Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


giovedì 12 luglio 2012

Il programma cinese sullo sviluppo dei veicoli elettrici

Il Governo cinese getta il dado sul tappeto  puntando sulle vere nuove tecnologie innovative che hanno 'come destino' quello di conquistare il pianeta. Andando oltre la (mia) forzata retorica trionfalistica e tornando con i piedi sulla terra  confermo però la sostanza di quanto ho scritto. Francamente non vedo come non si possa non pensare ad un futuro dominato dai veicoli elettrici. Mi sembra del tutto naturale che i cinesi guardino in direzione della tecnologia dei trasporti elettrici su gomma predisponendosi, programmando un futuro che li veda protagonisti sia come produttori che 'consumatori'.  Questa lungimirante prospettiva è stata annunciata ufficialmente con una dichiarazione d'intenti: "Il Consiglio di Stato sul rilascio  di un piano industriale di sviluppo sul risparmio energetico e sulle nuove energie automotive  (2012-2020)" firmato da Il Consiglio di Stato a metà del 28 giugno 2002 e diffuso nel sito istituzionale ufficiale governativo cinese.   

Risparmio energetico e nuove energie automotive piano di sviluppo industriale (2012-2020)
L'industria automobilistica è un settore importante, pilastro dell'economia nazionale, svolge un ruolo importante nello sviluppo economico e sociale. Con lo sviluppo costante, la rapida crescita economica e l'urbanizzazione sta accelerando un periodo di lunga durata nel quale la domanda futura di auto continuerà a mantenere lo slancio della crescita, dove la carenza di energia risultante e i problemi di inquinamento ambientale diventeranno sempre più prominenti. Accelerare la crescita e lo sviluppo di automobili a minor consumo e veicoli basati sulle nuove energie, sarà in grado di alleviare la pressione della richiesta di 'energia e dell'ambiente, urgente quindi è il compito di promuovere lo sviluppo sostenibile dell'industria automobilistica, ma anche di accelerare la trasformazione e riqualificazione del settore automobilistico, adottando nuovi punti di crescita economica sfruttando un vantaggio competitivo internazionale con iniziative strategiche. Al fine di attuare ciò il Consiglio di Stato attua decisioni formulando piani e mette in opera le disposizioni per lo sviluppo strategico di nuovi settori industriali e il rafforzamento e della conservazione dell'energia, per accelerare la coltivazione e lo sviluppo dell'industria energetica basata sul risparmio energetico e nuove strategie automotive con pianificazione del periodo che va dal 2012 al 2020.
In primo luogo, lo stato di sviluppo di nuovi veicoli che utilizzino energia con un nuovo sistema di alimentazione totalmente o parzialmente dipendenti delle nuove tecnologie di motorizzazione  tra cui i veicoli esclusivamente elettrici, ibridi plug-in e celle a combustibile. Si attuerà l'obiettivo del risparmio energetico con veicoli ad energie nuove per ridurre il consumo di carburante, per facilitare la contraddizione della domanda di combustibili fossili, ridurre le emissioni e migliorare l'ambiente atmosferico, promuovendo il progresso tecnico nel settore automobilistico, l'ottimizzazione e il potenziamento di importanti iniziative. Veicoli elettrici  ad energie nuove dovranno crescere in Cina dopo le esperienze passate, dopo quasi 10 anni di ricerca e sviluppo e dimostrazione, con lo sviluppo industriale basato su batterie, motori, controller elettronico, integrazione dei sistemi e di altre tecnologie chiave per raggiungere progressi significativi, vere e proprie auto elettriche e veicoli plug-in ibridi immessi sul mercato.
In secondo luogo, l'ideologia guida e principi di base .
Il  completamente del concetto scientifico di sviluppo, per alimentare e sviluppare il risparmio energetico e la industria automobilistica  ad energia nuova come un compito importante per accelerare la trasformazione dello sviluppo economico sulla base delle condizioni nazionali di base industriale, coordinando lo sviluppo finalizzato al il mercato, orientando l'innovazione in settori chiave, dove le imprese giocano il ruolo principale, intensificando il sostegno politico, per creare un ambiente favorevole allo sviluppo, migliorando il livello di risparmio energetico, l'innovazione e l'industrializzazione di veicoli a nuova energia, promuovendo l'ottimizzazione e il potenziamento del settore automobilistico, migliorando la competitività globale dell'industria automobilistica.
In terzo luogo, il percorso tecnico. 
Innescare lo sviluppo dei veicoli a nuova energia ristrutturando l'orientamento dell'industria automobilistica strategica, concentrandosi sulla promozione dei veicoli esclusivamente elettrici e  ibridi plug-in, promuovendo veicoli ibridi  non-plug-in  a risparmio energetico dei veicoli con motore a combustione interna e migliorando il livello complessivo tecnologico dell'industria automobilistica.

L'obiettivo principale. 
L'industrializzazione è un progresso significativo e la produzione deve permettere il raggiungimento del target di vendita di 500.000  veicoli elettrici e plug-in veicoli ibridi entro il 2015. Entro il 2020, la capacità produttiva dei veicoli esclusivamente elettrici e plug-in dovrà raggiungere 2 milioni di unità, mente la produzione cumulativa e la vendita dovrà essere di oltre 5 milioni autoveicoli, considerando anche i veicoli a celle a combustibile e l'idrogeno.


