Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


martedì 1 luglio 2008

Spagna. Zapatero: non costruiremo nuove centrali nucleari

Il premier: non prolungheremo esistenza di quelle attive. Il governo spagnolo non intende costruire nuovi centrali nucleari e non prolungherà l'esistenza delle otto centrali di cui dispone la Spagna. Lo ha dichiarato il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, in una intervista pubblicata oggi sul quotidiano "El Pais". "Noi abbiamo preso un impegno, che è quello di rispettare la durata di vita normale delle centrali, salvo necessità energetiche impellenti, e di non costruire nuove centrali nucleari", ha detto il premier socialista.
I socialisti, riconfermati al governo nelle elezioni politiche dello scorso marzo, si sono impegnati a eliminare progressivamente il nucleare. Ma ancora non hanno deciso se prolungare l'esistenza delle centrali attive nel Paese iberico. Le licenze di queste centrali scadranno tra il 2009 e il 2011, prima della fine del mandato dell'attuale legislatura, prevista nel 2012. L'energia nucleare è impopolare in Spagna, e il governo socialista si è concentrato sullo sviluppo di fonti alternative come l'eolico e il solare.

Qui
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lunedì 30 giugno 2008

Germania lancia un programma per lo sviluppo di veicoli ibridi

Martin Winterkorn presidente della Volkswagen dice: "il futuro appartiene ai veicoli tuttoelettrici".

Il governo tedesco e i partner industriali, tra cui auto gigante Volkswagen ha lanciato un programma per incoraggiare lo sviluppo di veicoli ibridi più rispettosi dell'ambiente. Ministro ambiente Sigmar Gabriel ha promesso 15 milioni di euro per un progetto della durata di quattro anni per la realizzazione di prototipi in grado di caricare le batterie utilizzando fonti energetiche rinnovabili come il vento o il sole. Un altro obiettivo è quello di sviluppare batterie avanzate per i veicoli. Martin Winterkorn presidente della VW ha detto che, mentre la benzina o il gasolio alimenteranno le auto per poco tempo ancora "il futuro appartiene ai veicoli tuttoelettrici". La più grande casa automobilistica europea prevede di offrire un tale modello nel 2010, così come il rivale tedesco Daimler.

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domenica 29 giugno 2008

C'è anche chi predica male ma razzola bene

Chi? Il Ministro della Repubblica Italiana Scajola, quello del primo mattone della prima centrale nucleare.

Non si direbbe, eppure il ministro allo sviluppo economico Claudio Scajola è un grande sostenitore delle rinnovabili: dopo il fotovoltaico, avrebbe deciso di installare nella propria casa di Imperia anche una pala eolica di piccola taglia prodotta in Giappone. Il colpo di fulmine sarebbe avvenuto nel corso di una riunione dei ministri dell’Energia del G8 ad Aomori, nel Giappone del Nord. Le aziende locali hanno presentato in quella occasione una serie di prototipi e di ritrovati tecnologici che hanno attirato le attenzioni del ministro.

qui Solplesa! Scajola si installa in casa il minieolico giapponese


Comunque una notizia già segnalata da Debora Billi nel suo Blog 'Petrolio'

Scajola come Bush: energie rinnovabili sì... ma solo a casa sua!

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sabato 28 giugno 2008

Nucleare in USA e lo stoccaggio delle scorie radioattive?

Se fosse in Italia Obama sarebbe definito dai nostri nobili politicanti 'un ambientalista retrogrado e di sinistra'.

Obama attacca McCain sul nucleare,"e le scorie?"
Il tema dell'energia infiamma la campagna elettorale Usa: il candidato democratico Barack Obama e' tornato all'attacco in Nevada puntando il dito contro il piano di rilancio del nucleare dal rivale repubblicano John McCain. Il senatore dell'Arizona ha proposto la costruzione di 45 nuovi reattori nucleari entro il 2030 ma secondo Obama il suo progetto fa acqua perche' non prevede un piano di stoccaggio delle scorie. Obama ha cercato di far leva sulla forte opposizione suscitata proprio in Nevada dal discusso progetto di un sito di stoccaggio di scorie nucleari che dovrebbe sorgere nel sito della Yucca Mountain, a 150 chilometri da Las Vegas, e che dovrebbe accogliere migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi provenienti dai 104 reattori statunitensi e dalle armi smantellate, attualmente distribuiti in 121 depositi temporanei. Obama si e' opposto al progetto mentre McCain si e' detto favorevole. Il senatore dell'Illinois ha contestato anche la proposta del rivale di consentire piu' perforazioni petrolifere off-shore. "Ha senso quanto lo ha la sua proposta di costruire 45 nuovi reattori nucleari senza un piano di stoccaggio delle scorie in un altro posto piuttosto che qui a Yucca Mountain", ha detto Obama.


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Petrolio 142,60 $ al barile, è record

Chiusura ieri con un altro record assoluto del petrolio al Nymex New York dove è stato fissato a 140,21 dollari al barile, con un balzo di ben 5,09 dollari rispetto al giorno precedente, dopo avere toccato pochi minuti prima quota 142,60.

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venerdì 27 giugno 2008

Superior stabat lupus, longeque inferior agnus

Un grazie dal più profondo del cuore a quei santi uomini delle baleniere che massacrano quelle bestiacce che affamano i poveri della terra.
Della serie...non ci facciamo mancare nulla per evidenziare l'imbecillità umana.
Ricordate la locuzione latina Superior stabat lupus significa letteralmente il lupo stava più in alto. Si riferisce alla celebre favola di Fedro del lupo e dell'agnello che si abbeverano allo stesso torrente. Il lupo accusò l'agnello di sporcare l'acqua che lui stava bevendo, anche se la cosa era impossibile visto che egli si trovava più in alto dell'agnello...

