Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


domenica 10 febbraio 2013

1,5 milioni di veicoli elettrici in California

La California ed in particolare il suo governatore  Jerry Brown hanno redatto un piano d'azione grazie al quale verranno messi su strada un milione di veicoli a basso o nullo impatto ambientale entro il 2020 e 1.500.000 veicoli entro il 2025.

Il piano d'azione prende il titolo di "2013 ZEV Action Plan: A roadmap toward 1.5 million zero-emission vehicles on California roadways by 2025" e ha come progressione prima di tutto quella di impegnare la propria amministrazione ad acquistare veicoli ZEV (zero emission vehicles) pari al 10% entro il 2015 per raggiungere il 25% entro il 2025 e incrementare gli acquisti di veicoli elettrici da parte dei privati in tutto lo stato.

Nel piano vengono delineate le azioni raggruppate in quattro grandi obiettivi che il governo dello stato ha attualmente in corso o intende intraprendere per espandere il mercato ZEV: 
  •  - Completare le infrastrutture necessarie e la pianificazione 
  •  - Espandere la consapevolezza dei consumatori e la domanda 
  •  - Convertire le flotte 
  •  - Creare e far crescere il numero di posti di lavoro e gli investimenti nel settore privato.

I mezzi che dovranno percorrere le strade californiane avendo un incremento numerico e percentuale sono essenzialmente di tre tipologie: i veicoli elettrici puri a batteria (BEV), i veicoli ibridi plug-in (PHEV), i veicoli elettrici alimentati da fuel-cell (FCEV), includendo non solo le auto ma anche gli autocarri e gli autobus per il trasporto pubblico..



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sabato 9 febbraio 2013

La disfatta della produzione industriale, indietro di 22 anni, - 6,7% nel 2012

Alla fine di gennaio abbiamo messo insieme i dati dei consumi, dell'occupazione e della produzione industriale che dimostrano la situazione emergenziale in cui è caduta l'Italia . Giù i consumi di petrolio (- 11,1 %) e
giù i consumi dei carburanti (-10.5%),
giù le immatricolazioni delle auto (- 22,5%),
giù il mercato degli autocarri va peggio delle auto: -31,6%
giù il consumo di energia elettrica (-5,6 %)
giù la produzione industriale (-7,6)
 e i consumi del gas metano (-3,2) .

Continuiamo a seguire ancora lo srotolare di cifre negative relative al mese di Gennaio dell'anno nuovo ed i dati che escono via via relativi alla fine dello scorso anno. Abbiamo già visto l'ennesima crisi dell'auto con un -17,6 delle immatricolazioni, e del consumo di gas -7%, i consumi di energia elettrica (-2% o -2,4%). Proseguiamo l'analisi con un altro crollo, quello relativo alla produzione industriale nel resoconto Istat uscito ieri per il mese di Dicembre con -6,6%. Mai così in basso negli ultimo 22 anni. Torniamo indietro al 1990. con un decremento annuo (2012) del 6.7%.

A dicembre 2012 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,4% rispetto a novembre. Nel trimestre ottobre-dicembre l'indice ha registrato una flessione del 2,2% rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre l'indice è diminuito del 6,6% in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 20 di dicembre 2011). Nella media dell'intero anno 2012 l'indice segna una diminuzione del 6,7% rispetto all'anno precedente.

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a dicembre 2012, variazioni tendenziali negative in tutti i raggruppamenti principali di industrie. Le diminuzioni più marcate riguardano i beni intermedi (-9,4%) e i beni di consumo (-7,7%), mentre flessioni più contenute si rilevano per l'energia (-3,7%) e per i beni strumentali (-2,5%).

Nel confronto tendenziale si rilevano flessioni in tutti i settori dell'industria. Le diminuzioni più ampie riguardano la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-16,8%), l'industria del legno, della carta e stampa (-11,4%), l'attività estrattiva (-10,8%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,7%).