Naturalmente il Programma cinese è ben fornito di concetti fondamentali quali: accelerare la crescita e lo sviluppo di una nuova industria energetica automotive alimentando lo sviluppo dell'industria automobilistica a nuova energia, promuovere l'accesso universale alle automobili ad alta efficienza energetica e promuovere l'adeguamento tecnologico del settore automobilistico. Fare pieno uso delle risorse globali per l'innovazione, svolgere il ruolo di pianificazione e orientamento con incentivi politici, favorire la tecnologia e le risorse di aggregazione del settore per favorire lo sviluppo e la produzione  di veicoli ad energie nuove a risparmio energetico, guidare il mercato consumer, accelerare la costruzione di impianti di ricarica, la promozione di strutture e di ricarica smart grid, strutturare l'orientamento dell'industria automobilistica strategica, concentrarsi sulla promozione dell'industria che produce veicoli esclusivamente elettrici e ibridi plug-in, la promozione dei produttori dei veicoli ibridi non-plug-in con motore a combustione interna  a risparmio energetico, migliorare il livello complessivo tecnologico della nostra (cinese) industria automobilistica, programmare la ricerca scientifica e i layout industriali, sviluppare i sistemi di gestione della batteria, alimentare il riciclaggio, istituire sinergie a cascata delle batterie dalla produzione al sistema di riciclaggio, chiarire le responsabilità, i diritti e gli obblighi delle parti,  rafforzare il sostegno finanziario dei servizi.


Se avessi sentito una sola parola spesa da parte di uno dei nostri ministri, passati e presenti, dello Sviluppo Tecnologico lontanamente riconducibile al progetto cinese sui veicoli elettrici ........

Un "bel futuro" di retroguardia ci attende!.Indietro tutta!


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mercoledì 11 luglio 2012

La produzione di energia elettrica da rinnovabili di Giugno in Italia

Dopo avere visto quelli che sono stati i consumi di energia elettrica nel post di ieri ( ), oggi prendiamo in esame la produzione di energia elettrica in Italia in particolare quella prodotta da fonti rinnovabili. I dati sono sempre quelli forniti da Terna e messi a disposizione nel loro sito web.

Si rileva un cospicuo aumento della produzione grazie al fotovoltaico + 183,4 % e un piccola crescita anche dell'eolico +7,7%, mentre l'idroelettrica e la geotermica regrediscono rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Non mi spiego il (sia pur leggerissimo) ripiegamento quantitativo della produzione FV rispetto al mese precedente (Maggio) quando raggiunse i 2.063 MWh contro i 2.049 di Giugno.

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Ancora una volta è evidente il grande contributo del solare FV alla produzione nelle ore di punta. Questo significa consumare milioni di barili di petrolio e metri cubi di gas di provenienza straniera, a vantaggio della nostra bilancia dei pagamenti è anche minor inquinamento ambientale compreso quello dei gas climalteranti.

Qui sotto il diagramma di fabbisogno nel giorno di punta del mese di giugno 2012
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L'ultimo (nostro) grafico mette in fila i mesi per  la produzione da rinnovabili.

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martedì 10 luglio 2012

Consumi di energia elettrica in Italia: -0,8% a giugno

Nel mese di giugno 2012 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 27,3 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione dello 0,8% rispetto a giugno dello scorso anno.
Depurata da un debole effetto della temperatura, la variazione della domanda elettrica di giugno 2012 diventa -0,9%. Con una temperatura media mensile leggermente superiore a quella di giugno dell'anno scorso, si è infatti avuto lo stesso numero di giorni lavorativi (21).
I 27,3 miliardi di kWh richiesti nel mese di giugno 2012 sono distribuiti per il 46% al Nord, per il 29,5% al Centro e per il 24,5% al Sud.
A livello territoriale, la variazione della domanda si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -0,9% al Nord, +0,5% al Centro, -1,4% al Sud.
Nel mese di giugno 2012 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per un 88% con produzione nazionale e per la quota restante (12%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (24,2 miliardi di kWh) è diminuita dello 0,3% rispetto a giugno 2011. Sono in crescita le fonti di:
produzione eolica (+7,7%) e
fotovoltaica (+183,4%),
in flessione le fonti
idrica (-15,6%),
termica (-3%) e
geotermica (-2,3%).

Nel primo semestre del 2012, la domanda di energia elettrica in Italia è risultata in calo del 2,8% rispetto ai valori del corrispondente periodo dell'anno precedente; a parità di calendario il valore è -3,3%.
In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di giugno 2012 rispetto al mese precedente è stata pari a +1,8%. Il profilo del trend si riporta su un andamento stazionario.

 Roma, 5 luglio 2012 – Comunicato Stampa  Terna

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 Qui di seguito un nostro grafico che riassume l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006. Non occorre dire che continua la tendenza verso la diminuzione dei consumi.

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 Un altro grafico che raggruppa i consumi per anno solare, per verificare la tendenza mese su mese.

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lunedì 9 luglio 2012

La crisi della benzina è (e sarà) colpa dei v.e.

