Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


domenica 17 maggio 2015

Il primo mini-scooter, 1916

The world’s first scooter, Lady Florence Norman, a suffragette, on her motor-scooter in 1916

Questo sembra essere il primo scooter apparso sulla terra, con il motore a scoppio. Oggi girano una quantità di mezzi simili ma,  per fortuna, con un motore elettrico e batterie ricaricabili. Sono meglio conosciuti come monopattini elettrici.


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sabato 16 maggio 2015

Emissioni provenienti dall'uso della biomassa per la produzione di energia. Un impatto negativo?

Ritorno ancora sull'argomento trattato qualche giorno fa (L'impatto sulla salute della combustione della legna) traendolo ancora una volta dal sito dell'Arpat, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che a sua volta si rifà ad un articolo della rivista di ARPA Emilia Romagna, con la premessa che riguarda la stima delle emissioni e le politiche dell'Emilia Romagna per limitarle, pubblicato in un recente articolo su ECOSCIENZA, Numero 1, Anno 2015, da Arpa Emilia-Romagna

L'uso della biomassa nei settori della produzione di energia e della combustione non industriale è stato incentivato e favorito negli ultimi anni da una parte da politiche e norme europee (Direttiva 2009/28/CE), nazionali (D. Lgs 28/2011 e DM 15/03/2012) e regionali relative all'uso delle rinnovabili, dall'altra dai risparmi - in termini di costo – per quanto riguarda l'impiego di biomassa legnosa per il riscaldamento domestico.
Tali strategie non hanno però prestato particolare attenzione all'impatto negativo sulla qualità dell'aria: le biomasse usate come combustibile provocano infatti l'immissione nell'ambiente di polveri e idrocarburi policiclici aromatici (IPA) (vedi anche notizia del 15/12/2014); le emissioni di inquinanti variano a seconda della modalità di utilizzo della biomassa.
Numerosi sono gli studi che hanno cercato di stimare le emissioni derivanti dall'utilizzo di biomasse legnose sia a livello nazionale che regionale.
I dati dei consumi di biomassa a uso domestico confluiscono quindi nei diversi inventari delle emissioni, che dal canto loro hanno evidenziato un incremento del peso delle emissioni di PM10 primario da parte del riscaldamento degli ambienti, ad oggi una delle più importanti fonti di emissioni in atmosfera, soprattutto nelle regioni con una quota rilevante di territorio montano (vedi anche notizia del 22/04/2014).
 In Emilia-Romagna, per esempio, dove la combustione di biomassa per riscaldamento domestico copre solo l’8% del fabbisogno energetico, la combustione di biomasse è responsabile della quasi totalità delle emissioni di PM10 nel settore della combustione non industriale. Le emissioni di PM10 derivanti da attività di combustione di legna e similari per riscaldamento domestico contribuiscono inoltre per il 39% alle emissioni totali, con un contributo relativo alle emissioni di PM10 maggiore di quello dei trasporti (34%).

La stima delle emissioni derivanti dall'uso di biomassa, tuttavia, comporta molte fonti di incertezza dovute ad alcuni elementi critici che riguardano soprattutto:
- indicatori di stima che provengono dai consumi di combustibile, critici per quanto riguarda l'uso di legna da ardere;
- fattori di emissione, che dipendono dal tipo di combustore utilizzato e dalle caratteristiche del combustibile che, nel caso della legna, sono variabili in funzione delle dimensioni del cippato e dal contenuto di umidità.

Per diminuire queste incertezze ed ottenere un quadro dei fattori di emissione quanto più conforme alla realtà italiana, sono state condotte campagne sperimentali per valutare le emissioni dovute all'utilizzo delle principali tipologie di apparecchi di combustione a uso domestico, in “cicli reali”, e utilizzando le essenze legnose di maggior utilizzo, con diverse modalità di stagionatura e alimentazione in camera di combustione.
Di fronte all'evidenza degli effetti negativi sulla qualità dell'aria provenienti dall'impiego di biomassa, nonostante le incertezze evidenziate, sono state introdotte da più amministrazioni alcune misure di contrasto all'inquinamento dovuto all'uso delle biomasse.
.....
Il Piano aria integrato 2020 dell’Emilia-Romagna stabilisce dunque obiettivi di riduzione non solo delle emissioni primarie di PM, ma anche e principalmente degli inquinanti precursori dell'inquinamento secondario (ossidi di azoto, composti organici volatili, ammoniaca e composti dello zolfo).
....
L’obiettivo di riduzione delle emissioni di PM10 e composti organici volatili per più dell’80% si potrebbe ottenere attraverso la sostituzione/controllo degli impianti a biomassa (camini, stufe) utilizzati per il riscaldamento degli edifici (per gli impianti a biomassa è ipotizzato che i sistemi di combustione siano rappresentati da camini aperti).
Interventi in questo settore sono possibili aumentando il tasso di applicazione delle tecnologie pulite ai sistemi di combustione delle biomasse. Per stimare i benefici ambientali dell’applicazione di tali tecnologie Arpa Emilia Romagna ha ipotizzato tre diversi tassi di applicazione delle 5 principali tecnologie di combustione (camino aperto, camino chiuso, stufa tradizionale a legna, stufa automatica a pellets o cippato o Bat legna, stufa o caldaia innovativa).

