Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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venerdì 7 giugno 2019

I 12 miti sbagliati sulla mobilità elettrica ritenuta inefficace





La Volkswagen ha diffuso un documento divulgativo finalizzato alla demolizione dei falsi miti che riguardano le auto elettriche, miti che tendono a sminuire le qualità intrinseche e possibilità di questa tecnologia. I miti sono 12 discussi e sintetizzati in 12 vignette con l'aggiunta di un breve testo esplicativo di accompagnamento. Niente di scientifico, ma sufficiente per far ragionare e ravvedere i riottosi. Le vignette sono racchiuse nell'immagine in alto nel presente  post e qui di seguito i tips.


Ecco quali sono i 12 miti della mobilità elettrica

1
“Nessuno se le può permettere, le auto!” ovvero costano troppo.
Demolizione: Un'auto elettrica può essere a buon mercato come un'automobile diesel equivalente.

2
“Non c'è un numero sufficiente di stazioni di ricarica!”
Il numero di stazioni di ricarica elettriche è in rapida crescita.

3
“La ricarica richiede troppo tempo!”
Tempo di ricarica: stazioni di ricarica ad alta potenza già significano tempi di attesa brevi.

4
“E-auto possono viaggiare solo per brevi distanze.”
Le auto elettriche sono anche in grado avere autonomie superiori ai 500 km.

5
“E-auto sono troppo pericolose!”
Sicurezza: E-auto sono altrettanto sicure come automobili convenzionali.

6
“E-car non fanno bene o nulla per il clima.”
CO2: Le auto elettriche hanno la migliore impronta climatica fra tutti i tipi di unità. Questo vale anche quando si prende in considerazione la produzione della vettura e nel corso del loro ciclo di vita.

7
“Troppi E-vetture determineranno un sovraccarico alla rete!”
Potrebbe la rete elettrica tedesca far fronte con un boom di e-car? La risposta è sì, studi stimabili hanno concluso che anche un milione di auto elettriche supplementari non avrebbero alcun effetto sulla rete elettrica tedesca. Il consumo di energia annuale in Germania è circa 520 TWh (terawattora). Un milione di auto elettriche consumano circa 2,4 TWh all'anno - pari ad appena lo 0,5% della domanda totale. La rete elettrica di oggi la può assolutamente gestire. Inoltre, la Germania sta attualmente producendo più energia di quella necessaria. Per inciso: La terra delle auto elettriche, la Norvegia, dimostra su base giornaliera che non v'è alcun bisogno di essere preoccupati per la fornitura di energia elettrica.

8
"Il costo sociale dei posti di lavoro!”
La e-offensiva Volkswagen  è in realtà capace di garantire l'occupazione.

9
“Le e-auto sono un pericolo per i pedoni!”
Per la sicurezza urbana: L'auto elettrica produce suoni artificiali.
Per inciso, questo suono sarà obbligatorio per tutte le e-cars a partire dall'estate 2019. 

10
“Non sono vetture divertenti!”
Le auto elettriche non sono solo veloci, ma anche confortevoli.

11
“Le auto elettriche hanno un aspetto noioso!”
Design: le auto della famiglia ID sono veri e propri eye-catchers.

12
“Non ci sono abbastanza materie prime!”
Batterie: C'è litio sufficiente, il cobalto viene utilizzato sempre meno. Pertanto, la fornitura di materie prime non rappresenta un problema. Inoltre, le vecchie batterie saranno riciclate. A lungo termine, un tasso di riciclaggio fino al 97% è possibile, in modo tale da dover essere utilizzate sempre meno risorse come le terre rare.

Per chi vuole leggere il documento originale lo trova qui




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giovedì 16 novembre 2017

Il metallo raro "nascosto" nelle auto elettriche, disprosio

A seguito di una conversazione privata, ho chiesto all'amico Corrado di riassumere concetti  essenziali riguardanti le 'terre rare', elementi poco conosciuti ai più quanto importanti per la tecnologie più moderne presenti nella nostra vita di tutti i giorni. Qui di seguito l'interessantissima analisi.

Da sempre guardo con sospetto l’abuso di terre rare che, come ricordano i chimici, comprendono anche elementi in realtà abbastanza diffusi ma poco abbondanti, detto alla vecchia maniera.
E’ quasi con dolore che, giorni fa, ho dovuto modificare un processo industriale basato sul cobalto per sostituirlo con il neodimio, prezioso per i magneti, solo perché in alcuni mercati il cobalto è stato bandito, anche laddove sia completamente ossidato. Stessa sorte toccò anni fa al selenio, sostituito necessariamente con l’erbio, altra terra rara indispensabile per esempio nelle fibre ottiche. E già dalla Cina, dove le terre rare costano poco, è partita un’offensiva vestita di ecologia che costringerà a sostituire l’antimonio con il cerio, in modo da accrescere le difficoltà dei produttori occidentali. Alcuni concorrenti usano addirittura il gadolinio, disperdendolo per sempre, solo per non infrangere un brevetto riguardante la semplice produzione di beni voluttuari. Basti pensare che, grazie alla scarsissima interazione coi sistemi biologici, il gadolinio è l’unico mezzo di contrasto ammesso per analisi mediche importanti come la RMN al cervello.

Riguardo al disprosio, non sarà lui a frenare le auto elettriche, basti pensare che i motori elettrici dei veicoli Renault (i Francesi la sanno lunga nella protezione degli interessi nazionali) non fanno uso di magneti permanenti, così non rischiano ricatti da est. Grazie alle moderne tecniche di simulazione e progettazione elettromagnetica, un motore realizzato con acciaio, rame, vernice, cartone ed eventuale carbonio può oggi pagare anche solo uno o due punti percentuali in efficienza, rispetto ad una alternativa basata su terre rare. Il vero svantaggio è il costo di realizzazione, ma anche questo è in corso di riduzione grazie ad una automazione sempre più spinta (l’industria italiana è messa bene su questo punto, anche grandi costruttori come Siemens ed ABB usano spesso macchine avvolgitrici italiane).

Un rischio più concreto riguarda la produzione di energia elettrica da rinnovabili: i generatori eolici ed idroelettrici oggi raggiungono certe efficienze grazie all’innalzamento del punto di Curie ottenuto con l’addizione di terre rare alle normali miscele di samario-cobalto o, nella maggior parte dei casi, di neodimio-ferro-boro, che permette di operare con magneti di dimensioni ridotte.