I nostri grafici.



  Riassumendo ancora i numeri di Gennaio 2013:
con la crisi dell'auto  -17,6 delle immatricolazioni,
del consumo di gas -7%,
dei consumi di energia elettrica (-2% o -2,4%) e
della produzione industriale -6,7 di Dicembre 2012.

Aggiornamenti del 9/2/2103.

Crisi, Confcommercio: "Mai così male da 50 anni"
Tutte le principali voci di consumo hanno registrato un segno negativo
I consumi nel 2012 hanno registrato "la maggiore contrazione degli ultimi 50 anni e per il 2013 si registreranno analoghe performace". Dal 'Rapporto Consumi 2012'.

Federalberghi lancia l'allarme. «Mai inizio di anno così negativo»
Gennaio da dimenticare: crollano le presenze degli ospiti italiani (-9,6%) e degli arrivi dei turisti stranieri (-1,1%)

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venerdì 8 febbraio 2013

I numeri strepitosi delle immatricolazioni di auto ibride in Giappone

Mentre la produzione di veicoli in Giappone è scesa dell 17,2% nel mese di dicembre, purtuttavia l'intero anno 2012 vede una progressione del 18,4% rispetto all'anno precedente, come pure è aumentato il numero delle vetture estere importate, +9,8% ed  è il settimo mese consecutivo di crescita in questo segmento di mercato.
Volkswagen è diventato il produttore di autovetture più importate in Giappone il mese scorso, con una penetrazione del 20,6%, seguita da Nissan (15,1%) e Mercedes-Benz (11,6%).
Ma sono le vetture ibride e le mini vetture a basso consumo a dominare il mercato delle immatricolazioni giapponesi. Lo confermano i dati pubblicati da JADA (Japan Automobile Dealers Association) nel proprio sito web per il mese di Gennaio. I numeri danno ragione a chi ha investito e creduto nelle auto ibride, in particolar modo la Toyota che risulta essere ancora ai primi due posti con due suoi modelli ibridi di punta,  l'Aqua con 22.466 auto, e la Prius con 17.733 unità.

Tanto per far capire di che numeri si parla, la Panda e la Punto, che sono i modelli di auto più venduti in Italia (con motore termico), hanno immatricolato rispettivamente 9.560  e 6.268 unità, mentre le ibride le più vendute in Italia sono 3 modelli della Toyota, la Yaris con 359, l' Auris con 335 e seppur distanziata la Prius con 79. 

Sono ormai quattro mesi che l'Aqua ha superato la Prius nelle vendite, 10 mesi che le ibride sono prima e seconda nella classifica delle vendite. 

Questi che seguono sono i nostri grafici realizzati con i dati della suddetta JADA.




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giovedì 7 febbraio 2013

Immagazzinare energia su un'isola artificiale

Appare come un'idea bizzarra quella di immagazzinare energia su un'isola artificiale, un atollo a pochi chilometri dalla costa nel Mare del Nord. L'energia prodotta da un parco eolico pompando l'acqua quando questa non può essere immessa in rete nelle ore notturne o quando la richiesta è bassa.

Questa energia potenziale verrebbe riutilizzata nelle ore di punta così come si fa oggi con l'energia idroelettrica a doppio bacino, dopo averla immagazzinata durante le altre fasce orarie di minor consumo grazie a ponti turbine capaci di pompare l'acqua in un serbatoio più in alto del livello del mare di una quindicina di metri. La posizione dell'atollo dovrebbe essere a tre chilometri dalla costa in mare aperto ed avere una larghezza di  2,4 chilometri di larghezza, secondo un progetto di massima fornito dall'ufficio di   Johan Vande Lanotte, Membro del governo belga e vice primo ministro.

MIT Technology Review, che ha diffuso la notizia nel proprio sito web non ha commentato, ha solo concluso dichiarando che il costo dell'energia così immagazzinata dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 dollari a kWh. Conveniente, quindi.... se funzionasse.