La diminuzione dei prezzi  dei carburanti  alla pompa in Giappone non è causata solo dall'abbassamento dei costi del greggio  ma anche dalla grande diffusione di veicoli 'verdi' ad alta efficienza che del  combustibile fossile  possono fare benissimo generando quindi un abbassamento della domanda di benzina. Questo è ciò che  rileva una nuova ricerca di Nikkei degli ultimi giorni ed è subito rimbalzato in articoli un po' in tutto il mondo del settore.
Il prezzo della benzina non è mai stato così basso in Giappone negli ultimi 16 mesi, secondo l'Agenzia per le Risorse Naturali e Energia., toccando i 139,8 yen al litro (1,430 euro/litro). La crisi economica degli esercenti dei distributori di benzina è causata dalle automobili ecologiche di nuova generazione, inclusi i veicoli elettrici puri o ibridi e a fuel-cell, che stanno diventando sempre più popolari in quel Paese, come abbiamo segnalato nel nostro post, "Prius in vetta" che qualche giorno fa sanciva l'estremo interesse dei giapponesi verso i veicoli ibridi dimostrato dalla conquista per il terzo mese consecutivo dei primi due posti in classifica delle auto più vendute, ulteriore passo in avanti considerando che la Prius ibrida conserva ormai da anni la vetta in modo quasi continuativo.
Secondo Nikkei sarà una escalation da qui al 2030 e questa prospettiva getta nel terrore i produttori petroliferi. La previsione vede che la domanda di prodotti petroliferi in Giappone sarà pari a 130 milioni di chilolitri nell'anno fiscale 2030, ma  la Petroleum Association del Giappone ha dichiarato che  per assicurare forniture stabili occorre che la domanda sia di 180 milioni di chilolitri. Ahia! Già la crisi attuale ha fatto sì che il numero delle stazioni di rifornimento di benzina in Giappone sia scesa a  circa 38.000 ( 31 Marzo 2011) in calo rispetto alle 60.000 e più nel 1995, secondo il Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria.

In Giappone si sta manifestando una crisi dei prodotti petroliferi che però intacca molto secondariamente il mercato, o se volete l'uso delle auto, spingendo la produzione di mezzi a basso consumo energetico. Anche questa è innovazione, spostare la produzione verso una tecnologia nuova, inesorabilmente vincente e non continuare a lamentarci rimanendo seduti in attesa dello sfacelo.



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domenica 8 luglio 2012

Il picco del petrolio e il ritorno degli abbondantisti

Una nota di Aspo Italia pubblicata su Qualenergia il 6 luglio 2012 e Risorse, Economia e Ambiente - Il blog di ASPO-Italia, sezione italiana dell'associazione internazionale per lo studio del picco del petrolio e del gas (ASPO)

Dal tempo della prima grande crisi del petrolio, cominciata nel 1973, la percezione del problema della disponibilità di petrolio ha un andamento ciclico. Ottimismo e pessimismo sembrano dipendere più che altro dai prezzi, non tanto dal loro valore assoluto quanto dalla loro tendenza al rialzo o al ribasso: quando i prezzi sono in salita si sente di più la voce dei “catastrofisti”; il contrario accade quando scendono, con gli “abbondantisti” che si fanno sentire maggiormente.

La recente tendenza al calo dei prezzi petroliferi, che pure rimangono molto alti rispetto a quelli precedenti il 2004, sembra aver innescato una nuova fase di ottimismo, ben rappresentata dalle posizioni espresse recentemente da Leonardo Maugeri; ma non solo da lui, si veda per esempio la relazione annuale di Pasquale De Vita dell’Unione Petrolifera.


Ci troviamo oggi in una situazione estremamente complessa per quanto riguarda il futuro estrattivo di petrolio e gas naturale. Se da una parte vediamo consolidarsi la tendenza al declino delle fonti convenzionali, dall’altra l’industria ha fatto grandi investimenti in impianti e nuove tecnologie, soprattutto per sviluppare fonti non convenzionali (olii pesanti, tight oil, deep water, ecc.) di combustibili liquidi la cui produzione è in netta crescita.

In certe aree, come negli Stati Uniti, si è vista addirittura una crescita inaspettata dei volumi estratti, che ha interrotto una tendenza al declino invariata da decenni. L’industria petrolifera mondiale non è stata in grado di mantenere la crescita della produzione globale (sostanzialmente statica da ormai 5-6 anni) che perdurava dal tempo della prima crisi del petrolio, ma è riuscita perlomeno a evitarne il declino, cioè ad allontanare il picco globale di produzione.

Secondo la linea di pensiero di Maugeri, se i prezzi si mantengono alti continuerà l’espansione delle risorse non convenzionali, e così non solo non avremo il picco a breve scadenza, ma vedremo un aumento netto di produzione di combustibili liquidi da qui al 2020.

In un suo recente documento si osserva giustamente che i giorni del petrolio a 10 dollari al barile sono probabilmente finiti, e che quello oggi costoso potrebbe diventare domani a buon mercato grazie all’innovazione tecnologica; tuttavia i 70 dollari indicati come limite inferiore per supportare questo nuovo boom estrattivo potrebbero esser mal digeriti da un sistema economico già in affanno. L’analisi ignora poi i fattori fisici legati all’estrazione, in particolare il rapporto fra l’energia spesa per estrarre petrolio e quella ottenuta dallo stesso.

Tale rapporto, generalmente indicato come EROEI (Energy Return On Energy Invested), per i petroli non convenzionali dell’attuale nuova nuova produzione si colloca nell’intervallo fra 1,5 e 5. Tale dato deve essere confrontato con i valori di EROEI del greggio convenzionale, che si attestano oggi su valori fino a un ordine di grandezza maggiori, mentre se si confrontano i valori di EROEI del petrolio non-convenzionale estratto attualmente con quelli del petrolio prodotto nella prima metà del secolo scorso, si scende di oltre due ordini di grandezza.

