchie cose gettate alla rinfusa nel grande mucchio, ingiallito, mangiato dal tempo, nella cronaca nazionale la fine del sogno, quando l'energia, che sembrava essere illimitata, permetteva di credere nella crescita, in un futuro che fosse migliore del presente. Il sogno spazzato via dalla tremenda, rapida, apocalisse economica che aveva azzerato le illusioni contemporaneamente all'altra apocalisse, l'alluvione che aveva colpito la pianura disseminando strati di poltiglia velenosa delle discariche abusive. Le tornavano alla mente le parole lette con fatica e l'angoscia, gli scosci di parole, le frasi di una realtà dolorosa non ancora del tutto dimenticata nel profondo della sua memoria di bambina. Neppure la coperta riusciva a domare quei brividi di freddo che a fiotti risalivano lungo la schiena come un'onda gelida. Quegli echi di cronaca di vita vissuta li aveva sperimentati di persona ma li ricordava a malapena, essendo accaduti quando era ancora troppo piccola. Ma altre immagini le evocavano vaghi ricordi che erano ben più dolci e teneri. Sorrise, ricordando. Si rivedeva con i genitori, quando quella volta la portarono al mare. Non l'aveva mai visto, il mare. Distesa sulla sabbia calda della costa titrrenica, col costumino verde, e le voci serene del babbo e della mamma che raccontavano dei bei tempi passati quando ancora potevano trascorrere le calde estati al mare o in montagna, di quando prendevano l'aereo rincorrendo il sole che tramontava. Lei, Kat, non è mai salita su un aereo e non ricordava più da quanto tempo non saliva su di un mezzo di trasporto che non fosse trainato dagli smunti animali o spinto dalla forza muscolare dell'uomo. Kat mi guardò, sorrise rincorrendo un suo pensiero. " Quando smette di piovere voglio andare a distendermi sulla sabbia, al sole - disse - ... ieri ho letto un giornale, aveva la data del 2043, ... le guerre locali, la mancanza di cibo. Erano forse trecento milioni di persone in fuga dei quattro miliardi che brulicavano i continenti riarsi. Solo venti anni prima la popolazione mondiale aveva raggiunto i 7 miliardi di persone. Max, quanti siamo oggi ... a soffrire la fame?" Dopo qualche secondo di pausa aggiunse: " Perché i Sette Grandi Accentratori del tempo hanno mentito così spudoratamente ai nostri padri? Perché non hanno condiviso con tutti la consapevolezza della crisi drammatica a cui il mondo stava andando incontro, il picco del petrolio, le fonti energetiche preziose, lo sviluppo economico irrealizzabile, le grandi estensioni di terreno per la produzione alimentare non più concimabili dai prodotti di sintesi chimica introvabili, il clima destabilizzato." Kat prese fiato come se volesse continuare a parlare, ma si fermò, triste, chiudendo le labbra tra i denti.

Kat pensò dentro di sé che era giunto il momento di programmare il proprio futuro, subito, oggi, lo voleva veramente ... e con questo pensiero urgente ... si addormentò.

Mi avvicinai al suo giaciglio e sfilai dalle sue mani quel ritaglio di giornale, piano, per non svegliarla. Ma Kat si era calata in un leggero sonno vigile, sentiva tutto quello accadeva intorno a sé, soprattutto il rumore della pioggia, incessante. Sentiva il foglio che le veniva tolto dalle mani, ma non voleva ribellarsi. Le parole di Kat avevano fatto nascere in me un forte desiderio di leggere l'articolo, mi avvicinai all'interruttore per accendere la luce, un'abitudine che ancora non riuscivo a perdere.

Il pulsante fece un rumore, vuoto, 'tlic', ma la lampadina a ciondoloni sul filo elettrico fissato sul soffitto rimase spenta.

Non avevamo luce da anni, da quanti anni?

Mi sedetti vicino alla finestra e cominciai a leggere. Dovevo ringraziare mia madre che amorevolmente mi aveva insegnato a leggere, tanto tempo fa, quando ero bambino. Pensai che dovevo imparare anche a scrivere, saper leggere non bastava. Sentivo la necessità di tramandare ai figli di mio figlio, che Kat teneva in grembo, i ricordi di un'epoca lieve, dissoluta, sprecata, perduta, nella speranza che non commettano gli stessi errori commessi dalle generazioni passate.

