Veicoli elettrici - mobilità - tecnologie - ambiente - energia rinnovabile. L'esaurimento delle risorse e le conseguenti ripercussioni politiche ed economiche rendono necessario ridurre la dipendenza dall'importazione di prodotti petroliferi e spingere quindi verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative. I veicoli elettrici possono utilizzare tecnologie e risorse nel modo più efficiente.


venerdì 6 luglio 2007

Petrolio: stamattina Brent oltre 75 usd/bar, WTI a 71,99

Quotazioni del petrolio in fiamme questa mattina, il Brent sfonda così quota 75 dollari al barile, mentre il WTI si spinge fino a 71,99 dollari. Intanto, il contratto sul light crude per consegna agosto scambia a 71,88 usd/b (+0,10%), mentre il Brent viaggia a 75,01 usd/b (+0,35%), dopo essersi spinto fino a 75,10 dollari.
teleborsa.it
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Assosolare, la burocrazia frena il mercato del fotovoltaico

Complessità delle procedure burocratiche a livello regionale e locale e difficoltà nelle procedure di allacciamento alla rete. Sono questi i ostacoli che “frenano l’ingranaggio innescato dal Conto energia nel mercato del fotovoltaico”, secondo l’analisi che Gianni Chianetta, presidente di Assosolare.

Un testimoninza esemplificativa è qui
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giovedì 5 luglio 2007

Cambiamenti climatici e salute: gli esperti ne discutono a Firenze

Una giornata di dibattito per discutere l'impatto dei mutamenti del clima sull'uomo, a cui parteciperà anche il professor Anthony McMichael . Quali saranno le conseguenze dell’alterazione dell’equilibrio climatico sulla nostra salute? A questa domanda cercheranno di rispondere oggi esperti internazionali e autorità toscane, che si sono dati appuntamento al convegno “Cambiamento climatico e salute: prospettiva mondiale ed evoluzioni locali”. Sarà l’assessore regionale per il diritto alla salute Enrico Rossi ad aprire la prima sessione del dibattito, che si terrà nel Chiostro del Maglio della Caserma Francesco Redi e sarà moderato dal professor Rodolfo Saracci, direttore dell’ European Educational Programme in Epidemiology. Alla discussione parteciperà con una lezione magistrale anche il professor Anthony McMichael, docente di epidemiologia presso la London School of Hygiene and Tropical Disease ed ex consulente dell’Organizzazione, un’autorità internazionalmente riconosciuta in tema di effetti dei cambiamenti climatici sulla salute delle popolazioni. Una questione di estrema attualità che continua ad animare il mondo scientifico e che si presenta con grande forza all’attenzione del pubblico. Nel IV rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), presentato il 2 febbraio scorso a Parigi e sottoscritto da 500 scienziati dell’ONU, è emerso che il riscaldamento globale è ormai una certezza e che è causato principalmente dalle attività incontrollate dell'uomo. Secondo le previsioni del documento IPCC entro la fine di questo secolo la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi e tale riscaldamento durerà oltre un millennio. Dati preoccupanti che rendono necessario valutare le conseguenze che si potrebbero verificare non solo sull’uomo ma persino sulla geografia dei continenti e sugli ecosistemi.
Qui
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Petrolio: Brent rimbalza sopra 73 dollari

Roma, 4 lug - Dopo aver subito l'impatto di qualche presa di profitto, il petrolio rialza la testa. In serata, il Brent è balzato sopra la soglia dei 73 dollari al barile, mentre il WTI punta verso i 72 dollari. Si attendono per domani i dati sulle scorte, nel timore che l'aumento della domanda estiva di carburanti possa aver ulteriormente appesantito la situazione. INtanto, il contratto sul light crude per consegna agosto scambia a 71,42 usd/b (+0,01%), mentre il Brent viaggia a 73,05 usd/b (+0,16%).
Teleborsa
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mercoledì 4 luglio 2007