Per leggere l’articolo dell'Arpat con testo e grafici cliccare qui.





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venerdì 15 maggio 2015

Produzione industriale a Marzo

A marzo 2015 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,4% rispetto a febbraio. Nella media del trimestre gennaio-marzo 2015 la produzione è aumentata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario, a marzo 2015 l'indice è aumentato in termini tendenziali dell'1,5% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di marzo 2014). Nella media dei primi tre mesi dell'anno la produzione è diminuita dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali positive nei raggruppamenti dei beni di consumo (+1,4%) e dei beni intermedi (+0,3%); diminuiscono invece i beni strumentali (-0,2%) e l'energia (-0,1%).

In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a marzo 2015, aumenti nei comparti dell'energia (+4,8%), dei beni di consumo (+3,5%) e, in misura più lieve, dei beni strumentali (+1,4%); segnano invece una diminuzione i beni intermedi (-2,0%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a marzo 2015 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+22,2%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,9%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+13,2%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell'attività estrattiva (-9,4%), dell'industria del legno, della carta e stampa (-5,9%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-5,1%).



I nostri grafici

Aiutandoci con i grafici da noi realizzati con i dati ISTAT riusciamo a capire meglio quale è lo stato attuale della produzione nazionale..


Indici generali della produzione industriale: destagionalizzati, corretti per gli effetti di calendario (base 2010=100).



Qusto grafico riguarda invece il solo andamento della produzione industriale dell'energia.


Possiamo sinteticamente ribadire quanto viene diffuso dall'Istat, la produzione aumenta considerando il mese di Marzo ma comunque diminuisce nel trimestre e questo non è un buon segnale. Se poi ritorniamo a vedere gli altri segnali che provengono dallo stato dell'occupazione e soprattutto della disoccupazione (segnale di squilibrio sociale che non deve lasciare indifferente nessun governo responsabile), il consumo di gas e dell'energia tutti questi segnali non ci lasciano tranquilli. Tra poco verranno diffusi i dati relativi al consumo di petrolio e dei carburanti e con questi saremo in grado di tirare le somme del mese di Aprile. Non crediamo siano elementi che lascino intuire qualcosa di  positivo per il futuro, anzi...




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giovedì 14 maggio 2015

Consumi di energia per fonti primarie in Italia dal 1994


Ho trovato interessante andare a verificare quali sono stati i consumi delle energie primarie con il trascorrere degli anni in Italia, tornando indietro nel tempo, 1984, fino a quasi oggi. Purtroppo i dati sono fermi al 2013, mancano quindi i dati del 2014.  Le fonti primarie prese in considerazione dai dati ufficiali sono rappresentate da:

- i combustibili solidi (sono esclusi i vegetali. (sono inclusi: gas di acciaieria, gas residui di processi chimici e espansione di gas compresso.)
- il gas naturale
- le rinnovabili
- il petrolio
ed infine
- l'import netta di energia elettrica (i dati ottenuti valutando il kWh prodotto con il coefficiente convenzionale e costante di 2200 kcal. )

Come al solito facciamo affidamento ai nostri grafici realizzati con l'utilizzo dei dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, per avere una chiara idea, d'acchito,  della progressione che avviene anno dopo anno.

Come è chiaramente visibile nel primo grafico, il picco dei consumi 'totali' avviene intorno al 2005 con 197,7 milioni di TEP per poi iniziare un declino (classica forma a campana) acuito nel 2008 anno della crisi internazionale. Se togliamo il 2008, anno della crisi, e il 2009, anno della ripresa, vediamo che il consumo prosegue con uno schema costante fino al 2013 in cui i consumi sono ritornati a quelli del 1997.