Si, imparare a scrivere. Ammesso che qualcuno poi sappia leggere e soprattutto sia in grado di comprendere.
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venerdì 5 novembre 2010

Il IV congresso di Aspo‐Italia

A Trento, presso la Facoltà di Ingegneria, nei giorni 5 e 6 Novembre 2010 si terrà il quarto congresso di ASPO Italia. Il congresso è aperto a tutti gli interessati.
Il IV congresso di Aspo‐Italia si svolgerà a Trento, Facoltà di Ingegneria, Via Mesiano 77, 38050 il 5/6 Novembre 2010, aula R2, 2° piano ed avrà un tema sintetizzabile nello slogan: “Terra 3.1”.Nel 500° numero de “Le Scienze” si sosteneva, che dopo una fase 1, nella quale l'uomo primitivo si è sforzato di sopravvivere sfruttando le risorse dell'ambiente, durata fino al Neolitico ed una seconda negli ultimi 10.000 anni in cui ha modellato il mondo che lo circondava piegandolo alle proprie esigenze, oggi siapre una terza fase in cui una crescita indiscriminata come quella dei 200 anni precedenti non è più possibile.

Molti processi ambientali sono arrivati ad un punto di non ritorno come dimostrato dalla questione climatica, dalla crisi di alcune risorse, ma anche dalla distruzione parossistica degli ambienti naturali; questo avviene proprio mentre lo sviluppo economico tradizionale sembrerebbe consentire anche a molti paesi poveri di aumentare il livello di vita delle loro popolazioni. In questa terza fase, Terra 3, occorrerà comunque conciliare la presenza umana e la impossibilità di ottenere risorse illimitate dal pianeta.

Non solo siamo d'accordo in linea generale con questa analisi, ma come Aspo‐Italia ci poniamo il problema di come concretamente affrontare le innumerevoli questioni che si aprono sia dal punto di vista tecnologico che economico e sociale. Come conciliare l'esigenza di una maggiore giustizia distributiva e le dimensioni limitate del pianeta? Quali tecnologie e quale organizzazione della produzione, della riproduzione e dello scambio sono maggiormente adeguate?

Questo è l'argomento del nostro congresso che vuole entrare nel merito di alcune almeno di tali questioni. Oltre 40 anni fa fu pubblicato “Limits to growth” che sviluppò per la prima volta il tema; seguiremo la traccia, per quanto possibile aggiornata, di quella grande impresa intellettuale.

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Purtroppo quest'anno non sono in grado di essere presente al congresso, pur essendo socio facente parte immeritatamente del comitato scientifico di ASPO Italia, per ragioni di lavoro e personali, comunque seguirò gli interventi di cui Vi darò un riassunto o il testo non appena sarà possibile . Alcuni titoli degli interventi dei relatori al congresso sono: "Energia per l'astronave Terra", "Picco dei combustibili fossili e dei materiali", "Crescita e decrescita delle merci", "Le risorse per l'industria nucleare", "L'eolico troposferico: la situazione attuale", "Fotovoltaico come fonte di energia: situazione ed obiettivi", "Sessione speciale sui modelli sociali", "Una visione alternativa della grande carestia irlandese: quali insegnamenti?", "Ritorno in Mediocristan", "Economia e gestione del trasporto collettivo", "Auto elettrica: quale futuro?", "Situazione attuale del clima ed accordi internazionali", "I cambiamenti climatici e l'esaurimento delle risorse fossili e minerali, "La questione metano", "Transition town".

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sabato 4 settembre 2010

Il "Peak Oil" visto dai militari tedeschi

Un articolo su Der Spiegel 'Peak Oil' and the German Government - Military Study Warns of a Potentially Drastic Oil Crisis riguarda uno studio dei militari tedeschi think tank su come hanno analizzato il "picco del petrolio" in funzione degli sviluppi del cambiamento inevitabile dell'economia globale. Il progetto - trapelato su internet - mostra per la prima volta con quanta cura il governo tedesco abbia preso in considerazione una crisi di energia potenziale.

...Parte 2: una sequela di fallimenti del mercato

Secondo il rapporto tedesco, vi è una "qualche probabilità che il picco del petrolio avverrà intorno all'anno 2010 e che l'impatto sulla sicurezza dovrebbe essere sentita 15-30 anni dopo".