Petrolio: A New York chiude in rialzo sopra 71 dollari

3 luglio 2007 alle 21:38 - Il prezzo del petrolio risale, col Brent che avanza al massimo da 10 mesi.
A Londra il Brent cresce di 25 cent a 72,88 dollari, dopo essere salito sopra quota 73 dollari fino a quota 73,10. a New York il Light crude chiude in aumento di 30 cent a 71,30 dollari.
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L'esposizione meteo climatica osservata e i potenziali scenari

Negli ultimi anni, è divenuto evidente che il clima globale sta cambiando. Anche l’Italia è colpita dai cambiamenti climatici. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ha partecipato come esperto OMS alla stesura del rapporto, nell’ultimo secolo è stato osservato un aumento della temperatura media di 0.7 °C al nord e 0.9 °C nel centro e Sud dell’Italia. Durante le ultime cinque decadi le precipitazioni sono diminuite del 14% su tutto il territorio nazionale. Dal 1981 al 2004 si è potuto rilevare un aumento del 14% del numero di giornate calde (temperatura massima superiore a 25°C) e fra il 1961 e 2004, si è evidenziata una riduzione media di circa il 20% dei giorni di gelo. (temperatura minima inferiore o uguale a 0°C). E’ ragionevole ritenere che l’Italia in assenza di interventi di mitigazione del cambiamento climatico subirà un riscaldamento maggiore negli anni a venire. Sempre secondo l’Istituto Nazionale è atteso un aumento fino a circa 3,5-4 C° entro la fine del secolo. E’ probabile una diminuzione del 25% delle precipitazioni invernali nella regione Mediterranea e nell’Italia settentrionale, ed un contemporaneo aumento della frequenza di precipitazioni estreme. Inoltre, è previsto un aumento della frequenza delle giornate calde e torride assieme ad una diminuzione del numero delle giornate di gelo. Altro dato significativo è la previsione di un ulteriore aumento della temperatura del mare. L’andamento delle modalità di riscaldamento dovute al cambiamento climatico è molto simile a quello anomalo osservato nell’estate del 2003. Le emissioni di gas-serra sono in aumento. L’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC) ha concluso che le concentrazioni atmosferiche globali dei gas serra (anidride carbonica, metano ed ossido d'azoto) sono cresciute negli ultimi due secoli e mezzo in maniera significativa a causa delle attività umane. Il contributo italiano è pari a circa l’11% delle emissioni di gas serra in Europa e a circa il 2% delle emissioni globali. Fra il 1990 ed il 2005 in Italia le emissioni totali di gas serra sono aumentate di circa il 12%. Le industrie dell’energia (32%) ed il trasporto (26%) sono i settori che maggiormente contribuiscono alle emissioni di CO2. I cambiamenti osservati nel sistema climatico hanno già impatti su molti sistemi fisici e biologici e su alcuni settori economici. Alcuni di essi probabilmente aumenteranno nelle decadi a venire. L’aumento del livello del mare implicherà rischi per le aree costiere italiane. Uno studio NASA-Goddard Institute for Space Studies (GISS) ha evidenziato che circa 4.500 chilometri quadrati di aree costiere sono a rischio di inondazione. L'approvvigionamento di acqua potrebbe diventare ancora piu’ problematico di quanto non sia oggi in Puglia, in Basilicata, in Sicilia ed in Sardegna, a causa sia della progressiva e crescente scarsità di acqua che del alfunzionamento dei sistemi di gestione. L'ulteriore diminuzione delle precipitazioni medie potrebbe richiedere il riutilizzo delle acque di scarico e la desalinizzazione delle acque marine. Lo stress idrico potrebbe aumentare del 25% durante questo secolo. L’aumento della temperatura dell’acqua provoca cambiamenti termo-energetici, con una maggiorecrescita di alghe e cianobatteri nei laghi e la migrazione di alcune specie di alghe tossiche in prossimità delle coste italiane. Anche in Italia la popolazione sarà esposta sia alla maggiore frequenza ed intensità degli eventi estremi che alla variabilità meteorologica. L'IPCC stima un aumento della frequenza, intensità e durata delle ondate di calore in Europa, ed un aumento della frequenza delle precipitazioni estreme. Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (dati 2000) ha stimato che le aree a rischio di inondazione siano il 2,6% del territorio nazionale sia costiera che entroterra.
Qui
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martedì 3 luglio 2007

