Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


mercoledì 4 giugno 2008

Il futuro dell'auto secondo Marchionne

Abbiamo estratto da una notizia giornalistica una frase profferita pochi giorni or sono dall'attuale amministratore delegato di una fabbrica italiana di autoveicoli di Torino che ci offre una chiara visione delle strategie perseguite :

"...Relativamente alle nuove tecnologie e inquinamento il numero uno di Fiat ha ipotizzato: “il futuro dell’auto sara’ tra dieci anni ibrida e tra trent’anni ad idrogeno, ma se continuiamo cosi’, con il Co2, ammazzeremo il pianeta, non solo per colpa dell’auto, ma perche’ si brucia il carbone”..." Qui

Fra dieci anni l'auto sarà ibrida. Dieci anni? Interessante anche il salto nel tempo al 2040 vedendo l'auto alimentata ad idrogeno. Neanche un accenno all'auto tutta elettrica. Se questa è la strategia di Torino mi chiedo se vedremo ancora auto col logo FIAT tra cinque anni. Speriamo di si ma ... domani una notizia illuminante dall'oriente che dovrebbe fare pensare più di un manager nostrano.

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martedì 3 giugno 2008

Modena: veicoli elettrici, i contributi comunali

Cambiano le regole per accedere agli incentivi comunali in caso di acquisto di veicoli elettrici. L'Amministrazione comunale di Modena ha recentemente modificato il regolamento, chiarendo che devono trascorrere almeno 48 mesi dall'acquisizione del precedente contributo prima di poter presentare una nuova richiesta. Fino ad ora la clausola prevedeva che ogni famiglia potesse acquisire al massimo due contributi l'anno dal Comune, senza alcuna limitazione nel tempo. D'ora in poi, saranno le persone fisiche a poter chiedere per sé un contributo, ma solo ogni 4 anni. Nono cambia niente, invece, per le persone giuridiche (ditte, organizzazioni sociali, eccetera), che potranno continuare ad acquisire un massimo di cinque contributi l'anno per la mobilità dei propri dipendenti. Grazie alla nuova norma sarà possibile evitare l'accesso al contributo a individui non residenti nel Comune di Modena, vista l'attribuzione dell'incentivo a singole persone fisiche. Per informazioni e presentazione delle domande: dal lunedì al giovedì, dalle 15 alle 18, Ufficio Comunicazione territorio del settore Pianificazione territoriale, Trasporti e Mobilità, via Santi 60, 8° piano, tel. 059.2032196, fax 059.2032393.

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Formula 1 ibrida: Bmw in pista nel 2009

La Bmw potrebbe scendere in pista già nel prossimo campionato di Formula 1 del 2009 con un'auto a tecnologia ibrida. Questo è quanto si legge in un articolo del Sole 24 Ore (Qui)
Questa evoluzione, anticipata dal Wall street journal, è la risposta del team di Monaco alle regole presentate in marzo dalla Fia che avrebbe consentito alle società di aumentare la potenza delle macchine usando tecnologie salva-carburante.
L'obiettivo della Fia andrebbe al di là della F1. La federazione ha infatti detto di averle stabilite innanzitutto per fare sì che le tecnologie salva-carburante possano essere la sola via per aumentare la potenza dei motori delle auto. In secondo luogo, però, ha voluto dare anche una spinta alla ricerca di tecnologie da utilizzare in tutto il settore automobilistico per ridurre le emissioni inquinanti. Attualmente le macchine della Formula Uno usano motori che funzionano soltanto a carburante e quindi non usano compressori o altre tecnologie. Una macchina di Formula Uno può usare qualcosa come 18 galloni di carburante ogni 62 miglia percorse. Secondo le nuove regole, i produttori potranno aggiungere un motore elettrico per fornire fino a 60 kilowatts di energia elettrica per un tempo di circa sessanta secondi per volta. «Questo trasferisce circa 80 cavalli di potenza extra», ha detto il portavoce della Bmw.
Oltre a quella ibrida, tra le tecnologie che la casa di Monaco sta esplorando c'è anche la frenata rigenerante. L'elettricità sarebbe generata nei freni nel momento in cui la macchina rallenta ed accumulata nelle batterie. La potenza può essere quindi rilasciata in caso di necessità per guidare i motori elettrici che aumentano la velocità. Bmw sta inoltre sperimentando anche componenti individuali, comprese batterie al litio, e prevede che la macchina ibrida potrebbe essere pronta per il test quest'estate.
Sapevamo già da un anno di questa 'probabile' volontà evolutiva della Formula1 ma, francamente, non pensavamo che l'avessero attuata oltretutto così celermente. Indiscrezioni pervenuteci all'orecchio ci sussurrano anche quale sarà la marca degli accumulatori scelta e quali saranno le caratteristiche delle batterie al litio. Il marketing sussurra, ma dobbiamo essere cauti nell'amplificare questi rumors.

lunedì 2 giugno 2008

Nissan annuncia l'uso di batterie al litio per i suoi muletti

I nuovi modelli sono stati presentati durante la Fiera della Logistica di Hannover e saranno messi in vendita nel 2009. La prima unità per il mercato europeo sarà probabilmente costruito alla Nissan l'impianto in Navarra, Spagna.
Nissan aveva già annunciato la sua alleanza con la NEC per la realizzazione di veicoli elettrici stradali con batterie al litio.

Le caratteristiche più importanti delle batterie al litio secondo Nissan

- Rispetto al convenzionale batterie al piombo, le batterie al litio offrono una serie di benefici per le caratteristiche ambientali e vantaggi operativi - prestazioni superiori, affidabilità, sicurezza, versatilità e competitività di costo.

Vantaggi ambientali
- Emissioni zero ed i materiali utilizzati per la batteria non sono nocivi.
- La tecnologia Li-Ion non fa uso di materiali inquinanti quali cadmio, piombo, mercurio o acido solforico. Come non vi sono emissioni di gas durante la carica, non vi è alcuna necessità di locali dedicati.
- Minor consumo di energia (meno CO2).