....Crisi di legittimità politica: Lo studio Bundeswehr solleva anche il timore per la sopravvivenza della democrazia stessa. Parti della popolazione potrebbero percepire lo sconvolgimento provocato dal picco del petrolio " come una crisi sistemica generale." Questo creerebbe "spazio per ideologica estremista e alternative alle forme attuali di governo". La frammentazione della popolazione colpita è probabile e potrebbe "in casi estremi, portare ad un aperto conflitto".

La Germania dovrebbe essere più flessibile nei confronti della Russia verso obiettivi di politica estera. Inoltre, dovrebbe mostrare maggiore moderazione nella sua politica estera nei confronti di Israele, per evitare di alienarsi le nazioni arabe produttrici di petrolio Un sostegno incondizionato a Israele e del suo diritto di esistere è attualmente uno dei cardini della politica estera tedesca.

...Il rapporto con la Russia, in particolare, è di fondamentale importanza per l'accesso tedesco al petrolio e gas, dice lo studio . "Per la Germania, si tratta di un equilibrio tra le relazioni stabili e privilegiate con la Russia e la sensibilità della Germania nei confronti dei vicini orientali." In altre parole, la Germania, se vuole garantire la propria sicurezza energetica, dovrebbero essere accomodante in relazione agli obiettivi di politica estera di Mosca, anche se questo significa rischiare di danneggiare le sue relazioni con la Polonia e altri stati dell'Europa orientale....

Occhio ...
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martedì 11 maggio 2010

Lettera di Aspo Italia alle amministrazioni

In questi giorni le autorità regionali e provinciali italiane stanno ricevendo una lettera aperta da parte di Aspo Italia, inviata con lo scopo di focalizzare l'attenzione sull'alta probabilità di un imminente crash petrolifero , e di aumentare l'informazione pubblica riguardo all'indissolubile legame tra crisi economica e disponibilità geologica di idrocarburi.
Lettera aperta è inviata a tutti gli amministratori delle Regioni e delle Province, allo scopo di contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia energetica, con particolare riferimento alla disponibilità delle fonti fossili.



ASPO ITALIA

ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

www.aspoitalia.it


8 Maggio 2010

Oggetto: Nota informativa – Petrolio, economia e società

Egregio Sig. Presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA’ DI PETROLIO A BASSO COSTO E’ IN DECLINO

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.
La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.
La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.
La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA (cfr. Approfondimenti in fondo al testo) hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.

La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.
Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio “boom” del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.
La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta! Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all'efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO

Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.





Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.

L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l'insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell'AIE sulla domanda da oggi al 2030.

In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione.
Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.

I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l'offerta.
Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il “vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.
Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!
La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.
Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.
Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.
Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell'energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).
Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.

Si rileva che l'attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.
La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.
In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.

Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

Con Ossequio.


ASPO ITALIA
ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO

www.aspoitalia.it


Il documento in formato PDF
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lunedì 7 dicembre 2009

I cambiamenti climatici e gli elefanti di Jay Forrester

Qui appresso riporto un Post tratto dal Blog Maltus Day che è certo off topic rispetto alle tematiche tradizionali di MondoElettrico ma in effetti non lo è considerando che gli argomenti del nostro Blog vogliono essere in sintonia con tutto ciò che riguarda la salvaguardia dell'ambiente nei vari suoi aspetti. Un nostro punto di riferimento, che abbiamo sempre ben presente nella nostra mente, è : La terra non ci è data in eredità dai nostri genitori ma in prestito dai nostri figli. Agiamo di conseguenza, prima cercando di capire e ripulendo le scorie mentali che subiamo dal mondo intellettuale degradato dal business quando è solo fine a se stesso. Ecco il testo.

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Forrester, nato nel 1918, è il padre della dinamica dei sistemi e maestro del gruppo di giovani che, guidato da Donella Meadows, redasse nel 1970 il primo rapporto per il Club di Roma: I limiti dello sviluppo.

Oggi sulla mail list di ASPO è stato inoltrato un suo messaggio che per la semplicità e la forza con cui colpisce i tabù mai affrontati nel dibattito sul cambiamento climatico, mi ha commosso. Lo traduco e pubblico per intero, per chi preferisce l'originale inglese aggiungo anche quello.