Aspettiamo fiduciosi la realizzazione e le verifiche sul 'campo'.



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mercoledì 6 febbraio 2013

Consumi di energia elettrica in Italia: -2% a Gennaio

Nel mese di gennaio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 27,5 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione del 2% rispetto a gennaio dello scorso anno.

Depurata dagli effetti di temperatura e calendario, la variazione della domanda elettrica di gennaio 2013 diventa -2,4%. Rispetto al corrispondente mese di gennaio del 2012, quest’anno si è infatti avuto un giorno di lavoro in più (22 vs 21) ma una temperatura media mensile di circa mezzo grado superiore.

I 27,5 miliardi di kWh richiesti nel mese di gennaio 2013 sono distribuiti per il 46% al Nord, per il 30% al Centro e per il 24% al Sud.

A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -0,7% al Nord, -1,7% al Centro e -4,8% al Sud.

Nel mese di gennaio 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’85,1% con produzione nazionale e per la quota restante (14,9%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

In dettaglio, la produzione nazionale netta (23,6 miliardi di kWh) è calata del 2,4% rispetto a gennaio 2012.

Sono in crescita le fonti :
idroelettrica 3.299 GWh (+36,6%),
eolica 1.767 GWh (+ 40,8 %)
in flessione
fotovoltaica 761 GWh (-6,6%). 

mentre la geotermica è in flessione 442 GWh (-3,1%).
 e
termoelettrica (-9,9%),


In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di gennaio 2013 rispetto al mese precedente è stata pari a +0,8%. Il profilo del trend si mantiene tuttavia su un percorso di lenta decrescita.

 Comunicato Stampa Terna - Roma, 4 febbraio 2013


------------- o 0 O 0 o --------------


I grafici, da noi realizzati grazie ai dati di Terna, ci permettono  di seguire l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006 e in particolare evidenziano il trend verso il basso.






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martedì 5 febbraio 2013

Alla ricerca di celle fotovoltaiche sempre più sottili

Circa 100.000 tonnellate di silicio vengono prodotte e consumate ogni anno. Silicio con una purezza pari al 99,9999% per essere utilizzato nell'industria fotovoltaica in particolare. Silicio puro che deve essere creato in fonderie a 2.000 gradi Celsius che richiedono un sacco di energia.  I cilindri di silicio prodotto in fonderia devono essere tagliati in fette sottili ma questo comporta una perdita di materiale sotto forma di polvere in peso pari alla quantità di silicio utilizzato. Per farla breve, metà del silicio viene sprecata, metà diventa celle solari. Il che è ovviamente qualcosa di fondamentalmente sbagliato quando la metà del silicio deve essere gettato via durante il processo di produzione . 
Adesso, Erik Marstein, responsabile del Centro di Ricerca norvegese per tecnologia delle celle solari, responsabile della ricerca per l'unità di cella solare presso l'Istituto per le tecnologie energetiche (IFE) a Kjeller al di fuori di Oslo, e Professore Associato presso il Dipartimento di Fisica presso l'Università di Oslo (UIO) insieme al professor Aasmund Sudbø che lavora presso il Dipartimento di Fisica presso UiO stanno sviluppando la prossima generazione di celle solari che possono essere 20 volte più sottili rispetto agli attuali celle solari, mantenendo la stessa qualità di produzione di energia elettrica, con una serie di accorgimenti e tecnologie che porteranno ad un  consumo di silicio ridotto del 95 per cento
Il problema è che più sottili sono le piastre e meno possibilità hanno di intrappolare la luce nelle diverse lunghezze d'onda. La luce blu ha una lunghezza d'onda molto più breve di quella rossa. La luce blu può essere intercettata da piastre che sono solo pochi micrometri di spessore. Al fine di intrappolare la luce rossa, la piastra di silicio deve essere quasi un millimetro di spessore. Per la luce a infrarossi, la piastra deve essere ancora più spessa. Ma una serie di espedienti farà in modo che sia raggiunto l'obiettivo, come una superficie specchiante che raddoppierebbe lo spessore, ma a spese dell'efficienza (70-80%), o un'altra opzione è quella di coprire l'intero foglio posteriore con  microsfere  (di plastica) Uglestad, una invenzione norvegese del secolo precedente. Un ulteriore campo di indagine è quello di rendere asimmetriche le rientranze micrometriche sul retro della fetta di silicio. Cilindri, coni e semisfere sono forme simmetriche, ma mettendo insieme strutture che rompono la simmetria possono intrappolare ancora di più della luce del sole, il che significa che 20 celle solari con micrometriche rientranze simmetriche micro sono efficaci come 16 piastre micrometriche con rientranze asimmetrici. Ciò significa che il consumo di silicio può essere ridotto di un altro 20 %.
In definitiva, secondo l'articolo su OilPrice, i ricercatori norvegesi saranno molto soddisfatti se le nuove celle solari avranno uno spessore di 30 micron. Anche noi.