Al 60esimo summit a Santiago del Cile, processo ai grossi cetacei
La denuncia dei paesi "balenieri", Giappone, Norvegia e Islanda. Al Wwf affidata la difesa
I cacciatori accusano le balene
"Rubano il pesce ai poveri"
Gli ambientalisti: "Assurdo, la carenza di risorse ittiche è colpa dell'uomo"


ROMA - Il processo alle balene è iniziato. L'accusa, rappresentata dai tre grandi paesi cacciatori - Giappone, Norvegia e Islanda - sostiene che i grossi cetacei "rubano" i pesci ai paesi in via di sviluppo intaccando le risorse ittiche dei mari. La difesa, rappresentata dal Wwf, replica affermando che la denuncia è "assurda". Lo scontro si annuncia feroce al sessantesimo summit della Commissione baleniera internazionale che si apre oggi a Santiago del Cile presenti ottanta paesi. La prima questione sul tavolo sarà proprio il calo delle risorse ittiche. "Giappone, Norvegia e Islanda - spiega Massimiliano Rocco, responsabile del programma Traffic e specie del Wwf Italia - continuano ad affermare che i cetacei stanno intaccando le risorse ittiche dei nostri mari, causando un calo del pescato. Assurdo. La colpa è dell'uomo e della pesca selvaggia. La tesi dell'accusa serve solo per giustificare la caccia alle balene e per sviare l'attenzione dal vero problema, quello della pesca che sta letteralmente ripulendo i mari, provocando un calo preoccupante di tonni, merluzzi e salmoni". I difensori dei giganti dei mari stanno affilano le armi: "Nel summit - continua Rocco - smentiremo le tesi dell'accusa con studi scientifici, dimostrando come sia l'uomo il vero responsabile dell'overfishing, cioè l'eccessivo sfruttamento delle risorse attraverso la pesca". Ma i paesi "cacciatori" non si fermano. La loro arringa prevede un'accusa ancor più precisa: le balene-imputate sarebbero colpevoli di sottrarre pesce ai paesi in via di sviluppo. "Si tratta ancora una volta di un'assurdità", ribadisce l'esponente del Wwf Italia. "Presenteremo un dossier Who's eating all the fish? (Chi sta mangiando tutto il pesce?) con cui dimostreremo come oltre il 60% del pesce pescato in paesi poveri non rimane nei mercati locali ma finisce in quelli europei, giapponesi, nord-americani e cinesi".
Anche l'Italia avrà voce in capitolo al summit che deciderà le sorti dei giganti dei mari, e sarà rappresentata da una delegazione mista costituita da esperti dell'Icram (l'istituto per la ricerca sul mare), del ministero dell'Ambiente e delle Politiche agricole.


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Petrolio 140,00 $ al barile, è record

Chiusura ieri con un altro record assoluto del petrolio al Nymex New York dove è stato fissato a 139,64 dollari al barile, con un balzo di ben 5,09 dollari rispetto al giorno precedente, dopo avere toccato pochi minuti prima addirittura la quota di 140,00.

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giovedì 26 giugno 2008

Fuga dal distributore vendite a picco nelle grandi città

Secondo l'Unione petrolifera, la contrazione è generalizzata: i consumi petroliferi italiani (comprensivi di carburanti, lubrificanti, bitumi, petrolio da riscaldamento) nel mese di maggio 2008 hanno raggiunto 6,8 milioni di tonnellate, con un calo del 3,8% (269.000 tonnellate in meno) rispetto allo stesso mese del 2007. Ma è nelle grandi città e nel settore carburanti, che la contrazione diventa crollo: 30% in meno a Genova, 20% a Torino, Firenze e Bologna, 15% di calo nei distributori pugliesi, 12% in quelli di Palermo, 10% a Roma e Napoli, 7% a Milano.

L'intero articolo è qui

Leggere anche:
Benzina, benzina del 16 Giugno
Non impedir lo suo fatale andare del 14 Giugno
Crollo della vendita dei veicoli tradizionali del 9 Giugno
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mercoledì 25 giugno 2008

La pseudoscienza per combattere l'effetto serra

L'uomo non riesce a cambiare le proprie abitudini inquinanti e si affida alle pseudoinvenzioni inefficaci. Non combattendo le cause fioriscono i progetti di geoengineering: polvere di ferro negli oceani, super-aspiratori che succhiano tonnellate di CO2. "...all'inizio di giugno l'American Enterprise Institute ha ospitato un entusiastico convegno dal titolo "Geoengineering: un approccio rivoluzionario al cambiamento climatico". È lo stesso think tank che, finanziato da Exxon-Mobil e altri grandi inquinatori, pagava i ricercatori disposti a scrivere articoli ridicolizzanti il global warming. Con uno sponsor così, c'è da stare in campana."

Qui l'articolo completo.

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martedì 24 giugno 2008

La conversione

L'ingegnere Silvano Robur ci invia fac - simile di lettera da inviare alla casa automobilistica della propria auto per chiedere il nullaosta alla conversione in elettrica da orrenda stufa a petrolio a performante auto elettrica. Egli dice che se non dovessero rispondere ci si può rivolgere ad un tecnico abilitato e farsi rilasciare una dichiarazione da farsi convalidare dalla competente M.C.





-----------------Il testo, Richiesta di conversione ---------------------------

Data e luogo del timbro postale di ricezione.

Sig. ................................................

.......................................................

.......................................................