Il cambiamento climatico

In questa discussione sul cambiamento climatico e sulla buona reputazione della scienza (1) vi sono due grossi elefanti nella stanza di cui molto pochi si occupano. E sono 1) la crescita della popolazione e 2) l'aumento della produzione industriale procapite. Il cambiamento climatico è solo un sintomo di queste due forze trainanti. La "gente" in Dinamica dei Sistemi (2) dovrebbe sapere che occuparsi dei sintomi è perdente. Tuttavia i sintomi sono più visibili ed è più facile chiamare a raccolta la gente a lottare contro i sintomi, e, in questa situazione, richiamare l'attenzione sulle reali cause sottostanti non è politically correct. Con le due potenti forze che causano la domanda eccessiva sull'ambiente, trascurate e fuori controllo, non c'è quasi speranza di poter annullare i sintomi. Inoltre, l'attenzione sui sintomi tipo il cambiamento climatico, la fame, la penuria di acqua, le guerre per il territorio, ecc, conduce erroneamente le persone a credere che ci stiamo occupando del futuro. Una delle caratteristiche di un sistema complesso è quello di condurre le persone a combattere su scelte politiche che hanno scarsa influenza nel determinare un cambiamento. Cito alcune righe del mio articolo “Apprendere attraverso la dinamica dei sistemi come preparazione per il 21simo secolo”. Paragrafo 4.2: Politiche di basso-effetto. Azioni inefficaci.“I sistemi complessi differiscono dai sistemi semplici in un altro modo. Nei sistemi semplici le politiche per ottenere risultati migliori sono ovvie e funzionano. Per evitare di bruciarsi le dita su una stufa si tengono le mani lontane dalla stufa. Ma nei sistemi complessi le politiche apparentemente influenti hanno spesso effetti molto scarsi. Quando mi capita di parlare a gruppi di business executive chiedo quanti di loro hanno avuto l'esperienza di affrontare un problema serio, mettendo in atto azioni per correggere la situazione, per scoprire cinque anni dopo che non c'è stato alcun miglioramento. La maggior parte alza la mano. Forse chi legge ha avuto la stessa esperienza nel settore educativo. La qualità dell'educazione è stata severamente criticata, molti insegnanti hanno cercato rimedi, e spesso poco è cambiato. Io credo che una percentuale molto alta, diciamo il 98%, delle politiche in un sistema (complesso NdT) hanno effetti molto scarsi nel determinare un cambiamento. Semplicemente non hanno peso. Ciononostante la maggior parte dei dibattiti in cui ci si accanisce all'interno delle comunità, delle aziende e dei governi sono intorno a politiche che non hanno alcun effetto. Tali dibattiti sono uno spreco di tempo e di energia. I dibattiti intorno a politiche scarsamente efficaci distolgono l'attenzione dalle poche azioni politiche che potrebbero produrre un miglioramento.

Jay W. Forrester
Professor Emeritus of Management
Al Massachusset Institute of Technology.

(1) Si fa riferimento al recente scambio di mail fra studiosi del clima hackerati da un sito universitario inglese pubblicati su vari blog e siti internet , che dimostrerebbero la malafede dei climatologi implicati sui dati relativi al riscaldamento globale e sulla loro interpretazione (NdT).
(2) Il messaggio originale è uscito su una mail list di specialisti di dinamica dei sistemi.(NdT)

Da leggere:
I Limiti Dello Sviluppo
Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972

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Leggere anche: - qui - ,
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sabato 5 settembre 2009

Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio

E' arrivato il momento di raccontare le cose così come sono e non come fanno comodo a qualcuno.

Qui di seguito un articolo del Sole 24 Ore riporta un' intervista a Luca Pardi - ASPO Italia – Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio.


«Il paradigma della crescita non supererà il picco del petrolio»
di Luca Salvioli



Il «peak oil», momento di massima produzione di petrolio oltre il quale inizia una inesorabile discesa, è un fantasma di cui si discetta da decenni. Già negli anni Cinquanta il geofisico americano Marion King Hubbert allarmò i petrolieri paventando il raggiungimento del picco, sul continente statunitense, negli anni Settanta. Hubbert indovinò e divenne un punto di riferimento. Vent'anni dopo le grandi crisi petrolifere, Colin Campbell riprese in mano i suoi studi diventando uno dei massimi esperti internazionali. Nel 2001, mettendo insieme diversi scienziati e contributi, fondò Aspo, acronimo di Association for the study of peak oil.