Assistiamo dunque a un indubbio successo dell’industria petrolifera, consistente nel mantenere inalterato il livello di produzione dei volumi di combustibili liquidi, ma senza menzione riguardo al declino dell’energia netta che tali combustibili sono in grado di fornire. Infatti, se con un valore di EROEI = 20 l’energia netta disponibile è pari al 95% di quella totale ricavata, nel caso in cui tale valore sia 5 si scende all’80% e al di sotto di 2 l’energia netta si riduce a meno del 50%.

Questa è la realtà fisica del concetto di esaurimento delle risorse petrolifere. Il problema non è la loro fine, ma il fatto che costano sempre più energia per essere estratte e dunque costano sempre più care, al netto dei singulti speculativi sui mercati delle commodities.

Inoltre l’impiego di tecnologie sempre più raffinate e complesse, necessarie per superare le crescenti difficoltà che si incontrano nello sfruttamento dei pozzi, aumenta la tensione del sistema. Quando risulterà impossibile andare oltre, non potrà che determinarsi un crollo rovinoso dei quantitativi estratti. Di tutto ciò, nel documento di Maugeri non vi è traccia.

La diversa visione del mondo che noi abbiamo rispetto agli abbondantisti, fra i quali poniamo De Vita e Maugeri, si riassume in due frasi diverse e allo stesso tempo simili: per gli ottimisti “c’è ancora molto petrolio e dunque non ci sono problemi”; per noi “c’è ancora molto petrolio, ma ci sono dei problemi”.

Cosa ci possiamo aspettare per il futuro in definitiva? Come sempre, fare previsioni è pericoloso ma una cosa è certa: il petrolio non è mai stato gratis e questo fatto non è destinato a cambiare; in futuro il prezzo aumenterà via via che ne resta di meno. E a un certo punto scopriremo che non possiamo più permettercelo. Questo è quello che sta succedendo in Italia dove da anni stiamo assistendo a un declino dei consumi petroliferi in corrispondenza dell’aumento dei prezzi sul mercato internazionale. Da noi, il picco del petrolio è già arrivato nel 2002.

Quanto esposto si limita a considerare la questione energetica. Se si vogliono esaminare anche gli aspetti più generali di overshoot ecologico della società globale, si dovrebbe dire: “c’è ancora molto petrolio e dunque ci sono problemi”. Perché, se proveremo a sfruttare le riserve non convenzionali fino alle estreme conseguenze, i costi economici, ecologici e sociali dell'atto finale dell'era delle fonti fossili, già oggi molto alti, diventeranno insostenibili (Global Footprint Network. Annual report 2011).



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sabato 7 luglio 2012

Post oil man

:-)


Un grassoccio uomo di mezza età alla guida di un ciclo generatore elettrico, ansimando continuamente, col battito udibile del suo cuore, ci racconta il motivo per cui sta facendo questo.
Ha ha ha. Yeah! Un sacco di gente pensa che io sia un idiota. ridete ridete ma vedremo chi riderà per ultimo. Hey. Scommetto che hanno pensato che anche Noè fosse un idiota....mi sto preparando ora... si, continuate a ridere... io continuo ad ammassare riserve per dopo... troppe persone consumano troppo petrolio ... ci crediate o no... è finito tutto ! Sei in un brusco risveglio ..stiamo parlando di tenebre...tutto nella tua vita dipende dal petrolio... cosa succede senza di esso? bene, ora si sta già vedendo l'inizio...le guerre per il petrolio, i prezzi elevati...pensate che siano un mucchio di sciocchezze ... questi sono fatti ... disordini e l'anarchia totale, una lotta per la sopravvivenza. .. niente cibo, niente acqua, non ci sono più crociere ai Caraibi o voli per Parigi per fare lo shopping ... un inferno... non si potrà guidare più verso il centro commerciale ... se ci fosse ancora qualcosa da comprare lì... voglio dire che stiamo parlando della fine della vita come noi la conosciamo... senza petrolio faremo un passo indietro di duecento anni... se non peggio... la maggior parte di voi tutti non è preparato per questo... io sarò pronto... distillerò whiskey ocra ...diventerò l'uomo più ricco della contea, perché quando questa nuova epoca buia arriverà ubriacarsi sarà l'ultimo piacere che ci resterà.

La trascrizione:

(Ansimando)
He a he a he.
Ha ha ha.

Yeah! A lot of people think I am an idiot.
But we'll see who gets the last laugh.
Hey. I bet they thought Noah was an idiot too.
But just you wait.
My ark will be out there poled on Texas with a mass of chickens and goats.
Gee. If you think I'm a fool when you're opening that last can of beans and I'm sitting on ten acres of corn and suchini.
When you are burning down your house in suburbia I'll be as snug as a bug in my dug-out with ochre growing down the roof.
Yeah. You'll remember those laughs when you're trying to drink piss and my wind mill is pumping a bath tub full of water.
You see I am getting ready now.
Learning all about farming and canning, hunting and trapping, bicycling and recycling.
And there'll be the day when you're trying to eat your car seat and I'll be dining on Jack Rabbit and beer.
So go right ahead and laugh.
I don't really care because while you're laughing I am stocking up.
On seed and tools and books, gun and ammo, bows and arrows, and lots of rope and wire and duct tape. That always comes in handy.
But I admit.
I'm not quite ready yet for this new dark age.
I've gotta get in better shape since ten years from now life won't be for the weak.
I mean this ain't like that silly Y2K paranoia or something as simple as nuclear war.
Even the bird flu would look like blessing spirit compared to this.
No. This is reality.
And the proof is all around.
You see the last hundred years of comfort prosperity on this planet.
That was just a freak of nature.
A lucky break that we burned up faster than a stick of dynamite stuck up the time-line of man.
It's just a plain and simple fact.
Too many people using too much oil.
And believe it or not. It's all gone!
Now if you think that's a bunch of baloney then you just haven't heard the facts.
And believe you me.
You're in for a rude awakening.
We're talking darkness.
Everything in your life depends on oil.
And what happens without it?
Well, you're already seeing the beginning.
The oil wars, high prices.
Then there'll come the riots and total anarchy, a fight for survival.
No food, no water.
No Caribbean cruises or flying off to Paris for shopping.
Hell. You couldn't even drive to the mall if there were something to buy there.
I mean we're talking the end of life as we know it.
Without oil we'll be stepping back two hundred years.
Except worse. Because most of you all won't be prepared for it.
But me on the other hand, I'll be ready.
And this fool even has new career in life.
Distilling ochra whiskey.
And I'll be the richest man in the county because when this new dark age comes he-a-he-a-he getting drunk will be about the only pleasure left.
he-a-he-a-he
Heeeea...