Magari torneremo indietro come efficienza, ma non dimentichiamoci che tutte le principali macchine elettriche funzionavano piuttosto bene prima della diffusione nell’industria delle terre rare

Quello che mi spaventa sono gli usi in medicina e nelle telecomunicazioni: questi possono davvero mettere in crisi il BAU. Pensate solo che i tubi catodici a colori usati ovunque per mezzo secolo erano basati sull’europio, indispensabile nella produzione del “fosforo” rosso nella terna RGB.

Ing. Corrado Petri







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venerdì 19 febbraio 2016

Smettere di chiamarle terre 'rare'

Hazenite,in Mono Lake
Ci sono 2.550 minerali rari in tutto il mondo e le cosiddette 'terre rare' non  (ripeto: non) sono contenute all'interno di tale lista, non sono sicuramente meritevoli di tale descrizione, dicono due esperti che hanno catalogato ciò che essi considerano essere minerali effettivamente "rari" nel mondo.
Ciò che afferma un team di scienziati (tra cui un geoscientist del museo Stuart Mills)  del Museum Victoria di Melbourne, in Australia, è di avere scoperto un minerale per purificare l'acqua dagli affetti causati dai nitrati, un tipo di inquinamento delle acque causato da fertilizzanti in eccesso (run-off, un problema globale responsabile della proliferazione di alghe). Il minerale di recente scoperta, Mössbauerite, è stato scoperto sulla costa francese nei pressi di Mont Saint-Michel in Normandia. Il Dr Mills ha dichiarato che questo minerale è mescolato con altri elementi, ruggine verde; le ruggini verdi vengono utilizzati per rimuovere le alghe al fine di risolvere i problemi da esse cauati nella zona della Bretagna. "Questo è solo l'inizio", ha aggiunto. Mills crede che questi minerali potrebbero modellare bene tutta la scena di trattamento delle acque verso il futuro.
Il capo ricercatore che ora ha catalogato i 2.550 minerali rari, il dottor Robert Hazan,  scienziato della terra, del Carnegie Institution di Washington, ha stimato che ci siano ancora 1.500 minerali da scoprire. Il suo co-autore della ricerca è Jesse Ausubel della The Rockefeller University. Secondo la loro nuova ricerca, On the Nature and Significance of Rarity in Mineralogy,  gli autori  credono nella possibilità di trovare molti di questi minerali rari attraverso il ritrovamento di indizi rivelatori su quanto sta accadendo o è già successo al di sotto della superficie terrestre. Agli autori non piace il termine 'terre rare' affibbiato a questi elementi, sostenendo che dobbiamo abbandonare quel tag, semplicemente fuorviante dal momento che molte migliaia di tonnellate di questi prodotti vengono estratti ogni anno. Hazen dice che la parola dovrebbe essere riservata per le cose che sono davvero rare - come l' ichnusaite, un minerale creato dall' interazione tra torio e molibdeno, di cui un solo esemplare è stato trovato, esattamente in Sardegna (*).
Gli autori sottolineano che anche le pietre preziose come diamanti, rubini, smeraldi, si trovano in numerose località e venduti in quantità commerciali, e quindi, nello stesso modo delle terre, non è appropriato il termine "rare"  per le pietre preziose. "Se volete regalare alla vostra fidanzata un anello davvero raro, dimenticare i diamanti ', dice Hazan. "Datele l' ichnusite sarda." Ci sono 5.090 minerali conosciute sulla Terra, e meno di 100 costituiscono il 99% della crosta del pianeta. Hazen ha dato il nome ad uno di questi rari minerali. L'Hazenite (identificato da un suo ex studente) che troviamo solo nel Mono Lake nel deserto della California. Classificato come KNaMg2 (PO4) 2.H2O, si tratta di un prodotto dell'azione di microbi nel lago altamente alcalino. Mono si è formato 750.000 anni fa e la sua mancanza di uno sbocco ha provocato un'alta concentrazione di sali. (fonte Investorintel)

 (*)  Sono circa 2.550 i minerali più rari dei diamanti. Microscopici: per molti di loro la quantità totale presente sull’intero pianeta starebbe in un ditale. Nessuno è stato rinvenuto in più di cinque località in tutto il mondo. I più rari dei più rari sono 25: alcuni presenti in uno solo luogo sulla faccia della Terra. Come l'ichnusaite sarda, un fragile minerale scoperto a Su Seinargiu, Cagliari, nel 2013. Se ne conosce un unico esemplare. L’ichnusaite è un molibdato idrato di torio, affine alla nuragheite, un altro minerale rarissimo. Il suo studio è interessante per scoprire l’alterazione del combustibile esausto delle centrali nucleari e l’eventuale rilascio di radioattività durante lo stoccaggio. (fonte: Corriere della Sera)



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lunedì 8 giugno 2015

Ricercatori hanno sintetizzano nanoparticelle magnetiche in grado di offrire un'alternativa ai magneti con terre rare

Quali siano i molteplici problemi che colpiscono il mondo delle terre rare in termini di inquinamento e loro reperimento, in pratica in mano ad una sola nazione, ne abbiamo già parlato precedentemente ed anche quali siano i tentativi di risolvere i due aspetti ma soprattutto il secondo: l'approvvigionamento e le alternative. In questo contesto di 'crisi' un team di scienziati della Virginia Commonwealth University ha sintetizzato un materiale altamente magnetico che potrebbe ridurre la dipendenza globale delle terre rare prodotte dalla Cina.
Come leggiamo in un articolo del  sito Nanotechnology Now la scoperta apre la via per migliorare sistematicamente il nuovo materiale a sovraperformare l'attuale magneti permanenti. Il nuovo materiale è composto da nanoparticelle contenenti atomi di ferro, cobalto e carbonio con una dimensione di circa 5 nanometri.  Quando viene raccolto in polvere, il materiale presenta proprietà magnetiche che rivaleggiano con quelli di magneti permanenti che in genere contengono elementi delle terre rare. La necessità di generare potenti magneti senza elementi delle terre rare è un problema strategico nazionale circa il 70 al 80 % degli attuali materiali alle terre rare che sono prodotte in Cina. Le scoperte del team appariranno nell'articolo "Experimental evidence for the formation of CoFe2C phase with colossal magnetocrystalline-anisotropy "in un prossimo numero di Applied Physics Letters. I magneti permanenti, in particolare quelli contenenti metalli delle terre rare, sono una componente importante utilizzata dall'elettronica, comunicazioni e nel settore automobilistico, nonché in radar e altre applicazioni. Inoltre, l'emergere di mercati tecnologici verdi - come quelli dii veicoli ibridi ed elettrici, sistemi di alimentazione di turbine eoliche direct drive e sistemi di accumulo di energia - hanno creato un aumento della domanda per i magneti permanenti. Tuttavia, la Cina che, è il principale fornitore al mondo di terre rare, ha cercato di imporre restrizioni sulle loro esportazioni, creando un problema internazionale.