A oltre cinquant'anni dalle prime previsioni di Hubbert il mondo si interroga davvero su come andare oltre quel barile di oro nero che ne accompagna lo sviluppo da 150 anni. Luca Pardi, vicepresidente di Aspo Italia e primo ricercatore dell'Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr, prende spunto dall'intervista rilasciata al Sole24ore.com dal direttore del Dipartimento Energia e Trasporti del Cnr, in cui veniva previsto il collasso energetico per il 2065 e il picco del petrolio per il 2030. Pardi contesta sia le previsioni temporali che l'analisi delle soluzioni (il Cnr indicava nella fusione nucleare la maggiore promessa, ndr). «Il metabolismo socio-economico del pianeta dipende dal petrolio - spiega Pardi -. E' la fonte energetica più conveniente, non esiste nulla di paragonabile: è per questo che il momento di picco è un evento critico di dimensioni inaudite. Vediamo una certa semplificazione del problema che rischia di indurre un eccessivo ottimismo nel settore e nei cittadini».

Il Cnr prevede il peak oil per il 2030. Voi?
C'è molta confusione. Nel novembre scorso l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), agenzia intergovernativa dei paesi Ocse, ha presentato, nel suo World energy outlook 2008 (Weo2008) un quadro della situazione e le proiezioni fino al 2030. Ebbene, il picco del petrolio estratto dai giacimenti in attività è già stato raggiunto. Il picco globale potrebbe, secondo l'Aie, essere rimandato a dopo il 2030 solo se si comincerà a produrre petrolio da risorse il cui sviluppo richiederebbe ingenti investimenti: la stima è di ventiseimila miliardi di dollari. Investimenti che, al momento, appaiono fuori dalla portata di qualsiasi compagnia petrolifera pubblica o privata. La produzione globale oggi arriva a 83-85 milioni di barili al giorno. Il livello è lo stesso dal 2004. I modelli secondo noi più attendibili indicano un possibile momento di picco per il 2010.

Quindi l'anno prossimo. Eppure vengono scoperti nuovi giacimenti, come quello di Bp nel Golfo del Messico, definito dalla compagnia «gigantesco»...
Vero, ma il giacimento di Tiber, stando a quanto dice Bp, contiene 3 miliardi di barili che dopo le prime trivellazioni potrebbero arrivare a 6 miliardi. Non è poco, ma nel mondo ne vengono consumati 30 miliardi l'anno. Siamo a un decimo. I giacimenti scoperti negli anni Sessanta, come quello di Ghawar, contenevano 170 miliardi di barili. Dall'inizio degli anni Ottanta consumiamo più di quanto troviamo.

Le nuove tecnologie non possono allontanare la data in cui il petrolio inizierà a diminuire andando a scovarlo in posti un tempo impensabili?
Può incidere ma molto poco. Credo che la nostra previsione sul momento di picco abbia un margine di errore di cinque anni, non venti o trenta.

Passiamo al carbone. Diverse analisi concordano sul fatto che durerà di più.
Sì, ma meno di quanto si pensi: molte delle riserve disponibili non potranno essere sfruttate al 100%. Oltre un certo limite l'estrazione non è più conveniente. Uno studio del 2007 dell'Energy watch group prevede un picco globale del carbone entro la metà del secolo.

Cosa c'è oltre?
Crediamo molto nelle rinnovabili. La critica che viene mossa storicamente a questo tipo di energia è che il suo contributo rimane marginale nella torta complessiva e intermittente (il fotovoltaico non funziona di notte, l'eolico quando non c'è vento, ndr). La crescita degli ultimi anni è stata rilevante in assoluto, meno in relazione al fabbisogno energetico. Guardando avanti bisogna puntare sulle grandi centrali, non solo alla microgenerazione. Arrivare alla produzione di centinaia di Megawatt. Per uscire dalla nicchia. Io stesso sono tra i piccoli investitori del progetto Kitegen per l'eolico d'alta quota che può fornire notevole potenza e risolvere il problema dell'intermittenza, visto che in quota i venti sono più abbondanti.