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venerdì 6 luglio 2012

Prius in vetta

Quanti mesi sono che la Prius è in testa alle vendite di auto in Giappone. Oramai ho perso il conto. Da quando ho iniziato a registrare i dati della JADA ( Japan Automobile Dealers Association) e a metterli in fila nei miei grafici a partire dal Gennaio 2009, è più facile dire quanti mesi non è stata prima in classifica.

La novità che non è più novità è il secondo posto di un'altra vettura ibrida, la stessa da tre mesi a questa parte.

I numeri. Le Prius immatricolate a Giugno in Giappone sono state 28.456 unità, mentre il modello Aqua, sempre della Toyota, ha immatricolato 25.079 auto. 

Ecco i grafici.



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giovedì 5 luglio 2012

Fame di terre rare

La questione delle 'terre rare' è diventato un problema per il Giappone da quando la Cina ha deciso di contingentarle limitando l'esortazione ad un certo quantitativo determinato di anno in anno.
Come sappiamo le terre rare sono necessarie e indispensabili per alcune parti dei prodotti high-tech di cui il Giappone è un grande consumatore per la realizzazione di strumenti e beni che pi vengono esportati in tutto il mondo. C'è chi dice che per alcuni anni a venire vi sarà un surplus a causa del rallentamento dell'economia a livello globale ma solo a pensare ad un possibile pericolo di non riuscire a produrre perché mancano questi elementi indispensabili ha messo in agitazione non solo il Giappone ma anche altre grandi nazioni. Gli Usa hanno trovato una parziale soluzione andando a rivangare negli scarti di miniere aperte al fine di estrarre altri minerali. Altre attività illegali non possono tranquillizzare il mondo produttivo nel momento in cui tornasse prepotentemente la richiesta di prodotti tecnologici, cioè non si può fare affidamento ai  pirati delle miniere delle terre rare e neppure a surrogati quali gli elementi sintetici o sostituendoli grazie alla ricerca nei laboratori nazionali. Quindi il Giappone va alla ricerca di partner diversificando la provenienza delle terre rare come l'india o il  Kazakistan per il  disprosio o a caccia di grandi quantità nei fondali marini del Pacifico più o meno lontano dalle proprie coste nelle isole dell'arcipelago nipponico.
Uno di questi 'campi fertili' con grande disponibilità di minerali è stato individuato  l'anno scorso dai ricercatori nipponici  in mare aperto nell'Oceano Pacifico, una quantità tale stimata per oltre 200 anni di consumo interno in Giappone. I ricercatori, guidati da Yasuhiro Kato (raffigurato nella foto in alto a destra), professore di risorse della terra presso l'Università di Tokyo, hanno prelevato campioni di fango per essere analizzati in quattro posizioni dai fondali da circa 5.600 a 5.800 metri di profondità intorno Minamitorishima, un'isola a circa 2.000 chilometri a sudest di Tokyo nella catena di isole Ogasawara. Secondo l'analisi, i minerali, le terre rare, le cui concentrazioni sono state misurate fino a 1.700 parti per milione (ppm) sono contenute in uno starato di fango di 30 metri di spessore di fango prelevato da un fondo del mare a circa 310 chilometri a sud ovest di Minamitorishima. Le concentrazioni medie sono superiori a 1.000 ppm, e a giudicare da tali ricerche si stima che i letti marini fangosi  contengono i minerali distribuiti su una vasta area di 1.000 chilometri quadrati nel mare e che la quantità dei depositi raggiunge 6,8 milioni di tonnellate. Una notevole quantità considerando che nel 2010, il consumo interno di  terre rare in Giappone era di circa 27.000 tonnellate. Questa è l'aspetto positivo della notizia, mentre il lato negativo viene dal fatto che l'estrazione dal mare profondo pone sfide importanti rispetto ai campi di sfruttamento terrestri richiedendo un'ulteriore sviluppo di tecnologia estrattiva e investimenti massicci, con prospettive di successo del tutto incerte. Tuttavia, sia l'industria che il primo ministro ministro Yukio Edano hanno espresso la volontà di continuare la ricerca nei fondali oceanici durante una conferenza stampa tenuta il 29 Giugno u.s. per verificare la quantità di terre rare che riuscirà a prelevare.



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mercoledì 4 luglio 2012

3000 EV per Sette-Undici

Costa 668.000 yen, 6.650 euro. COMs è un 'quadriciclo' il veicolo elettrico ad un solo posto della Toyota Auto Body Co. in grado di percorre circa 50 km a ricarica,  scelto dalla Seven-Eleven Japan Co. per trasportare i propri prodotti alle case e agli uffici dei propri clienti.

