Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


mercoledì 7 novembre 2007

ASPO-Italia sull'energia nucleare

L’ENERGIA NUCLEARE AL TEMPO DELLA CRISI DEL PETROLIO.

Un commento di ASPO-Italia; l'associazione che studia il picco del petrolio.

www.aspoitalia.net

Il ventesimo anniversario del referendum anti-nucleare in Italia è un'occasione per ripensare alla questione energetica in un contesto che, in questi anni, si è fatto urgente e drammatico. Il picco globale del petrolio è imminente e, secondo alcuni studi, potrebbe essere già avvenuto nel 2006. Indipendentemente dalla data del picco globale, il sistema economico italiano sta già reagendo negativamente agli aumenti di prezzi: negli ultimi tre anni i consumi petroliferi nazionali si sono ridotti del 15%. Questa riduzione è stata parzialmente compensata dall'aumento di consumi di gas naturale, ma anche il gas è soggetto allo stesso progressivo esaurimento che ha portato il petrolio a raggiungere il suo picco. Lo stesso vale per il carbone. Si pone allora il problema di dare energia al "sistema italia" in un mondo in cui i combustibili fossili si stanno facendo sempre più rari e costosi. Per questa ragione, in molte sedi in Italia si sta parlando della possibilità di ritornare al nucleare; abbandonato vent’anni fa.

La nostra analisi sulla questione nucleare si basa sugli stessi concetti che hanno permesso di prevedere in largo anticipo l'attuale crisi del petrolio, ma che possiamo altrettanto bene applicare all’uranio. L’uranio è una risorsa esauribile come il petrolio e si tratta di valutare per quanto tempo le riserve potranno fornire combustibile per le attuali centrali e se sarà possibile incrementare la produzione di energia nucleare nel futuro. Questo approccio non vuole ignorare gli altri problemi che sono associati con l'energia nucleare, come quello strategico, quello della sicurezza, quello della gestione delle scorie, e altri. Vogliamo tuttavia portare l'attenzione su un problema di fondo, quello della disponibilità di uranio minerale, del quale si è parlato poco fino ad oggi.

In questo tipo di analisi, emerge che le risorse di uranio estraibile mondiali sono estremamente limitate. Si può stimare che le risorse di uranio note permetteranno di mantenere in attività l'attuale parco di centrali nucleari al massimo per qualche decennio. In queste condizioni, è impossibile che si riesca a espandere in modo significativo la produzione con le attuali riserve nell'ambito dell’attuale tecnologia delle centrali a fissione a uranio arricchito. E’ stato proposto più volte che la produzione di uranio minerale potrà aumentare nel futuro utilizzando risorse attualmente non considerate economicamente estraibili, ma ci sono dei forti limiti a questo approccio. Se è vero che l'uranio è un elemento abbondante nella crosta terrestre, è anche vero che di queste risorse teoriche solo una una minuscola parte è interessante come fonte di energia. L'estrazione della maggior parte di questo uranio richiederebbe più energia di quanta non se ne potrebbe poi ottenere utilizzandolo come combustibile per le centrali nucleari.

Già ora ci sono gravi difficoltà di approvvigionamento per mantenere in funzione l’attuale parco di centrali nucleari. Come è noto, al momento l’energia nucleare rappresenta circa il 7% dell'energia primaria mondiale, ma la produzione di uranio minerale è molto inferiore al consumo. La differenza (circa il 40%) è ottenuta dallo smantellamento di vecchie testate nucleari sovietiche che, ovviamente, possono essere considerate come una risorsa ancora solo per pochi anni. Aumentare la produzione di uranio minerale ai livelli necessari per un soddisfare anche solo la presente domanda appare molto difficile, per non parlare dei giganteschi investimenti che sarebbero necessari per espanderla.

Sulla base di questi concetti, una ripresa dell'energia nucleare si presenta come estremamente problematica, soprattutto in Italia dato che non disponiamo di risorse nazionali di uranio o comunque di sorgenti sicure in vista di possibili crisi geopolitiche future. Una centrale nucleare è un investimento a lungo termine: la sua durata di vita è di almeno trent'anni e il pareggio economico ne richiede una decina circa. E' difficile pensare che degli investitori vogliano rischiare le somme necessarie per costruire nuove centrali senza avere la garanzia che queste possano avere combustibile a disposizione per la loro durata di vita prevista o anche soltanto per il tempo necessario per un ritorno economico dell'investimento.

Di conseguenza, riteniamo che le nostre risorse saranno meglio utilizzate nello sviluppo dell'energia rinnovabile, allo stesso modo in cui si sta facendo in Germania e in altri paesi europei. Per illustrare la potenzialità di queste risorse, basterà ricordare che sul territorio nazionale cade ogni anno energia solare equivalente a 300 miliardi di barili di petrolio, ovvero circa 1000 volte il consumo di petrolio italiano. Questa energia, non è soggetta a esaurimento e nemmeno a problemi strategici e politici.