E il nucleare?
Le tecnologie da fissione nucleare sono affidabili e mature. Il punto è che le circa 450 centrali attualmente in esercizio dipendono per circa il 40% dall'Uranio di riserve strategiche accumulate in passato e certamente finite. Anche qui ci sarà un picco, previsto per metà secolo.

In cinquant'anni potrebbero però vedere la luce le centrali di quarta generazione e quelle a fusione nucleare.
Ha detto bene, "potrebbero". Sono tecnologie estremamente complicate, diffido di appuntamenti così lontani nel tempo.

Anche le vostre previsioni sul picco del carbone e dell'uranio arrivano a metà secolo.
Fare previsioni non è mai semplici. I modelli servono per ragionare con un set di variabili sulle direzioni future, non per indovinare l'anno preciso. Il problema è che le politiche vengono scelte su modelli mentali, mentre quelli di cui parlo sono fisico-matematici. Spesso si fanno paralleli con il passato, pensando che all'era del petrolio ne seguirà un'altra, fucina di ulteriore sviluppo.

Non è così?
Chi l'ha detto? Io credo che ci sarà un cambio di paradigma. La crescita economica continua ed infinita finirà. Non si tornerà alla stessa abbondanza. Gli ecosistemi terrestri non possono reggere questi ritmi, lo sviluppo ha dei limiti. Dovremo abituarci.

L'articolo si trova - qui -

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martedì 28 luglio 2009

In questa intervista Mirco Rossi, divulgatore energetico, tratta l'argomento delle risorse non infinite, il 'picco del petrolio', dei crescenti costi economici ed energetici per la sua estrazione, la difficoltà nel soddisfare la richiesta per una crescita continua globale, la necessità di ricorrere a fonti rinnovabili, eolico e solare, il nucleare che non rappresenta una soluzione essendo anche l'uranio un minerale in esaurimento, ne avremo per 50/60 anni ecc..

Non si può crescere per sempre, non ai ritmi attuali, non ricorrendo da subito a fonti alternative al petrolio e nucleare.

L'intervista è qui

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sabato 27 giugno 2009

Il picco del petrolio






Quando sei prossimo al punto di mezzo, il tasso a cui puoi estrarre la risorsa raggiunge un picco e dopo quel punto, non importa quanti sforzi fai, non puoi continuare ad estrarre la risorsa allo stesso tasso. Il tasso d'estrazione raggiunge il picco ed inizia a scendere Siamo all'incirca nel mezzo in questo momento. Siamo sul picco, siamo al punto in cui il mondo sta producendo la più alta quantità di petrolio che non riuscirà mai a produrre ed entreremo nella fase di discesa a breve (se non già), e non c'è chiaro se ci siamo già dentro o no. Il picco significa in modo categorico che non cresci più. L'effetto di sorpassare il picco significa in essenza, che ogni barile di petrolio che produci da quel momento in poi sarà più costoso, richiederà più energia per tirarlo fuori di sotto, e sarà di una qualità più bassa.

Senza energia a basso costo finisce lo sviluppo incontrollato e la crescita ipertrofica.

.. vedere anche > qui - il picco <


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lunedì 13 aprile 2009

Pasqua e l'Isola di Pasqua


Due Blog hanno fatto gli auguri di Buona Pasqua ai loro lettori 'et Orbi' ricordando che viviamo tutti in un'Isola, prendendo i Moai come immagini esemplificative dei post .





Marco Pagani di Ecoblog scrive "Buona Pasqua a tutti noi isolani":
"Per restare in tema, vi dedico questa bella foto degli enigmatici Mohai dell' Isola di Pasqua, essendo appena il caso di ricordare che su questo pianeta siamo tutti degli isolani..."


Debora Billi di Petrolio è ancora più sintetica e lascia al lettore l'interpretazione del tema "E tanti auguri di buona... Pasqua." con la sola immagine dei Moai.


Dal canto nostro, noi di MondoElettrico abbiamo realizzato nei giorni passati un paio di video che potete vedere su YouTube, dal titolo 'il Picco' con una versione hard ed una versione soft.