Prendendo in considerazione ciascuna delle fonti primarie vediamo che il petrolio perde progressivamente importanza a favore del gas naturale trovando un equilibrio tra le due fonti già nel 2012. Notevole anche l'impennata delle fonti rinnovabili.

Il grafico che segue mostra i consumi anno dopo anno di ciascuna fonte.
L'ultimo grafico è simile a quello visto precedentemente non fosse per l'indicazione delle percentuali invece dell'unità di misura (milioni di TEP) per chiarire meglio il peso di ciascuna delle fonti in relazione con le altre.


Ipotizzando che il minor consumo non sia dovuto ad un miglioramento nell'efficienza dei sistemi (se non in minima parte), si crede che la strada della ripresa sia lunga e molto tormentata.



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mercoledì 13 maggio 2015

Le immatricolazioni di auto elettriche negli Stati Uniti ad Aprile

L'Associazione dei veicoli elettrici statunitense ha rivelato i dati delle immatricolazioni statunitensi pubblicandoli nel proprio sito web. Questi dati ci servono per sviluppare i nostri grafici.

Ricordiamo che negli USA si usa una classificazione ben precisa in base alle caratteristiche tecniche dei veicoli elettrici suddividendo le auto che hanno un motore elettrico di trazione da quelle che abbinano un motore termico ad uno di supporto parziale o alternativo. Ecco i dati ufficiali relativi al mese di Aprile secondo le categorie ben precise: le auto elettriche pure, le elettriche a percorrenza estesa e le auto ibride.

I nostri grafici

Seguono qui i nostri grafici esplicativi suddivisi per categorie delle auto elettriche a loro volta suddivise per anno solare a partire dal 2010 fino ad oggi considerando le immatricolazioni mensili.

Sono state vendute e quindi immatricolate negli USA ad Aprile 2015:

 31.694   auto ibride (HEV)

 
3.646   auto a percorrenza estesa (EREV)

 
 6.037 auto elettriche pure a batteria (BEV)

 

 per un totale, relativamente al mese di Aprile,  di 41.377 elettriche tra EREV e BEV


 

Il totale è di 42.390 unità tra elettriche e ibride.

La progressione mensile dal gennaio 2010



L'introduzione delle auto elettriche / ibride corrisponde al 2,9% su un mercato statunitense complessivo del primo quadrimestre  del 2015 pari a 5.108.168  auto.


Nei giorni precedenti abbiamo visto le cifre delle auto elettriche/ibride vendute in Italia ad Aprile, in crescita ma con numerini.

Ci rivediamo a Giugno per l'analisi di Maggio.





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martedì 12 maggio 2015

L'impatto sulla salute della combustione della legna

Se questo sopra trascritto  è un titolo piuttosto ben esemplificativo dell'articolo che abbiamo letto sul notiziario di Arpat, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che a sua volta si rifà ad un articolo della rivista di ARPA Emilia Romagna, altrettanto chiaro è il sottotitolo: "Diversi studi evidenziano un importante contributo negativo della combustione di biomasse per riscaldamento domestico sulla salute. L'uso di combustibili solidi ha un impatto sia sull'ambiente indoor che su quello esterno"

L'uso dei combustibili solidi per riscaldamento domestico si sta progressivamente diffondendo in tutto il mondo. Le ragioni di tale diffusione sono presentate e discusse negli altri interventi, ma quello che qui interessa è che anche il contributo di PM2,5 da biomasse per riscaldamento domestico è destinato ad aumentare nel futuro, con gli effetti che ne conseguono.....

È infatti importante sottolineare che il PM2,5, oltre a essere una sostanza con importanti effetti di tipo clima-alterante, può determinare importanti effetti diretti sulla salute.....

In effetti, l'uso di combustibili solidi ha importanza sia per la qualità dell'ambiente residenziale interno (indoor) che di quello esterno (outdoor). L'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, nel 2012, 3,7 milioni di morti premature erano dovute all'esposizione al particolato esterno, di cui 482.000 in Europa .