Nonostante la prospettiva di scarsità di uranio, tuttavia, riteniamo anche che l'opzione nucleare non debba essere rifiutata in blocco. Esistono prospettive di nuovi sviluppi tecnologici che potrebbero alleviare il problema e, nel futuro, aprire strade completamente nuove per la produzione di energia. E' anche possibile che, in una fase transitoria, nucleare e rinnovabili possano operare insieme con reciproco vantaggio nell'ambito del concetto della "smart grid" ("rete intelligente"). Infatti, la caratteristica di "base load" della produzione di energia nucleare si accoppia bene con la produzione giornaliera variabile dell'energia solare che segue approssimativamente la domanda di energia elettrica della rete. In questo senso, le rimanenti risorse di uranio planetarie possono essere viste come un mezzo per favorire una transizione dolce verso un'economia basata sulle rinnovabili.

In ogni caso, riteniamo che i problemi relativi all'energia non si possano risolvere su basi ideologiche: l’energia non è né di destra né di sinistra. Nella situazione di grave carenza energetica in cui siamo oggi e considerando anche i problemi climatici planetari, non possiamo permetterci di trascurare nessuna possibilità di produrre energia senza bruciare composti fossili del carbonio.
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L'iceberg petrolio: 97.10$ poi 97,85



Ieri al NYMEX il prezzo del petrolio ha chiuso a 96,70 dollari al barile dopo avere raggiunto la cifra di 97,00 dollari. Successivamnete ha toccato i 97,10 $.

Aggiornamenti: stamattina in Asia alle ore italiane 06.10 è a quota 97,85 $ al barile.

martedì 6 novembre 2007

Auto ecologica? A chi? Moderi i termini!

Norvegia, stop all’abuso dell’etichetta “eco” per le auto.
Vietato apporre l’etichetta “eco” ai veicoli senza specificare in modo preciso le caratteristiche che lo rendono “amico dell’ambiente”. Per porre un freno all’utilizzo ormai inflazionato di aggettivi e formule che richiamano una non meglio specificata eco-compatibilità ambientale, la Norvegia ha approvato le nuove linee guida sulle promozioni pubblicitarie per le auto, tra le più rigide in tutto il mondo, che vietano alle aziende produttrici di automobili di sponsorizzare le proprie vetture alludendo in maniera vaga a “proprietà ecologiche” dell’auto. Fare leva sulla salvaguardia e il rispetto dell’ambiente è diventata ormai una moda e una tecnica di marketing per aumentare l' “appeal” di un prodotto in un periodo in cui l’allarme sul cambiamento climatico sta diventando una delle preoccupazioni più sentite dalla gente. Ma spesso si tratta di un bluff, o di un’operazione di “green washing”, ovvero una sorta di lauta beneficenza fatta all’ambiente per mettersi a posto la propria coscienza ambientale. A tutto questo la Norvegia ha deciso di dire basta. Banditi dunque aggettivi come “verdi”, “pulite”, “amiche dell’ambiente”, “ambientali”, “naturali”: ciò che è davvero ecologico in un’auto dovrà essere documentato nel dettaglio, precisando la quantità di emissioni, materiali, uso dell’energia e il suo riciclo.
Fonte: Agi
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Alt, un momento! Perchè la Prius? - 3