Kite Wind Generator

Eolico di Alta Quota
un nuovo concetto di energia rinnovabile

progetto

Kite Wind Generator



Ulteriori informazioni qui
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lunedì 2 luglio 2007

Massimo Ippolito scrive su KiteGen ...e idrogeno

Cara redazione ANSA,
Mi riferisco al vostro lancio dal titolo:

"Eco-energia: Ippolito, idrogeno non ce la fa a vincere " ( ANSA)

Siamo soddisfatti del lancio Ansa apparso in seguito al convegno barese, ma ci chiediamo perché avete scritto e titolato principalmente di idrogeno, mentre con la regione Puglia e l'Universitá di Bari abbiamo gettato solide basi per la verifica sul campo e la successiva realizzazione di un sistema eolico innovativo.

Il KiteGen

Il KiteGen con poche unitá di generazione avrá la potenzialitá di risolvere il problema della generazione elettrica Pugliese basata massicciamente sul carbone, che incide cosí negativamente sulla salute dei cittadini.
Il KiteGen sfrutta una risorsa localmente molto abbondante ed é una novitá nello scenario energetico che dovrebbe suscitare il vostro interesse e quello dei lettori. La gentile inviata ANSA che ha seguito la presentazione del KiteGen mi ha chiesto a margine del convegno se esso é migliore dell'idrogeno. Ora mi sento in dovere di esprimere meglio la mia singola battuta sull'idrogeno in mezzo a due ore di relazione esclusivamente focalizzate sul KiteGen.

Il KiteGen produce energia elettrica dal vento di alta quota ed é di fatto una fonte primaria, l'idrogeno al limite puó essere prodotto mediante l'energia fornita dal KiteGen diventando una fonte secondaria di energia.

L'idrogeno

Vorrei ricordare che al mondo non esistono giacimenti di idrogeno, a parte qualche traccia mescolata assieme agli idrocarburi, quindi deve essere prodotto partendo dalle fonti primarie come il metano, la idrossidazione del carbone o dalla energia elettrica, quest'ultima utilizzata per dissociare l'acqua con l’elettrolisi.

Il bilancio energetico, in tutti i casi è negativo, ovvero si consuma molta piú energia primaria di quanta poi viene resa disponibile all'utilizzo finale, quindi siamo di fronte ad un mediatore di energia che restituisce solo una parte dell'energia immessa, in questi casi si parla di un vettore di energia, alla stessa categoria, benché con rendimenti molto migliori, appartengono le linee elettriche, le batterie di accumulatori elettrochimici o gli accumuli mediante ripompaggio in bacini idroelettrici.

Anche il bilancio complessivo di emissioni di CO2 non è convincente poiché l’adozione dell’idrogeno aumenta complessivamente le emissioni del gas serra, anche se in luoghi diversi da quelli del consumo diretto.

Continuando a dividere in macrocategorie funzionali, il KiteGen puó essere paragonato con il fotovoltaico, le torri eoliche o l’idroelettrico, ma decisamente non con l'idrogeno.

Si parla molto dell'importanza del risparmio energetico, argomento che ci trova particolarmente allineati, allora ci chiediamo perché la ottima e nobile energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, dovrebbe attivare un processo chimico, quello dell'idrogeno, che alla fine ci lascia con circa un quarto della energia inizialmente investita, questo é uno spreco incompatibile con il concetto del risparmio energetico.

L'energia elettrica e la forma piú evoluta di energia, la piú flessibile, la piú facilmente trasportabile, la piú pulita, ha anche un mercato particolarmente ricettivo e affamato. L'idrogeno non puó competere con la sua fonte generatrice primaria ed ai KiteGen, analogamente al fotovoltaico, converrá sempre vendere direttamente l'energia elettrica.