Spett.le

....................................................................

....................................................................

....................................................................

LETTERA RACCOMANDATA APERTA A.R.


Oggetto : Richiesta nullaosta per conversione veicolo a motorizzazione elettrica.


Il sottoscritto ...........................................................................................................


................................................................................................................................................


................................................................................................................................................


proprietario del veicolo marca .............. tipo ................. modello ...............targato ...............


chiede

ai sensi art.236, comma secondo, D.P.R. 495/1992, lettere a), b), c), h), l), m), il nulla osta ad eseguire tutte quelle modifiche richieste, nessuna esclusa, per la sostituzione del motore endotermico con un motore elettrico e l'alloggiamento delle batterie al litio - polimeri.

Qualora entro 30 gg dalla formulazione della presente istanza venga omessa la risposta per motivi diversi da quelli di ordine tecnico si darà luogo all'intervento di conversione previa relazione tecnica redatta da persona abilitata e contestuale accertamento presso la locale sede della Direzione Generale della M.C.T.C. così come previsto dal penultimo capoverso del medesimo comma secondo.
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Qui di seguito lo stralcio della norma.

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Modifica delle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione e aggiornamento della carta di circolazione. (art.236, D.P.R. 495/1992)
1. Ogni modifica alle caratteristiche costruttive o funzionali, tra quelle indicate nell’appendice V al presente titolo ed individuate con decreto del Ministero dei trasporti e della navigazione - Direzione generale della M.C.T.C., o che determini la trasformazione o la sostituzione del telaio, comporta la visita e prova del veicolo interessato presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in relazione alla sede della ditta che ha proceduto alla modifica. Quando quest’ultima è effettuata da più ditte, senza che per ogni stadio dei lavori eseguiti venga richiesto il rilascio di un certificato di approvarione, l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente per la visita e prova è quello nel cui territorio di competenza ha sede la ditta che ha operato l’ultimo intervento in materia. In tale caso la certificazinne dei lavori deve essere costituita dal complesso di tutte le certificazioni, ciascuna redatta dalla ditta di volta in volta interessata dai diversi stadi, con firma del legale rappresentante autenticata nei modi di legge.

2. Ogni modifica riguardante uno dei seguenti elementi:
a) la massa complessiva massima;
b) la massa massima rimorchiabile;
c) le masse massime sugli assi;
d) il numero di assi;
e) gli interassi;
I) le carreggiate;
g) gli sbalzi;
h) il telaio anche se realizzato con una struttura portante o equivalente;
i) l’impianto frenante o i suoi dementi costitutivi;
l) la potenza massima del motore;
m) il collegamento del motore alla struttura del veicolo
è subordinata al rilascio, da parte della cosa costruttrice del veicolo, di apposito nulla osta, salvo diverse o ulteriori prescrizioni della casa stessa. Qualora tale rilascio non avvenga per motivi diversi da quelli di ordine tecnico concernenti la possibilità di esecuzione della modifica, il nulla osta può essere sostituito da una relazione tecnica, firmata da persona a ciò abilitata, che attesti la possibilità d’esecuzione della modifica in questione. In tale caso deve essere eseguita una visita e prova presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in base alla sede della ditta esecutrice dei lavori, al fine di accertare quanto attestato dalla relazione predetta, prima che venga eseguita la modifica richiesta.
3. L’aggiornamento dei dati interessati dalla modifica viene eseguito dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M,C,T.C. cui sia esibito il certificato d’approvazione definitivo della modifica eseguita, oppure dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. che ha proceduto all’ultima visita e prova con esito favorevole, Tale aggiornamento ha luogo mediante l’emissione di un duplicato della carta di circolazione, i cui dati vanno variati o integrati conseguentemente alla modifica approvata.
4. La Direzione generale della M.C.T.C. definisce le competenze dei propri uffici periferici, tenuto anche conto della necessità di distribuzione dei carichi di lavoro e delle possibilità operative degli uffici stessi, nonché delle particolari collocazioni territoriali delle ditte costruttrici o trasformatrici.
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Ringraziamenti vanno rivolti all'Ing. Silvano Robur per queste preziosissime informazioni.

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USA. Investimenti di 90 milioni di dollari in tecnologia avanzata e la ricerca sulla geotermia

Il Department of Energy (DOE) ha diffuso il 19 Giugno un comunicato di un annuncio di finanziamento (FOA) per un massimo di 90 milioni US$ in quattro anni per far progredire la ricerca, lo sviluppo e la dimostrazione della tecnologia per la generazione geotermica (eere.energy.gov/geothermal ) che sfrutta la terra per estratte energia dal calore delle acque e dalle rocce calde. Il FOA deve risolvere la necessità di ricerca di ulteriori tecniche, di una maggiore comprensione sui sistemi geotermici (EGS) e di accelerare la tecnologia a un livello di disponibilità commerciale.
Andy Karsner (Assistant Secretary of Energy Efficiency and Renewable Energy) ha affermato che: "L'energia geotermica è una, fonte di energia rinnovabile pulita, affidabile, scalabile e questi progetti sulla geotermia aiuteranno gli Stati Uniti utilizzare fonti di calore domestico che in precedenza erano fuori dalla portata, ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la nostra sicurezza energetica."
Secondo un recente studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) EGS rappresenta una grande risorsa locale che, con investimenti ragionevoli in ricerca e sviluppo (R&S), potrebbe fornire gli Stati Uniti a 100.000 megawatt a costi competivi di energia elettrica con capacità di generazione entro il 2050 del 20 per cento della attuale generazione di energia elettrica.
Per raggiungere tali obiettivi, questo FOA affronterà due settori:
-Tecnologie componente di R&S: Il progetti di R&S ai sensi del presente argomento si riunirà la R&S esigenze individuate nella DOE's EGS Tecnologia Rapporto di valutazione della Commissione (2008). Progetti riguarderanno aspetti di ingegneria per creare serbatoi, gestione, utilizzo e ad alte temperature fino a 300 C° e a grande profondità , 10.000 metri.
-Dimostrazioni sistema: I progetti ai sensi del presente argomento consentirà la verifica e la validazione delle tecniche di stimolazione per migliorare la produttività dei pozzi aumentando anche la inter-connettività nei campi geotermici esistenti.