Riporto il commento di 'Andrea C.' al post intitolato Alt, un momento! Perchè la Prius? -2 e la nostra risposta.
Scrive Andrea C.:
Ha pienamente ragione l'Anonimo. Come lui devo fare delle premesse. Premesso che seguo con interesse e simpatia il blog di Massimo. Premesso che sono un fan delle auto elettriche pure. Da tempo volevo dir la mia sulla Prius che tanto fa storcere il naso a questo Blog, avevo anche scritto una decina di righe che ho cestinato perché troppo aggressive (solo per la passione tecnica, Massimo, non per gusto polemico). Lasciamo perdere il tema dei confronti fra auto, dove sposo la risposta anonima (metteteci un nick qualsiasi quando commentate! costa poco). Toyota ha fatto le due Prius ibride in due carrozzerie esclusive, diverse dai suoi ottimi modelli a benzina ed anche dalla forma particolare e discutibile. Questo ha avuto un costo gigantesco, ma serviva ad evitare confronti spiacevoli per il suo business, ma anche secondo me per lo sviluppo di veicoli elettrici. Continuando sul tema dei costi, che è il tema principale per fare industria, per quanto io preferisca la tecnica dell'economia, Toyota ha venduto la prima serie di Prius rimettendoci, e solo da un paio d'anni ci guadagna qualcosa per ogni Prius venduta. La Toyota ha investito nel futuro; è stata l'unica casa capace di vendere mezzo milione di auto ibride, cioè ci sono in giro mezzo milione di batterie NiMh ed un milione di motori brushless con mezzo milione di inverter doppi a cui i giapponesi garantiscono assistenza e ricambi. Quando i tempi saranno maturi tutte le case dovranno improvvisare qualcosa oppure, come accade in molti campi, dovranno comprare tecnologia da chi lo sa fare. Moltissimi appassionati di veicoli elettrici credono che sia sufficiente montare un motore elettrico industriale a delle batterie. E' così per un veicolo artigianale, come il mitico cinquino di Pietro Cambi, ma non è possibile farci un prodotto con sufficiente affidabilità e sicurezza, ve lo assicuro: ho conosciuto aziende e progetti industriali ed automotive. Se volete annoiarvi posso entrare in dettagli e tediarvi con omologazioni, emissioni elettromagnetiche ed altro. Riguardo ai veicoli elettrici in vendita in italia, molto interessanti, costano 40 mila Euro,(un prezzo improponibile) per molte ragioni, soprattutto perché sono semiartigianali e non industriali, un costoso abito su misura. Secondo me un appassionato di veicoli elettrici dovrebbe togliersi il cappello quando passa una Prius, perché i giapponesi sono molto più vicini di chiunque altro al veicolo dei nostri sogni. Dibattere di veicoli ibridi serie o parallelo è una enorme, gigantesca, sciocchezza (senza offesa, Max, la passione guida la mia tastiera) questa piccola polemica mi ricorda la contesa fra Lilliput e Blefescu. Dal piccolo pulpito della mia piccola esperienza, (ho scritto pezzi di sw per inverter di motori su prototipi serie e parallelo e preferisco mille volte gli ibridi serie) ti assicuro che non c'è tutta questa contrapposizione. Se proprio si vuol dibattere, vedrei distinzioni fra ibridi "minimal" e "full" cioè con molte e poche batterie. Più ce ne sono e meglio è, ad esempio la moto Piaggio ibrida è tecnicamente un ibrido parallelo, ma se avrà tanta capacità installata come promettono, sarà un "quasi elettrico". Invece un ibrido serie con poche batterie è lontano dal veicolo elettrico e vicinissimo ad una locomotiva. Ce ne sono anche di questi in giro. Termino la mia focosa arringa in difesa della Prius contraddicendo le granitiche certezze di qualcuno: <<>> E'un veicolo in parte serie ed in parte parallelo. Ha poche batterie, purtroppo. Conclusione: nel mondo reale a volte ci sono salti tecnologici netti, ma spesso ci sono transizioni graduali, la Prius è una splendida transizione, un ponte fra il passato glorioso dell'auto ed un futuro che aspettiamo con ansia. Andrea C

Caro Andrea, ti ringrazio per questo tuo contributo così professionale ed appassionato. Peccato che tu abbia deciso di non inviare quelle 10 righe che hai definito troppo aggressive, ma spero che il significato lo abbia espresso comunque nel contesto del presente messaggio. Mi fa piacere constatare che al di sopra di tutto quello che si possa dire riguardo la Prius ci sia da parte tuo una simpatia se non amore nei riguardi dei v.e.. Potrebbe finire qui la discussione perché siamo ambedue portati a guardare avanti e vediamo ambedue un mondo destinato a vedere v.e. sulle strade, prima o poi. Però vorrei aggiungere una cosa oltre a quello già espresso precedentemente ( dal punto di vista ambientale non si ha un riscontro effettivo, positivo così come viene percepito dall'immaginario collettivo, merito del marketing Toyota). Concordo con te che la Prius è un ibrido parallelo un po' differente, non puro. Tu dici: "La Toyota ha investito nel futuro; è stata l'unica casa capace di vendere mezzo milione di auto ibride". D'accordo l'evoluzione delle specie non avvengono per salti (Darwin) ma la tecnologia lo può fare. Se fino ad ora la Toyota ha venduto sotto costo la P. adesso ne riceve i benefici vendendo un buon numero di auto per l'investimento che ha fatto in marketing lo stesso investimento che fa qualsiasi azienda automobilistica che non vende l'auto ma 'stati d'animo', falsi miti che induce attraverso gli spot. Dobbiamo abbandonate la Prius, oggi, perché è una idea vecchia, obsoleta. Dobbiamo guardare avanti e non rimuginare sul passato. Gli stessi costruttori giapponesi quali Toyota e Honda in primis seguiti dalla Suzuki hanno in sviluppo veicoli elettrici seri, quindi tuttielettrici, con batterie evolute al litio. Sanno benissimo che il veicolo tuttoelettrico è lo sbocco finale per la loro industria e , dico io, per il bene del nostro globo. Non mitizziamo la Prius e spingiamo perchè il futuro sia oggi. Vogliamo aspettare che si muovano i giapponesi? Ok. Peccato però, in quanto anche in Italia abbiamo bisogno di una industria che produca macchine per il nostro PIL e per dare lavoro ai nostri figli e non essere solo acquirenti di prodotti esteri. Se il grande costruttore nazionale sta fermo (apparentemente o realmente) io vorrei che facessimo sentire la nostra voce ed il nostro appoggio a una serie di piccole aziende nazionali che producono veicoli tuttielettrici molto all'avanguardia dal punto di vista tecnologico.