Esprimo giudizi sulla economia dell'idrogeno propagandata con tanta enfasi e popolaritá da Rifkin perché non ha aiutato la ricerca europea e le iniziative energeticamente oneste, Rifkin ha convinto la commissione europea con i contenuti del suo libro sull'economia dell'idrogeno, molti funzionari e politici ci hanno creduto avallando lo stanziamento di molti, forse troppi soldi per esperimenti improbabili, dalla Panda a idrogeno alla BMW a idrogeno, le cucine a idrogeno, celle a combustibile al platino ecc. negando fondi ad altre iniziative promettenti di produzione energetica e non di consumo e dissipazione.

Siamo riusciti, come comunitá scientifica, dopo anni di martellamenti epistolari e vivaci argomentazioni a convincere Rifkin che stava suggerendo una strada improponibile, ma Rifkin dopo un periodo di silenzio ha recentemente cambiato parzialmente la propria versione, sostenendo che l'idrogeno ha un senso solo se prodotto da fonti rinnovabili e non dal carbone, adottando il concetto di idrogeno verde.

Ecco che in questo modo con il KiteGen siamo di fatto coinvolti, anzi sta diventando un vero tormentone riceviamo numerose telefonate, e-mails di persone che dopo aver ascoltato Rifkin ci "suggeriscono di proporre la produzione di idrogeno con il KiteGen quale potente fonte rinnovabile".

Ci siamo fatti i conti, ho personalmente seguito gli sviluppi tecnologici sull'argomento, mi sono relazionato a con i protagonisti. Molto laicamente gli scenari che abbiamo analizzato, sono stati la diminuzione del prezzo del petrolio, la stabilitá e il drastico aumento, poiché l'andamento del petrolio si riverbera su tutte le altre fonti. L'energia da idrogeno in tutti questi casi, costerá sempre almeno quattro volte rispetto ad altre soluzioni.

A pensar male ci si azzecca e ormai penso che non si faccia nemmeno piú peccato, ma in questo caso ho una fantasiosa, devo ammettere, teoria personale. Sappiamo che gli americani stanno facendo molte corrette e promettenti ricerche nel campo dell'energia sotto l’egida del potente DOE (Department of Energy), ed hanno paura che gli europei brevettino le soluzioni prima di loro, allora ci inviano il loro agente speciale Rifkin per indurre a puntare la maggior parte dei fondi pubblici, (la parte che avanza dal predominante sostegno alla ricerca sul nucleare) su un unico cavallo di nome idrogeno, ma a guardar bene, forse é solo un ronzino.

Cordialmente,

Massimo Ippolito
1 luglio 2007
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domenica 1 luglio 2007

Impianto eolico di Stella San Martino

E' stato inaugurato a Stella San Martino (Savona) il nuovo impianto eolico Cinque Stelle. L'impianto, installato a 500 metri di altitudine, produrrà circa 6mila megawattore di energia all'anno, corrispondente al fabbisogno energetico di una comunità di 1.500 famiglie, ed eviterà l'emissione di oltre 5mila tonnellate di CO2, pari al consumo di 2.300 tonnellate di petrolio all'anno.
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sabato 30 giugno 2007