Qui

The Heat Beneath Our Feet

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lunedì 23 giugno 2008

Caro petrolio

Cosa abbiamo fatto di male per essere presi in giro così? Forse perchè siamo andati alle urne a votarli? Solo all'ultimo tuffo affrontano il problema alla radice: "il fatto che il petrolio non è una risorsa inesauribile", "riduzione dei consumi energetici", "trasporti più sostenibili con le auto elettriche".


I capi di Stato e di governo dell'Ue hanno discusso a lungo, in apertura del Consiglio europeo nel pomeriggio del 18 Giugno a Bruxelles, della drammatica progressione del prezzo del petrolio, e non hanno escluso, tra l'altro, la possibilità di intervenire con un congelamento dell'Iva sui carburanti, se questi dovessero continuare a rincarare oltrepassando una certa soglia, secondo la proposta lanciata dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Lo ha riferito, stasera a Bruxelles, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, uscendo a incontrare i cronisti dopo aver assistito alla prima parte della riunione dei leader dei Ventisette. "I capi di Stato e di governo - ha riferito Kouchner - hanno discusso della crisi finanziaria... Hanno cercato di capire, senza trovare una risposta...perché infuria adesso, senza che vi siano stati cambiamenti, per esempio nell'estrazione del greggio, che possano spiegarla. E' un fenomeno senza precedenti", secondo il ministro francese, perché in altre occasioni un'instabilità dei mercati di queste proporzioni aveva cause individuabili. "E' come se ci fosse stata una guerra, o un disastro naturale", ha osservato. "E' stato evocato il fatto che il petrolio non è una risorsa inesauribile, e alcuni leader hanno proposto che la Commissione europea vari un piano di riduzione ordinata dei consumi energetici", oppure che vi siano "interventi mirati a sostegno delle fasce più deboli e delle categorie più colpite dall'aumento dei prezzi", come le misure d'urgenza proposte dall'Esecutivo Ue per i pescatori, ed è stata evocata anche la necessità di "un cambio di abitudini", il ricorso a modi di trasporto come più sostenibili come "le auto elettriche".


Tutto l'articolo qui

domenica 22 giugno 2008

Colonnine di ricarica a Roma su Google e navigatori satellitari


Roma ha 11 colonnine di ricarica così distribuite:

1. in piazza Istria,
2. piazza Verdi,
3. via del Melone,
4. piazza Mastai,
5. via Appia Nuova,
6. Auditorium - Parco della Musica,
7. Ostia, vicino alle sede del XIII Municipio,
8. via dei Pontefici,
9. piazzale Aldo Moro,
10. piazza Cola di Rienzo,
11. Via Europa.
per un totale di altri 48 punti di ricarica.
Durante la sperimentazione il servizio sarà aperto a tutti i possessori di mezzi elettrici e la ricarica è gratuita.

E' possibile scaricare files per individuare la posizione su Google Earth, Tom Tom e Garmin ai seguenti indirizzi:

G.E. : http://www.aae.it/Colonnine Roma/Colonnine Roma.kml
TT: http://www.aae.it/Colonnine Roma/Colonnine Roma.ov2
segnalino per satellitare: http://www.aae.it/Colonnine Roma/Colonnine Roma.bmp

G.: http://www.aae.it/Colonnine Roma/Colonnine Roma.gpi


Sempre a Roma e' allo studio un progetto regionale di interventi che potrebbe prevedere finanziamenti fino a 500mila euro per incentivi all'acquisto di veicoli elettrici come biciclette a pedalata assistita, ciclomotori e motocicli elettrici a 2,3 e 4 ruote e autoveicoli commerciali.

Fonte: qui



Le colonnine di ricarica di Firenze sono qui

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Modena: contro gli incidenti una mobilità intelligente e sostenibile

Fra poco tempo Modena batterà Firenze in quanto a contributi.

Il Comune di Modena sta cercando di incentivare anche l'acquisto di veicoli elettrici attraverso l'erogazione di contributi. Tra il 2001 e il 2003 sono stati registrati 503 contributi e tra il 2004 il 2008 le richieste approvate sono salite a 2225, per una spesa complessiva di 700.000 euro. Nel 96% dei casi, si tratta di biciclette elettriche, acquistate da un vasto campione di utenti (anziani, lavoratori, donne, professionisti).