Precedenti post:
Alt, un momento! Perchè la Prius?
Alt, un momento! Perchè la Prius? - 2
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lunedì 5 novembre 2007

Clima: Australia al primo posto per emissioni CO2

Le emissioni di gas serra dell’Australia in rapporto alla popolazione sono state le più alte tra i paesi sviluppati, nei 10 anni fra il 1995 e il 2005. E nonostante il governo conservatore e l’opposizione laburista, che si confrontano in elezioni federali il 24 novembre, da anni ormai vantino le proprie credenziali in materia di clima, l’Australia nel 2005 è stato il secondo paese ‘inquinatore’ per quantità di gas serra emesso pro capite fra i paesi sviluppati, preceduta solo dal Lussemburgo. Un rapporto diffuso oggi dalla Climate Law Initiative dell’Australian National University in Canberra, indica che fra il 1990 e il 2005 le emissioni sono aumentate di più del 25%, e ad un tasso che è stato il sesto in rapidità fra i paesi sviluppati. Diciassette anni fa ogni australiano contribuiva con 24,8 tonnellate di gas serra l’anno, ma nel 2005 la quantità era aumentata a 25,9 tonnellate. Lo studio ha utilizzato dati della Convezione Onu sul cambiamento climatico e del World Resource Institute.
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domenica 4 novembre 2007

Una centrale nucleare nel vicentino?

Nucleare, finiamola col tabù. L'Italia importa oltre l'80% del proprio fabbisogno a costi insopportabili.
«Basta guardarsi attorno per capire che se non è un sogno è almeno una presa in giro. Ridurre le emissioni di anidride carbonica grazie al 25 per cento di energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili entro un pugno di anni è credere alle favole. Non è così. E se non sono stato chiaro lo dico ancora: bisogna tornare a ragionare di nucleare, altrimenti non ne usciamo vivi».
Straconvinto Stefano Stefani lo è. E non solo per la sua esperienza recente di sottosegretario all'Ambiente nell'ultimo Governo Berlusconi, non solo per le sue mani grandi da imprenditore che nel vicentino laborioso costruisce imprese senza avere lo Stato tra i piedi. No, il suo è soprattutto un sano pragmatismo made in Lega Nord. E te lo rispiega, anche per chi non è addetto ai lavori:
«Con i pregiudizi - spiega il senatore - non si crea progresso né si rendono competitive le aziende, che producono con costi energetici tali da essere "sbattute" fuori dal mercato. Noi chiediamo, come Lega, di tornare ad un tavolo, di ascoltare e capire dai vertici scientifici, dai "professori", quale strada nucleare pulita e sicura sia oggi percorribile».
Senatore Stefani, partiamo "dal fondo". L'ambiente è la vera priorità politica del futuro?
«Chi non l'ha capito è già morto. L'ambiente è la nuova frontiera per lavoro e imprese. Lo dicono i dati: entro il 2050 i consumi raddoppieranno rispetto ad oggi. Quindi chi vuol produrre energia sana imbocca una strada virtuosa. Le dico solo che oggi l'Europa importa il 50% delle fonti energetiche che consuma. L'Italia importa dall'estero l'80%. Una cifra pazzesca! Non essere autonomi significa essere sempre a rischio di black-out e sopportare costi assurdi».
Per questo bisogna riaprire di corsa il dibattito sul nucleare?
«Guardi che il settore energetico è responsabile in Ue dell'80% delle emissioni di gas serra. Nel 2012 salirà di un altro 5% mentre Kyoto impone una riduzione dell'8%. I conti a me non tornano. E a lei? A ciò si aggiunge l'incremento dei prezzi delle fonti energetiche».
E allora perché si ostacola il dibattito sul nucleare?
«Perché alcuni politici ci "marciano" e fanno disinformazione. I sondaggi in Europa parlano chiaro: un recente dossier che illustra i programmi nucleari comunitari evidenzia che non solo la gente è bene informata ma è addirittura favorevole».
Dunque, sono colpevoli anche i giornali italiani?
«Me lo lasci dire, questo, in veste di responsabile dei media del Carroccio: nel nostro Paese si parla poco e male del nucleare. Si tiene l'opinione pubblica nell'ignoranza poi si agitano i fantasmi del passato. E il gioco è fatto. Invece, ripeto, occorre riaprire il dibattito, far chiudere la bocca ai politici e ascoltare gli scienziati».
C'è poi il problema dell'esaurimento delle fonti non rinnovabili...
«Il petrolio è aumentato almeno del 24% negli ultimi 10 anni. E lo importiamo peraltro da aree a rischio di instabilità politica. Le pare possibile che dobbiamo dipendere da due tubi, uno russo e l'altro algerino, per costruire, viaggiare, produrre? Siamo dentro una gabbia!».
Quanto ci costa questa dipendenza, senatore? Si dice persino il 60% in più dei costi...
«Non esageri, io dico il 30%, in ogni caso sono valori insopportabili. A questo punto è onesto, doveroso pensare all'economicità del nucleare, che potrebbe fare da calmiere al prezzo del petrolio, la cui dinamica in salita è spesso legata alla forte domanda cinese e indiana».
Quante centrali ci sono in Europa?
«Sono attivi 152 reattori, e ci sono piani per realizzare nuovi impianti. E si badi: l'indotto per queste tecnologie di assoluta avanguardia è un business anche italiano, uno sbocco di mercato per le nostre aziende. La Francia intanto sta preparando un nuovo impianto di IV generazione entro il 2020. Altri Paesi come Usa, Gb, Giappone, Svizzera, Argentina, Canada, Brasile, Sudafrica... stanno programmando simili impianti. Il mondo corre. Noi no».
All'estero le centrali "si fanno e si disfano" con rapidità. È vero?
«C'è un rapido avvicendamento: ai vecchi impianti se ne aggiungono altri di nuovi. E così in Francia se ne stanno smantellando 26, in Germania 25, in Spagna 5. In tutto 110 centrali sono in fase di smantellamento entro il 2025. E sia nella fase del nuovo così come del "decomissioning" ci sono eccellenti aziende di casa nostra».
Prima del referendum eravamo il terzo paese elettroproduttore di energia nucleare al mondo e già nel 1966 con 3,9 di kwh eravamo tra i primi per dotazioni.
«Gli altri infatti non si sono fermati: in Europa il 70% dell'energia elettrica è prodotta dal mix nucleare e carbone. Noi non abbiamo l'atomo e dal carbone peschiamo il 10% dell'energia. Il Governo si sta comportando come Maria Antonietta che rispondeva dicendo al popolo affamato di mangiare le brioches visto che non c'era pane. Abbiamo visto com'è finita».
Stefania Piazzo - La Padania
Q u i
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Le Poste Italiane si muoveranno con veicoli elettrici