Vantaggi operativi (Confronto con le batterie convenzionale tipo piombo-acido)
- Carica rapida
- La carica di una Li-Ion Battery è più veloce e permette un tempo di utilizzo del veicolo più lungo. Rende le operazioni più flessibili e riduce la necessità di ulteriori batterie.
- Assenza di manutenzione
- La manutenzione è praticamente pari a zero in quanto non vi è alcuna necessità di aggiungere nella batteria di acqua distillata come normalmente richiesto per batterie al piombo.
- High Power - Alta potenza
- Le batterie Litio offrono una potenza significativa con più energia, dando luogo a prestazioni migliori e una maggiore durata.
Long Life - vita più lunga
- Dopo un certo tempo le piastre convenzionali di una batteria al piombo-acido si solfata, dando luogo ad una più alta resistenza ed estrema difficoltà per ricaricarla di nuovo. La quasi perfetta reazione e reversibilità tra elettroni nelle batterie al litio non provoca questo tipo di "rifiuti". Essa si traduce in una durata più lunga della batteria, riducendo notevolmente così la necessità di investimenti per la sostituzione.
- Compatte
- Le dimensioni delle batterie al litio possono essere ridotti drasticamente rispetto le convenzionali batterie al piombo della stessa capacità, consentendo una progettazione più flessibile per la loro disposizione all'interno del veicolo.
- Eccellente performance di scarica
- Nella fase di carica e scarica c'è un minor impiego di energia e quindi minor perdita di energia necessaria per ricaricare completamente la Li-Ion Battery. L'orario di lavoro dei mezzi si somma ai grandi risultati il recupero di energia in frenata.
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domenica 1 giugno 2008

Sviluppo sì, ma rinnovabile ... in Germania!

In Germania rinnovabili alle stelle
Mentre in Italia si discute di nucleare la Germania punta tutto sulle rinnovabili anche in vista delle dismissioni del suo nucleare al termine del ciclo di vita. La gran parte di questi investimenti che fanno da traino all' economia tedesca sono nell'industria ambientale. Gli operatori impiegati in questo settore sono passati dai 160 mila del 2004 ai 249 mila del 2007 con una quota di export cresciuta da 2,5 a 12 miliardi di euro nello stesso periodo. La quota di esportazioni, infatti, e' divenuta pari a 8 miliardi e nel solare, l'export arriva ormai al miliardo di euro, dai 190 milioni del 2004 a cui si aggiunge il 45% delle società edili tedesche impegnate nella costruzione di edifici ecologici. L'attenzione all'ambiente, alle riduzioni di emissioni di anidride carbonica e il surriscaldamento del pianeta sembrano andare a braccetto con l'economia visto che le imprese tedesche primeggiano nel settore della gestione dei rifiuti e delle acque e, adesso, si posizionano anche ai primi posti nel campo delle energie rinnovabili, dell'efficienza e del risparmio energetico. In Italia, al contrario, le aziende italiane, in gran parte piccole e medie e organizzate in distretti, arrancano senza però orientare la loro produttività verso il settore delle rinnovabili.

Qui

Energia nucleare: atomo di terza o quarta generazione?

Estratto da un intervista su LiberoMercato del 30 Maggio 2008. Alla domanda su quale generazione occorre puntare: la terza avanzata o la quarta a reattori veloci ecco cosa risponde Francesco Troiani (*)

«L'Italia non è la Francia. I francesi hanno effettuato investimenti per la costruzione degli impianti attuali, che necessitano lunghi tempi di ammortamento e quindi necessitano di andare avanti e di sviluppare ulteriormente la filiera. Invece - come e emerso dal seminario Enea del 10 aprile scorso chi, come noi, vuole ritornare in questo settore può permettersi di calibrare meglio i programmi ed effettuare scelte "ragionate", sia sul tempo di un eventuale ingaggio sia sulle tecnologie più adeguate da adottare».
Quindi, mi par di capire, lei ritiene più utile per l'Italia puntare sulla quarta generazione
«La discussione se sia meglio partire subito con reattori di terza generazione o accelerare lo sviluppo tecnologico e l'installazione di quelli di quarta, è aperta. Ma è difficile stabilire a priori chi vincerà. In definitiva l'energia migliore è quella che costa meno, considerando nei costi tutte le componenti, da quelli delle tecnologie ai costi sociali ed ambientali».

Provi a sbilanciarsi dottor Troiani
«Sicuramente posso dire che con gli attuali reattori, di seconda e terza generazione, sono emerse tre principali problematiche connesse all'impiego estensivo dell'energia nucleare: l'elevato rateo di produzione di scorie radioattive, altamente tossiche e a lunga vita (centinaia di migliaia di anni), la bassa "efficienza" di sfruttamento del materiale fissile e la limitata disponibilità in natura dell'Uranio. A questi ritmi di sfruttamento le riserve accertate di Uranio si esauriranno in meno di un secolo, riproponendo a breve termine una situazione analoga a quella odierna sul petrolio e vanificando qualunque investimento nel settore. I reattori di quarta generazione, invece, oltre a sfruttare meglio i materiali fissili sono anche in grado di produrli partendo da materiali non fissili (uranio -238 e, in futuro, anche torio). Quindi attraverso i processi di fertilizzazione sono in grado di allungare decisamente la durata della fonte nucleare e minimizzare la produzione dei rifiuti radioattivi».

Alcuni, come Carlo Rubbia, pensano molto prudentemente che la quarta generazione diverrà realtà solo tra quindici anni Gli ambientalisti parlano di venticinque o addirittura trent'anni. Lei che tempi prevede?
«Piuttosto di tempi - che non sarebbero certo eterni - preferirei parlare del "sistema paese" che serve per arrivare alla quarta generazione. Occorre ricostruire competenze adeguate in diversi settori, da quello legislativo e regolatorio alle autorità di controllo, dagli enti di ricerca all'industria, dal settore economico- finanziario a quello politico. Anticipare la dismissione di impianti produttivi - sebbene alimentati con fonti fossili - per passare il prima possibile al nucleare potrebbe anche rivelarsi a lungo andare non economico. E significherebbe aggiungere ai costi che in passato abbiamo sopportato per chiudere gli impianti nucleari non ancora ammortizzati quelli che oggi dovremmo sopportare per arrestare gli impianti convenzionali (se non saranno completamente ammortizzati). E' evidente, quindi, che il reingaggio nucleare deve avvenire attraverso un piano che tenga conto di tutte le variabili e dei costi dell'intero ciclo, nonché delle reali possibilità di intervento dell'industria nazionale. Acquistare "chiavi in mano" reattori nucleari dall'industria estera significherebbe solo spostare i fondi dei costi energetici dai paesi produttori di petrolio a quelli produttori di reattori nucleari, con guadagni reali contenuti per il nostro Paese».