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lunedì 4 febbraio 2013

I consumi del gas di Gennaio

Dobbiamo aspettare la fine del mese per avere i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico relativi al consumo di gas del mese precedente ma siamo in grado di avvicinarci alla realtà con i rilevamenti pubblicati dalla una società leader in Italia per il trasporto e dispacciamento di gas naturale. 
Nel mese di Gennaio è stato messo in rete circa il 7% in meno di gas rispetto allo stesso mese dell'anno passato, 9.432 milioni di metri cubi contro i 10.734. 
Come possiamo apprezzare dal solito grafico da noi preparato risulta evidente che la quantità consumata è la più bassa dal 2006 ad oggi, meno di otto anni fa.



Aggiungo il grafico che evidenzia la nostra produzione, mai tanto scarsa negli ultimo otto anni.


Il successivo grafico mostra la caduta repentina dal luglio 2008 ad oggi, dell'utilizzo del gas per la produzione di energia elettrica.


L'ultimo grafico conferma il consumo del gas ad uso industriale.

Tutto questo,secondo me, è da ricollegare ad una questione collegata e dipendente. Vediamo i grafici pubblicati nel nostro  recente post Energia, sempre meno. Riporto qui un solo gruppo di grafici.



No comment.


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domenica 3 febbraio 2013

Le immatricolazioni delle auto elettriche in Gennaio 2013

Nel mese di Gennaio sono state immatricolate in Italia 33 auto elettriche e 964 auto ibride, con un incremento del 131% di queste ultime nei confronti del Gennaio 2012 e un cale del 42% delle elettriche, secondo i dati forniti dall'UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia, nel proprio sito web.  
Il modello di maggior successo tra le all-electric è la Leaf della Nissan con 24 vetture, seguita dalla Ion della Peugeot e dalla Smart Fortwo, con 3 unità ciascuna.
Tra le ibride le più vendute sono 3 modelli della Toyota, la Yaris con 359, l' Auris con 335 e seppur distanziata la Prius con 79.

Grazie ai grafici da noi realizzati possiamo apprezzare l'andamento delle immatricolazioni negli anni solari che vanno dal 2010 ad oggi per ciascuna delle due categorie e la progressione mensile a partire dal Gennaio 2010.








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sabato 2 febbraio 2013

Il 2013 dell'auto inizia anche peggio, -17,6%

Come non dare ragione all'UNRAE, l’Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia, quando titola il suo comunicato stampa di ieri  "Il 2013 dell'auto inizia anche peggio "?