In alto un'immagine al microscopio elettronico col nuovo materiale sintetizzato, CoFe2C rods,  che contiene un insieme di nanoparticelle.




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mercoledì 2 gennaio 2013

Terre rare, humanum est

Il governo cinese aveva fissato una quota di 30.000 tonnellate per le esportazioni di terre rare nel 2012, provocando le proteste e una affannosa rincorsa ad approvvigionamenti alternativi in tutto il mondo,  ma si è riscontrato nella realtà che ad ottobre  le esportazioni non avevano raggiunto nemmeno la metà di quanto prefissato causa la contrazione della domanda globale. Quindi si può dire che nel bene e soprattutto nel male l'obiettivo è stato raggiunto.
Il tetto del 2012 era lo stesso indicato dai legislatori cinesi per il 2011 quando le esportazioni raggiunsero le 18.596 tonnellate. Il 28 dicembre il  Ministero del Commercio cinese avrebbe fissato il massimale delle esportazione per il primo semestre del 2013 a 15.501 tonnellate riservandosi di riconsiderare verso il basso la quota per la seconda metà dell'anno.
Le terre rare vengono suddivise in due categorie distinte, le terre rare medio-pesanti, come per esempio il disprosio che viene utilizzato per realizzare motori elettrici, e terre rare leggere come per esempio il cerio utilizzato per certe vernici o nel filtro antiparticolato per i motori termici delle auto tradizionali. Alla seconda categoria viene assegnato l'87 per cento della quota, 13.563 tonnellate, mentre alle terre rare medio-pesanti il 13 per cento.
La Cina, che produce più del 90 % delle terre rare del mondo, ha consolidato l'attività di estrazione e raffinazione dei minerali di terre rare  giustificando la quota delle esportazioni con la volontà di proteggere l'ambiente e la necessità di salvaguardare le risorse nazionali, ed con questo ha inoltre soppresso parte della produzione e conseguentemente l'esportazione.
Secondo il quotidiano online Asahi Shimbun uno dei motivi del calo delle esportazioni è stato l'embargo commerciale imposto de facto dalla Cina al Giappone dopo la fiera diatriba sul possesso delle isole Senkaku che ha costretto il Giappone a trovare altri fornitori e anche alternative alle terre rare nel processo di fabbricazione di prodotti e materiali soprattutto elettronici.
Tuttavia, per la Cina, la debolezza della domanda ha portato ad un crollo dei prezzi delle terre rare che avevano invece raggiunto il picco durante l'estate del 2011, ma da allora sono scesi in un range che va da un terzo a meno di un decimo di quel 'fortunato' periodo. Comunque alcuni prezzi restano alti. Depositi di elementi come il disprosio sono quasi sconosciuti al di fuori della Cina. Questo significa che alcuni prezzi rimangono a livelli elevati paragonabili a quelli dell'inizio del 2010, poco prima della crisi.

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giovedì 20 dicembre 2012

I veicoli elettrici nel prossimo decennio, 2012 - 2022

Electric Vehicles 2012-2022, una recentissima analisi di IDTechEx sul mondo dei veicoli elettrici, puri e ibridi, prevede quello che sarà  il loro mercato per il prossimo decennio.
Gli attuali leader mondiali tendono ad allargare, guardando al futuro, la diffusione dei loro veicoli elettrici estendendo il loro controllo anche sulla componentistica, acquisendo aziende o alleandosi con joint venture con particolare attenzione verso i produttori di batterie, soprattutto al litio. Così sta facendo la Nissan per inserire le batterie agli ioni di litio sui suoi carrelli elevatori e sui veicoli elettrici stradali, come pure la Toyota al fine di rendere più leggeri i propri veicoli elettrici industriali, gli autobus, i mezzi per la mobilità per i disabili, non solo auto elettriche.
Il mercato si sta quindi allargando ad altri settori oltre che a quello delle auto elettriche e ibride. Ci sono ingenti vendite di camion ibridi militari, autobus, barche a cui si sono aggiunti ultimamente gli aerei, i dirigibili ibridi e le motociclette, oltre che altre tipologie di mezzi all-electric sia  on-road che off-road, quali i natanti, mezzi subacquei.
IDTechEx ha riscritto, aggiornandola, la sua relazione annuale con capitoli concentrati sulla mobilità commerciale Heavy a Light Industrial, la mobilità per le persone disabili, le due ruote, le macchine da golf, le auto su strada, i mezzi militari militare, per la marina e altri veicoli. Previsioni dettagliate per queste categorie di veicoli con cifre, valori economici, anche per la componentistica chiave, le tendenze, le tecnologie in gioco, tutto esemplificato con 146 figure e 52 tabelle.  

Evidente è il ruolo della Cina in questo contesto. Il 66% dei produttori di veicoli elettrici nel mondo sono in Cina, oltre il 90% dei veicoli elettrici del mondo sono fatti in Cina, principalmente per l'uso interno, nel territorio cinese. Il più grande mercato potenziale per i veicoli elettrici è la Cina. La Cina ha miniere e mercato controllando il 95% delle riserve di terre rare del Mondo, utilizzate nelle batterie delle auto ibride, nei motori elettrici e altri componenti dei veicoli elettrici di oggi. 420 sono i produttori trattati in questo nuovo rapporto, di cui una percentuale sufficientemente elevata è costituita da produttori cinesi. Ciò è particolarmente vero per i produttori di veicoli industriali pesanti, autobus, ma anche commerciali leggeri, della mobilità per i disabili, le due ruote, le golf cart e altri veicoli che fanno scarso uso di pubblicità a livello globale perché gran parte della produzione è destinata al mercato interno.