Studi recenti suggeriscono che effetti a breve termine a livello cardiovascolare sono dovuti a esposizioni alla combustione con combustibili solidi (legno) per riscaldamento domestico. Almeno 28 inquinanti presenti nel fumo di combustibili solidi si sono dimostrati tossici per gli animali, e tra questi 14 cancerogeni e 4 pro-cancerogeni.
Più in generale, il particolato, senza distinguerne l'origine, è stato definito cancerogeno certo in relazione al tumore al polmoni.
D'altra parte alcuni studi tossicologici hanno indicato che l'esposizione a emissioni di origine vegetale sia meno pericolosa, dal punto di vista del rischio cancerogeno, di quella derivata da sorgenti di origine fossile. Malgrado esistano pochi studi sugli effetti sanitari da combustione di legno in paesi sviluppati, esiste sufficiente evidenza di un'associazione tra la combustione di legna e segni di effetti respiratori nei bambini.
In particolare per quanto concerne l'esacerbazione di malattie respiratorie come l'asma e patologie cliniche ostruttive, includendo bronchioliti e otiti medie. Una revisione sistematica degli effetti sanitari da inquinamento atmosferico ha concluso che non esistono ragioni per considerare gli effetti dalla combustione di biomasse meno tossiche del particolato da altre sorgenti.

Per quanto riguarda il Black Carbon (BC), è stato stimato che quello da combustione per riscaldamento domestico rappresenta il 34-46% della massa globale delle emissioni di BC. Per quanto riguarda gli effetti a breve termine da esposizione outdoor da BC sono stati descritti livello di mortalità generale, cardiovascolare e sui ricoveri da cause cardiopolmonari.

Per l'articolo completo rimandiamo a questo indirizzo.



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lunedì 11 maggio 2015

Goodbye diesel ... in Gran Bretagna

Vi ricordate l'edificante notizia riportata in un nostro recente dei bravi ricercatori che hanno prodotto l'e-diesel? Ricercatori, bravi. Bravi?  Vediamo di confrontare l'e-diesel descritto pochi giorni fa con un'altra notizia che viene dal quotidiano inglese The Telegraph del 29 Aprile c.a..


Diesel cars could be banished as Britain ordered to cut air pollution
Transport experts have predicted that diesel cars will be phased out as part of government plans to cut air pollution

Diesel cars could be phased out in Britain after the Supreme Court ruled that the Government must take urgent steps to tackle air pollution in cities.
The UK is facing millions of pounds of fines from the European Commission for failing to cut levels of nitrogen dioxide (NO2).
On Wednesday judges in Britain’s highest court ordered the Department for the Environment to submit new air quality plans by the end of the year setting out radical ways of tackling pollution.

E allora? I britannici temolo le sanzioni europee, gli italiani, no! E lo Stato continua imperterrito a offrire contributi nazionali per il rinnovo del parco degli autobus non solo a metano ma anche diesel. Ricordaste quanto scrivevamo dei nuovi acquisti toscani e l'assenza di contributi regionali per autobus elettrici e ibridi. Strano mondo i  nostro. Le alternative ci sono ma la subordinazione intellettuale al motore termico è difficile da sradicare. Guardare verso i veicoli elettrici siano essi collegati a rete come i filobus o a batteria perchè oramai non ci sono dubbi che i mezzi termici legati all'inquinamento in città portano a disastri alla salute come già sappiamo bene, oltretutto costa miliardi euro alla sanità.





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sabato 9 maggio 2015

Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2015-2030 secondo UP

L'Ufficio Rilevazioni e Analisi dell'Unione Petrolifera ha rtedatto e pubblicato  l'edizione 2015 del volume “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2015-2030”. Le nuove previsioni confermano molte delle tendenze evidenziate nella precedente edizione, ancora condizionate dalle criticità di una crisi economica che ha avuto un impatto determinante sui consumi di energia e sulle abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso un uso più razionale dell'energia.
Prendendo spunto dal comunicato stampa dell'Unione Petrolifera i principali risultati dall'analisi possono essere riassunti come segue:

- la domanda di energia complessiva è stimata in leggero recupero nel 2015, fino a 158,4 milioni di Tep, per poi salire a 164 milioni nel 2020 e 168,9 milioni nel 2025. Nel 2030 si arriverà a 170 milioni di Tep che sono un volume quasi equivalente ai consumi del 1995;

- l'incidenza delle singole fonti primarie sul totale consumo energetico è prevista modificarsi sensibilmente tenendo conto dell'espansione delle fonti rinnovabili, con il petrolio che però rappresenterà la prima fonte di energia almeno fino al 2018 con un peso intorno al 35%;

- la domanda per i soli carburanti, inclusi i prodotti per uso agricolo, marina e aviazione, continueranno a subire un ridimensionamento nel medio termine, con un moderato recupero solo dopo il 2020; i bunkeraggi, attualmente costituiti in prevalenza da olio combustibile, a partire dal 2020 potrebbero trasformarsi in analoghi quantitativi di distillati (se ne ipotizza una parziale sostituzione dalle 500 mila tonnellate attuali fino a 1,3 milioni a fine periodo);