Il KiteGen per produrre energia, l'idrogeno non ha futuro

''L'idrogeno non è un'energia, è un vettore. Personalmente facendo parte di un network dove si discute molto di queste cose, abbiamo escluso che l'idrogeno avra' un futuro, proprio per calcoli termodinamici''. Non usa mezzi termini lo studioso Massimo Ippolito che oggi a Bari, nel corso di un incontro tenutosi all'Università, ha presentato KiteGen, il progetto da lui ideato che introduce un nuovo concetto nel campo dell'energia eolica che - sostiene lui stesso - potrebbe rivoluzionare la situazione energetica mondiale. Il ''kite wind generator'', proposto da Massimo Ippolito della Sequoia Automation S.r.l. di Chieri (Torino) promette infatti di generare energia in abbondanza, senza forme di inquinamento e a costi molto bassi. Il KiteGen è basato su aquiloni che raccolgono il vento a grande altezza per far girare un carosello connesso a un generatore. ''Il sistema è ancora allo stadio di una proposta, ma se i risultati delle simulazioni saranno confermati, - sostiene Ippolito - avremo un modo concreto di far fronte all'attuale crisi energetica usando una fonte pulita e rinnovabile''. E a proposito delle teorie dell'economista ambientalista Jeremy Rifkin che proprio a Bari, in un incontro svoltosi alla Camera di Commercio qualche giorno fa, ha sostenuto la necessita' di utilizzare l'idrogeno in campo energetico, Ippolito ha detto: ''Rifkin è un economista non è un energetico; è bello far sognare, l'idrogeno è una reazione semplice, che piace a tutti, che fa acqua, ma analizzando seriamente nel dettaglio la tavola periodica di Mendeleev si nota che è molto più estesa, oltre all'idrogeno c'è tanta altra roba. Ci sono delle soluzioni che adesso non sto a enumerare molto più interessanti dell' idrogeno''. ''Quindi come mia previsione personale, ma non voglio con questo imporre niente a nessuno - ha detto Ippolito - l' idrogeno non ce la fara' a vincere la battaglia, perchè l'idrogeno non è una fonte''.
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venerdì 29 giugno 2007

Luca Mercalli sui cambiamenti climatici, Parlamento europeo 26-06-07

Presentazione del metereologo Luca Mercalli - direttore del sito Nimbus.it - sui cambiamenti climatici. Il climatologo era al seguito di Beppe Grillo in visita al Parlamento europeo a Bruxelles. Esclusiva ECOBLOG



Cliccare sopra l'immagine per aprire il video.
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giovedì 28 giugno 2007

Contro i cambiamenti climatici serve valorizzare il territorio

L'affermazione secondo cui "oggi avvengono cambiamenti climatici in 5 anni che in passato ne avrebbero richiesti probabilmente almeno 50" potrebbe forse far storcere il naso a qualcuno ma è comunque controbilanciata dall'altra: "andare verso un'economia dei bisogni, dove l'indice predominante non sia il Pil, bensi' il Gpi, cioè il cosiddetto 'indicatore del progresso effettivo', che considera la qualità della vita e non la mera crescita del volume delle merci".
CNR: contro i cambiamenti climatici serve valorizzare il territorio
''Se il clima e' cambiato e' certamente a causa della globalizzazione economica. Dobbiamo pertanto fare una riflessione sul modello attuale di economia, basato sul petrolio e sui consumi, e chiederci per quanto tempo potremo ancora permetterci di sostenerlo''. Lo afferma Giampiero Maracchi, direttore dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze e responsabile del progetto ''Nuove forme di occupazione e orientamento nei territori rurali''. Il progetto e' stato illustrato oggi a Roma durante il convegno ''Clima e sostenibilita''', ed ha impegnato l'Ibimet-Cnr (con la collaborazione del Ministero del Lavoro e del Fondo Sociale Europeo dell'Ue) in tre anni di attivita' volte a sensibilizzare le popolazioni di aree dell'Alta Valsugana (Trento), del Casentino e della Valtiberina Toscana (Arezzo) e del Fortore - Alto Tammaro (Benevento), all'importanza della tutela delle risorse legate alle tradizioni dei territori rurali. ''L'idea di fondo - spiega Maracchi - e' quella di andare verso un'economia dei bisogni, dove l'indice predominante non sia il Pil, bensi' il Gpi, cioe' il cosiddetto 'indicatore del progresso effettivo', che considera la qualita' della vita e non la mera crescita del volume delle merci. Puo' sembrare un obiettivo visionario, ma se pensiamo che oggi in 5 anni avvengono cambiamenti che in passato ne avrebbero richiesti probabilmente almeno 50, allora forse non e' cosi' impossibile''. ''Lo scopo dell'iniziativa - conclude Maracchi - e' quello di sensibilizzare i giovani alla riscoperta del territorio e delle sue tradizioni, creando nel contempo le condizioni di sostenibilita' per lo sviluppo e la crescita dell'occupazione''-
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mercoledì 27 giugno 2007