Fonte .romagnaoggi.it/

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sabato 21 giugno 2008

Sole e vento per muovere il Portogallo

Nella piana di Amaraleja, nel Portogallo sud-orientale, a un tiro di schioppo dalla cittadina di Moura, i muri bianchi non sono più il bersaglio preferito dei raggi solari. Una sequenza di torri che reggono grandi pannelli fotovoltaici, ognuno dei quali potrebbe ospitare in superficie un appartamento di 140 metri quadri, si alza con petulante regolarità dalla terra rossa e si ripete, postazione dopo postazione, per 2.500 volte. Il risultato è il più grande impianto di energia solare fotovoltaica del mondo, che la spagnola Acciona sta completando in questo fazzoletto di Europa con un investimento di 240 milioni di euro. Il collegamento con la rete elettrica portoghese è previsto per l'autunno. L'impianto avrà una capacità di 46 MWp, e produrrà 90 milioni di chilowatt-ora all'anno, in pratica i consumo di 30mila abitazioni portoghesi, nonché il 30% di quanto il Portogallo vuole raggiungere in termini di solare fotovoltaico. Le enigmatiche superfici di silicio che fissano il sole sembrano un messaggio lanciato dalla Terra verso mondi lontani. Ma a scendere dal cielo in elicottero, in una chiara giornata di inizio estate, è stato il segretario americano all'Energia, Samuel Bodman, che non poteva, in un'epoca di quotazioni stellari del petrolio, non mettere piede nel sito di Amaraleja, ormai considerato un benchmark mondiale delle energie rinnovabili. Anche se l'interesse di Bodman, in tema di efficienza energetica, va soprattutto a un altro dei fiori all'occhiello del Portogallo: «Anche l'America – dice Bodman – ha lavorato duro sulle energie rinnovabili. Questo è il futuro dell'energia. Offriremo al Portogallo di lavorare insieme, in particolare nelle energie prodotte dalle onde, un aspetto nel quale credo che Lisbona primeggi nel mondo. Siamo molto interessati a questo, e proporremo ai nostri laboratori delle energie rinnovabili una visita degli impianti portoghesi».... «Il nucleare non è una priorità – taglia corto il ministro dell'Economia e dell'Innovazione, Manuel Pinho – Dobbiamo ridurre la dipendenza da petrolio e gas, il costo dell'inazione è altissimo, e non possiamo aspettare il nucleare di quarta generazione. Chi si posiziona nella nuova rivoluzione industriale delle energie rinnovabili ha enormi vantaggi in termini di innovazione, investimento, nuovi posti di lavoro. La lezione che ho tratto è che queste cose possono avvenire molto più rapidamente di quanto noi immaginiamo».
I NUMERI VERDI
45%Consumi da fonti rinnovabili. Il Portogallo punta a uno degli obiettivi più ambiziosi, in termini di efficienza energetica, tra i Paesi dell'Unione europea: coprire entro il 2010 il 45% del totale dei consumi di energia elettrica attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico. Attualmente, la quota di consumi elettrici soddisfatti con fonti rinnovabili arriva già al 42% del totale14 miliardi Investimenti totali Nel periodo 2007-2012, il Portogallo prevede di investire in totale più di 14 miliardi di euro nel settore energetico. 4,3 miliardi di euro riguardano progetti legati all'energia eolica. È invece di 2,6 miliardi la previsione di investimento relativa all'idroelettrico, in particolare la costruzione di nuove dighe. Due miliardi la spesa per solare, biomasse, biogas, onde marine4.800 Megawatt Nel 2005 il Portogallo utilizzava solo il 46% del potenziale idroelettrico nazionale, laddove la media delle principali nazioni europee è del 70 per cento. L'irregolarità dell' eolico ha spinto il Governo a puntare al rafforzamento dell'idroelettrico, con 18 progetti lanciati in due anni che permetteranno di aumentare del 50% l'attuale capacità di 4.800 MW entro il 2015.

Fonte: Il sole 24 ore del 10 Giugno 2008
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venerdì 20 giugno 2008

Va sott’acqua il “granaio d’America”

Le acque del Mississippi non concedono tregua all’Iowa e riportano alla mente l’incubo dell’uragano Katrina. Dopo le alluvioni dei giorni scorsi che hanno provocato la morte di almeno cinque persone nel solo «Granaio d’America», lasciandone 38 mila senza tetto, si aggiunge ora il rischio che il grande fiume possa straripare nella parte sud-orientale della stessa regione. Le autorità federali hanno individuato almeno 27 «punti deboli» tra Iowa e Stati confinanti e se le piogge dovessero continuare con la stessa insistenza dei giorni scorsi - come dicono le previsioni - risulterebbero del tutto inutili le misure di emergenza adottate da volontari, uomini del Genio militare e della Guardia Nazionale.
Milioni di sacchetti pieni di sabbia sono stati usati per rafforzare gli argini anche in Illinois e Missouri, ma in sei «punti critici» le acque hanno già superato il limite massimo allagando le zone circostanti. Il ponte che collega l’Iowa all’Illinois è stato chiuso, così come strade statali e provinciali, mentre la Highway 34 potrebbe essere chiusa in alcuni tratti «perché nelle prossime ore - dicono le autorità - potrebbe finire sotto tre metri d’acqua». Il timore è che possa ripetersi l’emergenza che ha interessato qualche giorno fa la parte settentrionale del «Granaio d’America», in particolare la regione compresa tra la capitale Des Moines e Cedar Rapids, colpita dalla peggiore alluvione degli ultimi 15 anni.
In cinque giorni sono state evacuate 40 mila persone, sono andati distrutti abitazioni, scuole e interi campi agricoli, mentre ad Iowa City sono oltre 5 mila gli sfollati del campus universitario. Sul posto sono già arrivati 4 mila uomini della Guardia Nazionale, mentre 2900 volontari della Croce Rossa hanno distribuito 200 mila pasti ai cittadini senza tetto. Già 12 mila richieste di aiuto sono state inoltrate al governo federale dalle famiglie del Midwest, e Washington ha risposto inviando 3,6 milioni di dollari in fondi straordinari. «Stiamo prendendo tutte le necessarie precauzioni, ma l’emergenza non è terminata», avverte il governatore dell’Iowa Chet Culver, secondo cui nella sola Cedar Rapids i danni ammontano a circa un miliardo di dollari.
Secondo l’Agenzia federale per l’Emergenza ambientale, i cittadini colpiti dall’alluvione potrebbero essere in tutto undici milioni, mentre dal 6 giugno nei sei Stati dove si è abbattuta l’ondata di maltempo i morti sono ventidue, 85 i feriti. Quattro persone sono morte e una quarantina sono rimaste ferite in seguito ai danni provocati da un tornado che ha colpito un campo di boy scout in Iowa. Danni ingenti anche in Wisconsin, Kansas e Oklahoma. Nel Midwest è piombato lo spettro di Katrina, l’uragano che nel 2005 sommerse New Orleans. Anche se in quel caso la portata catastrofica è stata ben più ampia - oltre 1600 vittime -, la situazione di questi giorni non è da sottovalutare, avvertono gli esperti.
Oggi è sommerso dalle acque il 16% del terreno agricolo dell’Iowa, considerato il granaio d’America, e sono andati persi 810 mila ettari di soia e 530 mila ettari di mais. Un altro duro colpo per il sistema agroalimentare mondiale.
Nascono intanto le prime polemiche sulla velocità dei soccorsi, alle quali risponderà il presidente George W. Bush il cui arrivo nelle zone colpite è previsto per domani. Nei giorni scorsi invece, in piena campagna elettorale, il candidato democratico Barack Obama si è recato in Illinois per dare una mano alla popolazione locale; il gesto è stato apprezzato dai suoi sostenitori e dalla gente del posto, ma non dal rivale John McCain che lo ha definito «pura propaganda».