Infatti Gennaio chiude con il 18° calo a doppia cifra in due anni (2011-2013). Vedere a tal proposito il nostro grafico in fondo al post Le 113.525 unità immatricolate nel mese appena trascorso, infatti, indicano una flessione anche peggiore di quella del gennaio 2012 e pari al 17,6%, rispetto alle 137.745 dell’anno precedente, che a sua volta registrò – appunto - una flessione del 16,6%. Il calo rispetto al gennaio 2011 è quindi del 31,6%.
Gennaio vale storicamente il 10% dell’immatricolato dell’anno, "il consuntivo di questo mese proietterebbe a fine anno un risultato che non voglio nemmeno immaginare”, dice il Presidente dell'UNRAE e aggiunge "nessuno dei soggetti coinvolti in questa campagna elettorale abbia finora concretamente dato attenzione ad una filiera che dava lavoro a 1.200.000 persone, che contribuiva ad un gettito fiscale pari al 16,6% del totale e che valeva l’11,4% del PIL e come nessuno abbia dato rilievo alla crisi occupazionale della filiera automotive (circa 350 imprese chiuse nel 2012, con 10.000 nuovi disoccupati non coperti da supporti previdenziali)".
Dall’analisi della struttura del mercato emerge un andamento migliore della media nazionale per i segmenti delle city car e utilitarie che, complessivamente, raggiungono il 60% di quota sul totale, il miglior risultato di sempre, al di fuori del periodo incentivato 2009 e 2010. Tali segmenti beneficiano dell’effetto reddito in situazioni di difficoltà economiche e della presenza di modelli con motorizzazioni Gpl e metano che, nel mese, hanno ottenuto rispettivamente una quota del 9,8% e del 4,8%. Dall’analisi delle alimentazioni da segnalare anche la crescita del 132% delle ibride, grazie alla commercializzazione di importanti nuovi modelli, che raggiungono una quota quasi tripla dello 0,84%.

Sul fronte della tipologia di acquirente, si registrano tutte perdite a doppia cifra, in modo sostanziale per le società (-26,1%) ed il noleggio (-32,4%), questo ultimo per effetto di un assestamento stagionale. Di questa flessione ne risente particolarmente il Nord Est, area dove si concentrano ormai le immatricolazioni della maggior parte delle società di noleggio, che scende in gennaio del 23,7%, mentre le aree che avevano già subito lo scorso anno pesantissime flessioni (quali il Centro, il Sud e le Isole) contengono il calo e recuperano in rappresentatività sul totale.
In particolare, il Centro sembra stabilizzare il suo calo (-5,8% vs. Gen. 2012) per effetto della recente norma che prevede l’applicazione dell’IPT presso la provincia dove ha sede legale la Società. Ciò sta riportando al Centro, dalle provincie a statuto speciale, il flusso immatricolativo.

Il mercato dell’usato, infine, evidenzia una crescita del 6% con 370.141 trasferimenti di proprietà, al lordo delle minivolture, rispetto ai 349.222 dello stesso periodo dello scorso anno, che a sua volta aveva registrato una flessione del 4,3%.


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I nostri grafici
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Le percentuali mese su mese anno nel confronto con l'anno precedente.




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venerdì 1 febbraio 2013

Il 'riciclaggio' è un eufemismo. 70.000 tonnellate di rifiuti nucleari

Certamente ciò che si legge in giro non dovrebbe far dormire sogni tranquilli ad una persona razionale e consapevole del destino dei propri figli e delle generazioni future. Se fosse vero e non fosse offensivo per qualcuno direi che la questione è in mano a criminali. Mi riferisco ancora una volta ai rifiuti nucleari ed in particolare quello che scrivono su OilPrice.com.
Oak Ridge National Laboratory ha pubblicato un recente studio che ha stabilito che, se e quando (se e quando) gli Stati Uniti decidessero mai di perseguire effettivamente una tecnologia per riciclare i rifiuti nucleari, ci vorranno 20 anni per svilupparla. Sulla base di questa realtà si suggerisce che la quantità attuale di combustibile nucleare esaurito dovrebbe essere sepolto senza pensare minimamente del suo futuro recupero. Quindi sono da seppellire il 98% dei rifiuti nucleari delle circa 70 mila tonnellate utilizzando solo il 2% per la ricerca di quelle che saranno (?) le tecnologie di riciclaggio. Steven Chu, segretario per l'energia degli Stati Uniti, ritiene inoltre che i mezzi per riciclare i rifiuti nucleari sono troppo lontano nel tempo per permetterci di fare per qualsiasi considerazione al momento. 