(*) Già assistente e collaboratore del premio Nobel Carlo Rubbia, Troiani è presidente di Nucleco spa (società partecipata da Sogin e Enea che provvede alla gestione delle sorgenti e dei rifiuti radioattivi) e membro di gruppi di studio e di consulenza ad organismi nazionali ed internazionali in tema di sviluppo dell'energia nucleare.
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sabato 31 maggio 2008

Nucleare: bollette più basse per chi ospita impianti

"Bollette più leggere" per i cittadini dei comuni che ospiteranno gli impianti nucleari. E' l'idea del ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola, intervistato da SkyTg24 e interpellato sulle possibili resistenze delle comunità locali rispetto alla realizzazione di centrali atomiche. "Non si dovrà solo premiare le comunità locali, che dovranno certamente avere delle royalty - ha detto il ministro - ma i cittadini delle località in cui sorgeranno gli impianti dovranno pagare l'energia molto meno". Qui

Allora riassumiamo: tra cinque anni la prima pietra, il governo nuovo deciderà se mettere la seconda pietra, altri 4/10 anni per la conclusione dei lavori, se un altro nuovo governo deciderà di proseguire, (teniamo il conto: siamo a 10 / 15 anni) altri 5 anni per mandare a regime la produzione di energia elettrica. Siamo arrivati a venti. Fra vent'anni si pagherà meno la bolletta. Nel frattempo?

Questa bella notizia la dedico a F.S. che ha commentato così un nostro posto: "O mi date qualche notizia bella o non vi leggo piu'!"
A parte gli scherzi, suggeritemi qualche bella notizia.

(Pablo Picasso: donne che corrono sulla spiaggia- 1922)
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venerdì 30 maggio 2008

US CCSP il cambiamento climatico già colpisce l'agricoltura, la terra e le risorse idriche e della biodiversità

La Climate Change Science Program (CCSP) sezione statunitense (CCSP) ha rilasciato l'ultima sintesi e relazione (362 pagine in formato PDF "Synthesis and Assessment Product 4.3 (SAP 4.3): The Effects of Climate Change on Agriculture, Land Resources, Water Resources, and Biodiversity in the United States ") degli effetti del cambiamento climatico per l'agricoltura, le risorse terrestri, le risorse idriche, la biodiversità e negli USA. La relazione, scritta da 38 autori da università, laboratori nazionali, le organizzazioni non governative, federali e di servizio, trova che il cambiamento climatico già colpisce l'agricoltura degli Stati Uniti, il territorio, le risorse idriche e della biodiversità, e continuerà a farlo. La relazione ha subito una revisione paritetica di di 14 scienziati esperti federali attraverso un comitato consultivo formato da Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA). Il Centro Nazionale per Atmospheric Research (NCAR) ha anche coordinato la produzione della relazione. Il CCSP integra le attività di ricerca federale del 13 agenzie sul clima e il cambiamento globale. La nuova relazione è uno dei più ampia esami di effetti del clima sugli ecosistemi degli Stati Uniti. Il ministero dell'Agricoltura statunitense (USDA) è la principale agenzia di questa relazione e coordinato la sua produzione come parte della sua partecipazione al CCSP. I risultati specifici comprendono:

  • Cereali e semi oleosi sarnno maturo più rapidamente, ma l'aumento delle temperature aumenterà il rischio di fallimenti delle colture, in particolare se le precipitazioni diminuiranno o diventeranno più variabili.
  • Temperature più elevate incideranno negativamente sul bestiame. Inverni più caldi ridurranno la mortalità, ma questo sarà più che compensata da una maggiore mortalità nel estati più calde. Le temperature più calde comporteranno anche una riduzione della produttività degli animali e dei prodotti lattiero-caseari animali.
  • Foreste del ovest interno, sud-ovest, Alaska sono già influenzato dai cambiamenti climatici ad un aumento delle dimensioni e della frequenza degli incendi boschivi, di focolai di insetti e mortalità degli alberi. Questi cambiamenti sono attesi in progressione.
  • Molte parti degli Stati Uniti ha registrato precipitazioni superiore e ondate di piena, siccità, con diminuzione della gravità e durata, più del 20 ° secolo. In Occidente e Sud-Ovest, tuttavia, sono eccezioni di rilievo, con l'aumento della siccità in queste regioni.
  • Erbacce cresceranno più rapidamente sotto elevata concentrazione in atmosferica di CO 2.
  • Vi è una tendenza verso la riduzione del manto nevoso in montagna e anticipo della stagione primaverile e scioglimento delle nevi nella parte occidentale degli Stati Uniti.
  • Colture orticole (ad esempio, pomodoro, cipolla, e frutta) sono più sensibili ai cambiamenti climatici di cereali e semi oleosi.
  • Giovani foreste nei terreni fertili raggiungeranno una maggiore produttività per l' elevata concentrazione atmosferica di CO 2. Deposizione di azoto e le temperature più calde aumenteranno la produttività in altri tipi di foreste in cui l'acqua è disponibile.
  • Invasione di specie esotiche di erba in terre aride sarà il risultato del cambiamento climatico, provocando un aumento della frequenza di incendi. Fiumi e sistemi rivieraschi in terre aride avranno influssi negativi.
  • Se dovesse continuare la tendenza verso una maggiore efficacia nell'utilizzo di acqua potrebbe contribuire a mitigare gli impatti del cambiamento climatico sulle risorse idriche.
  • La stagione di crescita è aumentata da 10 a 14 giorni nel corso degli ultimi 19 anni in tutta le latitudini temperate. Si è anche spostata la distribuzioni delle specie
  • Il rapido tasso di riscaldamento nell'Artico osservata in questi ultimi decenni, e previsto per almeno il prossimo secolo, ridurrà drasticamente la neve e il ghiaccio che procura riparo e alimento per gli orsi polari.
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giovedì 29 maggio 2008