Benzina razionata, esplode la rabbia degli iraniani

A Teheran distributori dati alle fiamme e slogan contro Ahmadinejad. Le proteste si estendono in altre province. Il provvedimento entrato in vigore da oggi, con solo tre ore di preavviso ai cittadini. Oltre al deficit statale e alle precauzioni per possibili sanzioni internazionali, l’impopolare iniziativa nasconderebbe un preciso scopo strategico: giustificare con la crisi energetica il programma nucleare.
asianews
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Iran: benzina razionata

Benzina razionata a partire dal 27 giugno per gli automobilisti iraniani: non potranno essere acquistati piu' di 3,3 litri al giorno. Lo ha deciso il governo per rinunciare alle importazioni di carburante alle quali e' costretto ora il Paese. Attualmente l'Iran, pur essendo il quarto produttore di petrolio al mondo, e' costretto ad importare il 40 per cento degli oltre 70 milioni di litri di benzina consumati ogni giorno nel Paese.
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martedì 26 giugno 2007

Manca il biodiesel sul mercato, tutta colpa della burocrazia

AAA biodiesel cercasi: la produzione del biocombustibile è infatti ostacolata dagli iter burocratici che stanno bloccando gli impianti. A denunciarlo è Assocostieri-Unione Produttori Biodiesel che in un comunicato stampa congiunto affermano: “Nonostante le recenti affermazioni del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro sulla priorità e strategicità dei biocarburanti per il rispetto degli obiettivi fissati dalla Cee e per lo sviluppo della filiera agroenergetica, il biodiesel non arriva sul mercato e i consumatori continuano a utilizzare esclusivamente gasolio tradizionale”.
Le raffinerie, spiega l’associazione, non sono in grado di rifornirsi dagli impianti di produzione di biodiesel per miscelarlo con il gasolio, nel rispetto della Direttiva Europea 30/2003. La ragione di questa situazione è la definizione di "autotrazione" fornita in una delle sue ultime circolari dall'Agenzia delle Dogane (Ministero dell'Economia e delle Finanze), secondo cui il biodiesel deve essere usato solo nei motori che vanno su strada e non in quelli per uso agricolo e moto pesca.
"Questa volta la colpa non è dei petrolieri, non è dei produttori di biodiesel, non è degli agricoltori, ma dell'Agenzia delle Dogane che, con un'interpretazione restrittiva e non giustificata del termine autotrazione, esclude la possibilità di miscelare il biodiesel con gasolio agricolo e da motopesca, impedendone di fatto l'impiego". E' questa è la denuncia di Maria Rosaria di Somma, Direttore Generale di Assocostieri-Unione Produttori Biodiesel, l'associazione che rappresenta i produttori di biodiesel. "L'ampliamento della miscela gasolio-biodiesel anche al settore della motopesca e dell'agricoltura comporterebbe un beneficio aggiuntivo all'ambiente e al settore dell'agricoltura e il suo divieto non trova alcuna giustificazione di merito".
La situazione può definirsi paradossale. Mai, come in questo caso, il sistema paese ha avuto un quadro programmatico, un mercato, una sufficiente ed efficiente capacità produttiva di biodiesel, un'agricoltura attiva, una filiera sinergica, ma un cavillo interpretativo sta portando l'Italia, dal terzo posto in termini di capacità produttiva di biodiesel, a essere il fanalino di coda nella immissione in consumo del prodotto.
Da fine marzo, quindi, le raffinerie italiane di biodiesel sono ferme dato che, non potendo estrarre prodotto finito dai loro serbatoi, non sono in grado di ricevere altro biodiesel.
"Nel periodo gennaio-maggio 2007 le immissioni al consumo di biodiesel nel mercato italiano sono state il 60% in meno di quelle del corrispondente periodo del 2006", ha dichiarato Paola Brancaccio, amministratore delegato della OilB, una delle aziende che fanno parte di Assocostieri. "Non riusciamo davvero a capire come le complessità burocratiche possano impedire di raggiungere obiettivi importanti quali lo sviluppo dell'agricoltura e dell'industria italiana, l'abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera e l'autonomia energetica del nostro Paese".
"Con la fermata degli impianti di produzione nazionale di biodiesel, sarà molto difficile garantire il raggiungimento dell'obiettivo minimo dell'1% di additivazione di biodiesel al gasolio, con la conseguenza che probabilmente si farà ricorso all'importazione da paesi extracomunitari", ha spiegato Pier Giuseppe Polla di Novaol.
Progressivamente, lo stop degli impianti si sta ripercuotendo anche sul sistema agricolo, in quanto l'impossibilità a ricevere materia prima non consente alle aziende produttrici di biodiesel di rispettare i contratti che permetterebbero agli agricoltori di procedere con la semina che non può essere rinviata nel tempo.
"Nelle prossime due settimane dovremo decidere se rescindere i contratti con gli agricoltori, con i fornitori di olio vegetale e se chiudere lo stabilimento a tempo indefinito, vista l'insostenibile situazione che, di fatto, ha bloccato la logistica di distribuzione del biodiesel", commenta Gianni Berloni di Fox Petroli. "Mi capita di descrivere questa situazione irreale ai nostri colleghi europei, ma nessuno mi crede, cercano spiegazioni più profonde che non l'interpretazione di un semplice vocabolo che ha sconvolto l'intero settore del biodiesel italiano".
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lunedì 25 giugno 2007