Fonte La Stampa
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giovedì 19 giugno 2008

Quello «sporco lavoro » dello smantellamento degli impianti

Lo smantellamento degli impianti
Scorie nucleari, quel «lavoro sporco» ancora da fare 21 anni dopo
Pubblichiamo uno stralcio del libro «Il prezzo da pagare». In Italia lo smantellamento costa 4,3 miliardi di euro.



Come tutti gli impianti produttivi anche le centrali nucleari hanno un ciclo di vita, all'incirca sui quarant'anni, un periodo dopo il quale è necessario pensare alla loro sostituzione, e ai delicati problemi che presenta. A fine 2007 sul pianeta risultavano in esercizio 439 reattori, e di questi 167 si trovavano in Europa. Circa 119 impianti hanno invece già terminato la loro attività, e 78 sono localizzati nel Vecchio continente. Ecco perché il decommissioning è un'attività in piena crescita: secondo la World Nuclear Association, nei prossimi dodici anni si prevede che nel mondo si dovrà gestire lo smantellamento di circa 300 vecchi reattori, più o meno un centinaio ogni quattro anni, e una settantina di essi saranno europei. In Italia, a fine 2006, cioè diciannove anni dopo lo stop referendario, l'attività di effettivo smantellamento aveva interessato solo il 6% delle strutture, mentre la maggior parte delle spese era stata dedicata a mantenere in sicurezza l'esistente (...).


PERCEZIONE - L'opinione pubblica, insomma, non ha la percezione che buona parte del «lavoro sporco» rimanga ancora da fare (...). Nel caso italiano, inoltre, l'operazione diventa un costo secco per il consumatore, perché dovrà essere finanziata ad hoc. La stima più recente per il decommissioning nazionale è di circa 4,3 miliardi di euro, una cifra contenuta nell'ultimo piano industriale della Sogin, quello 2007-11. La data di conclusione delle bonifiche sarebbe il 2024, se fosse operativo il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Ma di qui ad allora andranno sciolti parecchi nodi. Primo fra tutti proprio quello delle scorie, visto che attualmente i rifiuti di seconda e terza categoria ammontano a circa 90 mila metri cubi.

SCORIE - Così distribuiti: 25 mila provengono dalle «vecchie» quattro centrali e dagli impianti di ricerca dove sono stati stoccati. Gli altri 65 mila arriveranno direttamente dall'attività di smantellamento. Tra tutte le scorie, quelle di terza categoria rappresentano il 5% del totale. Ma sono proprio loro a costituire il «nocciolo » del problema. «Terza categoria» significa infatti materiali ad alta attività, che non esistono in natura, come il plutonio, molto tossici e con un periodo di dimezzamento di diverse migliaia di anni (24 mila nel caso specifico). Pur variando dal 3 al 5% del totale, sono tuttavia responsabili del 95% della radioattività che viene emessa (...).

RIPROCESSAMENTO - Nell'aprile del 2007 la Sogin e la francese Areva hanno sottoscritto un contratto per il «riprocessamento» di 235 tonnellate del combustibile nucleare irraggiato ancora presente in Italia e in una domenica d'inverno, il 16 dicembre 2007, i primi vagoni ferroviari con le barre fino a quel momento depositate nell'impianto piacentino di Caorso si sono messi in viaggio per attraversare le Alpi. Per essere completate, le operazioni di trasferimento richiederanno complessivamente circa cinque anni, e dopo il trattamento a Le Hague i residui vetrificati dovranno prendere la direzione opposta per rientrare in Italia entro il 31 dicembre 2025. Il tutto secondo i termini di un'intesa che comporta per la Sogin e il contribuente italiano un esborso superiore a 250 milioni di euro, che comprende il trasporto, il trattamento e il condizionamento del combustibile delle ex centrali di Caorso (190 tonnellate), Trino Vercellese (32 tonnellate) e del Garigliano (13 tonnellate). Qualche anno prima era stato invece già inviato in Galles il combustibile della centrale di Latina, che funzionava con tecnologia britannica, e di parte di quello del Garigliano. Alla richiesta di maggiori dettagli relativi alla presenza a Sellafield di combustibile nucleare italiano – si dovrebbe trattare di 1.452 tonnellate di combustibile Magnox – la risposta ufficiale inglese è che molto di quel materiale è già stato «riprocessato», mentre una sua parte è ancora in attesa di trattamento. Le scorie, si aggiunge, torneranno in Italia in seguito agli accordi contrattuali, ma i particolari sul materiale radioattivo custodito a Sellafield sono considerati confidenziali e non possono essere rivelati.