I veicoli elettrici o a basso impatto ambientale (elettrica/ibrida) saranno sperimentati dai postini (Poste italiane ) nel centro storico di Perugia per un periodo di circa 30 mesi. Sono più sicuri, perché a quattro ruote, dei motorini normalmente usati ma abbastanza piccoli (146 cm di lunghezza e 90 di larghezza) per muoversi con agilità con una autonomia di 50 chilometri con la trazione elettrica e di 300 con quella ibrida. Dopo Perugia la sperimentazione passerà a Bruxelles (La Post/De Post) ed a Budapest (Magyar Posta). Il progetto è coordinato da Poste italiane in collaborazione con il Comune e l'Università di Perugia.

Nota- l'immagine non corrisponde esattamente al modello di veicolo elettrico scelto dalle Poste.
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sabato 3 novembre 2007

Alt, un momento! Perchè la Prius? - 2

Riporto il commento di 'anonimo' al post di ieri intitolato Alt, un momento! Perchè la Prius? e la nostra risposta
Anonimo ha detto...
premesso che sono a favore dell'auto elettrica da più di dieci anni, non mi sembra assolutamente equo il paragone tra la Prius e la Fiesta, che fanno parte di segmenti differenti sia per dimensioni che per prezzo. Se valutiamo una pari benzina della Prius, salta all'occhio la differenza, che è notevole. E non dimentichiamoci che la Toyota, per interessi suoi per carità, ha sensibilizzato l'opinione pubblica a "qualcosa di elettrico", dato per morto da più di dieci anni e il dibattito in pochi anni è passato da "ibrido si o no" a "meglio ibrido o tutto elettrico?" Provate a immaginare se un dibattito del genere si sarebbe mai potuto fare nel 2000...

MondoElettrico ha detto...
Concordo parzialmente con quello che scrive Lei, ma il miglioramento apportato dall'ibrido come lo intende la Toyota, per quanto riguarda i consumi e l'inquinamento, è pressoché irrilevante. L'operazione ibrido Toyota era sbagliata, ancor più oggi, poiché privilegia il motore a scoppio nella trazione parallela relegando il motore elettrico a solo sussidio nelle accelerazioni. L'errore è qui. Molto meglio un ibrido seriale dove la trazione è tutta elettrica e il motore a scoppio diventa semplicemente generatore per ricaricare le batterie. Questo avrebbe portato alla realizzazione di batterie migliori, più capaci e leggere con un anticipo di anni rispetto ad oggi. Oggi abbiamo le batterie al litio che possono benissimo garantire percorrenze e tempi di ricarica tali da permettere l'uso di auto tuttoelettriche o ibride seriali (10%). Riassumendo l'ibrido mini-parallelo ha garantito solo la sopravvivenza del motore a scoppio ancora per anni quando sarebbe stato più opportuno toglierlo dal cofano della macchina da subito.
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Biocarburanti: favoriscono il global warming