UOP e Eni S.p.A. annunciano la produzione di combustibile diesel da oli vegetali

L'Eni S.p.A ha l''impianto, che sarà ubicato a Livorno, tratterà 6.500 barili di oli vegetali al giorno per fornire a varie raffinerie europee un combustibile diesel "verde" a elevato numero di cetano, per soddisfare la crescente domanda di combustibili puliti e biocombustibili di alta qualità in tutta Europa. Si tratterà del primo impianto che utilizzerà la tecnologia Ecofining, sviluppata da UOP ed Eni. UOP ha già completato la progettazione di base per la prima unità, che si prevede diventerà operativa nel 2009. L'Eni, compagnia petrolifera di spicco in Europa con stabilimenti in 70 paesi e ricavi di oltre 86 miliardi di euro nel 2006, progetta inoltre di installare ulteriori unità Ecofining presso le sue altre raffinerie interamente controllate o affiliate di tutta Europa. Il processo Ecofining utilizza la tecnologia di trattamento catalitico a idrogeno (hydroprocessing) per convertire gli oli vegetali in combustibile diesel verde. Il prodotto, un diretto sostituto del combustibile diesel, si caratterizza per l'elevato valore di cetano (la misura della qualità di combustione del diesel), pari circa a 80. Rispetto al diesel oggi disponibile alla pompa, che ha un numero di cetano compreso tra 40 e 60, il diesel verde offre un valore come risorsa di miscelazione per le raffinerie che desiderano migliorare i combustibili diesel esistenti e ampliare le scorte diesel.
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sabato 23 giugno 2007