DEPOSITO - Seguendo il programma in corso d'opera, dal trattamento delle scorie «francesi» e «inglesi» si ricaveranno invece dei rifiuti vetrificati che dovranno essere collocati nel futuro, incognito, deposito nazionale. A individuarne la localizzazione sarà il ministero dello Sviluppo, che dovrà pur sempre tenere conto della posizione delle Regioni. Un gruppo di lavoro misto si è messo al lavoro a marzo 2008, e si è dato sei mesi per individuare il modo di realizzare lo stoccaggio. Il deposito dovrà ospitare non solo i materiali radioattivi di uso medico e industriale, ma anche i rifiuti di seconda categoria, e «temporaneamente » anche quelli di terza categoria. Un eufemismo per dire «a tempo indeterminato», in attesa cioè che gli sviluppi scientifici mondiali consentano di individuare soluzioni adatte (...). Malgrado i propositi di accelerazione rispetto al più recente passato, secondo le stime della Sogin le attività di decontaminazione e smantellamento delle centrali, e di bonifica finale dei siti che ospitano gli impianti, a Trino Vercellese finirebbero completamente entro il 2013. Bosco Marengo (produzione delle barre di combustibili) dovrebbe chiudere entro il 2009. Mentre al 2011 Caorso sarà smantellata al 40%, Saluggia (impianto Eurex di riprocessamento) al 35%, Trisaia (Itrec, riprocessamento) al 30%, Casaccia (laboratorio Opec, impianto plutonio) al 25%, Garigliano al 20% e Latina al 10% (...).


Fonte corriere.it
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Nucleare: 1200 docenti e ricercatori, no a rilancio

1200 'ambentalisti irresposabili' (ironicamente parlando) fuori dal coro.


Nucleare: 1200 docenti e ricercatori a governo, no rilancio
Oltre milleduecento tra docenti universitari e ricercatori, sottoscrittori dell'appello sulle scelte energetiche per il futuro dell'Italia promosso nel mese di marzo scorso dal prof. Vincenzo Balzani dell'Universita' di Bologna, hanno ora trasformato i contenuti delle loro riflessioni in una lettera aperta inviata oggi al premier Berlusconi, al ministro dello Sviluppo Economico Scajola ed a quello dell'Istruzione, Universita' e Ricerca Gelmini, alla vigilia della discussione del governo sulle centrali nucleari.
I sottoscrittori, in sintesi, sottolineano che "il sole e' la piu' grande risorsa energetica del nostro pianeta" e affermano che il nucleare e' "un pericoloso fardello sulle spalle delle prossime generazioni". Nella lettera aperta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si legge che "uno dei problemi piu' delicati e piu' difficili che il nostro Paese ha oggi di fronte e' quello dell'energia; le decisioni che verranno prese a questo riguardo condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor piu' quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Per prendere decisioni sagge su un tema cosi' complesso e' necessaria una forte collaborazione fra scienza e politica" L'appello, sottoscritto come detto da piu' di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l'urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravita' della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessita' del risparmio e di un uso piu' efficiente dell'energia ed esorta il governo a sviluppare l'uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell'energia solare. "A nostro parere - scrivono ancora - l'opzione nucleare non puo' essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessita' di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta' a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita' di combustibili nucleari. La piu' grande risorsa energetica del nostro pianeta e' il Sole, una fonte che durera' per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantita' di energia, 10.000 volte quella che l'umanita' intera consuma. Sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e' la qualita' distintiva dei veri statisti. E' un guardare lontano nel tempo, perche' getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. E' un guardare lontano nel mondo, perche', a differenza dei combustibili fossili e dell'uranio, l'energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuira' al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.
Saremo ben lieti - concludono gli scienziati - di mettere a disposizione le nostre competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito nelle sedi opportune".
Del comitato promotore fanno parte Vincenzo Balzani (presidente), Universita' di Bologna; Vincenzo Aquilanti, Universita' di Perugia; Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna; Ugo Bardi, Universita' di Firenze; Salvatore Califano, Universita' di Firenze; Sebastiano Campagna, Universita' di Messina; Luigi Fabbrizzi, Universita' di Pavia; Michele Floriano, Universita' di Palermo; Giovanni Giacometti, Universita' di Padova; Elio Giamello, Universita' di Torino; Giuseppe Grazzini, Universita' di Firenze; Francesco Lelj Garolla, Universita' della Basilicata; Luigi Mandolini, Universita' La Sapienza, Roma; Giovanni Natile e Giorgio Nebbia, Universita' di Bari; Gianfranco Pacchioni, Universita' Milano-Bicocca; Paolo Rognini, Universita' di Pisa; Renzo Rosei, Universita' di Trieste; Franco Scandola, Universita' di Ferrara; Rocco Ungaro, Universita' di Parma.


Qui

mercoledì 18 giugno 2008

Quanto sono indipendenti gli eco-scettici?