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domenica 5 aprile 2009

Il Picco - seconda versione









.... e verrà il momento in cui non potremo più dire: "Suonala ancora, Sam"
Ilsa: Suona la nostra canzone, Sam. Come ai vecchi tempi.
[Guarda Ilsa. Sam chiude il piano e se ne va
]

(Casablanca 1942 diretto da Michael Curtiz)


Si apre qui



Il Picco - prima versione
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sabato 21 marzo 2009

Un mondo finito

Il problema della produzione di alimenti, quello del consumo di materie prime, quello della crescita dell'inquinamento e della sua neutralizzazione, comportano una serie di scelte molto difficili e impegnative: dovrebbe però essere ormai chiaro che tutte queste difficoltà scaturiscono da una sola, semplice circostanza: la Terra ha dimensioni finite. Quanto più una qualsiasi attività umana si approssima ai limiti naturali, oltre i quali la Terra non è più in grado dì sostenerla, tanto più manifeste e gravi si fanno tali difficoltà.
Se c'è abbondanza di terre vergini coltivabili, si può avere una popolazione più numerosa e insieme più alimenti per ogni abitante; ma quando tutta la Terra sia ormai sottoposta a sfruttamento, occorre scegliere tra le due alternative, delle quali l'una esclude l'altra.
In generale, sì può dire che la società moderna non ha ancora imparato a riconoscere la necessità di simili scelte. A quanto sembra, il sistema mondiale attualmente tende a far crescere tanto il numero dì abitanti quanto la disponibilità di cibo, di beni materiali, di aria e acqua pulita per ciascuno di essi; ma, per quanto abbiamo osservato, questa tendenza alla fine porterà a raggiungere uno dei molti limiti naturali della Terra.
Non è possibile anticipare esattamente quale limite verrà raggiunto per primo, e con quali conseguenze, giacché l'umanità potrebbe reagire in molte diverse maniere a una situazione del genere. È possibile, invece, studiare quali condizioni o quali modificazioni del sistema mondiale potrebbero portare la società a scontrarsi con i limiti che pongono un termine alle possibilità di sviluppo in un mondo finito, o a trovare un accomodamento all'interno di essi.

estratto da
I Limiti Dello Sviluppo
Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972

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giovedì 12 marzo 2009

Una nuova via per l'evoluzione culturale

La scienza e la tecnologia ci hanno portato sia l'incubo dell'incenerimento termonucleare, sia la ricchezza e la prosperità; l'aumento della popolazione e lo sviluppo delle città hanno portato nuovi e degradanti tipi di povertà e l'imprigionamento in uno squallido urbanesimo, spesso culturalmente sterile, rumoroso e degradante; l'elettricità e la forza motrice hanno diminuito la fatica del lavoro manuale, ma lo hanno spogliato della soddisfazione che dava; l'automobile da libertà di movimenti, ma è diventata un feticcio e avvelena le città. Le conseguenze indesiderabili della tecnologia sono tutte troppo ovvie e costituiscono una minaccia che può divenire irreversibile per il nostro ambiente naturale; gli individui sono sempre più alienati dalla società e rifiutano l'autorità; le droghe, i crimini e la delinquenza sono in costante aumento, la fede diminuisce, non solo in quel senso religioso che ha sostenuto l'uomo per secoli, ma anche nella classe politica e nell'efficacia delle riforme sociali. Tutte queste difficoltà sembrano aumentare di giorno in giorno... In questo periodo di rapidi cambiamenti, siamo arrivati ad accorgerci che l'uomo è una creatura che capisce le sue origini, anche se indistintamente, e che ha qualche potere sul suo futuro, ma che manca di ogni concreto senso d'orientamento; la tecnologia ne ha aumentato ed esteso enormemente il potere materiale, ma sembra averne poco o nulla influenzato il modo di ragionare e il discernimento. L'evoluzione biologica, che impiega millenni per dar vita a nuove specie attraverso le mutazioni, non può più essere applicata alla situazione attuale dell'uomo, giunto a un punto in cui deve costruirsi una nuova via per l'evoluzione culturale.

estratto dalla Premessa

I Limiti Dello Sviluppo
Donella H. Meadows Dennìs L. Meadows J0rgen Randers William W. Behrens III
rapporto del System Dynamics Group Massachusetts Institute of Technology (MIT) per il progetto del Club di Roma sui dilemmi dell'umanità
prefazione di Aurelio Peccei
EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI 1972