Se il petrolio va a picco

Alberto Di Fazio è astrofisico teorico presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), membro della Commissione Nazionale Cnr/Igbp (Programma Internazionale Geosfera-Biosfera), responsabile italiano del Progetto Igbp/Aimes (Analysis, Integration, and Modeling of the Earth System), presidente Global Dynamics Institute, accreditato presso la Conferenza delle Parti sotto la Unfccc (Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici).
Il petrolio è aumentato del 500 per cento in sei anni, mentre la produzione è di fatto stabile da tre. Cosa sta succedendo?
Non si può più fare quello che si è fatto per oltre 100 anni: pompare sempre di più moltiplicando i pozzi. Su più di 90 paesi produttori, 62 hanno raggiunto il «picco» e sono quindi in calo; quelli che non l'hanno raggiunto - come l'Arabia Saudita e altri minori - non riescono ad aumentare l'estrazione in misura sufficiente a compensare. Gli Stati uniti hanno «piccato» per primi nel 1970, dopo aver «carburato» col petrolio due guerre mondiali e un grande sviluppo economico. Il Venezuela ha piccato nel '70, così come la Libia; l'Iran nel '74. Gran Bretagna e Novegia tra il '99 e il 2001. La Russia lo aveva fatto una prima volta per motivi politici (il crollo dell'Urss), poi si è ripresa ma ha piccato di nuovo nel 2007, senza peraltro mai raggiungere il livello precedente. Di conseguenza, l'offerta è praticamente stabile - tra 86 e 87 milioni di barili al giorno (mbg) - mentre la domanda cresce rapidamente. Perciò il prezzo non può che aumentare.
Eppure le compagnie petrolifere rispondono che anni di prezzo troppo basso hanno disincentivato nuove esplorazioni.
Sono dichiarazioni di natura politica. Se ascoltiamo geologi o ingegneri che lavorano per conto di queste compagnie capiamo che c'è stato tutto il tempo - 20 o 30 anni - per cercare ancora. Ci spiegano che la tecnologia esplorativa è migliorata di un fattore 500 o 600 rispetto al 1963, quando venne raggiunto il «picco» delle scoperte. Si utilizzano satelliti, strutture a ologramma, infrarossi, cose che non ci sognavamo neppure. Negli Usa, tra il '70 e l'80, c'è stato un boom di trivellazioni, quadruplicando il numero dei pozzi. Ciò nonostante, in quella decade, la loro produzione è progressivamente calata. Non è mancata la ricerca, ma i risultati.
Sentiamo spesso di «grandi giacimenti» appena scoperti, come in Brasile o nell'Artico.
Quello in Brasile è stimato tra i 10 e i 20 miliardi di barili. E' «grande» per il Brasile, perché porterà lì ricchezza ed energia. Ma a livello mondiale, rispetto ai 1.000 miliardi di riserve dichiarate esistenti - la metà di quelle iniziali - questo giacimento sposta il «picco» di due o tre mesi. Quello sotto l'Artico non dovrebbe neppure avvicinarsi alle dimensioni di Ghawar in Arabia o di Cantarell in Messico. E in ogni caso, per poterlo sfruttare, sarebbe necessario un riscaldamento globale tale da sciogliere la calotta polare. Non proprio una cosa da augurarsi. Ci sarebbe bisogno di trovare subito, ma proprio subito, 2-300 miliardi di barili per spostare il «picco» di cinque o sei anni.
Quanto pesa il petrolio nel bilancio energetico globale? E si potrebbe sostituirlo, in modo credibile?
Il 70% del raffinato va in combustibili da trasporto (benzina, diesel, cherosene, ecc). Il 98% di questi combustibili viene dal petrolio; così come tra l'85% e il 90% dell'energia totale proviene dagli idrocarburi. Solo tra il 7 e l'8% viene dal nucleare. Il resto, pochissimo, dalle rinnovabili. Per rimpiazzare petrolio e gas naturale non c'è praticamente nulla, sulla terra. L'idrogeno non esiste in forma libera, ma va fabbricato impiegando più energia di quella resa poi disponibile. Per il carbone si parla di centinaia di anni, ma in realtà si tratta di un minerale a più bassa intensità di energia, che ne richiede molta già per l'estrazione. Il carbone realisticamente utilizzabile basterebbe per qualche decina di anni. Tra le «non rinnovabili» c'è anche l'uranio, su cui esiste una stima molto precisa di Rubbia e di David Goodstein (del Caltech): ne abbiamo per 20 anni da adesso. Usiamo 14 Terawatt di energia; a volerle fare col nucleare servirebbero 10-15.000 centrali in 20 anni. Una ogni giorno e mezzo! Anche dal punto di vista dei materiali (acciaio, cemento, ecc) è impossibile. Negli Usa ce ne sono 104 e in tutto il mondo poco più di 400. Il nucleare potrebbe essere al massimo un «ponte» a cavallo del picco del petrolio. Ma anche le rinnovabili lo sono. Per fare le pale eoliche o i pannelli solari bisogna andare a prendere l'alluminio, fare attività di miniera; e questa si fa con l'energia del petrolio, mica con pala e piccone. Ma dove sta tutto questo alluminio? Questo significa che dipendiamo dal petrolio anche per le rinnovabili.
Che cosa bisognerebbe fare, allora?
Tirare il freno a mano, conservare petrolio e gas rimanenti per fare queste benedette rinnovabili, finché è possibile. Anche la tecnologia proposta da Rubbia ha bisogno di energia da petrolio. Non possiamo fare le acciaierie con un'economia che va a legna. E nemmeno con l'energia nucleare, perché una centrale deve essere a temperatura moderata (2-300 gradi) altrimenti fonde il nocciolo. Noi potremmo concentrare quella metà di petrolio rimasta, risparmiando sui trasporti di merci voluttuarie e salvaguardando quelli «necessari». E dobbiamo tener conto che anche l'agricoltura, al 90%, dipende dal petrolio. Senza, la produzione agricola si ridurrebbe da 10 a 1.
Ma come sono conciliabili capitalismo e decrescita?
In nessuna maniera. Il capitalismo è fondato su un'equazione che è un esponenziale. Ogni incremento annuale è proporzionale a un certo coefficiente moltiplicato il capitale stesso. E' una curva che cresce sempre di più, come quella dell'interesse composto. Il capitalismo è reinvestimento e crescita. Ma non esiste un investitore che cerca di guadagnare meno di quel che investe. E quindi l'intervento pubblico sarà obbligatorio. Mi soprende che se ne cominci a rendere conto la destra, come fa Tremonti nel suo ultimo libro, dove dice apertamente che il mercato non si può più regolare da solo. Mi sorprende che non lo dica invece più la sinistra. Si capisce ormai che è in arrivo una crisi peggiore del '29, ma non si dice il perché. Questa è in realtà più grave, perché nel '29 si era partiti da una bolla speculativa temporanea. Qui avviene per un fatto naturale, geologico. Finiti petrolio, gas e carbone, nessuno ce li rimette più.
Tutto questo era già stato anticipato dal Club di Roma, addirittura nel 1972. Poi non si è fatto nulla. Quelle previsioni furono definite ad un certo punto sbagliate. Come stanno adesso le cose?
Alcuni governi, come Gran Bretagna e Usa, hanno costruito delle task force interministeriali per gettare fumo. Hanno prodotto libri per dire che non era vero, ovviamente senza alcun fondamento scientifico. Il Club prevedeva la crisi economica mondiale nel 2020-2030, il crollo della produzione agricola nello stesso periodo, il calo della produzione di greggio e gas naturale (ma non l'«esaurimento»!), e il picco della popolazione globale un po' più in là nel tempo, nel 2040-50. Sulla popolazione ci hanno preso in pieno: 6 miliardi di persone nel 2000 e così è andata. Sulla crisi industriale, mi sembra proprio che ci stiamo arrivando. Sulla produzione agricola ci siamo già: il prodotto agricolo pro capite ha cominciato a flettere nel '98, ora anche quello totale. Basta guardare i grafici da loro prodotti nel '72, nel '92 e poi ancora nel 2002 per vedere che in tutte e tre le previsioni si calcolava che le risorse nel 2000 sarebbero state consumate per un quarto e quindi, sapendo che il «picco» si colloca sulla metà, invitavano ad agire in tempo. Semmai i loro calcoli sono stati fin troppo ottimistici, visto che siamo sul «picco» già ora invece che nella terza decade di questo secolo. Loro speravano che il sistema avrebbe reagito subito alla scarsità a alle crisi locali, riallocando nella maniera più saggia le risorse. E invece vediamo che persino il protocollo di Kyoto - un puro esperimento di riduzione delle emissioni del 5% (mentre servirebbe l'80%) - è rimasto lettera morta. Il modello, infine, era superottimistico perché non prevedeva né guerreconflitti sociali di grande ampiezza. E invece, oltre quelle già avvenute o in atto, c'è una pletora di analisti che ci mostrano come altre se ne stiano preparando. E più violente delle attuali.