Toyota noleggerà 3000 EV di questo tipo alla Seven-Eleven in Giappone nei prossimi due anni.

Altre caratteristico del COMs, prese dalle FAQ del sito Internet della Toyota, sono relative alla velocità massima di 60 km/h, 30 kg di carico trasportabile, 6 ore di ricarica se le batterie sono completamente scariche al costo totale di 80 yen, 8 eurocent.

C'è anche un bel video:


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martedì 3 luglio 2012

Auto immatricolate a giugno, un tragico -24,4 %

"Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dato la propria sentenza sui numeri" dice l’UNRAE, l'Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia, in un comunicato stampa di ieri.
Così l'auto entra nella seconda parte dell'anno con 200.000 immatricolazioni in meno dei primi 6 mesi dello scorso anno, nel complesso 814.179 unità e una flessione del 19,7%, con un risultato che nel solo giugno ha evidenziato un calo del 24,4% e 128.388 auto targate. Anche la raccolta ordini, frutto di un primo scambio fra UNRAE ed ANFIA, segna nel mese una flessione di oltre il 32% e circa 103.000 contratti, che portano il cumulato del 1° semestre a circa 768.000 unità, in calo del 22% rispetto al gennaio-giugno 2011.

A fronte di 8,7 miliardi di euro di maggior introito fiscale previsto dalle due manovre (estate 2011 e Salva Italia), lo Stato ha in realtà perso:
- 1,25 miliardi di minor gettito IVA nei primi 6 mesi; saranno 2,3 miliardi a fine anno, l’equivalente di una piccola manovra;
- 65 milioni di euro di minor incasso IPT in 6 mesi, con una previsione di mancato introito a fine anno pari a 100 milioni di euro, rispetto allo scorso anno, nonostante il passaggio da IPT fissa a IPT a “geografia variabile”, che avrebbe dovuto assicurare un aumento di oltre 400 milioni alle casse delle province;
- Superbollo: dei 168 milioni di euro previsti, lo Stato ne perderà più di 100;

L'ora è fuggita.

Ricordiamo che a maggio si era registrato un calo del 18,75% (Demotorizzazione dell'Italia - 2) continuazione del crollo di Aprile Il mercato dell'auto affonda: -18 % , del Marzo Auto, il grande tonfo e lo scacco matto (-26,7%), febbraio - 18,9%.

I nostri grafichetti esplicativi.

 Cliccare per ingrandire

Che si inventeranno per farci comprare l'auto nuova? Una ennesima rottamazione? Il premio assicurativo a carico del produttore dell'auto? La benzina a 1 euro per 3 anni ? ma per un numero limitato di chilometri (forse non ce ne accorgeremo). Il costo zero dell'autostrada per chi si ferma all'autogrill per comprare noccioline, bruscolini e  cocco bello? Chissà! Ci vediamo dopo la spending review, dopo il 2012 ... o il 2013... o dopo il 2015. Bye bye.

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domenica 1 luglio 2012

Il nucleare giapponese tra riavvii (pochi), proteste, ombre ed exit strategy

A pochi giorni dal riavvio di due reattori della centrale nucleare di Oi nella Prefettura di Fukui, già oggi si è vista un Giappone una opposizione al nucleare che mai avremmo supposto precedentemente. Una protesta simile e diversa a quella dei manifestanti NoTAV della nostra Val di Susa che ha visto il blocco di una strada che porta allo stabilimento e scontri con la polizia antisommossa. Ieri più di 100 persone (a fianco la foto di Asahi Shimbun) prima hanno bloccato l'unica via che conduce alla centrale nucleare di Oi, gestita dalla Kansai Electric Power Co. altrettante oggi si sono confrontate con la polizia sotto la pioggia al grido "No al riavvio!". Altre centinaia di persone sono sulla stessa linea di opposizione al nucleare in tutto il Paese.
Tutto questo proprio quando un gruppo trasversale ai partiti di parlamentari contrari al nucleare ha rivelato ufficialmente che i reattori  nucleari n. 1 e n. 2  della centrale nucleare  di Oi   sono i più pericolosi del Giappone, secondo un partito trasversale gruppo di parlamentari contrari al nucleare. Nove uomini politici di sette partiti politici, hanno classificato la minaccia dei 50 reattori della nazione su una scala di 10 punti. Oi ha due reattori tra i più vecchi, più di 30 anni di vita, che si trovano sulle linee di faglia che alcuni scienziati dicono che essere attive, sono stati considerati più pericolosi dei reattori  n. 1, n. 2 di Fukushima e degli impianti di Onagawa, che hanno subito danni dal Grande  Terremoto in Giappone nel marzo dello scorso anno. I reattori  n. 1 e n. 2 di Oi non sono attualmente in linea e non ci sono piani per renderli produttivi, mentre  i reattori 3 e 4 presso lo stesso impianto, in servizio per 20 anni o meno, sono in fase di riavvio nel mese di luglio.
Il Giappone si trova di fronte ad una scelta. Abbandonare il nucleare, immediatamente o gradualmente. In un caso o nell'altro la scelta è tra il PIL (-7%) e la sopravvivenza economica o mettere a repentaglio la vita,  l'esistenza della popolazione oggi e nei secoli futuri. Il Giappone rischia di prendere un 45 trilioni di yen (564 miliardi dollari) per la sua economia se abbandona la produzione di energia nucleare entro il 2030. Questo è il dato presentato da un gruppo di ministri del Governo che sorvegliano la riscrittura della strategia energetica della nazione.Il completo abbandono dell'energia nucleare è solo una delle tre opzioni strategiche prescelte dal Consiglio Energia e Ambiente come base di discussione di due mesi di consultazione pubblica sulla politica energetica che è iniziato il 29 giugno. 