- cambia la composizione del barile raffinato, con un forte incremento del peso dei distillati medi che passa dal 47% del 2010 al 55% del 2015 per giungere al 59% al 2025-2030;

- il gas naturale al 2030 dovrebbe stabilizzarsi arrivando a coprire il 35,8% del nostro fabbisogno, mentre i combustibili solidi alla stessa data continueranno a soddisfare l’8,5% del totale; previsto un moderato sviluppo delle fonti rinnovabili che dal 18% attuale nel 2030 arriveranno al 19,9%;

- contestualmente le emissioni di CO2 si manterranno su livelli contenuti e nel 2020 si attesteranno su valori più bassi del 17% rispetto al 1990 e del 26% rispetto al 2005;

- per quanto riguarda i biocarburanti tradizionali, in base alla legislazione vigente e tenendo conto del contributo crescente di biometano e biocarburanti avanzati – per i quali l’Italia è l’unico paese europeo ad aver introdotto un obbligo – il peso sul totale dei consumi di energia al 2020 si attesterebbe all’1,2% rispetto allo 0,7% attuale.

Prossimamente controlleremo l'analisi appena pubblicata per avere un'idea di quello che avverrà nei lustri futuri secondo queste previsioni che comunque riteniamo, a prescindere, suscettibile di forti revisioni con il trascorrere degli anni.
Un dato che dovrebbe far riflettere è quanto scritto nel primo paragrafo ovvero che solo nel 2030 raggiungeremo i livelli di consumo di energia che avevamo nel 1995 ovvero la crisi ci ha portato ad un livello talmente basso che occorrono 35 anni per risollevare i consumi e quindi l'economia in senso lato.
Altro punto interessante è constatare che  "l’Italia è l’unico paese europeo ad aver introdotto un obbligo" l'uso dei biocarburanti cosa di cui non dovremmo affatto vantarci.


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venerdì 8 maggio 2015

Italia leader in Europa nella coltivazione del riso

Torna a crescere la produzione di riso, Italia leader in Ue . Dopo anni di recessione si inverte la tendenza e le risaie italiane tornano a crescere con una stima di semina di 220mila ettari. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell'Ente Risi in occasione dell'inaugurazione del cluster del riso ad Expo nel sottolineare che l'Italia è leader in Europa nella coltivazione del prezioso cereale.

Si tratta del cereale più consumato al mondo ma è anche rappresentativo dell'equilibrio che esiste nell'attività agricola chiamata a svolgere un ruolo multifunzionale che garantisce sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.

A minacciare le produzioni nazionali sono le importazioni dall'estero di prodotto spacciato come italiano per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura che obblighi ad indicare la provenienza in etichetta. L'Italia è ancora il primo produttore europeo di riso con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali, ma la mancanza di trasparenza mette a rischio c'è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti ed imprenditori di lavoro nell'intera filiera“.

Diamo un'occhiata alle superfici coltivate in Italia  negli anni recenti, andando a spulciare i dati forniti dall'Ente Risi di cui si parla sopra nel comunicato stampa della Coldiretti.

2014 - 219.532,45 ettari (Totale complessivo) e 4.093  produttori
2013 - 216.019,00   - produttori  4.100
2012 - 235.051,96  - produttori 4.433
2011 - 246.540,97 - produttori 4.605
2010 - 247.653,31  -  produttori 4.769

I nostri grafici relativi alle superfici e  ai produttori.







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giovedì 7 maggio 2015

Il consumo di gas nei settori industrale ed elettrico ad Aprile

Pochi giorni fa abbiamo visto che il consumo di gas è cresciuto del 6,9% ad Aprile.
Ci eravamo lasciati chiedendoci se questo aumento generale del consumo fosse da imputare al settore industriale o termoelettrico o a tutti e due. Adesso lo vediamo visimaente servendoci dei grafici da noi realizzati grazie agli ultimi dati   del mese di Aprile della Snam e i dati definitivi ministeriali mensili degli ultimi 10 anni.






I nostri grafici.

Il settore industriale
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L'incremento è assolutamente minimo, lo 0,2% rispetto allo stesso mese dell'anno passato.


 
Il corrispondente grafico che traccia i consumi dei precedenti 12 mesi rispetto al mese di rilevamento.

 
Il settore Termoelettrico .

 L'incremento c'è ed è 4,7%, ma non sufficiente per far raggiungere il 6,9% totale (+286,2 milioni di metri cubi ).