Qui
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mercoledì 28 maggio 2008

Hanno arrestato i Flintstones!!



I Flintstones con la loro macchina preistorica sono stati arrestati a Bruxelles prima che riuscissero a raggiungere il Parlamento Europeo dove si stava discutendo, sotto la pressione delle lobby automobilistiche, i limiti UE alla CO2 emessa dalle auto.

Firmiamo la petizione per liberare Fred, Barney e Wilma?




"Flintstones" arrested in car emissions protest
Tue May 27, 2008
"Fred and Wilma Flintstone" were arrested as they approached the European Parliament on Monday to protest about the influence of the auto industry on proposals to curb carbon dioxide emissions from cars. Six Greenpeace activists dressed as cavemen and traveling in a Flintstones-style vehicle were detained along with three others for public order offences, police said. A stone tablet accusing car lobbyists of driving climate change was confiscated before it could be delivered to lawmakers, a Greenpeace spokeswoman said. The European Parliament will this week start debating legislation to force down CO2 emissions from cars, with fines on manufacturers that fail to comply. But lawmakers will consider amendments that weaken the original proposals from the EU's executive European Commission by reducing the level of fines and phasing the laws in more slowly than initially envisaged. European carmakers say the proposals threaten their ability to compete in international markets. Germany has vowed to stand by its car sector, which produces powerful luxury vehicles such as Porsche, BMW and Mercedes-Benz. "Our activists and their zero-emission vehicle are raising the alarm about the influence this dinosaur industry exercises over EU climate policy," Greenpeace transport campaigner Melanie Francis said.
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Nucleare. Produzione e prezzi dell'uranio




















Dati e grafici dal sito web della The Ux Consulting Company (UxC).
Una incongruenza. La produzione diminuisce, i prezzi prima salgono vertiginosamente dal 2004 al 2007 poi improvvisamente i prezzi scendono rapidamente. Ragionevolmente, quando la produzione di un bene diminuisce dovrebbe salire il prezzo. A meno ché tutta questa grande fame di nucleare (e uranio) non sia solo nei titoli dei media. Può darsi che il prezzo scenda perché non c'è tutto questo grande consumo?
Non tiriamo in campo l'uranio 'estratto' dal disarmo delle testate nucleari russe, ormai anche quelle al lumicino.
Pensiamoci sopra.

martedì 27 maggio 2008

Nucleare sì, ma non così

Caro Direttore, ho letto sul Corriere il fondo di Dario Di Vico («La fine dei tabù», 23 maggio) sul ritorno al nucleare con molto interesse ma anche con un po' di malinconia e di preoccupazione. Malinconia perché considero quella nucleare l'ingegneria più complessa, critica e affascinante. Mi sono laureato in Ingegneria Nucleare nel '68 al Politecnico di Milano, poi sono stato anche al Mit dove si spiegava che senza la cultura rigorosa di «sistema Paese» che viene dalla familiarità col nucleare militare, è difficile giustificare in termini di costi e sicurezza una produzione elettrica nucleare rilevante. Al ritorno in Italia ho cambiato mestiere, ma ho votato per il nucleare al referendum e ho continuato a seguire il settore. Preoccupazione perché vedo che l'informazione sul ritorno al nucleare non è in linea con la visione serena dei fatti, indispensabile a una politica energetica corretta, col petrolio a 130$ e l'incubo dell' effetto serra. Cito tre esempi. Primo: non conosco alcun filonucleare onesto in grado di sostenere che prima di 8-10 anni potrà entrare in esercizio in Italia una centrale atomica, anche usando le tecnologie oggi provate di terza generazione, anche perché trovare dove farla e dove confinare le scorie, radioattive per secoli, non è semplice. Secondo: dire che il nucleare mitiga l'effetto del biofuel da cereali sul prezzo del grano è improprio. Il biofuel non alimenta le centrali ma le automobili, e il nucleare non serve a farle andare, prima che arrivi il tempo dell'idrogeno. Il biofuel crea problemi al prezzo del frumento perché è spinto da incentivi sbagliati, non perché mancano centrali nucleari. Terzo: pensare che il mondo «povero » tragga beneficio dal nucleare, senza che gli si trasferisca alcuna tecnologia, è antistorico. Si parla dei reattori «sigillati » e gestiti dai produttori francesi, americani, e giapponesi, impianti dal «profumo coloniale» che non vuole nessuno. La gente del Terzo mondo vuole energia autonoma, diffusa e rapida da installare, e dato che in gran parte sta al caldo, pensa al solare che ha queste caratteristiche. Sogna il deserto come solar farm, e il campo dietro le capanne fuori rete, per lampadina e pompa dell' acqua. Questi sono solo spunti di una riflessione che suggerisce di parlare di nucleare solo in una strategia energetica complessiva. Enfatizzo i tempi lunghi del nucleare perché viviamo in un contesto di innovazione fortissima delle altre fonti energetiche, a partire dal solare, fino al biofuel da batteri con alghe. Il solare fotovoltaico, in particolare, già tra cinque anni può arrivare alla grid parity, quando l'impianto diventa conveniente anche senza incentivi, con prezzi delle celle solari a mille euro al kilowatt. Dipende anche dal dove, certo, (Catania è meglio di Bologna, ma peggio di Addis Abeba). Conosco società americane che hanno raccolto centinaia di milioni di dollari per fabbriche con le nuove tecnologie in California e nel Brandeburgo. FirstSolar, la prima quotata in Borsa, è cresciuta del 700% in un anno. Negli Usa ci credono e, comunque, da qualche lustro, non hanno più costruito nessuna centrale nucleare. Servono investimenti bilanciati sullo sviluppo di fonti a emissione zero nelle tecnologie che stanno arrivando, non di quelle che ci sono già. Ciò vale anche per il nucleare di quarta generazione che offre soluzioni davvero nuove per la sicurezza, per le scorie, e per gli approvvigionamenti di uranio anche loro limitati. Ripartire da zero a far centrali con le tecnologie di oggi è un po' come rimettersi a far carrozze (anche se sempre più belle e comode) quando si stanno aprendo le prime fabbriche di automobili.
di Alessandro Ovi
direttore di Technology Review www.technologyreview.it