Riprendendo il discorso sui carburanti derivati dai vegetali iniziato in un precedente post Biocarburanti: Onu, produrli “Crimine contro l’umanità” poniamo l'attenzione su un bell'articolo proveniente , come al solito, dal blog di ASPO-Italia, che vede come autore Marco Pagani. Comincia così:
"Il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen ha inferto il colpo di grazia ai biofuels. In un articolo apparso su Atmospheric Chemistry and Physics Discussion ( qui ), afferma che le emissioni di CO2 da combustibili fossili risparmiate usando i biocombustibili sono ampiamente compensate dalle emissioni di N2O. Come è noto, l'ossido di diazoto è un potentissimo gas serra con un GWP pari a 296: una sola molecola di N2O fa il lavoro di 296 molecole di CO2. "
E conclude:
" L'Unione Europea sta sostenendo, anche finanziariamente, l'introduzione di colture di colza per il biodiesel; sarà un caso, ma questa primavera, attraversando la regione della Champagne, in Francia ho visto più campi di colza che vigneti... In questo modo, l'UE non si rende quindi conto di finanziare l'effetto serra: + 70% rispetto al petrolio!"
L'articolo completo è qui. Suggerisco di leggerlo.
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venerdì 2 novembre 2007

Alt, un momento! Perchè la Prius?

L'auto ibrida viene presentata come la soluzione ideale per abbattere l'inquinamento. Ma è proprio così? Per esempio la Toyota Prius, è presa come emblema della tecnologia ibrida che dovrebbe toglierci dai problemi dei consumi di petrolio, dell'inquinamento, per combattere i cambiamenti climatici indotti dalla CO2.
Ma riflettiamo. E esattamente questo? E' una scelta giusta?
Prendiamo il catalogo della Prius che si può scaricare da Internet ( q u i ) e quello di una comune media della stessa cilindrata (Fiesta-1.6, TDCi - q u i ) Euro IV e mettiamo a confronto i valori dell'una e dell'altra: CO2 emessa gr/km, consumo Urbano / Extraurbano / Combinato espresso in litri/100km.
In parentesi i valori della vettura tradizionale.
CO2 ............................. 104 (116)
Consumo Urbano ........... 5,0 ( 5,2)
Consumo Extraurbano ... 4,2 ( 3,9)
Consumo Combinato ...... 4,3 (4,4 )
Mi pare del tutto chiaro che la vettura ibrida raccoglie 'consenso pseudoambientalista' solo perchè dietro c'è un marketing bene organizzato altrimenti non verrebbe considerata così rivoluzionaria e rispettosa dell'ambiente. Se le auto con motore a scoppio non sono ecologiche per il fatto che bruciano idrocarburi nella stessa misura non dovrebbe essere considerata ecocompatibile la Prius. Consumi uguali, uguale inquinamento.
L' unica soluzione per la razionalizzazione dei consumi, l'abbattimento dell'inquinamento, la lotta ai cambiamenti climatici resta e sarà l'auto tuttoelettrica.

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Valle d'Aosta; un milione per incentivi rinnovo parco mezzi

La campagna regionale di incentivi per la rottamazione degli autoveicoli più inquinanti, prevista da una legge regionale approvata lo scorso luglio con una dotazione finanziaria di un milione di euro per il 2007 è finanziata con analogo importo anche nel 2008. Lo prevede il bilancio di previsione 2008 approvato lo scorso 31 Ottobre dalla Giunta regionale. La relazione al bilancio regolamenta meglio gli incentivi per la rottamazione dei ciclomotori. Viene così confermato l'impegno assunto dal Governo regionale per un ri-finanziamento fino al 2010. Potranno beneficiare dei bonus i cittadini, le imprese, gli enti e le associazioni residenti o aventi sede nella Regione. I contributi previsti sono di 1.300 euro per la rottamazione e l'acquisto di autovetture e autocarri nuovi; 1.500 euro per la rottamazione e l'acquisto di autovetture e autocarri nuovi equipaggiati di filtro antiparticolato oppure con alimentazione, esclusiva o doppia, a gpl, gas metano, elettrica o a idrogeno; 500 euro per la rottamazione e l'acquisto di nuovi motocarri e motoveicoli per trasporto specifico; 300 euro per la rottamazione e l'acquisto di nuovi motocicli e ciclomotori; 500 euro per la rottamazione e l'acquisto di ciclomotori a propulsione elettrica.

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giovedì 1 novembre 2007

Il Moai di Torino (2)