Lo scetticismo ambientale nega la gravità dei problemi ambientali e chi lo propugna e lo propaga vanta la sua indipendenza politica e la sua imparzialità rispetto alla “scienza spazzatura” ed ai catastrofisti del global warming, accusando gli ambientalisti di essere la punta avanzata di un complotto mondiale volto a bloccare la crescita economica e lo sviluppo illimitato. Ma gli eco-scettici sono davvero così “indipendenti” e puri politicamente? Lo studio “The organisation of denial: Conservative think tanks and environmental scepticism” , pubblicato da Environmental Politics, svela una realtà molto meno “pura” ed indipendente prendendo in esame 141 libri eco-scettici pubblicati in lingua inglese tra il 1972 e il 2005.
Nello studio si legge: «Abbiamo scoperto che oltre il 92% di questi libri, la maggior parte pubblicati negli Stati Uniti a partire dal 1992, sono legati a think tank conservatori (Ctts), coinvolti nell’environmental scepticism. Concludiamo che lo scetticismo è una tattica di una elite per orientare il movimento destinato a combattere l’ambientalismo e che il successo di questa tattica ha contribuito a indebolire l’impegno Usa per la tutela ambientale».
Il legame tra molti autori eco-scettici ed i repubblicani americani ed i gruppi conservatori mondiali era già noto, ma lo studio è il primo a fornire un’analisi quantitativa di questo rapporto. In America come da noi in Italia (e in Toscana, basta scorrere le pagine dei quotidiani locali…) i mezzi di informazione “nazional-popolare” spesso presentano gli eco-scettici come esperti indipendenti, nonostante il loro evidente collegamento con le campagne di alcuni settori economici ed industriali per delegittimare gli studi scientifici ambientali, soprattutto quelli che riguardano il cambiamento climatico.
Secondo Peter Jacques, un professore della università della Central Florida, esperto di politiche ambientali e co-autore dello studio, «Un sacco di scettici possono anche dire di essere voci indipendenti, ma è chiaro che c’è un’organizzazione dietro i discorsi degli scettici. Se non fosse per i think tank conservatori, non avremmo questa discussione e non saremmo appesi a discutere della questione se il cambiamento climatico sia reale».
L’analisi trentennale dei 141 libri eco-scettici prende in considerazione se ognuno degli autori sia “affiliato” a gruppi di pressione conservatori, se sia stata l’organizzazione antiambientalista a pubblicare direttamente il libro e se l’autore, prima o dopo la pubblicazione del libro, abbia avuto rapporti di collaborazione con l’organizzazione, se abbia scritto articoli per loro o svolto conferenze e ricevuto patrocini dai think tank e dalle associazioni environmental skeptics.
«Il movimento conservatore Usa – spiega Riley Dunlap, un sociologo dell’Oklaoma State università e co-autore dello studio – ha fatto una forte opposizione alla legislazione ambientale fin dall’Earth summit del 1992 di Rio de Janeiro. Negli anni, visto che il movimento è riuscito a minare la credibilità di molte questioni ambientali, il diritto non è più neutro, obiettivamente scientifico, ma è solo liberale o conservatore, e questa è una tendenza spiacevole».
Naturalmente molti eco-scettici affermano che i loro pareri non hanno nulla a che vedere con la loro appartenenza a think tank o al loro lavoro per le industrie. Ma Ben Block, del Worldwatch Institute, riporta l’esempio di Ronald Bailey, un corrispondete della ExxonMobil-funded Reason Fundation e che ha lavorato anche per il conservatore Competitive enterprise institute, che di recente ha rivisto le sue posizioni di negazione del cambiamento climatico. Nell’articolo “Confessionof an alleged ExxonMobil whore”, Bailey spiega che il suo originale eco-scetticismo era dovuto all’analisi di dati sulla temperatura incoerenti: «Mi sono state passate informazioni errate durante pranzi costosi».
Gli autori dello studio sottolineano che gli eco-scettici hanno tutto il diritto di esprimere i loro pareri, ma le dichiarazioni provenienti da esperti che sostengono e sono sostenuti da think tank conservatori non dovrebbero essere considerate alla pari con risultati scientifici che sono stati controllati attraverso un processo di accurato esame e revisione. «Vogliamo sentire una cacofonia di voci politiche e pubbliche – spiega Jacques – Se non riusciamo ad entrare dentro i problemi, se non riusciamo a valutare le varie voci, non riusciamo a valutarne il merito della loro credibilità».

greenreport.it

Lo studio è qui:
The organisation of denial: Conservative think tanks and environmental scepticism
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martedì 17 giugno 2008

Joint venture tra Bosch e Samsung per batterie al litio

La tedesca Bosch si allea con la sudcoreana Samsung sulla produzione di batterie agli ioni di litio destinate alle auto a propulsione ibrida, quelle che combinano un motore elettrico a un tradizionale propulsore a scoppio per ottimizzare il contenimento dei consumi. Verrà creata una joint-venture battezzata SB LiMotive e sarà controllata dei due gruppi alla pari, secondo quanto annunciato mediante un comunicato congiunto. Samsung produce già batterie agli ioni di litio per computer portatili, cellulari e apparecchiature elettroniche mobili. Bosch è uno dei maggiori fornitori mondiali di componentistica elettronica per l'auto. L'operazione è soggetta a via libera da parte delle autorità antitrust. Oggi Toyota ha riferito di trovarsi in difficoltà a tener dietro alla forte domanda di auto ibride, esplosa a causa dei rincari dei carburanti, proprio a causa delle difficoltà di procurarsi batterie a sufficienza.

Fonte qn.quotidiano.net
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