 
Altrettanto chiaro è il grafico che traccia i consumi dei precedenti 12 mesi rispetto al mese di rilevamento, un incremento che però si è stabilizzato nei due ultimi mesi.


Le scorte sono paragonabili a quelle dell'anno scorso, quindi l'incremento del consumo  (+286,2 Gm3 ) non si può imputare alla ripresa della presa industriale (+2.3 Gm3.), non alle scorte e solo in minima parte al settore termoelettrico (+56,6 Gm3).

Dove è andato a finire il restante?

Rileggendo i dati Snam  si nota che sono aumentate le esportazioni (Esportazioni Reti di terzi consumi di sistema) di 40 Gm3 con un incremento del 41% e spiccioli, ma ne resta ancora fuori un bel po' dal conteggio (circa 187 Gm3).


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mercoledì 6 maggio 2015

Le auto elettriche e ibride in Italia, le immatricolazioni ad Aprile

Aumentano significativamente le immatricolazioni delle auto in Italia ad Aprile restando più o meno stabile l'introduzione delle auto elettriche e ibride in questo contesto. Ciò significa che quando aumenta il numero di auto con motore termico vendute aumenta anche il numero delle auto elettriche/ibride vendute.
Il mercato delle auto elettriche e ibride in Italia si attesta ad 1,3% del totale come vediamo dai dati forniti dalla 'UNRAE (l'Associazione che rappresenta le Case estere operanti sul mercato italiano delle autovetture, dei veicoli commerciali e industriali, dei bus e dei caravan e autocaravan) nel proprio sito web, provenienti dal Ministero dei Trasporti. Con questi dati possiamo verificare quale sia la situazione dei primi quattro mesi dell'anno delle immatricolazioni delle auto elettriche e ibride in Italia, aiutandoci con i nostri grafici per rendere più semplice la visione.

Nel mese di Aprile sono state immatricolate 2.014 auto ibride contro le 1.509 dello stesso mese dell'anno precedente con un incremento del 33,5%, e un incremento del 31,0% rispetto al quadrimestre 2014, 8.802 unità contro 6.717.

Le auto totalmente elettriche sono passate a 91 da 49 con una progressione mensile del 85,7 %, portando a 137,2% l'incremento nei primi 4 mesi del 2015 confrontati con il 2014, 676 unità contro 285.

L'introduzione delle auto elettriche e ibride nel mercato complessivo delle auto nel quadrimestre incide per l' 1,4 %.


I nostri grafici delineano l'andamento delle vendite mese per mese nell'anno solare a partire dal 2010.

Le auto elettriche pure

 
Le auto ibride


La progressione mensile delle immatricolazioni delle auto elettriche e ibride a partire da Gennaio 2009


Vediamo adesso la classifica delle auto elettriche e ibride più vendute a Febbraio e nell'anno 2014.

 Sui gradini del podio delle tutte-elettriche  di Aprile troviamo :


1° posto - Renault Zoe  con 34 unità.
2° posto - Nissan Leaf  con  26 unità,
3° posto - BMW I3 con 15.


Nei primi 4 mesi l'auto elettrica più venduta in Italia è la Nissan Leaf con 209 unità, seguita dalla Renault Zoef con 169 e dalla Citroen C Zero  con 116.

Le auto ibride più vendute sono:

 1° posto - la Toyota Yaris con 984 unità,
 2° posto - la Toyota Auris con 593,
 3° posto - la NX Lexus con 178.

 Nel primo trimestre mesi l'auto ibrida più venduta è la Toyota Yaris con 4.166 unità, seguita dalla Toyota Auris con 2.966 e dalla NX Lexus con 638.


 In un prossimo post vedremo l'andamento delle vendite delle auto elettriche in USA.