Il no di Mercalli (*)"Un grande spreco di energia" "È come fabbricare una Ferrari ecologica anziché una Smart" . Penso all'estate rovente del 2003: ha presente cosa vuol dire raffreddare un edificio di vetro?
Mercalli, Renzo Piano dice che Torino non deve avere paura. Lei ha paura?
"Sì, io ho paura. Prima di tutto perché penso che l'Italia abbia mille altri motivi di cui andare fiera, non certo i grattacieli che sono nati negli Stati Uniti, in un contesto diverso sia per la conformazione del territorio, sia per la penuria di architettura del passato che c'era là. Mi vanno bene i grattacieli a New York, ma i nostri orizzonti sono diversi. Questa è però un'opinione personale, che risponde a un punto di vista estetico e culturale".
Ha altre obiezioni?
"Certo, quelle dettate dagli scenari che abbiamo davanti, allora parliamo di fatti e non di opinioni. E parlo di un futuro vicino e non lontano, con tutti i problemi ambientali ed energetici che ci attendono, dal mutamento del clima alla scarsità di petrolio. Penso all'estate rovente del 2003, ha presente che cosa vuole dire raffreddare un grattacielo di vetro? E lo sa che salire a piedi per 200 metri, se gli ascensori non funzionano, richiede 45 minuti? Allora vuole dire che fabbrichiamo trappole".
Eppure l'architetto Piano afferma di avere progettato una torre sostenibile, con grande attenzione al risparmio energetico. Non è convinto?
"E´ come fabbricare una Ferrari ecologica anziché una Smart. Il grattacielo di Piano richiederà minore energia rispetto a un altro grattacielo che non rispetti certi canoni, non a un palazzo moderno costruito con altri criteri. Torino con il grattacielo non guarda al futuro, ma al passato. Il mio futuro è il nuovo quartiere sostenibile di Friburgo, che autoproduce corrente per tutti gli usi. Il grattacielo rimane una struttura energivora, in cui risiedono centinaia di persone, non bastano i pannelli fotovoltaici di Piano".
Si farà un referendum tra i cittadini?
"Non lo so, né mi interessa più di tanto. Vorrei piuttosto che la gente riflettesse anche sul piano B. Ho chiesto l´altro giorno all'assessore all´urbanistica Viano se aveva un piano B, mi ha risposto che lui deve guardare allo scenario attuale".
Ha una proposta?
"Chiedo che venga fatta un'analisi energetica pubblica trasparente come la torre di Piano. E che si valuti il dispendio energetico del grattacielo raffrontandolo con altre situazioni, per esempio il recupero delle aree industriali dimesse, che mi sta molto a cuore. Perché non mettere per esempio il Centro Intesa San Paolo a Mirafiori, che è mezza vuota?".

da La Repubblica del 28.10.2007

(*)Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana
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L'iceberg petrolio: 94.80$



Ieri al NYMEX il prezzo del petrolio ha raggiunto la quota di 94.80 dollari al barile.

Aggiornamenti: stanotte in Asia 96,24 e alle ore italiane 07.30 di oggi: 95,63 $ al barile.

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mercoledì 31 ottobre 2007

Francia, la road map per il clima

Le linee guida per una nuova politica dell'ambiente adottate dalla Tavola rotonda voluta dal presidente Nicolas Sarkozy.

AGRICOLTURA
- Riduzione del 50% dell'uso dei pesticidi con l'introduzione di metodi alternativi.
- "Congelamento" della situazione attuale sugli Ogm fino all'esame della legge nel gennaio 2008.
TRASPORTI
- Instaurazione di un "eco-premio": l'acquisto di auto "ecologiche" darà diritto ad un "bonus" finanziato da un tassa annuale per le auto più inquinanti.
- Instaurazione di una "eco-tassa" per i tir nel 2010.
- Stop alla costruzione di nuove autostrade.
- Incentivo al trasporto di merci su rotaia con la costruzione di due nuove linee ferroviarie nord/sud-est e nord/sud-ovest.
- Sviluppo delle linee ferroviarie ad alta velocità.
- Traffico aereo: riduzione del rumore del 50% e riduzione del 50% del consumo di carburante e di emissione di CO2 entro il 2020.
- Costruzione di 1.500 chilometri di tramvie.
EDILIZIA
- Tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a basso consumo energetico dal 2010. Per il privato, dal 2012.
- Per le costruzioni vecchie, rinnovo termico di tutti gli edifici pubblici entro il 2015. Incentivi per i privati.
ENERGIA
- Impegno a creare una tassa "clima-energia" (tassa carbonio) e ad alleggerire la tassazione sul lavoro.
- Sviluppo delle energie rinnovabili per raggiungere l'equivalente di 20 milioni di tonnellate di petrolio entro il 2020.
- Estensione dell'etichetta energia a tutti gli apparecchi elettrici a alto consumo.
SALUTE
- Miglioramento della qualità dell'aria, con la riduzione dell'inquinamento da particelle fini.
- I prodotti fitosanitari con sostanze "estremamente preoccupanti" saranno vietati alla vendita dal 2008.

fonte : la nuova ecologia - legambiente

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martedì 30 ottobre 2007

L'iceberg petrolio: 93,70 $



Ieri al NYMEX il prezzo del petrolio ha raggiunto la quota di 93,70 dollari al barile.