Il 'riciclaggio' è un eufemismo.


Mali Martha Lightfoot, direttore esecutivo della Fondazione Helen Caldicott, dice che il riciclaggio è un eufemismo per il ritrattamento che a sua volta è uno dei peggiori inquinatori dell'atmosfera e dell'oceano, ed è un canale diretto alla proliferazione dell'inquinamento. Non risolve assolutamente nulla, tranne il risultato di dare denaro pubblico all'industria, sperperando il nostro denaro. 

...   le tecnologie di riciclaggio ...se e quando ...senza pensare minimamente del suo futuro recupero...


Poveri figli!



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giovedì 31 gennaio 2013

Energia, sempre meno

Prendendo in considerazione i dati separati emessi dal Ministero dello Sviluppo Economico circa il consumo del gas e del petrolio abbiamo realizzato un paio di grafici sommando il consumo italiano delle due risorse sommandole e ordinandoli nella stessa unità di misura, Mega Joule. 

No comment.






Per chiarire aggiungiamo i dati ISTAT che riguardano gli occupati, il taso di disoccupazione, la produzione industriale. Di nuovo, no comment.


Giù i consumi di petrolio (- 11,1 %) e
giù i consumi dei carburanti (-10.5%),
giù le immatricolazioni delle auto (- 22,5%),
giù il mercato degli autocarri va peggio delle auto: -31,6% 
giù il consumo di energia elettrica (-5,6 %)
giù la produzione industriale
e  i consumi del gas metano .




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mercoledì 30 gennaio 2013

Le difficoltà di smantellare le centrali atomiche

Tutte le centrali nucleari dovranno essere completamente smantellate prima o poi, impiegando decenni, a causa della contaminazione del reattore e delle strutture ed il trasporto del materiale inerte da qualche parte. Dove? Un redattore di Swissinfo è andato a cercare di capire cosa si deve fare presso un impianto atomico in pieno in Germania in piena decommissioning, di Mülheim-Kärlich sul Reno, a una cinquantina di chilometri a sud di Bonn. Le operazioni di demolizione  iniziate nel 2004 hanno occultato l'impianto che non è più visibile dall'esterno chiuso come è da  tende dotate di sistemi di aspirazione dell'aria, mentre  all'interno dell'edificio il reattore e le componenti metalliche vengono segate e e contemporaneamente pulite con potenti getti d'acqua ad alta pressione. Già spariti, in quanto smantellati, sono i motori, pompe, tubazioni e generatori di vapore. 13.000 tonnellate di materiale da portare all'esterno,  9'200 tonnellate sono già partite ma la quantità totale di materiale da portate via è la bellezza di  60.000 tonnellate. Una sfida enorme, che richiede tempo.
 Fuori dalla zona controllata, il materiale non è contaminato. La turbina e il generatore sono stati smontati e dovrebbero essere rimontati in Egitto. 13.000 tonnellate di materiale devono essere decontaminate dalle radiazioni e dimostrare che al momento sono esenti da contaminazione. Pulire significa irrorare con un getto d'acqua con una pressione fino a 2'000 bar che corrisponde a un getto d'acqua in un tubo di 20.000 metri di altezza. Ma delle circa 500.000 tonnellate di materiale e componenti dell'impianto di Mülheim-Kärlich, che devono essere smontate e smaltite, resteranno probabilmente 3'000 tonnellate di scorie radioattive.
Il terreno dove sorge la centrale diventerà un prato ma solo fra 20 anni . Deve passare attraverso un periodo di tempo nella cosiddetta fase di post-chiusura che dura fino a sette anni. Durante questo tempo, le barre di combustibile si raffreddano e vengono quindi rimosse. I lavori di demolizione devono essere approvati dalle autorità competenti e monitorati per tutta la loro durata. Si è dovuto creare ex novo anche la logistica per trasportare via il materiale che prima non esisteva con un impegno di 2 anni. Il materiale è accuratamente ordinato in base alla sua natura e riposto in contenitori  compatti, lunghi cesti, dalle dimensioni di 80 centimetri di larghezza e 120 centimetri di altezza. Ognuno di questi è controllato in un padiglione costruito appositamente a questo scopo, che dispone di un impianto di misurazione per verificare che non siano rimaste radiazioni. Il materiale viene infine portato via da un rottamaio e segue il normale percorso di riciclaggio, che a pieno regime raggiunge le cinque tonnellate di materiale al giorno
Una volta che l'edificio del reattore viene svuotato, rimangono ancora il reattore stesso e il suo guscio, con l'impiego di strumentazioni telecomandate a causa dei livelli di radiazione troppo elevati.