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martedì 5 maggio 2015

Immatricolazioni auto +24,2% ad Aprile

Il comunicato stampa dell'UNRAE (l’Associazione delle Case Automobilistiche estere) di ieri ci dice..
Finalmente una sequenza positiva sul mercato italiano: 11 mesi consecutivi di crescita, gli ultimi 4 a doppia cifra, aprile a +24,2%. I privati per il secondo mese consecutivo crescono a due cifre.
“Finalmente una sequenza di numeri positivi sul mercato italiano” - ha commentato Massimo Nordio, Presidente dell’UNRAE. “Undici mesi col segno positivo, 4 mesi di crescita a doppia cifra ed anche il segmento privati che cresce a doppia cifra, sono certamente dei bei segnali”.
“E come ci chiediamo il «perché» davanti a performance negative - prosegue Nordio - dovremmo interrogarci sulla ragione di questi risultati positivi, per individuare quali siano le opportunità che si possono cogliere”.
Intanto, il noleggio – grazie anche all'effetto Expo - è stato certamente rilevante per i risultati del mercato, il cui incremento tocca però marginalmente le Reti distributive, con qualche reale beneficio a venire nel settore post-vendita.
Pure il segmento dei privati cresce a doppia cifra, con un robusto +28%, anche frutto dell'effetto confronto con anni particolarmente depressi, riportandosi con 90.467 immatricolazioni in aprile, sui volumi di 3 anni fa.
“Alla luce dei segnali positivi derivanti da questi primi quattro mesi dell’anno – conclude Nordio - la stima UNRAE del mercato italiano delle autovetture per l’anno 2015 si porta a 1.480.000 immatricolazioni complessive, in crescita dell’8,8% e con 120.000 vendite in più rispetto ai risultati dello scorso anno”.

Il mese di aprile, secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, porta a casa un'ottima crescita a doppia cifra: +24,2% grazie alle 148.807 vetture immatricolate rispetto alle 119.849 dello stesso periodo 2014, evidenziando il miglior risultato per lo stesso mese degli ultimi 4 anni. Il 1° quadrimestre segna un incremento del 16,2% a 578.088 vetture immatricolate, rispetto alle 497.478 del gennaio-aprile 2014.
Anche dalla raccolta contratti, frutto di un primo scambio di informazioni fra UNRAE ed ANFIA, emerge in aprile una forte crescita a doppia cifra. I circa 158.000 contratti raccolti nel mese, indicano un incremento del 31% rispetto ai 121.000 dello stesso periodo del 2014 e nel quadrimestre la crescita è del 20%, con 607.000 unità complessive.

Dall'analisi della struttura del mercato – come detto – emerge per i privati una crescita nel mese del 28%, che li porta ad incrementare la propria quota di 2 punti percentuali, raggiungendo il 60,7% del totale. Nel 1° quadrimestre l'incremento è del 12,3%, in calo ancora in rappresentatività al 59,4%. Il noleggio, invece, continua in aprile a crescere a doppia cifra (+18,1%), seppur con tassi in ridimensionamento, e cede in quota, scendendo al 25%.
Da questo mese, l’UNRAE è anche in grado di dettagliare il 1° giorno un'informazione fondamentale, e cioè quanta parte va imputata al noleggio a breve termine e quanto al lungo termine. Il 18,1% di crescita complessiva del noleggio, infatti, è dato da un incremento di circa il 25% del noleggio a breve, al 13,5% di quota sul totale e da un +11,2% del lungo termine, all’11,5% di quota di mercato. Nel cumulato l’incremento del noleggio nel complesso è del 31,8% (25,5% di quota), determinato da un +41,7% del breve termine e un +23,7% del lungo termine.

Infine le società crescono in aprile del 17,1%, portando il cumulato gennaio-aprile in aumento del 9%, con una quota nel quadrimestre in calo di un punto percentuale, al 15,1%.
In crescita a doppia cifra nel mese tutte le alimentazioni in cui si scompone il mercato, con incrementi di quota per tutte, ad esclusione del diesel che perde due punti, portandosi al 55,2% del totale e del metano al 3,8%. Nel cumulato gennaio-aprile stabile in quota la benzina ed il metano, cede alcuni decimi il diesel, mentre crescono Gpl e vetture ibride.

Il mercato dell'usato, infine, evidenzia in aprile 398.746 trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture (le intestazioni temporanee alla rete di vendita, in attesa della rivendita al cliente finale), in crescita dell’11,4% sui 357.966 dell’aprile 2014. Nei primi 4 mesi dell'anno l'incremento è dell’8,2% a 1.554.694 rispetto alle 1.437.534 del gennaio-aprile 2014.


I nostri consueti grafici

L'andamento mensile negli ultimi 7 anni


 
Le percentuali riferite allo stesso mese dell'anno precedente.

 
Nel grafico seguente vediamo le immatricolazioni delle auto considerando i 12 mesi precedenti al mese di riferimento. Il picco è nel lontano 2010, quello è seguito è un crollo con una stabilizzazione a metà del 2013 e un accenno ad una lenta crescita fino ad oggi, soprattutto grazie al settore del noleggio.