L'analisi tiene conto anche della crisi economica globale che ha portato ad una revisione della relazione rispetto a quanto stimato precedentemente. I 35 milioni di veicoli elettrici venduti nel 2012 salirà a quasi 3,6 volte cioè a 129 milioni nel 2022, guidata da e-bike, ma il giro economico del mercato crescerà del doppio, perché i più grandi e costosi veicoli elettrici stanno rapidamente adottando la tecnologia più aggiornata. Moto, veicoli militari, autobus e movimento terra sono tra questi. Gli ibridi aumenteranno la loro quota dominando la quota di mercato del prossimo decennio.  Si valutano tutti gli aspetti dei driver di mercato con particolare attenzione a tutto ciò di cui ha realmente bisogno l'utente, aprendo ad una visione più ampia sugli sviluppi del mercato in particolare delle delle batterie ma anche dei motori elettrici ed in generale dell'alta tecnologia.



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domenica 25 novembre 2012

Il disprosio della Leaf

Martedì scorso, 20 Novembre, Nissan Motor Co., Ltd. ha annunciato l'uscita in Giappone della nuova all-electric Nissan LEAF  aggiornata con una serie di miglioramenti. E' al suo secondo aggiornamento dal suo debutto nel mese di dicembre 2010 e ad oggi circolano più di 43.000 Leaf in tutto il mondo.  
Tra i diversi miglioramenti, poco significativi per noi 'elettrici' quali i sedili in vera pelle, il sistema audio e il monitor che aiuta nel parcheggio a bordi delle strade, è invece da notare l'aumento della percorrenza a piena carica delle batterie, fino a 228 chilometri, l'aumento del recupero di energia in frenata, il miglioramento delle prestazioni e un risparmio energetico adottando nuove nella modalità di riscaldamento.

Una cosa ancor più degna di nota riguarda la quantità di disprosio, uno degli elementi delle terre rare (cliccare sull'immagine di fianco), utilizzata per la costruzione del motore di nuova concezione, aggiornato nella nuova Nissan LEAF, che  è stata ridotta di circa il 40% rispetto al precedente modello, senza sacrificare le prestazioni.
Già sapete quali sono i problemi causati dalle terre rare in generale, ne abbiamo già parlato, il monopolio quasi totale della Cina e soprattutto il contingentamento nelle esportazioni che crea gravi problemi in tutto il mondo e soprattutto in Giappone.

Il prezzo stabilito per le vendite in Giappone per il modello G di alta gamma è di  4.133.850 yen (38.930 euro), per il modello  X 3.757.950 yen (35.390 euro) e 3.349.500 yen (31.544 euro) per il modello "S grade" il più accessibile, da cui bisogna togliere  780.000 yen (7.345 euro) di incentivi economici stabiliti dal governo giapponese secondo il piano di incentivazione per l'anno fiscale 2012 per promuovere l'acquisto di veicoli a energia pulita..


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giovedì 9 agosto 2012

Terre rare, casini (quasi) certi

Già sappiamo tutto sul contingentamento della Cina sulle esportazioni di elementi tanto importanti per la moderna industria elettronica. La Cina detiene il  95 % del commercio globale delle terre rare, i 17 elementi che potrebbero mettere a repentaglio l'intera industria mondiale qualora la Cina decidesse di ridurre ulteriormente le esportazioni. Per il momento non ci sono alternative concrete, immediate, per sostituire quel quantitativo strategico necessario al Giappone, il più colpito, Stati uniti e altri paesi per mantenere la leadership con i loro prodotti di alta tecnologia, cruciali per smartphone, computer, lampade fluorescenti compatte, apparecchiature mediche di imaging, raffinazione del petrolio e di molte delle tecnologie militari.

Quello che poteva essere un timore forse è una certezza. China tightens controls on rare earths production , questo è il titolo di un articolo sul New York Times. Il primo atto del Governo cinese per riorganizzare la commercializzazione delle t.r. è indirizzato alla repressione della produzione illegale. Avevamo già parlato dei 'Pirati delle terre rare' in un precedente post. La seconda azione è volta ad organizzare meglio la produzione favorendo (ordinando) fusioni tra le attuali compagnie operanti nelle estrazioni per controllare meglio le dinamiche dei costi e dei prezzi. I funzionari cinesi si sono lamentati per anni che una vigorosa concorrenza tra le molte piccole aziende minerarie di terre rare  ha determinato una logica di concorrenza indirizzata verso prezzi troppo bassi. Ma il problema è acuito dalla simultanea presenza della criminalità organizzata  locale che ha permesso di mantenere uno status fuori legge per quanto riguarda la salvaguardia dell'ambiente corrompendo i funzionari locali grazie agli enormi guadagni in gioco.
Come detto la Cina ha ridotto le sue  quote di esportazione  annuali delle terre  rare  rispetto al 2006, in particolare negli ultimi due anni. Il governo mise in allarme tutto il mondo nel mese di settembre scorso,  quando  impose un embargo senza preavviso per due mesi, sulle spedizioni di terre rare verso il Giappone nel corso di una disputa territoriale. Poi decise di fermare alcune spedizioni verso gli Stati Uniti e in Europa per una settimana nel mese di ottobre.

Restiamo in attesa di sviluppi ulteriori e casini internazionali vari. 