Ultima ora. Non finiscono mai i problemi alla centrale nucleare di Fukushima.  Il sistema di raffreddamento primario della piscina del combustibile esausto del reattore n. 4 della centrale nucleare di Fukushima è rimasto inattivo per un giorno, ma adesso (1 Luglio) sembra che i tecnici della Tepco siano stati capaci farlo ripartire.

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venerdì 29 giugno 2012

Batterie nichel-ferro, un ritorno dal passato

La foto dell'auto che vedete raffigurata qui accanto è del 1910 per ricordare ciò che avvenne in quella data. Lo si capisce leggendo il cartello  "1000 miles endurance run Bailey electric Edison Battery".
Poco più di 100 anni fa l'auto elettrica riusci a percorrere la bellezza di 1600 chilometri con una batteria ideata da Thomas Edison  utilizzando elettrodi di nichel e ferro immersi in un mezzo alcalino.
Questa tecnologia prende nuova vita oggi, con nuovi elettrodi sviluppati presso la Stanford University (un'università privata degli Stati Uniti, situata in California, nella Contea di Santa Clara, a circa 60 chilometri a sud di San Francisco) che permettono alla batteria di essere caricata e scaricata molto più rapidamente di quanto non accadesse nelle vecchie versioni di un secolo fa.
Un team guidato dal chimico Hongjie Dai dello  Precourt Institute for Energy (PIE) di  Stanford ha utilizzato  il carbonio  per migliorare la conducibilità elettrica degli elettrodi  facendo 'crescere' nanocristalli di ossido di ferro su fogli di grafene (fogli di carbonio di solo atomo di spessore) per un elettrodo e nanocristalli di idrossido di nichel su multistrati di nanotubi di carbonio, ciascuno composto da circa 10 fogli concentrici di grafene laminato.
La rivista scientifica Nature ha comunicato che mercoledì della settimana scorsa  il team ha testato un prototipo di batteria con una potenza e capacità sufficiente a far funzionare una torcia elettrica. La batteria può essere completamente ricaricata in soli 2 minuti ed essere scaricata in 30 secondi, circa 1.000 volte più velocemente di una batteria convenzionale Edison. Naturalmente i ricercatori sono sicuri che la tecnologia è scalabile  facilmente per la produzione di batterie più grandi da utilizzare sia per l'accumulo stazionario sia per i veicoli elettrici. Le batterie più grandi, probabilmente non potranno essere utilizzate per alimentare le auto elettriche da sole a causa della la loro densità di energia che non è sufficientemente alta, ma potrebbe assistere le batterie agli ioni di litio, dando loro una 'spinta' di potenza per una accelerazione più pungente e per l'accumulo di energia con la frenata rigenerativa.  Un accoppiamento del tutto simile, quindi, alle batterie al litio in 'simbiosi' con i supercapacitori, tutto sta a vedere quanto vantaggiosa sia la produzione e l'utilizzo delle batterie nichel-ferro dal punto di vista economico. Sicuramente gli elementi essenziali che la costituiscono sono abbastanza comuni in natura, ferro e nichel, il grafene, inoltre, non è costoso da produrre a livello industriale.


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mercoledì 27 giugno 2012

Batterie, un premio all'innovazione

L'innovazione applicata alle batterie (flow batteries) sviluppata da Yan Wang, assistente professore di ingegneria meccanica presso WPI - Worcester Polytechnic Institute e direttore dell'università Electrochemical Energy Laboratory, sostituisce le soluzioni elettrolitiche tipicamente utilizzati in batterie di flusso con sospensioni  che contengono particelle di nichel e zinco. Le batterie di flusso, ricaricabili, sono sistemi energetici che possono essere utilizzati per immagazzinare l'energia elettrica prodotta da impianti di energia eolica e solare hanno ricevuto il  2012 Catalyst Award da parte del Massachusetts Clean Energy Center
Un premio di 40.000 dollari che sosterrà la ricerca per lavorare sulla nuova tecnologia  che promette di accumulare energia significativamente più alto in unità di volume/peso (10 volte), densità di potenza (2,5 volte) e cicli di vita più lunghi rispetto alle batterie convenzionali di flusso conosciute fino ad adesso ad un costo significativamente inferiore. La caratteristica delle batterie di flusso è di avere una soluzione elettrolitica che scorre attraverso una cella elettrochimica che converte l'energia chimica in energia elettrica, con la possibilità di essere un sistema reversibile ovvero accumulare di nuovo energia elettrica se immessa nell'elettrolita.
La simbiosi che si avrebbe tra la produzione di energia dalle fonti rinnovabili e l'accumulo della stessa in sistemi economici che utilizzano materia prima  facilmente reperibile risulterà vincente per rendere disponibile l'energia l momento in cui si richiede per gli utilizzi quotidiani nell'industria e per le abitazioni private.