In Francia

Il mercato francese delle auto nuove è cresciuto del 2,3% nel mese di aprile
Con 170.768 immatricolazioni nel mese di aprile 2015, il mercato delle automobili francese è cresciuta del 2,3% con lo stesso numero di giorni lavorativi (21 giorni). Nei primi quattro mesi dell'anno, il mercato è pari a 648.087 unità, in crescita del 5,6% su un identico numero di giorni lavorativi (84 giorni).
Il mercato dei veicoli commerciali leggeri è sceso dello 0,4% nel mese di aprile a 33.327 unità, ma è aumentata dello 0,2% in quattro mesi per 124.672 unità.

Negli USA
Il mercato automobilistico statunitense è aumentato del 4,6% nel mese di aprile
Le vendite di veicoli leggeri negli Stati Uniti sono aumentate del 4,6% nel mese di aprile con 1.455.000 unità, grazie alla forte domanda di veicoli commerciali leggeri. Le vendite di veicoli leggeri sono aumentate del 11%, mentre le vendite di auto sono diminuite del 1,6%.


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lunedì 4 maggio 2015

Il consumo di gas in Italia cresce ad Aprile 6,9 % sebbene ..

Siamo arrivati a Maggio quindi è possibile anticipare i dati del mese appena trascorso, Aprile, che riguardano il consumo di gas in Italia.
 I dati sono sempre quelli provvisori offerti dalla Snam nel proprio sito web mentre i dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico li avremo tra un mesetto circa. Comunque, anche se provvisori, possiamo considerare validi i numeri della Snam e veritieri, come ci dimostra l'esperienza dei mesi e degli anni passati, in quanto si discosteranno dai dati ufficiali di poco o nulla, qualche decimale al massimo.
Dunque anche Aprile offre un segno positivo, aumento dei consumi. E' il quarto mese consecutivo positivo, in pratica tutti mesi del 2015 registrano un consumo più alto rispetto ai corrispondenti mesi del 2014.

Con i grafici da noi realizzati è facile prenderne visione con una sola occhiata e comprendere la situazione.
Il primo grafico mostra l'andamento dei mesi suddivisi per anno solare  dal gennaio 2006 ad oggi. Risulta evidente l'incremento del consumo di gas di Aprile ma solo rispetto all'anno passato mentre è il peggiore rispetto agli 8 anni precedenti.


 Per una migliore comprensione riportiamo il grafico solo degli ultimi 5 anni.


In sostanza  ad Aprile abbiamo consumato 4.409,2 milioni di metri cubi di gas contro i 4123,0 milioni di metri cubi dello stesso mese del 2014 con un aumento percentuale del 6,9%.

Il grafico successivo evidenzia la percentuale del consumo rapportato con lo stesso mese dell'anno precedente con l'ultimo quadrimestre dove predominano le barre blu del segno positivo che descrive l'incremento rispetto al mese dell'anno precedente. Per quanto visto nei due grafici precedenti possiamo affermare che il miglioramento c'è ma retrospettivamente è limitato nel tempo, solo rispetto al 2014. Basta accontentarsi o sperare nella prosecuzione.


Il grafico sottostante dà la misura della quantità di gas consumato nei 12 mesi precedenti alla data di rilevazione. E' evidente sia il crollo costante dal 2007 e la risalita dell'ultimo trimestre, riportando i consumi annuali pressappoco a quelli del maggio 2014..

 

La produzione nazionale di gas.
Continua a diminuire la produzione nazionale ad Aprile Marzo passando da 591,0 milioni di metri cubi dello scorso anno a 543,2 milioni di metri cubi, con una contrazione di circa il 4,7 % rispetto allo stesso mese dell'anno passato. Si aspetta che la tecnologia della fratturazione idraulica (fracking) voluta dal Governo per risolvere la carenza produttiva nazionale? (nota ironica).


 Il consumo del gas è un segnale dello stato di salute della nostra economia ed è per questo che seguiamo mensilmente il suo andamento, essendo strettamente legato all'uso che se ne fa per la produzione di energia elettrica e la produzione industriale, oltre che residenziale e al terziario. Una risalita nel consumo dovrebbe far pensare ad un miglioramento della nostra economia dovuta  ad un incremento della produzione industriale. Sarà così? Con un recente post abbiamo dimostrato che l'incremento apparente  del consumo era dovuto in realtà semplicemente all'importazione di gas per lo stoccaggio, da buone formichine.

Con il prossimo post vedremo di rispondere alla domanda e di verificare se l'incremento del consumo è dovuto alla produzione di energia elettrica delle centrali a turbogas o al consumo industriale o ancora una volta allo stoccaggio. A presto!



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