Olandese la vittoria nel rally per auto solari World Solar Challenge

Nuon4, monoposto realizzato dal team universitario olandese Nuon, coperto da una schiera di pannelli solari, e' stato l'unico a raggiungere Adelaide giovedì 25 sera, appena prima del coprifuoco che scatta al tramonto per tutti i concorrenti, coprendo la distanza in 33 ore e 17 minuti, ad una velocità media di 92,07 km/ora. Il team universitario olandese Nuon ha vinto per la quarta volta il rally, giunto alla 20/a edizione, partendo da Darwin e arrivando a Adelaide dopo 3.000 km da nord a sud attraverso il centro desertico del continente australiano. Hanno partecipato a questa edizione del WSC, il più duro banco di prova dell' energia solare applicata ai veicoli, 37 auto solari e in categorie separate 19 altri eco-veicoli di 20 nazioni. Il contingente più numeroso era quello dell'Australia con otto veicoli; seguito dal Canada con sei, dagli Usa con quattro e dal Giappone con tre.

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lunedì 29 ottobre 2007

L'iceberg petrolio: 93,13 $



In Asia alle ore italiane 6.58 il petrolio supera i 93 dollari al barile: 93,13.

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Il Moai di Torino

Il grattacielo più alto della Mole: ecco l'ultima polemica sotto il cielo di Torino. Progettato da Renzo Piano e destinato a ospitare la sede sociale di Intesa Sanpaolo.
I Moai sono statue che si trovano sull'Isola di Pasqua. Nella maggior parte dei casi si tratta di statue monolitiche, cioè ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico; alcune possiedono sulla testa un tozzo cilindro (pukau) ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l'acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. Ci sono più di 600 Moai conosciuti sulla superficie dell'isola. La quasi totalità di questi sono stati ricavati da un tufo basaltico del cratere Rano Raraku, dove si trovano quasi 400 statue incomplete. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli sono invece stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku. La cava di Rano Raraku sembra essere stata abbandonata all'improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, lunga 21 metri. Praticamente tutti i moai completati furono probabilmente abbattuti dagli indigeni qualche tempo dopo il periodo della costruzione. I Moai sono stati probabilmente artefatti molto costosi; non solo la scultura di ogni statua avrebbe richiesto anni di lavoro, ma avrebbero dovuto anche essere trasportate per tutta l'isola fino alla loro posizione finale. Non si sa esattamente come i moai siano stati spostati, ma quasi certamente il processo ha richiesto slitte e/o rulli di legno. Si pensa che la domanda di legno necessaria a supportare la continua erezione di statue abbia portato al totale disboscamento dell'isola. Questo spiegherebbe perché la cava sia stata abbandonata all'improvviso. Fonte Wikipedia.

Chi ha ha orecchie intenda.

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Altre sette colonnine di ricarica per i veicoli elettrici a Roma

Si estende ad altri sette punti della città la rete di stazioni di ricarica per i mezzi elettrici fino ad una potenza di 3 KW:
1. in piazza Istria,
2. piazza Verdi,
3. via del Melone,
4. piazza Mastai,
5. via Appia Nuova,
6. Auditorium - Parco della Musica
7. Ostia, vicino alle sede del XIII Municipio;
che si sommano alle esistenti 4 stazioni inaugurate il 22 settembre 2002 in :
8. via dei Pontefici,
9. piazzale Aldo Moro,
10. piazza Cola di Rienzo
11. Via Europa)
per un totale di altri 48 punti di ricarica.
Durante la sperimentazione il servizio sarà aperto a tutti i possessori di mezzi elettrici e la ricarica sarà gratuita. A fine sperimentazione gli utilizzatori dovranno richiedere una smart card denominata "green rider card", attraverso la quale si potrà contabilizzare i consumi di ciascun fruitore del servizio. La contabilizzazione dei consumi rende possibile anche la tariffazione della ricarica. Attualmente la media dei costi per una ricarica è di 20 centesimi di euro (IVA inclusa) per kW/ora.

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domenica 28 ottobre 2007

Il 'cinquino' al Festival della Creatività

Festival della Creatività, toccata quota 300 mila visitatori il dato delle 12. Oggi ultima giornata alla Fortezza da Basso di Firenze. Crescono a dismisura le presenze alla manifestazione. Poteva mancare il cinquino? No, infatti c'è allo stand 128, Padiglione Spadolini, piano terra. Lo stand è presidiato per tutti e tre i giorni da Pietro Cambi e Ringo Reenberg. Ieri c'eravamo anche noi di MondoElettrico per diffondere il verbo del retrofit mettendo in gioco la salute dell'apparato vocale. Basta parlare con la gente, dire due parole e tutto diventa chiaro. L'illuminazione. Non ti chiedono più quanto costa il kit (la cosa più banale e normale, giustamente) ma perchè non è possibile omologare in Italia un veicolo trasformato in elettrico. Non c'è neppure bisogno di rispondere, sorridono e si rispondono da soli. Questa è una idea dirompente, che rompe gli schemi, che affratella. Tutti sono a favore del retrofit perché, risulta evidente, può aprire sbocchi 'nuovi' per l'industria, l'atigianato, che porta forse decine di migliaia di posti di lavoro.
E i politici che pensano?

fiat 500 F electric conversion a little story
http://it.youtube.com/watch?v=Ee4v7nlUM9M

cinquino elettrico, electric conversion of a fiat 500 f
http://it.youtube.com/watch?v=p1W757i_cD4


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