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giovedì 5 luglio 2012

Fame di terre rare

La questione delle 'terre rare' è diventato un problema per il Giappone da quando la Cina ha deciso di contingentarle limitando l'esortazione ad un certo quantitativo determinato di anno in anno.
Come sappiamo le terre rare sono necessarie e indispensabili per alcune parti dei prodotti high-tech di cui il Giappone è un grande consumatore per la realizzazione di strumenti e beni che pi vengono esportati in tutto il mondo. C'è chi dice che per alcuni anni a venire vi sarà un surplus a causa del rallentamento dell'economia a livello globale ma solo a pensare ad un possibile pericolo di non riuscire a produrre perché mancano questi elementi indispensabili ha messo in agitazione non solo il Giappone ma anche altre grandi nazioni. Gli Usa hanno trovato una parziale soluzione andando a rivangare negli scarti di miniere aperte al fine di estrarre altri minerali. Altre attività illegali non possono tranquillizzare il mondo produttivo nel momento in cui tornasse prepotentemente la richiesta di prodotti tecnologici, cioè non si può fare affidamento ai  pirati delle miniere delle terre rare e neppure a surrogati quali gli elementi sintetici o sostituendoli grazie alla ricerca nei laboratori nazionali. Quindi il Giappone va alla ricerca di partner diversificando la provenienza delle terre rare come l'india o il  Kazakistan per il  disprosio o a caccia di grandi quantità nei fondali marini del Pacifico più o meno lontano dalle proprie coste nelle isole dell'arcipelago nipponico.
Uno di questi 'campi fertili' con grande disponibilità di minerali è stato individuato  l'anno scorso dai ricercatori nipponici  in mare aperto nell'Oceano Pacifico, una quantità tale stimata per oltre 200 anni di consumo interno in Giappone. I ricercatori, guidati da Yasuhiro Kato (raffigurato nella foto in alto a destra), professore di risorse della terra presso l'Università di Tokyo, hanno prelevato campioni di fango per essere analizzati in quattro posizioni dai fondali da circa 5.600 a 5.800 metri di profondità intorno Minamitorishima, un'isola a circa 2.000 chilometri a sudest di Tokyo nella catena di isole Ogasawara. Secondo l'analisi, i minerali, le terre rare, le cui concentrazioni sono state misurate fino a 1.700 parti per milione (ppm) sono contenute in uno starato di fango di 30 metri di spessore di fango prelevato da un fondo del mare a circa 310 chilometri a sud ovest di Minamitorishima. Le concentrazioni medie sono superiori a 1.000 ppm, e a giudicare da tali ricerche si stima che i letti marini fangosi  contengono i minerali distribuiti su una vasta area di 1.000 chilometri quadrati nel mare e che la quantità dei depositi raggiunge 6,8 milioni di tonnellate. Una notevole quantità considerando che nel 2010, il consumo interno di  terre rare in Giappone era di circa 27.000 tonnellate. Questa è l'aspetto positivo della notizia, mentre il lato negativo viene dal fatto che l'estrazione dal mare profondo pone sfide importanti rispetto ai campi di sfruttamento terrestri richiedendo un'ulteriore sviluppo di tecnologia estrattiva e investimenti massicci, con prospettive di successo del tutto incerte. Tuttavia, sia l'industria che il primo ministro ministro Yukio Edano hanno espresso la volontà di continuare la ricerca nei fondali oceanici durante una conferenza stampa tenuta il 29 Giugno u.s. per verificare la quantità di terre rare che riuscirà a prelevare.



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lunedì 30 aprile 2012

Il disprosio 'giapponese' del Kazakistan

Ben noto è il contingentamento sulle terre rare  che la Cina ha imposto alle proprie esportazioni. Chi risente di più di tale restrizione e non è affatto d'accordo nel subirla supinamente è il Giappone che dipende per ben l'80% dalla Cina. Tra i vari elementi delle terre rare, 17, è da includere il  disprosio materiale essenziale nella produzione di motori per veicoli elettrici e ibridi, nonché altri prodotti elettronici high-tech. Ma il Giappone ha ideato una contro mossa per ridurre la sua dipendenza da Cina. Prevede di produrre  il disprosio  congiuntamente con il Kazakistan grazie ad un accordo formale vigente che con tutta probabilità verrà sancito il mese prossimo, riferiscono le fonti, quando il Ministro dell'Industria Yukio Edano visiterà il paese dell'Asia centrale. Agli inizi di maggio verrà firmato l'accordo con il presidente Nursultan Nazarbayev. Le aziende giapponesi coinvolte nel progetto sono Sumitomo Corp. e Japan Oil, Gas and Metals National Corp. per realizzare un impianto a Stepnogorsk, nel nord del Kazakhstan, creato per la  produzione di disprosio a partire dall'anno prossimo in grado di rifornire il Giappone con poco più di 50 tonnellate di disprosio, che rappresenta il 10 per cento del fabbisogno annuale del Giappone. La produzione aumenterà in modo incrementale. Il disprosio del   Kazakhstan è contenuto nel suolo residuale del processo di raffinazione dell'uranio, il combustibile che alimenta i reattori nucleari, di sui quel paese centro asiatico ha le seconde riserve mondiali conosciute di uranio, oltre ad avere anche abbondanti quantità di elementi del gruppo delle terre rare e altre risorse minerarie. 

Naturalmente l'immagine di Avatar in alto a destra non ha niente a che vedere con il disprosio e il contenuto del post ... spero.

Aggiornamento delle 16.30.

In Ministro dell'Industria Yukio Edano ha firmato un accordo con l'India per la fornitura di elementi delle terre rare tale da coprire il 15% annuale del fabbisogno giapponese per 15 anni. L'India dovrebbe cominciare a esportare terre rare già nel mese di agosto.


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mercoledì 18 aprile 2012

Due importanti ricerche e applicazioni per i veicoli elettrici

Una ricerca in atto da parte di un team di ricercatori provenienti dagli Stati Uniti e Cina,  tra cui ricercatori della Penn State University, la University of New Mexico, SUNY Binghamton, General Motors Technical Center, Università di Wuhan (Cina), e la Pacific Northwest National Laboratory,  ha permesso lo sviluppo di un materiale composito di polimeri e grafene (qui, qui) che avrebbe delle straordinarie potenzialità nella fase di carica/scarica, si parla di 100C, almeno per le celle attualmente sperimentate di 100 mAh /g,. Materiale adatto per le batterie agli ioni di litio. Teoricamente sono in grado di ricaricarsi in pochi secondi, in pratica si ricaricano in 16 secondi. Detto questo non resta che aspettare la maturazione del prodotto e il suo miglioramento (225 mAh/g è il top della densità di energia teorica, 177 quella possibile) per essere applicabile sui veicoli elettrici, aumentando la capacità delle singole celle alle dimensioni ottimali anche se alla fine andrà a scapito dei tempi di ricarica e del peso. Tempi di ricarica sotto i 10 o i 5 minuti sarebbero del tutto accettabili, più che congrui.
I polimeri elettroattivi sono una nuova generazione di  materiali catodici  "verdi" per batterie al litio ricaricabili. Lo sviluppo di materiali nanocompositi combinando grafene con due promettenti materiali catodici polimerici, poli(anthraquinonyl) solfuro e poliammide, per migliorare le loro performance. I materiali nanocompositi polimero-grafene sono stati sintetizzati tramite un semplice polimerizzazione in situ in presenza di fogli di grafene. I fogli di grafene altamente dispersi nel nanocomposito  migliora  drasticamente  la conducibilità elettronica e permette all'attività elettrochimica del catodo polimero di essere utilizzata in modo efficiente. Ciò consente ultraveloci cicli di carica / scarica grazie al materiale composito in grado di fornire più di 100 mAh / g entro pochi secondi.