Corriere della Sera

Nucleare, per Veronesi un passo inevitabile?

In un articolo ( qui ) su 'la Repubblica" del 24 maggio 2008 l'oncologo Umberto Veronesi elenca le sue tre ragioni secondo le quali dovrebbe essere intrapresa la strada del nucleare per risolvere i problemi energetici italiani. A fronte di un incremento previsto del 50% di richiesta di energia nel 2030 si ha una riduzione della produzione di gas e petrolio mondiale già da adesso quindi ecco che compare la manna divina del nucleare. Uno , le fonti di energia che oggi utilizziamo sono esauribili. Due , al momento non abbiamo fonti alternative altrettanto valide dal punto di vista della quantità e della qualità. Tre, il nucleare è una fonte non inquinate e sicura dal punto di vista degli effetti sulla salute.
Soffermiamoci sulla terza motivazione. Egli dice : " Basta pensare che per il fatto stesso di stare sulla Terra ognuno di noi assorbe radiazioni ionizzanti (cancerogene) in quantità non indifferenti: in 70 anni di vita assorbiamo circa 70 msv, una dose 140 volte più alta di quella ricevuta dall' incidente di Chernobyl (pari a 0.5 msv). " Questa 'affermazione del professor Veronesi che fa scopa con quella secondo cui gli inceneritori hanno una pericolosità pari a zero. (vedere nostro post Inceneritori: sono sicuri o no? ). Chiaro esempio di falsificazione non dovuta ad ignoranza ma ad una chiara volontà di confondere le idee. Umberto Veronesi è nato a Milano il 28 novembre 1925 quindi ha 82 anni compiuti equivalenti a circa 30 mila giorni. Per sopravvivere ogni giorno ha bevuto almeno un litro di acqua al giorno quindi 30 mila litri. Un litro d'acqua al
giorno per vivere. Sarebbe la stessa cosa se lui dovesse bere 10 mila litri d'acqua in tre giorni e o cosa succederebbe se e 30 mila chili di acqua ( 30 tonnellate) gli cascassero in testa tutti in una volta? Dosi e concentrazioni dovrebbero essere due termini familiari ad un medico. Come scienziato non può raccontarle così, fa male a se stesso, agli altri ed alla (sua) causa del nucleare.

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lunedì 26 maggio 2008

Nucleare, Bresso: "Troppo costoso meglio puntare su rinnovabili"

"Una centrale in mezzo alla Pianura padana, significherebbe in caso di incidente, mettere in discussione tutta l'area dove produciamo la maggioranza del nostro cibo e dove c'è la maggior parte dell'acqua disponibile in Italia". Nucleare no grazie. Meglio le fonti rinnovabili che sono meno costose e piu' sicure. Cosi' la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, replica all'intenzione del governo di avviare nei prossimi anni la costruzione di nuove centrali nucleari. "Il nucleare -osserva Bresso- e' al momento una tecnologia molto costosa anche per i costi di smantellamento a fine vita dell'impianto, ha un rischio incidenti bassissimo ma non nullo, per questo noi preferiamo puntare sulle fonti rinnovabili e ragionare anche per l'energia concentrata sulle diverse soluzioni che il solare consente, anche su altre possibilità, come per esempio quelle offerte dall'eolico". Assolutamente "poco probabile" poi, l'eventualità che una delle centrali nucleari possa essere realizzata in Piemonte. "E' una soluzione molto poco probabile -osserva- proprio perché il rischio di incidente è molto basso ma non nullo. Pensare di avere una centrale in mezzo alla Pianura padana, lungo il Po, significherebbe in caso di incidente mettere in discussione tutta l'area dove produciamo la maggioranza del nostro cibo e dove c'è la maggior parte dell'acqua disponibile in Italia. Un incidente in pianura padana sarebbe un disastro di proporzioni tali che anche a rischio bassissimo non può essere corso. Se il paese vuole tornare al nucleare studi situazioni meno a rischio, ad esempio lungo il mare dove comunque la dispersione sarebbe diversa". Qui

Il ricorso al nucleare è una scelta obbligata per chi non ha un approccio scientifico al problema dell'energia. E' favorevole al nucleare anche chi tralascia l'aspetto economico sul medio lungo periodo dell'investimento il cui ritorno economico apparentemente avviene dopo qualche decina di anni ma che in realtà viene azzerato (o peggio) pensando che quell'impianto dovrà essere smantellato, messo in sicurezza e messo 'in discarica' il materiale fissile non più utilizzabile ma ancora radioattivo per millenni. A tutti gli effetti non è vero che l'energia elettrica prodotta dal nucleare è a minor costo rispetto altre fonti di energia possibili. Dimentichiamoci il petrolio e il gas in esaurimento cercando di guardare in avanti senza lamentarci degli errori del passato e dello spreco e dei danni che abbiamo procurato al pianeta. In tema di sicurezza non mi sentirei tanto tranquillo fino a che i dati che il tecnico della centrale nucleare vede nella sua consolle non verranno resi pubblici in tempo reale in rete in modo tale che ciascuno di noi possa controllare.In tema di sicurezza non mi sentirei tanto tranquillo fino a che i dati che il tecnico della centrale nucleare vede nella sua consolle non verranno resi pubblici in tempo reale in rete in modo tale che ciascuno di noi li possa controllare senza falsificazioni. Non è raro che si sappia di un incidente solo dopo qualche mese (o forse mai) a meno che non sia tanto evidente da attrarre l'attenzione della popolazione circostante. Credo che questa trasparenze non sarà Mai attuata , non potrà mai esserlo per 'evidenti' ragioni. Ciò che non si vede non esiste per il popolo delle partite di calcio e dei reality TV.
(la foto: la centrale dismessa di Caorso)
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domenica 25 maggio 2008

Energia: la risposta è il nucleare come dice la Marcegaglia?