Inquinamento, la Cina supera gli Usa

Un’agenzia statale olandese indica che nel 2006 Pechino ha emesso molta più anidride carbonica degli Usa. La Cina contesta il dato e dice che non limiterà la sua crescita economica. Nel 2006 la Cina è divenuta prima nella classifica dei Paesi che inquinano l'aria, suprando gli Stati Uniri. Nel corso dell'anno ha emesso 6,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, superando così gli Stati Uniti dell’8%. Ma Pechino contesta il dato e si rifiuta di adottare contromisure.
Immediata dura reazione di Pechino. Lu Xuedu del ministero cinese per la Scienza e la tecnologia ha posto in dubbio la credibilità dello studio, che ha definito “privo di senso”. Ma Jos Olivier, esperto dell’agenzia statale olandese, osserva che il problema non è se la Cina emetta più anidride carbonica degli Stati Uniti, ma che Pechino, “come gli altri Paesi in via di sviluppo, deve essere inserita in qualsiasi accordo che voglia prevedere la diminuzione dell’emissione dei gas serra”. Osserva che la stessa Cina questo giugno ha riconosciuto di avere emesso 5,6 miliardi di tonnellate di CO2 nel 2004 e che le sue emissioni nel 2005 erano appena il 2% inferiori agli Usa.
Invece Pechino, come l’India e gli altri Paesi in via di sviluppo, rifiuta di adottare alcuna misura per contenere l’emissione di gas serra, insistendo che non può sacrificare la sua crescita economica e che il dato deve essere considerato non in modo assoluto ma in relazione al numero degli abitanti di ogni Stato.
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venerdì 22 giugno 2007

Pura follia

Il presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio regionale, De Angelis: ''Pura follia'' .Toscana, allarme trivelle nel Chianti. La Regione avrebbe concesso tre permessi per effettuare 'esplorazioni' e 'autorizzazioni di ricerca' in tre aree del sud alla Heritage Petroleum per l'estrazione di idrocarburi gassosi. A rischio San Gimignano, la Valle del Chianti e parte della Val d'Orcia . ''Il vero petrolio del Chianti è la bellezza del territorio, le sue produzioni tipiche e la densità di beni culturali e paesaggistici. Qualsiasi ipotesi di attività di perforazione e 'trivellazione' sarebbe pura follia e nessuna istituzione regionale potrà mai autorizzare la trasformazione del Chianti in una prateria texana''. Così Erasmo D'Angelis (Margherita), presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Consiglio regionale è intervenuto sulla notizia diffusa oggi pomeriggio da alcuni organi di stampa, secondo cui la Regione Toscana avrebbe concesso tre permessi per effettuare ''esplorazioni'' e ''autorizzazioni di ricerca'' in tre aree del sud della Toscana alla Heritage Petroleum (toccando rinomate località come San Gimignano, la Valle del Chianti e parte della Val d'Orcia) per l'estrazione di idrocarburi gassosi. ''Siamo pronti a tutelare fino in fondo - conclude D'Angelis - l'immagine della Toscana nel mondo, come dimostrano anche gli sforzi prodotti per il Piano d'Indirizzo Territoriale e il Codice del Paesaggio, e la fermezza della Regione Toscana su casi eclatanti come quello di Monticchiello, ed impedire qualsiasi scempio in aree di particolare pregio ambientale, paesaggistico e culturale, invidiate e ammirate in tutto il mondo''.
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giovedì 21 giugno 2007

Google e le auto elettriche

Un'autovettura che funziona a elettricità ma che a sua volte produce energia per la rete elettrica. Alla messa a punto di un'automobile che scambia elettricità con la griglia elettrica locale sta lavorando un'inedita alleanza: Google, il motore di ricerca più celebre del mondo, insieme alla società energetica californiana Pacific Gas &Electric. Il progetto è stato svelato ieri, quando sono state presentate sei Toyota Prius e Ford Escape ibride, modificate per funzionare in parte attraverso l'alimentazione della rete elettrica, e percorrere fino a 75 miglia (circa 120 km) con un gallone di benzina (equivalente a 3,78 litri), una distanza doppia rispetto a un normale veicolo ibrido. Auto più efficienti e meno inquinanti sono il sogno di ogni ambientalista. E, per accelerare il traguardo di uno sbocco commerciale, la fondazione filantropica Google.org ha promesso di investire nel progetto 10 milioni dollari.
The New York Times

Google and Utility to Test Hybrids That Sell Back Power
MOUNTAIN VIEW, Calif., June 18 — Google and Pacific Gas & Electric have unveiled their vision of a future in which cars and trucks are partly powered by the country’s electric grids, and vice versa.
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