Altra ricerca che però in questo caso è sulla soglia della produzione è il motore sincrono a magneti permanenti da 11 kW di potenza, studiato dalla Hitachi, che non ha bisogno delle terre rare (neodimio e disprosio) per avere un'alta efficienza, 93%. Ricordiamo tutti il problema costituito dal contingentamento delle terre rare messo in atto recentemente dalla Cina e la conseguente azione dei giapponesi per controbattere la scarsità delle terre rare incrementando gli investimenti sulla ricerca per velocizzare la transizione. I lamierini magnetizzati statorici utilizzati nel motore sono di materiale di ferro amorfo che hanno il 10% in meno di perdite dei tradizionali lamierini convenzionali elettromagnetici di acciaio. 

L'azienda ha stabilito che il 2014 sarà l'anno d'inizio per la commercializzazione del motore per le applicazioni industriali.
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venerdì 30 dicembre 2011

La Cina mantiene fissa la quota di terre rare da esportare

Nel 2010 la Cina aveva posto un limite alla quantità di terre da esportare con  30.258 tonnellate portandolo poi a 30.184 tonnellate quest'anno un calo solo marginale. Per il 2012 la Cina ha deciso di mantenere ai livelli di quest'anno le esportazione di terre rare, i 17 elementi fondamentali utilizzati nei prodotti ad alta tecnologia.

Nei mesi scorsi abbiamo visto quanto importanti siano questi elementi tanto da portare un aumento di prezzo anche dell'auto ibrida giapponese  Prius La Nissan verso il 2016 con 4 modelli di auto elettriche ed altro e come si stia creando una rete alternativa di estrazione illegale nella stessa Cina, I pirati delle miniere delle terre rare

La scarsità nella fornitura di questi importantissimi elementi per la moderna industria porta a cercare altrove, fuori della Cina, l'approvvigionamento con estemporanee ricerche destinate ad essere pura propaganda, Le terre rare del Pacifico e i calamari giganti, o parziali soluzioni tampone Le "terre rare" e il palladio sintetico, o più o meno credibili lanci di acqua per spegnere il fuoco Terre rare, surplus nel 2013.
  
Quello che è certo è l'importanza delle terre rare oggi e sempre più domani  vedendo dove queste vengono impiegate La Cina non avrà più il monopolio delle terre rare, alternative e progetti.

(L'immagine in alto da Asahi Shimbun mostra un contenitore con 2 tonnellate circa di minerali di terre rare)
                  
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domenica 6 novembre 2011

La Prius costerà di più nel pianeta delle Terre rare

Sorprendentemente la Toyota è costretta  ad aumentare i prezzi della  Prius per la prima volta in 3 anni.

Il quotidiano online Asahi Shimbun  del 4 Novenmbre annuncia che la Toyota Motor Corp. aumenterà i prezzi del suo veicolo più popolare, la Prius ibrida, a fine novembre per la prima volta in tre anni per colpa della lievitazioni dei prezzi delle terre rare.
L'aumento è fatto coincidere con un restyling degli interni della vettura. Il prezzo minimo sarà aumentato del 5,8 per cento a 2,17 milioni di yen (circa 20.151 euro) da 2,05 milioni di yen.
La terza generazione di Prius, che è stata commercializzata a partire dal 2009, si è dimostrata molto popolare tra i possessori di auto per il basso consumo del carburante e la fascia bassa di prezzo d'acquisto.

Come risultato evidente di successo, la Prius è in cima alla classifica delle vendite di auto nuove in Giappone da diversi mesi, con un fatturato proveniente lo scorso anno dalla vendita di oltre 310.000, battendo il record di vendita delle auto Toyota long-seller  fissato precedentemente dalla Corolla, auto compatta, per la prima volta dopo 20 anni.
La decisione dell'aumento del prezzo di vendita è venuto sulla scia dei guadagni indeboliti per l'aumento dei prezzi delle terre rare utilizzate per motori elettrici e delle lamiere in acciaio per la carrozzeria, costi di produzione unitari che sono aumentati di decine di migliaia di yen.



Ancora una informazione dal quotidiano online Asahi Shimbun sulla nuova versione della Prius Plug-in in vendita dall'anno prossimo, da Gennaio in Giappone. 
Il nuovo modello ibrido plug-in (con il pacco batterie che si ricarica a rete con una semplice presa elettrica) raddoppierà l'efficienza nei consumi del carburante, rispetto al modello attuale, percorrendo  61 km con un litro di benzina, a fronte di 32,6 km della vecchia versione. Sarà di 26,4 km la percorrenza con una singola carica di energia garantita dai soli accumulatori. Quando è in modalità EV, la nuova Prius può viaggiare circa 13 volte di più rispetto ai modelli esistenti, hanno riferito le fonti, e, dato che la maggior parte dei driver giapponesi viaggia per 25 chilometri o meno al giorno, la modalità solo elettrica offre un ottimo modo per risparmiare sui costi di carburante.
Secondo una stima, ai  costi attuali dell'energia elettrica e a quelli della benzina, per viaggiare 10 mila chilometri l'anno, i guidatori Prius nipponici spenderebbero 43.000 yen (400 euro circa), il 40 per cento meno rispetto all'attuale Prius.

Toyota proporrà la Prius Ibrida Plug-in a partire da 3 milioni di yen  circa (27.860 euro).

Nel corso dell'anno Toyota offrirà  la nuova Prius anche in Europa e negli Stati Uniti nel 2012 nella speranza di riuscire a vendere 50.000 unità a livello globale entro la fine del 2012.

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giovedì 27 ottobre 2011

La Nissan verso il 2016 con 4 modelli di auto elettriche ed altro

La Nissan Motor Co., Ltd. ha annunciato quello che sarà il suo programma industriale da oggi fino al 2016, il Nissan Green Program 2016, tutto dedicato allo sviluppo di veicoli ad emissioni zero, riduzione dei consumi energetici produttivi, abbattimento degli sprechi, ricerca ed altro. 

Quattro sono le attività basilari del Nissan Green Program 2016:
- una dedicata alla penetrazione dei veicoli elettrici a livello mondiale con l'obiettivo di raggiungere un volume di vendite di 1,5 milioni di auto elettriche insieme alla sua consociata Renault, lo sviluppo di 4 modelli di auto elettriche compresa la Leaf, introdurre veicoli elettrici a celle a combustibile (FCEV) nel mercato, conquistare  la leadership mondiale nella fornitura di batterie per trazione elettrica, creare aziende a zero emissioni che utilizzino tecnologie per i veicoli elettrici, partner per sviluppare sistemi di ricarica per EV e sistema informativi, dimostrare la possibilità di creare una smart house/ community/ grid partendo in primis dalla propria sede a Yokohama City, fornire la soluzione ideale di "stoccaggio di energia" con le batterie usate dagli EV attraverso 4R Business (Reduce, Reuse, Recycle, Recover).