Per il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia la risposta alla difficile situazione energetica del Paese è il ritorno al nucleare, come vuole il governo. "E' un'emergenza. Siamo un paese che ha fatto sbagliate scelte di politica energetica. Il che ci pone in una situazione drammatica", ha detto Marcegaglia nel suo intervento all'assemblea degli industriali di Treviso. "Non e' un problema di ideologia, ma se vogliamo avere un tasso di sviluppo pari a quello che abbiamo ottenuto fino ad oggi, la risposta è l'energia nucleare", ha dichiarato la numero uno degli industriali. Il governo Berlusconi ha detto di intendere costruire in Italia, entro il 2013, centrali nucleari di nuova generazione. Il tema va affrontato in modo serio, laico e concreto - ha detto la presidentessa degli industriali - Guardiamo come si sta muovendo il mondo e poi decideremo. La quarta generazione e di là da venire. Ma ribadisco che se in tutto il mondo il problema è ritornato sul tavolo è perché è un problema serio". "Sono a favore della innovazione tecnologica anche nelle fonti rinnovabili ma incidono con percentuali molto basse sulla produzione di energia", ha concluso Marcegaglia. Qui

Dice: "...se vogliamo avere un tasso di sviluppo pari a quello che abbiamo ottenuto fino ad oggi, la risposta è l'energia nucleare". Se vogliamo questo (ammesso che sia ragionevole considerando che le materie prime non sono infinite) dovremmo costruire velocemente tante centrali nucleari da subito, mal si concilia con i tempi di realizzazione 10/20 anni a centrale e l'esaurimento della risorsa uranio a costi 'contenuti. E poi come si concilia questa affermazione con quella successiva? "... La quarta generazione e di là da venire..." Preventiviamo 50/60 anni? Infine: " ...ma ribadisco che se in tutto il mondo il problema è ritornato sul tavolo è perché è un problema serio". Problema non ancora risolto e irrisolvibile al momento attuale, dunque, col nucleare . Ma c'è qualcuno che ha le idee chiare quando parla o fanno solo proclami?
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sabato 24 maggio 2008

Nucleare. In 5 anni la prima pietra

Estratto dal'intervista all' Ingegner Silvestrini su 'la Repubblica' del 22 Maggio scorso ribadisce alcuni chiari concetti riguardo il revival nucleare .

Tempi
"I cinque anni a cui fa riferimento Scajola mi sembrano improponibili, le procedure in realtà sono lunghissime: si tratta di individuare il sito, ottenere i permessi necessari, stringere accordi internazionali, far approvare i progetti, senza parlare dell'indispensabile consenso sociale. Ma oltre al metodo c'è un problema di merito. Penso che in realtà si tratti di una risposta controproducente. Malgrado l'enfasi data dai media al possibile rinascimento nucleare, la percentuale di elettricità nucleare è destinata a ridursi, secondo la Iea, dal 15 al 9% entro il 2030 a causa della chiusura delle vecchie centrali".

Gli impianti di nuova generazione. Quando?
"Se effettivamente i reattori di quarta generazione daranno i risultati sperati in termine di riduzione dei costi e dei rischi, il nucleare potrebbe dare un contributo più significativo, ma solo nei decenni successivi".

Una soluzione attuale?
"Resto dell'avviso che in Italia, anche in presenza di un improbabile consenso politico e sociale, la produzione non potrebbe iniziare prima del 2020, come del resto ammette la stessa Edison fissando la data al 2019. In effetti, il principale nemico dell'energia atomica non sono gli ambientalisti ma la liberalizzazione dei mercati elettrici. In una realtà concorrenziale, l'incertezza sui costi, sui tempi di costruzione e sulle dinamiche della domanda penalizzano fortemente questa tecnologia. Secondo un recente studio Usa condiviso dall'industria atomica (il Nuclear Power Joint Fact-Finding) l'elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare il doppio (8-11 centesimi di dollaro per kWh) rispetto alla media. Non a caso la gara per la costruzione di nuove centrali indetta da un nuclearista convinto come Bush è andata deserta fino a quando l'amministrazione non ha introdotto un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro al chilowattora, la stessa cifra prevista per l'eolico. Sostenere che il ritorno al nucleare riduce la bolletta è falso, questo lo ammettono anche sostenitori "seri" dell'atomo come Clò. In Europa l'impianto in costruzione in Finlandia è in ritardo di due anni e presenta extracosti per 1,5 miliardi di euro, tanto che la Siemens, fornitrice della tecnologia, nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. In sostanza, c'è un conflitto insanabile tra l'imperante mercato liberalizzato dell'energia e la rinascita del nucleare".

La Francia nuke, Italia nuke grazie agli aiuti statali.
"La situazione è diversa in presenza di un forte ruolo dello Stato, ma Scajola non ha precisato se pensa ad aiuti del Tesoro. Ci sono infatti Paesi in cui il nucleare può essere considerato un successo come la Francia appunto, anche se un bilancio completo potrà essere effettuato solo tra qualche decina - o meglio migliaia - di anni. E altri, invece, in cui il ricordo è negativo, come gli Usa dove aziende fallite e decine di miliardi di dollari buttati al vento ne fanno il più grande disastro industriale del Paese, senza parlare della Russia, dove l'incidente di Chernobyl ha causato significativi danni sanitari ed economici".