Il reattore deve essere smaltito in un deposito finale di scorie radioattive.

Dove va a finire il materiale decontaminato?

Il responsabile del progetto suppone  (suppone?) che il deposito finale sia una miniera abbandonata, la cui apertura è stata più volte rinviata, che entrerà in funzione al più presto nel 2025. Perciò stanno riflettendo se abbia senso smontare il reattore, scomporlo e trasportarlo ad un deposito di stoccaggio temporaneo, o se lasciarlo li dove è fino a quando il deposito finale potrà entrare in funzione. Bella soluzione!

Ma in sostanza la centrale tedesca ha prodotto corrente solo per 13 mesi, a causa di un errore delle autorità nel permesso di costruzione, nel 1988 ha dovuto essere spenta. Prima dell'inizio dei lavori di demolizione, nel 2004, sono dunque trascorsi 16 anni. Un lasso di tempo durante il quale gran parte degli elementi avevano superato la loro emivita. Con un periodo di emivita di 5 anni, la forza di radiazione era quindi già decaduta a un ottavo. Meno radiazioni significa meno contaminazione. Negli impianti che hanno funzionato a lungo, la contaminazione raggiunge la struttura dell'edificio. A un dato momento può esserci stata una fuga di vapore o una perdita. Così per esempio può essere stato contaminato l'intonaco o un pezzo di pavimento... da decontaminare. Se, ma, forse, supponendo. 




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martedì 29 gennaio 2013

Superconduttori per le turbine eoliche

Potrebbe essere una innovazione tecnologica non da poco. Turbine eoliche da 2 o 3 MW che si trasformano in generatori eolici da 10 MW di potenza semplicemente sostituendo il filo rame  con un filo superconduttore. Esso sarebbe  in grado di generare capi magnetici più potenti al ruotare delle pale grazie alla minor resistenza interna riducendo al contempo il peso e aumentando quindi l'efficienza. Purtroppo i materiali superconduttori hanno bisogno di temperature molto basse quindi la necessità di raffreddare il generatore. In Germania presso l'Istituto di tecnologia di Karlsruhe,   Holger Neumann  e in altri membri del consorzio Suprapower stanno scommettendo su un nuovo superconduttore   "ad alta temperatura" , diboruro di magnesio, che funziona a 20 gradi kelvin (-253.00° Celsius), leggero, facilmente malleabile, adatto per formare fili ed a buon mercato rispetto ai vecchi materiali superconduttori al niobio-titanio, che dovevano esserei raffreddati a 4 gradi kelvin (-269.00° Celsius). Questa differenza di temperatura che potrebbe non apparire molto significativa in effetti diventa importante considerando che richiede solo un settimo della potenza. per il raffreddamento rispetto ai  superconduttore al  niobio titanio. Per mantenere una temperatura così bassa sarà impiegato elio gassoso racchiuso in una camera a vuoto costituita da strati isolanti interni di plastica e titanio. Si dovranno affrontare e risolvere altri problemi come l'insolita proprietà dei superconduttori i quali riducono la loro proprietà di generare corrente in presenza di un campo magnetico. Ciò significa dover utilizzare più spire per compensare la perdita di corrente, che di fatto annullerebbe il vantaggio teorico della diminuzione del peso e renderebbe più costoso costruire le turbine. Questo problema sembra essere stato risolto negli Stati Uniti dove un team di ricerca presso l'Università di Houston, in Texas, grazie ad un finanziando dell'  Advanced Research Projects Agency - Energy, aggiungendo particelle di bario zirconate, 'grandi' 5 nanometri, al filo che elimina al 65 % il problema di riduzione di corrente.
Secondo Newscientist, la squadra degli Stati Uniti sostiene di essere in grado di costruire nel giro di pochi anni una loro  turbina eolica di 10 MW e  che le loro tecnologie e tecniche costruttive potrebbero  rendere attraente l'utilizzo di cavi superconduttori per la distribuzione di energia elettrica, non solo la generazione eolica.
Vedremo.