- Più ampia applicazione di veicoli a basso consumo.

- Ridurre la Carbon Footprint aziendale (letteralmente: "impronta di carbonio" è la "misura dell'impatto che le attività umane hanno sull'ambiente in termini di ammontare di gas serra prodotti, misurati in unità di diossido di carbonio").

- Aumentare l'utilizzo di materiale riciclato rapporto per veicolo del 25%.

- Gestione e Valorizzazione Ambientale attraverso la catena dei fornitori, promuovendo la riduzione, sostituzione, gestione dei materiali che hanno un impatto ambientale attraverso l'adozione ottimale di LCA ovvero riutilizzare materiali riciclati degli scarti di produzione o di fine vita dei veicoli per realizzare parti dei veicoli nuovi, ridurre il consumo di elementi delle terre rare.

Per una descrizione del Nissan Green Program 2016 attraverso slide cliccare sopra l'immagine


Fonte Nissan

Noi dello Stivale giochiamo a palline.

giovedì 8 settembre 2011

I pirati delle miniere delle terre rare

Anche se il governo cinese si sta applicando seriamente a partire dallo scorso anno per reprimere lo sfruttamento minerario illegale delle terre rare, gli abitanti dei villaggi di provincia del Fujian a est della Cina si sono lamentati perché la speculazione spinge ancora i minatori illegali di rischiare giocando a nascondino con le forze e dell'ordine locali. Nascosto tra le montagne del sud-est della provincia del Fujian, il villaggio è stato duramente colpito dall'attività estrattiva delle miniere illegali di terre rare.  Gli alberi in gran numero sono stati rovesciati  e i rifiuti stanno contaminando il suolo,  l'acqua inquinata che arriva alle aziende agricole sta distruggendo campi di riso e uccidendo un gran numero di pesci e gamberetti. Nonostante l'intervento di 'volontari' che  hanno fatto ricorso ad atti di vandalismo, distruggendo i tubi dell'acqua e le attrezzature appartenenti alle miniere illegali dopo i minatori illegali finiscono sempre per tornare e riprendere la loro attività.

Tutto deriva dal fatto che la Cina ha limitato lo sfruttamento dei metalli delle terre rare, per cui i prezzi hanno iniziato ad aumentare.

Recentemente il governo cinese ha anche deciso di chiudere tre miniere a Ganzhou entro la fine dell'anno. La  Provincia di   Ganzhou  produce quasi il 40 per cento delle terre rari del paese, mentre la Cina nel suo complesso produce più del 90 per cento dei metalli delle terre rare del mondo, che sono ampiamente utilizzati nella fabbricazione di una vasta gamma di prodotti sofisticati, come le batterie per auto elettriche, turbine eoliche e leghe aerospaziali. Tuttavia, la Cina ha riserve di terre rare che rappresentano solo circa un terzo del totale mondiale. Le entrate fiscali grazie al contributo dato dallo sfruttamento delle miniere di terre rare in questa provincia è sceso sotto i 10 milioni di yuan (1,56 milioni di dollari) all'anno. 

L'avviso del governo è quello di impostare quote di produzione per evitare un eccessivo sfruttamento. 

Da gennaio gli ispettori governativi  hanno identificato 12 miniere illegali a   Fujian, hanno emesso 28 avvisi per arrestare la produzione, demolito 23 unità alloggi temporanei costruiti per i minatori e danneggiato 31 generatori e 64 bacini di decantazione. Ma tutto sembra inutile per la carenza legislativa vigente. La legge può solo punire i minatori in base a normative in materia di danni alle foreste e altre risorse nazionali, che in genere portano solo lievi pene amministrative, i minatori devono pagare una multa di soli 10 yuan (meno di due dollari) per ogni metro quadrato di foresta danneggiata.

Leggere anche:
- Terre rare, surplus nel 2013
- La Cina non avrà più il monopolio delle terre rare, alternative e progetti
-  Le "terre rare" e il palladio sintetico

giovedì 14 luglio 2011

Le terre rare del Pacifico e i calamari giganti

Ricordate la questione delle cosiddette 'terre rare'?

In un post precedente abbiamo esposto le preoccupazioni, non solo dei giapponesi, circa la scarsità di quegli elementi così definiti (terre rare) che entrano nella produzione di gran parte degli strumenti elettrici ed elettronici moderni ed oggetti basilari per un po' tutto ciò che utilizziamo oggi, dai cristalli per auto, ai pannelli FV, alle batterie, motori elettrici, lampade. Non sarebbe diventato un problema impellente se la Cina non avesse deciso di porre un limite alle esportazioni.  La Cina non avrà più il monopolio delle terre rare, alternative e progetti

Da qui è nata la corsa per trovare sostituti per quegli elementi così essenziali e dove trovare alternative territoriali di estrazione. Talmente seria e impellente è la gara alla ricerca di alternative che già si sono trovate alcune  soluzioni (tampone?). Addirittura si prevede una sovra produzione dal 2013.  Terre rare, surplus nel 2013
 
Ma gli scienziati non si fermano alle ottimistiche previsioni, un volta spronati vanno avanti nella ricerca di tutte le possibili alternative alle soluzioni già individuate. Alcuni di loro, giapponesi,  della Marine-Earth Science and Technology, hanno scovato una raccolta consistente di terre rare nel fondo dell'oceano Pacifico, vicino alle Hawaii, una concentrazione sufficiente di questi elementi nelle fanghiglie tanto da far pensare che sia possibile una estrazione e filtrazione economicamente accettabile.

Gli autori del rapporto stimano che su una superficie di appena un chilometro quadrato, intorno d uno dei siti di campionamento individuato, potrebbe fornire un quinto del consumo annuale  mondiale. In un primo momento questa notizia di sì grande e promettente  ritrovamento sembrava offrire conforto ai paesi preoccupati del monopolio di terre rare attualmente detenuto dalla Cina  con il 97% delle estrazioni globali.   Però ci vorranno circa dieci anni e ingenti investimenti ma si ritiene che sia possibile farlo.
Ma alcuni analisti muovono delle perplessità in merito. Aziende come Molycorp, Lynas and Avalon Rare Metals sono certe che lo sviluppo di pratiche estrattive offshore potrebbe richiedere decenni e miliardi di investimenti, il che rende la prospettiva futura di sfruttamento dei vasti giacimenti  delle profondità oceaniche,   da 3.500 a 6.000 metri, poco più di un sogno.