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sabato 23 giugno 2012

Non si fermaranno facilmente i rinoceronti in corsa

Negli ultimi giorni abbiamo preso in considerazione argomenti di grande rilevanza economica e sociale che incidono e incideranno significativamente nella nostra vita futura.
Il tema della cancerogenicità degli scarichi dei motori diesel WHO, i motori diesel provocano il cancro! Ora come la mettiamo?  una notizia ripresa dai giornali ma in modo del tutto marginale, sfiorandola appena senza lasciare un segno, un interesse da parte dei vari legislatori nazionali per porre delle azioni atte a salvaguardare la salute dei cittadini. Risultato evidente dell'assenza di qualsivoglia azione è che alle lobby e ai politici non gliene importa un fico secco della salute dei cittadini.
Altro argomento è quello che risolve il problema nucleare nel peggiore dei modi possibili. Non facendo nulla.  Nessuno sarà in grado di mettere in sicurezza le centrali nucleari, nessuno avrà le risorse economiche per smantellarle e isolare i materiali edili e fissili per centinaia di anni isolandoli dall'ambiente. Nucleare, si chiude per debiti.
Adesso siamo arrivati al punto cruciale nel quale ci si rende conto che le fonti rinnovabili possono avere un ruolo determinante nel risolvere il problema energetico insieme a quello dell'inquinamento, ma a scapito delle fonti tradizionali, inquinanti e dissipatorie, (Falliscono le centrali a petrolio e presto anche quelle nucleari) per cui nascono le reazioni organizzate di alcune lobby affaristiche ancora molto potenti che tentano di fare ostruzionismo e resistenza.


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venerdì 22 giugno 2012

Falliscono le centrali a petrolio e presto anche quelle nucleari

Tutti i nodi vengono al pettine. Prima o poi. Il nuke giapponese è rimasto incastrato tra i denti del pettine, lo si scriveva pochi giorni fa su questo blog con il post intitolato Nucleare, si chiude per debiti.
Ora tocca alle centrali a petrolio scontrarsi con la dura realtà dei tanto decantati 'mercati'. Il picco del petrolio e l'energia alternativa prodotta dalle rinnovabili spezza i denti alle anziane, austere (?), dissipatorie, imprese dei produttori nazionali che utilizzano olio combustibile per produrre energia elettrica. Devono chiudere per fallimento? Fallimento? Si, falliscono per colpa dei mercati, l'energia prodotta dal fotovoltaico nelle ore migliori della giornata e dall'eolico induce le centrali ad olio combustibile, le più inquinanti insieme a quelle a carbone, ad essere utilizzate al minimo e quasi solo in caso di emergenza. In questo modo, però, non riescono a coprire i costi di gestione e stanno per chiudere. Inesorabilmente. 
Un articolo dell'International Business Times  spiega esattamente cosa sta succedendo: "La domanda più bassa di energia a causa della crisi economica e l'abbondanza di energia elettrica prodotta dal fotovoltaico, che ha priorità sulla rete elettrica, fanno si che le termoelettriche stiano ferme a guardare mentre le rinnovabili si prendono i ricavi maggiori perché producono soprattutto quando c'è maggiore richiesta di energia: a cavallo di mezzogiorno. Si chiama "peak shaving", tradotto "concorrenza brutale al picco di domanda dell'energia elettrica".  
Tre centrali termoelettriche stanno per chiudere.
L'articolo così continua: "Edipower potrebbe chiudere la termoelettrica a olio combustibile di San Filippo del Mela, a Milazzo in provincia di Messina. Un impianto molto grosso, da 1.280 MW che negli ultimi anni ha avuto più di un problema a ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale, e nonostante l'aggiornamento dei filtri la popolazione locale è in subbuglio da anni.
La seconda è quella a carbone di Brindisi, ha la stessa potenza: 1.280 MW. Anch'essa ha i filtri anti inquinamento e altrettante contestazioni da parte della popolazione locale. Nel 2005 viene sequestrata dalla magistratura perché non a norma e l'impianto viene momentaneamente spento. Poi riparte a mezza potenza.
Ce n'è una terza: Api chiuderà a Falconara raffineria e centrale elettrica dal 2013 e dovrà rinunciare al progetto delle due centrali da 520 e 60 mgw in programma per la zona. Anche se si parla di una sospensione e di progetti non ancora decollati, si tratta di un altro segnale negativo per il termoelettrico italiano."

Pensate, qualcuno pensa di riconvertire le centrali in inceneritori. Falliranno ancora.

A meno che. A meno che i soliti noti non riescano a bloccare la crescita delle rinnovabili a prescindere dall'ormai loro evidente convenienza per il fatto che verrebbe meno il loro business, il loro guadagno. Tutto questo a scapito della collettività. 


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giovedì 21 giugno 2012

Vince un'auto ibrida alla "24 Ore di Le Mans", storico!

Vince un'auto ibrida giapponese?

No, tedesca.

E' l'Audi R18 e-tron quattro la prima auto ibrida a vincere la famosa gara di durata francese nell'autodromo all'autodromo di Le Mans. Prima, ma anche seconda.

La trazione alle ruote posteriori è data da un motore turbodiesel di 3,7 litri da 380 kW di potenza a cui si aggiungono due motori elettrici da 75 kW piazzati ciascuno sulle ruote anteriori per un totale elettrico di 150 kW di potenza.

Niente batterie per l'accumulo di energia ma un volano in fibra di carbonio (flywheel) che immagazzina l'energia prodotta nelle decelerazioni e la restituisce per le accelerazioni brucianti quando si superano i 120 km/h.

Per chi fosse interessato ai dati relativi alla gara si possono leggere nel sito web del Circuito, a me, francamente, non interessano se non per il fatto che la tecnologia della trazione elettrica (sia pur parziale, derivata dal sistema KERS) è vincente anche nelle 'vecchie' impostazioni automotive.

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