Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


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venerdì 25 febbraio 2011

L'Europa sostiene l'impegno della Bulgaria sui veicoli elettrici

"La decisione della Bulgaria di promuovere la produzione e la distribuzione di auto elettriche è un segnale importante per l'immagine del paese, che è all'avanguardia nella politica europea in un'economia efficiente senza inquinamento.

La Commissione Europea sosterrà e lavorerà mano nella mano con il governo bulgaro nella politica di introduzione di veicoli elettrici. Ha detto questo venerdì a Sofia il vicepresidente dell’UE Antonio Tajani, euro commissario per l'Industria e l'imprenditoria. Si trovava in Bulgaria su invito del ministro Traykov per partecipare alla conferenza internazionale "auto elettriche - le sfide della nuova mobilità". Tajani ha elogiato la decisione del governo bulgaro di impegnarsi attivamente in questa industria.

L’euro commissario ha presentato una proposta agli organismi specializzati della UE per la preparazione, prima della pausa estiva, di norme generali per la standardizzazione e la ricarica di auto elettriche, in modo che ogni europeo possa viaggiare attraverso le frontiere senza problemi.

"Questo settore è una grande chance per l'economia europea e per la Bulgaria. Si tratta di una nuova industria che combina la tecnologia innovativa e favorisce lo sviluppo di altre aree che portano un maggiore valore aggiunto all'economia, alla scienza, allo sviluppo, all'istruzione, alle industrie high-tech, ha detto il ministro dell'Economia e dell'Energia, Traycho Traykov. La Bulgaria è uno dei 9 paesi che hanno firmato una dichiarazione congiunta sulla mobilità elettrica in Europa. Speriamo che entro la metà dell'anno si disporrà di norme comuni per la produzione e la ricarica di auto elettriche", ha detto Traykov.

Il primo ministro Boyko Borisov ha sottolineato che 20 anni fa la Bulgaria stessa ha rinunciato alla sua leadership nella produzione di autocarri elettrici e ora deve tornare a occupare quelle posizioni. Le automobili elettriche sono appunto il mezzo che può utilizzare almeno il 20-30% dell'energia elettrica generata, che ora non possiamo sfruttare appieno. Lo stato è pronto ad aiutare questi progetti, ha assicurato il primo ministro. 

Lo stato delle infrastrutture è stato un altro argomento chiave delle conversazioni tra il premier Borisov, il commissario Tajani e il ministro Traykov. Ciò è fondamentale per lo sviluppo del turismo e di ogni attività economica. Il premier Borisov ha chiesto aiuti da Bruxelles per la costruzione della superstrada Hemus. “Potete contarci”, ha promesso Tajani.
La Bulgaria ha già avviato due progetti di produzione di trasporti ecologici a Lovech e Stara Zagora. Il primo è in partnership con la Cina, il paese con il più alto consumo di auto elettriche. Il secondo è per l'assemblaggio di vetture ad elettricità con una capacità stimata di 5000 all'anno. Il Ministero dell'Economia stimolerà il settore con misure nell'ambito della promozione degli investimenti e leggi future sulle innovazioni. Al momento è in corso una procedura anche tramite il PO “concorrenzialità” per un totale di 100 milioni di leva per le piccole e medie imprese della sfera dell’alta tecnologia. In linea con i consumatori il sostegno è effettuato congiuntamente con le altre istituzioni pubbliche ed enti locali, per sovvenzionare gli acquisti e gli incentivi fiscali, fornendo spazi di parcheggio gratuiti, servizi taxi differenziati, ecc.

Fonte: Sofia Oggi - il primo quotidiano in lingua italiana
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mercoledì 19 gennaio 2011

Sempre più approssimative le strategie per la costruzione di centrali nucleari

Nel sito web serbo Radio Sbrija in lingua italiana leggiamo un articolo dal titolo COSTRUZIONE DELLA CENTRALE NUCLEARE IN BULGARIA  riguardante l'ipotesi di un nuovo impianto, “Belene”, da realizzare nel territorio bulgaro al quale il Governo serbo vuol  partecipare  finanziariamente con un 5%.
La corrente prodotta dalla centrale “Belene” potrà essere utilizzata per una centrale idroelettrica a doppio bacino. Durante la notte l'acqua del secondo bacino dovrebbe essere trasferita, accumulata, nel bacino più in alto, per generare nuovamente corrente elettrica durante la maggiore richiesta diurna.

Gli ecologisti serbi e bulgari sono contrari alla costruzione del nucleare, e come uno dei motivi dicono che la Bulgaria non ha una strategia per il deposito dei rifiuti nucleari da “Belene”, mentre gli ecologisti bulgari hanno avvertito che il sito su cui si dovrebbe costruire il nucleare, non è adatto, perché in quella zona sono frequenti i terremoti

La centrale nucleare “Belene” avrà una potenza di 1.060 megawatt sufficiente per compensare la riduzione della capacità per la produzione di corrente elettrica in Bulgaria, creatosi con il spegnimento prematuro del reattore nella centrale nucleare “Kozloduj”. La costruzione del nucleare nel nord della Bulgaria, accanto al Danubio, è stata concordata con l'impresa russa “Atomstrojeksport”. 

Per la realizzazione di questo grande progetto energetico, alla Bulgaria è necessario un partner strategico, perché la compagnia tedesca RWE, si è ritirata nell’autunno del 2009. La costruzione della centrale nucleare “Belene” iniziò nel 1981, ma venne fermata 10 anni per motivi finanziari. I lavori sono ripartiti nell'autunno del 2008.  

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Riassumendo. Uno. Una centrale nuova va a sostituire una che è stato deciso di disattivare prima del termine preventivato riguardo la sua vita operativa. Ciò avrà comportato un più basso ritorno economico nell'investimento ed una conseguente spesa per la cosiddetta decommissioning. Due. La nuova centrale non ha partner economici privati disposti a investire sul nucleare. Se lo saranno posto il problema ma soprattutto se la saranno data una risposta? La risposta è semplice, non offre vantaggi economici per gli investitori puri senza contributi esterni, occulti, governativi. Tre. Non sanno dove smaltire le scorie radioattive residuali, ma non sono gli unici. Non lo sanno neppure gli americani, i francesi, gli svizzeri ... ecc.. Nessuno ha trovato un luogo sicuro, un sito definitivo, dove mettere un grammo del combustibile radioattivo esausto per isolarlo per i millenni futuri.
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