I prezzi dei metalli delle terre rare sono saliti alle stelle nell'ultimo anno, da imputarsi alla Cina che  ha più volte stretto un giro di vite sulle esportazioni.
Disprosio, che è usato per fare magneti per auto ibride e Smartphone, è salito a 3.600 dollari al chilo, contro i 300 dollari al kg di un anno fa, mentre al neodimio, utilizzato anch'esso nei magneti, si aggira sui  450  dollari al kg, contro i 45 dollari dell'anno scorso.
C'è da rimarcare il fatto  che i giapponesi hanno sperimentato il riciclaggio delle terre rare, come alternativa, oltre che andare alla ricerca di localizzazioni ove investire in progetti di esplorazione  in tutto il mondo. E' chiaro che vogliono raggiungere l'indipendenza dal cappio stretto dalla Cina. Questi materiali sono molto, molto critici per l'economia giapponese.
Con una stima da 80 a 100 miliardi di tonnellate di terre rare contenute nei depositi sottomarini quantificato  dai giapponesi si può dire che  sono certamente più importanti di tutti i depositi che si trovato sul terreno solido, asciutto, ma la fattibilità della raccolta dei metalli da fanghi di mare è meno chiara ed evidente. 

Secondo gli scienziati giapponesi, è semplicemente una questione di pompaggio del materiale dal fondo dell'oceano ed 'utilizzare un composto acido per estrarre le terre rare dal fango. Facile a dirsi.

Ma gli stessi analisti non sono così sicuri di poterlo fare se non con modalità molto costose.
Canada Minerali Nautilus prevede di sviluppare un progetto di estrazione di rame sottomarino al largo delle coste di Papua Nuova Guinea, ed i diamanti  al largo della costa della Namibia. Ma con centinaia di aziende impegnate ad esplorare e sviluppare processi estrattivi di depositi di terre rare su un terreno solido, gli analisti dicono che il valore delle miniere di metalli subacqueo rimane piuttosto oscuro.

Comunque, gli analisti concordemente dicono che è necessario sfruttare miniere che siano situate al di fuori della Cina, e la prima scelta per molti è rappresentata dalla Molycorp, che prevede di avviare le sue miniere di Mountain Pass in California il prossimo anno, con una produzione di 40.000 tonnellate all'anno entro la fine del 2013 . 

La rivale Lynas, che possiede in Australia le miniere di Mount Weld, prevede di iniziare la produzione entro la fine dell'anno, a colpi di 22.000 tonnellate   ogni anno dal 2013. 

Altre piccole compagnie come Avalon, Rare Element Resources and Great Western Minerals sono tutti in fila in attesa della loro parte negli affari. 

La domanda globale di circa 130.000 tonnellate nel 2010 è destinata a crescere rapidamente nei prossimi cinque anni, e Molycorp insieme con Lynas  sono in grado di produrre circa un terzo delle necessità del mondo.

Se il Giappone riuscirà a sviluppare i giacimenti in acque profonde, potrebbe entrare in produzione entro cinque o 10 anni, questo rappresenterebbe una grande fonte di approvvigionamento. Solo un chilometro quadrato (0,4 miglia quadrate) di depositi saranno in grado di fornire un quinto degli attuali consumi mondiali annui, secondo  l'Università di Tokyo. 

Eppure, i produttori di terre rare ed esploratori di nuovi siti non sono intimoriti dalla possibilità della futura concorrenza dalle miniere in mare aperto ed alcuni sussurrano la loro perplessità raccontando che si aspettano di vedere calamari giganti e mostri preistorici risalire dal fondo del mare piuttosto che le terre rare.



- Terre rare, surplus nel 2013
- La Cina non avrà più il monopolio delle terre rare, alternative e progetti
-  Le "terre rare" e il palladio sintetico
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domenica 15 maggio 2011

Terre rare, surplus nel 2013

Noi di MondoElettrico ne avevamo parlato nel Dicembre del 2010 di un problema di reperimento degli elementi essenziale per produrre alcuni componenti per l'industria elettronica di oggi. 

"La Cina ha attualmente bloccato il mercato dei materiali terre rare: nel 2009 ha fornito il 95 % della produzione mondiale con 120.000 tonnellate. Questa concentrazione dell'offerta è diventata uno dei maggiori problemi negli ultimi mesi, soprattutto dopo che la Cina ne ha temporaneamente bloccato l'esportazione in Giappone nel mese di settembre. Di conseguenza il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (DOE) ha rilasciato un documento per una strategia di materiali considerati critici per il fatto che possono essere soggetti al "rischio di interruzione di fornitura" a breve termine. La domanda mondiale di elementi delle terre rare è stata di 125.000 tonnellate nel 2010 ed è previsto in progressivo aumento fino a 225.000 tonnellate entro il 2015. "


Le cose sembrano essere cambiate almeno secondo una nota di ricerca rilasciata da Goldman Sachs nella quale si rileva che la carenza di offerta di terre rare raggiungerà probabilmente il suo apice di quest'anno, prima di trasformarsi in un avanzo entro il 2013

Gli analisti di Goldman hanno costruito le loro proiezioni sulla base di prove del fatto che molte aziende occidentali hanno cominciato a mettere in produzione le loro proprie miniere, oltre a processi produttivi sempre più efficienti, in risposta alla posizione dominante di mercato della Cina. Oggi la Repubblica popolare produce la maggior parte di quei minerali costituiti da terre rare, un gruppo di 17 elementi, che vengono utilizzati per la fabbricazione di molti dei televisori a schermo piatto, veicoli ibridi e cellulari che abbiamo imparato a conoscere e ad amare. 

Nel corso di pochi anni, la Cina ha solo ha consolidato la sua presa di potere sul settore, grazie alle politiche economiche volte a nazionalizzare le miniere private e di applicazione di quote restrittiva per l'esportazione.

 Come risultato che a livello mondiale i prezzi delle terre rare sono saliti alle stelle, costringendo le compagnie minerarie negli Stati Uniti e altrove a guardare dentro i propri confini e decidere di minare i propri giacimenti. L'unico aspetto negativo, però, è che anche se l'offerta globale entro i prossimi due anni sarà inferiore alla domanda  i prezzi probabilmente non sono destinati a raffreddarsi fino al 2015. Ma almeno l'orizzonte appare più luminoso di quanto non sia stato negli ultimi mesi.

Fonte: The Wall Street Journal attraverso Engadget


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