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lunedì 28 gennaio 2013

La benzina e il prezzo industriale, il petrolio e gli alimentari

Il prezzo della benzina che paghiamo alla pompa è dato dal costo della materia prima, cioè il petrolio, il costo della sua raffinazione, il trasporto, il ricavo delle compagnie petrolifere, le accise, l'IVA. Se escludiamo le ultime due voci, tutto il resto è racchiuso nel cosiddetto 'prezzo industriale'. Sicuramente le compagnie petrolifere tendono a far aumentare il più possibile i propri ricavi come avviene per qualsiasi altra impresa che si confronta con un mercato che non sia, del tutto, monopolistico. Certamente è ciò che avviene oggi in Italia in un confronto congiunturale nel quel si cerca di bilanciare la minor vendita del prodotto, il carburante per autotrazione, a causa della crisi economica evidenziata in altri post qui su MondoElettrico. Ma essenzialmente la lievitazione dei prezzi  viene massimamente dal costo della materia prima, il petrolio.

Se guardiamo i due grafici che seguono diventa del tutto evidente.

Nel primo grafico vediamo l'andamento dei prezzi mensili medi industriali della benzina dal 2004 al 2012 (in euro)


nel secondo grafico i prezzi medi annuali dal 1990 al 2012 (primi 11 mesi)

Questi grafici delineano un andamento che non è lontano da quello che è il prezzo del petrolio a livello internazionale. La realtà è questa, un'impennata costante, inesorabile. L'impennata non fa presagire cose positive per il futuro. Il petrolio continuerà a crescere di prezzo per varie ragioni la prima delle quali è data dall'esaurimento dei pozzi dai quali l'estrazione era facile, quelli nei quali il rapporto tra energia impiegata per l'estrazione e la quantità di petrolio grezzo estratta offriva un differenziale economicamente alto per il produttore. Adesso si devono ricercare altri pozzi in zone sempre più difficili da raggiungere e da trivellare e per farlo occorrono investimenti, risorse. In questi nuovi pozzi il differenziale è più basso quindi i costi di estrazione e i prezzi di acquisto aumentano. Insomma, l'era del petrolio a buon prezzo è finita. Troviamo alternative per non restare col cerino in mano. La soluzione. Le energie da fonte rinnovabile. Non c'è altra soluzione e dobbiamo fare presto. Si, perché un po' tutto è legato al prezzo dell'oro nero, nel bene (oramai passato) e nel male, come per esempio, e non è poco, il prezzo del cibo. Guardate come l'indice del prezzo degli alimenti diffuso dalla FAO ( Food and Agriculture Organization of the United Nations) sia una fotocopia dell'andamento prezzo del petrolio... logicamente.


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