La questione sicurezza irrisolta.
"Ma nessuno dei problemi connessi con il nucleare - sicurezza, scorie, proliferazione - è stato ancora risolto. A 55 anni dall'inizio dell'avventura nucleare i problemi aperti sono ancora molti. I lavori per il deposito di Yucca Mountain negli Usa continuano a slittare nel tempo e nessun paese ha attivato un cimitero definitivo per le scorie. Lo smantellamento delle centrali esistenti è un'altra incognita. Le previsioni di costo della chiusura del ciclo nucleare nel Regno Unito sono in continua crescita e l'ultima stima è di 100 miliardi di euro".

Disponibilità di materiale fissile, il prezzo sestuplicato negli ultimi 5 anni
"In realtà un tema generalmente sottovalutato riguarda proprio la disponibilità di materiale fissile. In effetti negli anni scorsi si era in presenza di una sovrabbondanza di uranio anche per l'utilizzo del materiale proveniente dal programma di disarmo nucleare. Questa situazione è destinata a cambiare e le difficoltà ad aprire nuove miniere stanno già facendo lievitare il prezzo, sestuplicato negli ultimi 5 anni.
Qui

venerdì 23 maggio 2008

La fusione fredda funziona

Ce l'hanno fatta: il primo esperimento pubblico di Yoshiaki Arata [nella foto] di Condensed Matter Nuclear Science, meglio nota come fusione fredda è stato un successo. Poche ore fa all'Università di Osaka è stata dimostrata, di fronte a un pubblico qualificato, la realizzazione di quello che viene definito ormai "Arata Phenomena". La prova è stata compiuta facendo diffondere Deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di 7 grammi composta per 35% di palladio e per il 65% di ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, la metà della pressione di una idropulitrice per autolavaggio. Il calore, prodotto fin dall'inizio, e cioè in concomitanza dell'immissione del Deuterio, ha azionato un motore termico che si è messo in moto cominciando a girare.
Dopo circa un'ora e mezzo l'esperimento è stato volutamente fermato per effettuare le misure della presenza di Elio-4 a testimonianza dell'avvenuta fusione. Non sono state evidenziate emissioni di origine nucleare pericolose ( l'elio-4 è inerte). L'energia riscontrata è stata circa di 100.000 Joule, equivalente grosso modo a quella necessaria per riscaldare di 25 gradi un litro di acqua ( si tenga presente la modesta quantità della matrice nanometrica, 7 grammi). Quanto all'Elio, la quantità è assolutamente confrontabile e compatibile con l'energia prodotta, ed è la firma inequivocabile dell'avvenuta fusione nucleare. Al di là delle quantità misurate, si apre ora un capitolo nuovo nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni che hanno luogo nella materia condensata, comportamenti che sembrano differire dai modelli fin qui seguiti dalla fisica nucleare classica.
A partire da oggi inizia un'altra fase, altrettanto delicata, legata principalmente a due fatti: la ripetizione dell'esperimento con una quantità maggiore di Palladio-Zirconio per ottenere quantitativi maggiori di energia; l'estrazione dalla matrice dell'elio senza danneggiarla e poterla così riutilizzare.

ilsole24ore.it
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giovedì 22 maggio 2008

Nissan,NEC investiranno 115 milioni di dollari in produzione batterie litio

Nissan, NEC e NEC Tokin hanno annunciato oggi che la loro join venture per la produzione di batterie investirà a partire dall'anno prossimo 115 milioni di dollari in tre anni per produrre esemplari al litio da impiegare in veicoli ecologici di prossima generazione. Le batterie al litio sono considerate fondamentali per rendere le macchine ad alimentazione ibrida benzina/elettricità più economiche e più pratiche, visto che il loro volume è abbastanza ridotto.
Automotive Energy Supply Corp (AESC), la triplice joint venture annunciata l'anno scorso, inizialmente produrrà 13.000 unità all'anno in una fabbrica di Kanagawa, vicino a Tokyo, fornendo batterie per muletti nel 2009. Dopodiché, la capacità di produzione annuale aumenterà fino ad arrivare a 65.000 unità nel 2011, che verranno impiegate in automobili ibride prodotte da Nissan.

qui
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Petrolio 133,17 $ al barile, è record


Chiusura ieri con un altro record assoluto del petrolio al Nymex New York dove è stato fissato a 133,17 dollari al barile, con un balzo di ben 4,19 dollari rispetto al giorno precedente, dopo avere toccato i 133,45.
Terrificante la salita dal gennaio del 2007 ad oggi. Vedere grafico. Se questo non è 'Picco del petrolio' ...
Teniamoco pronti a rivedere gli standard della nostra vita non tra qualche anno ma da subito, purtroppo. Non mi riferisco soltanto al semplice fatto di lasciare la propria macchina sotto casa perchè la benzina costerà tanto da incidere pesantemente sul bilancio familiare della gente comune ma di molto molto di peggio a cominciare dal costo delle bollette energetiche, il cibo, i trasporti collettivi, le medicine eccetera.

mercoledì 21 maggio 2008

Batterie al litio e amaro alle erbe

In genere, tenerle le batterie (piombo, nichel, litio ecc.), inutilizzate nello scaffale le rende incapaci di affrontare il loro normale lavoro di accumulare energia. La peggiore situazione è quella di non utilizzarle. Una volta montate e soprattutto utilizzate continuamente su un veicolo elettrico che abbia avuto una buona progettazione di sistema trazione/accumulo le rende fruibili alla perfezione. Per quanto riguarda le batterie al litio non esiste al momento una storia, una esperienza, talmente lunga da poter dire quanto queste possano durare in termini di anni quando
siano state utilizzate nel miglior modo possibile. Tutto fa presumere che abbiano una vita lunga in ragione della tecnologia litio adottata (escludendo la litio cobalto insicura, le altre sono estremamente valide e con caratteristiche diverse) per arrivare presumibilmente addirittura a decenni.
Solo l'esperienza ci potrà dire quanto questo sia vero, ma ritengo che il solo fatto che possano essere utilizzate per 5 anni mantenendo l'efficienza e la qualità iniziale ad un 80% dovrebbe essere considerato un buonissimo traguardo. Tra cinque anni comunque avremo un salto di qualità enorme (considerando già ottima l'attuale ) tenuto conto che i giapponesi hanno stanziamenti statali enormi in aggiunta a quelli delle major automobilistiche nazionali indirizzati proprio allo sviluppo delle batterie al litio.
Senza dimenticare i cinesi che hanno il materiale e la tecnologia per produrre le batterie e l'elettronica di controllo (il cosiddetto BMS - battery managment system).
Batterie al litio e BMS sono come quella famosa pubblicità dell'amaro alle erbe: Cynar, contro il logorio della vita moderna... allunga la vita.
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